Vivek Shraya by Brian Vu

drøme è il nuovo magazine che da' voce alle tematiche queer e femministe

Caroline D’Arcy Gorman, una studentessa della Brown di vent’anni, ci ha parlato del suo caleidoscopico DRØME. Il magazine che da' spazio ad artisti e stilisti che rifiutano i binari di genere.

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13 febbraio 2017, 5:40pm

Vivek Shraya by Brian Vu

Nei giorni successivi le elezioni presidenziali statunitensi, Caroline D'Arcy Gorman non aveva molta voglia di uscire, e non solo per colpa di Donald Trump. Durante un semestre di pausa dalla Brown University si è concentrata su DRØME, un magazine d'arte incentrato su temi queer e femministi. Ma dopo l'8 novembre la sua missione - dare voce a chi solitamente viene zittito nel panorama artistico internazionale - ha acquistato nuova rilevanza. E la mattina dopo la vittoria di Trump, ancora frastornata dalle ultime notizie, ha fatto coming out su Instagram, quindi aveva anche un bel po' di messaggi a cui rispondere.

Sulla copertina del primo numero di DRØME c'è una stupenda foto in bianco e nero di Carly Mark, ma il mondo che questo magazine racconta è ben più colorato, a tratti caleidoscopico. La famiglia DRØME comprende infatti il camaleontico artista Vivek Shraya, No Sesso - un brand di Los Angeles contro i binari di genere - e il duo di musicisti di Brooklyn Sofi Tukker, a cui per estensione si aggiunge Carly Mark. Nel magazine, l'arte è una forma di protesta contro un'amministrazione politica che guarda al passato. DRØME non poteva scegliere momento migliore per essere pubblicato, e noi ne abbiamo approfittato per fare due chiacchiere con Caroline sulle sue notti insonni chiusa in camera, il suo periodo berlinese tra infiniti queer party e gli sviluppi del mondo in cui viviamo.

Mister Wallace by Lili Peper

Studi ancora alla Brown?
In questo momento sto affrontando le scocciature burocratiche per potermi specializzare in Modern Culture and Media. Sono appena tornata dopo un anno sabbatico a Berlino, dove non ho fatto chissà cosa. Però questa città è stata una grande fonte d'ispirazione per DRØME. È una metropoli selvaggia, dove l'arte sta vivendo un momento di rinascita, con una comunità artistica molto inclusiva. Dopo questo viaggio, mi sono presa una pausa di sei mesi per potermi concentrare sul primo numero di DRØME.

Perché sei andata a Berlino? E cos'hai fatto lì?
L'ambiente techno-house mi ha preso completamente. Il panorama musicale berlinese è fantastico, uno spazio sicuro non solo in senso queer, ma per chiunque si senta diverso o voglia fare clubbing in modo poco convenzionale. Questa è la scena mainstream a Berlino. Insomma, ho passato dei mesi bellissimi per poi tornare a New York e iniziare a lavorare seriamente al magazine.

Chloe Saavedra da Chaos Chaos by Tanner Abel

Ricordi un momento preciso in cui hai deciso di lanciare il tuo magazine d'arte?
Ho collaborato con altre due ragazze che hanno frequentato la Brown e insieme abbiamo pensato di fondare un collettivo artistico, ma il magazine non rientrava ancora tra i nostri piani. Avevamo quest'idea, volevamo dare visibilità ad artisti ignorati dalla scena mainstream, ma non sapevamo bene come fare. Quell'estate abbiamo raccolto alcuni fondi attraverso una campagna IndieGogo, poi verso maggio o giugno, ora non ricordo, ho deciso di fondare un magazine perché è un qualcosa di fisico, qualcosa che puoi tenere in mano e che dura per sempre, mentre i contenuti online vengono dimenticati con più facilità. Prima del magazine avevamo già un blog, che è stato un modo per poter farci conoscere e far arrivare la nostra idea di estetica agli artisti che ci interessavano. Siamo state fortunate perché molti artisti di talento hanno accettato.

