gli ultimi eccentrici della moda

La linea tra pazzi squinternati e brillanti eccentrici non è mai stata così sottile.

di Philippa Snow
|
10 luglio 2017, 11:20am

Still from 'ready to wear' (1994)

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK.

Sembrare pazzi non costa tanto sforzo. Ma essere eccentrici, al contrario, richiede tempo ed energia. Leggendo un recente articolo di LitHub sulle biblioteche personali di personaggi ricchi e/o famosi, come il genio di Fendi e Chanel Karl Lagerfeld, che possiede 300.000 libri e ha 200 milioni di dollari in banca, mi è tornata in mente la notizia dell'uomo schiacciato dalla sua collezione di riviste porno da sei tonnellate. Uno dei due è brillantemente eccentrico, l'altro semplicemente squinternato.

Ma se sei tonnellate di riviste porno patinate finissero nella proprietà privata di qualcuno con una certa rilevanza, farebbero lo stesso rumore? Se un collezionista d'arte fosse ucciso da un quadro di Jeff Koons con l'ex moglie Cicciolina, sembrerebbe un poetico colpo di scena invece che un tragico incidente? L'eccentricità significa essere abbastanza ricchi e chic da potersi far perdonare la propria pazzia; oppure, può anche voler dire non capire davvero come vivano le persone normali, o perché.

Da lungo tempo, Lagerfeld ha trasformato l'avere talento, l'essere critici e inappropriati in una forma d'arte a tutti gli effetti, non meno intellettuale o raffinata dei lussuosi abiti che crea, o delle illustrazioni di moda che disegna. Ho una venerazione per il look da cartone animato e l'atteggiamento sprezzante di questo stilista da così tanto tempo che possiedo persino—su qualche scaffale impolverato di cui ora non ricordo l'esatta ubicazione—una consumata copia del suo libro di consigli alimentari. In fondo, è difficile non amare un uomo che ruba il gatto del suo giovanissimo fidanzato/modello per trasformarlo in una celebrità (provvista ovviamente anche di profilo Instagram da 100k follower, ovviamente).

Eppure, con frasi come "alcune persone brutte sono comunque ok, ma io odio le persone cattive e brutte… le peggiori sono gli uomini bassi e brutti... Le donne possono essere basse, ma per gli uomini è una condizione impossibile. È qualcosa che non verrà mai perdonato loro per tutta la vita. Per questo sono cattivi e vogliono uccidervi," va detto che Karl è forse un po' troppo eccentrico sotto certi aspetti. Ma come si può fare a meno di amare, in modo certo privato e discreto, tutti coloro che hanno il coraggio di costruirsi mondi unici? Del resto, ci sono crimini peggiori che vivere nel proprio universo personale. Trasformare desideri e inclinazioni in qualcosa di concreto e onnicomprensivo, finché tutto il resto non può che soccombergli e svanire, assomiglia molto al sogno ultimo di qualunque creativo.

Ma buona parte dello charme che la moda esercita è dovuto alla sua lontananza dal quotidiano, al suo modo di farci sempre sentire inadeguati al suo cospetto.

Tutti gli artisti sono un po' bambini nei loro capricci e manie. Ma, grazie a Dio, viviamo in un'epoca in cui disuguaglianze e scorrettezze politiche vengono quantomeno notate, quando non del tutto sradicate. Questo fa sì che nel mondo della moda, così elitario e crudele, uomini e donne eccentrici siano sempre più una specie in via d'estinzione. Sono i nostri panda, anche se decisamente meno tondi e dalle pellicce ancora più ricercate. Anche dire che le donne che criticano l'eccessiva magrezza delle modelle siano "tutte grasse mummie che se ne stanno davanti alla tv ingozzandosi di patatine, dicendo che le modelle magre sono brutte" è a sua volta brutto. E anche poco attuale, come commento. Ricordo che nel libro The Lagerfeld Diet venivano consigliati due alimenti: carne di cavallo e zuppa di cactus. E che questa non rientri tra una delle cose più bizzarre del libro dovrebbe farvi capire perché l'ho comprato, letto, riletto e consumato; e anche perché Lagerfeld potrebbe non essere la persona giusta per commentare abitudini e diete delle donne normali. Ma buona parte dello charme che la moda esercita è dovuto alla sua lontananza dal quotidiano, al suo modo di farci sempre sentire inadeguati al suo cospetto. Come ogni forma d'arte che si rispetti, è escapismo allo stato puro. È fatta per essere poco pratica e astratta. Non dovrebbe mai quindi, in nessun caso, essere trattata come qualcosa di applicabile alla vita di tutti i giorni. Ed è esattamente questo a rendere le conferenze stampa dell'industria della moda momenti spinosi.