Crescendo a New York hai passato molto tempo tra gallerie d'arte e musei?
Durante l'adolescenza mi interessavo moltissimo di musica, invece le arti visive e la moda non mi attiravano più di tanto. Suono e scrivo canzoni da quando ho quattro anni, ma solo dall'inizio dell'università mi sono avvicinata alle arti visive, all'architettura e alla moda.

No Sesso by Hobbes Ginsburg

Sia il magazine cartaceo, sia il profilo Instagram wearedrome danno molto spazio al mondo della moda. Quando hai iniziato a interessarti alla moda come espediente per esplorare i confini di genere e identità?
Non me ne fregava niente della moda, ma poi ho capito che non è un mondo così superficiale come credevo, perché può trasformarsi in uno strumento sociale e politico molto potente. In quanto mezzo di espressione della propria personalità, la moda è di vitale importanza per un sacco di gente e racconta molto del loro carattere. Sono convinta che il modo in cui le persone scelgono di presentarsi al mondo è una forma d'arte a sé stante e quest'idea mi ha preso sempre di più, specialmente in relazione all'ambiente della recitazione - ho passato molto tempo nei teatri newyorkesi quando ero più giovane, e quest'esperienza è confluita nella mia visione di DRØME.

Ho amato la semplicità della foto in bianco e nero di Carly Mark che hai scelto per la copertina del primo numero, il suo lavoro è così brillante. Come ti sei imbattuta nelle sue opere e come l'hai conosciuta?
È una storia piuttosto divertente. Mi stavo facendo un giro su Instagram, alla ricerca di qualche nuovo artista. Di tutti i social network, Instagram è quello che funziona meglio per gli artisti emergenti che vogliono far conoscere il loro lavoro. Le ho scritto in direct, dicendole che adoravo le sue opere, specialmente il video con Eric Wareheim travestito da orsetto della Haribo. Lei è stata dolcissima, mi ha subito risposto. Sin dall'inizio eravamo in sintonia, così abbiamo iniziato a sentirci su Skype mentre io ero a Berlino. Poi il suo amico Thomas Whiteside, un fotografo eccezionale, ha scattato quella che è diventata la copertina del primo numero di DRØME. Carly è stata una delle prime artiste a darci l'okay per una collaborazione, quindi il suo lavoro ha fortemente influenzato la direzione generale del magazine.

Untitled by Riley Ryan-Wood

Come hai trovato gli altri artisti? È una questione d'istinto?
Ciò che più mi piace quando devo selezionare gli artisti che collaboreranno con DRØME è l'eterogeneità - si tratta di forme d'arte completamente diverse tra di loro - che tuttavia funziona perché inaspettatamente complementare. Nessuno di loro si limita all'uso di un solo espediente artistico. Vivek Shraya ad esempio crea film, musica, libri e poesie, insomma, fa davvero di tutto. Sono convinta che la gente stia iniziando a capirlo. Gli artisti possono dilettarsi - o interessarsi profondamente - a molteplici forme d'arte. Carly è un'artista visiva, ma crea un sacco di video ed è anche una stilista. Sono molto interessata agli elementi d'interconnessione tra le diverse arti.

Anche sul piano politico hai idee molto chiare. Il clima politico attuale ha influenzato la tua visione di DRØME per il futuro?
Dopo aver visto i risultati elettorali stavo praticamente delirando, e nella foga del momento ho fatto coming out su Instagram. La mattina dopo me n'ero già dimenticata, perché per la comunità queer non è una sorpresa, ormai non fa più notizia. Ma il post-elezioni ha fatto nascere questa sensazione di dover essere ancora più fieri e più decisi nell'affermare chi siamo. Poter lavorare al primo numero di DRØME mi ha spinto a mettere i piedi giù dal letto la mattina dopo. Ovviamente c'è ancora molto da fare, il magazine non è abbastanza, e mi impegnerò in prima persona, ma le premesse sembrano più che promettenti. Ti motiva pensare di poter fare qualcosa di concreto per cambiare il mondo anche solo un millimetro alla volta, anche se è solo un ragazzino che sfoglia DRØME e nel farlo si sente un po' meno solo. Questo è ciò che conta davvero.

wearedrome.com

Crediti


Testo Hannah Ongley