"Ti fanno una foto con un abito? Allora non puoi più indossarlo e hai bisogno di vestiti nuovi," ha dichiarato Anna Dello Russo, editor-at-large di Vogue Giappone, al New York mentre cercava di spiegare perché il suo guardaroba fosse così eccentrico. ("Se devi viaggiare," ha altresì affermato—come se fosse qualcosa di ovvio e scontato—"metti tutti tuoi accessori in un trolley turchese decorato da arabeschi dorati." Consiglio utile, anche se un po' troppo specifico.) L'intervista in questione risale al 2010, e in un'epoca pre-Trump, pre-Brexit e pre-populismi, potrebbe essere sembrata carina, divertente forse. Oltre alle sue dichiarazioni, anche l'icona della moda non è invecchiata poi così bene, diventando una fonte affidabile per diatribe da Twitter. Lo scorso anno, l'editor di Cosmopolitan Joanna Coles ha invece rivelato che nel 2007, poco prima di un'intervista con Valentino Garavani le è stato chiesto di non intaccare la bolla in cui il celebre stilista vive: "Mi è stato detto 'Joanna, per favore, non nominare la guerra in Iraq,'" ha ricordato al The New York Times. E quando ha chiesto spiegazioni a proposito, lo staff le ha risposto: "Non sa che esista. Il Signor Valentino non legge i quotidiani, vuole solo avere notizie buone di fronte a sé. Il Signor Valentino è un uomo di bellezza e deve rimanere in un mondo che rispetti tale bellezza." E anche se io volessi fare lo stesso, non posso fare a meno di notare che la bruttezza rimane un problema estremamente contemporaneo. Violenza, terrorismo, povertà e disuguaglianze non smettono di esistere se si fa finta di non vederle, anche se sarebbe bello. Affidabilità e fantasia non vanno d'accordo, e forse è questo il motivo per cui tutti coloro che vivono in universi di loro personale creazione sono oggi persone poco desiderate quando si tratta di parlare in pubblico.

Questo essere persona non gradita sarebbe stato accettato con meno tumulti, ovviamente, se i personaggi di questo genere non fossero così seducenti. Personalmente, amo da sempre leggere qualunque cosa ricordi la Marchesa Di Casati, amata dall'industria della moda per essere—parola che userei con più scioltezza se non avessi meno di 30 anni—"extra" e per aver, secondo il magazine AnOther, "un dono per la malizia e un debole per l'esibizionismo."

Affidabilità e fantasia non vanno d'accordo, e forse è questo il motivo per cui tutti coloro che vivono in universi di loro personale creazione siano oggi persone poco desiderate quando si tratta di parlare in pubblico.

"Nei suoi anni migliori," continua l'articolo, "vagava per Venezia indossando solo una pelliccia, mentre teneva al guinzaglio i suoi cuccioli di leopardo… Quando il portagioie le sembrava non contenere pezzi adatti al suo look, optava per un boa constrictor attorno al collo, oppure per pavoni bianchi… La sua pelle era sbiancata, e l'uso della belladonna la faceva sembrare ancora più pallida, oltre che dagli occhi sbarrati."

È stata seppellita truccata di tutto punto, con ciglia finte e un cane di razza Pechinese imbalsamato al fianco. Tom Ford l'ha descritta come "la prima dandy europea del 20esimo secolo," ragione più che sufficiente per innamorarsene. Ma ciò di cui si discute molto più saltuariamente è il fatto che aveva debiti per 25 milioni di dollari durante il periodo della Grande Depressione e che il suo stile di vita iniziò in quegli anni a sembrare eccessivo, senza gusto e datato—un'altro personaggio eccentrico e unico in tempi economicamente difficili, che non le hanno permesso di vivere in un universo fatto di sola bellezza. La vita reale trovava, e trova tutt'ora, sempre il modo per filtrare tra le crepe di questi universi. Facendo qualche ricerca, ho scoperto un pezzo su di lei in un numero d'archivio del The New Yorker del 2003. Il mio abbonamento è scaduto, quindi ho potuto leggere solo l'introduzione del pezzo, ma non posso dire che non mi sia stato d'aiuto.

Riassumendo, l'articolo tratteggiava una vita vissuta follemente e con sensualità, ma finita tragicamente. È una favola che ci vuole mettere in guardia dai personaggi eccentrici nella moda ed è utile a illustrare perché universi di bellezza ed economia reale non vadano molto d'accordo e non possano esistere contemporaneamente. Durante gli ultimi anni di vita della Marchesa, si legge "provò così strenuamente a essere unica da diventare una macchietta… Era uno spettacolo effimero, che trascurava pensieri ed emozioni… Non smise mai di vestirsi per lasciare i passanti di stucco." Le illustrazioni del pezzo sono state realizzate, ovviamente, da Karl Lagerfeld: quasi che essere eccentrici sia una stirpe, e lui fosse l'ultimo discendente della casata ancora in vita. Essendo un letterato così dotto, sono sicuro che abbia colto l'ironia di tutto questo. "Sono un tipo con i piedi per terra," si legge in una citazione che Vogue gli attribuisce, "divertente, consapevole di me stesso, tuttavia leggermente folle." Ecco, forse non così tanto con i piedi per terra.

Crediti


Testo Philippa Snow
Immagine da Ready to Wear (1994)

Tagged:
Karl Lagerfeld
Moda
think piece
eccentricità
stilisti iconici