Fotografia No. 223F

3 estranei, 1 stanza d'hotel e 0 vestiti

No. 223 (aka Lin Zhipeng) ha passato qualche notte all'Hôtel Grand Amour di Parigi in compagnia di tre perfetti sconosciuti. Il risultato è ancor più NSFW di quanto vi aspettereste.

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22 novembre 2018, 10:21am

Fotografia No. 223F

Lin Zhipeng, noto come No. 223 in omaggio al personaggio del poliziotto interpretato da Takeshi Kaneshiro nel cult movie Chungking Express, è ossessionato dall’immediatezza. “È il modo in cui scatto le foto. Mi piacciono gli scatti improvvisati”, dice il giorno precedente l’inaugurazione della sua nuova mostra. Come ogni artista che si rispetti, ha sempre con sé una piccola macchina fotografica analogica, una Nikon 35Ti. Nato nella provincia del Guangdong e di base a Pechino, si è fatto conoscere nel suo paese (e non solo) grazie al suo blog North Latitude 23 e ai libri, e alle fanzine che ha autopubblicato. La sua estetica l’ha subito proiettato nel panorama internazionale: oltre al suo lavoro personale, infatti, ha prodotto molti servizi fotografici per vari brand, tra cui United Nude, Converse e Nike.

Per l’ultima esposizione, No.223@Grand Amour, curata da Anna Mistal e in mostra a Parigi dal 22 novembre, all’artista è stata data totale libertà per poter creare una serie fotografica all’interno dell’hotel nell'arco di tre giorni. Il fotografo e il suo cast di modelli, selezionati durante un casting aperto, hanno abbandonato ogni inibizione e hanno preso il controllo di diverse stanze nell’edificio. Il risultato è un insieme di corpi inarcati e sensuali, ombre giocose, abiti a rete, vasche da bagno, balconi e amanti aggrovigliati in una coreografia sensuale che unisce edonismo erotico e youth culture.

Nella serata d’inaugurazione, tre modelli hanno vagato nudi, o quasi, tra i corridoi dell’hotel e le hall: osservando intensamente le immagini che ritraevano loro stessi in esposizione, mordendo appassionatamente dei melograni, aggirandosi tra la gente che si sforzava di non mostrarsi disturbata da questa rappresentazione reale e libertina delle immagini. Con No. 223 abbiamo invece parlato del perché la fotografia è più divertente dei manga, del perché è importante fare del pettegolezzo e di come Instagram abbia ormai superato il governo cinese in fatto di censura.

No. 223 Hotel

Come hai organizzato i casting?
Abbiamo cercato i modelli sui social media. Ho scritto, “Sarò a Parigi per uno shooting speciale all’hotel Grand Amour, se interessati, inviare un'e-mail. Solo modelli asiatici.”

Quella era l’unica condizione.
Sì. Tutti asiatici e tutti maggiorenni!

No. 223

Com’è stato immortalare degli sconosciuti completamente nudi?
L’avevo già fatto in passato, per il mio progetto sulle coppie gay e lesbiche in Cina. Avevo postato un annuncio sui social media, chiedendo alle persone che volevano partecipare di mandarmi un messaggio privato, e poi sono andato a incontrarli di persona, nelle varie città.

Che lingua hai parlato durante lo shooting?
Inglese, anche se alcuni di loro erano cinesi e con loro parlavo cinese. Per me è meglio, perché posso anche fare gossip! In inglese non so come esprimere le stesse cose!

Che tipo di gossip?
Alla coppia di ragazze ho chiesto "Come fate sesso?" Ma ho anche raccontato le mie esperienze. Perché io sono gay, e ho un fidanzato! [ride] Le ha aiutate a sentirsi più a loro agio.

No. 223

Ho letto che hai studiato inglese finanziario. Come sei passato alla fotografia?
Mio padre lavorava in banca, e voleva che io studiassi finanza. Ma a me non interessava, così dopo la laurea ho scelto di lavorare per una rivista. Ho lavorato come editor e autore per sette anni, per magazine che si occupavano di moda, lifestyle, arte e creatività. Acquistavo e leggevo anche tanti magazine internazionali indipendenti. Ho un sacco di numeri di i-D a casa! E poi ho anche creato dei magazine con il mio compagno, abbiamo autopubblicato alcune fanzine e dei libri. Lo faccio per hobby, mi piace tantissimo la stampa. E non mi piace la finanza! Non ho mai studiato arte, ho imparato da solo. Quando ero piccolo, disegnavo e collezionavo manga. Ma la fotografia è più veloce, più immediata e mi dà più soddisfazione.

No. 223

Usi molti oggetti sul set, in particolare frutti e fiori.
Voglio divertirmi con la fotografia. Non voglio mettere pressione [sui modelli]. Se per esempio ti incontro e decido che voglio scattarti una foto, di solito non so mai esattamente come sarà quello scatto prima di tirare fuori la macchina fotografica. Tutto succede lì, al momento. Io preparo un po’ di oggetti di scena, tutto qui. Adoro i fiori! E il flash, insieme ai fiori, diventa subito romantico, e molto forte nell’immagine. Mi piace scattare foto con del cibo, unendolo ai corpi. Il cibo è sexy. E io amo i pattern speciali, come tessuti, carta da parati e pavimenti.

Usi anche uccelli veri!
Sì, veri uccelli, cigni! In realtà, ne avrei voluti dieci, ma erano davvero molto costosi a Parigi. Così ne ho usati solo due. Volevo che ci fossero uccelli in volo nella stanza. Penso che sia romantico. Il ragazzo che mi ha aiutato a recuperare i props mi ha suggerito di prendere gli uccelli direttamente per strada [ride].

Il tuo nome, No. 223, si riferisce al personaggio del poliziotto nel film di Wong Kar-Wai, Chungking Express. Quale influenza ha il cinema sulla tua estetica?
Penso che le mie foto trasmettano un’atmosfera cinematografica. Mi piace raccontare storie. Non solo uso immagini molto forti, ma mi piace unirle a una storia. Uso No. 223 come nome d’arte su internet da 18 anni. Non ha nemmeno più un legame molto forte con quel film per me. Lo usavo quando scrivevo sul blog, sui forum online, e quando postavo le foto. Quindi, ora tutti in Cina mi chiamano No. 223. Nessuno mi chiama più con il mio vero nome. A chiunque mi chiami Zhipeng, in genere dico "Non chiamarmi Zhipeng! Solo mia madre mi chiama Zhipeng!"

No. 223

Da Instagram sembra che viaggi molto. Come trovi nuove possibilità in ogni luogo nuovo che visiti?
È semplice fare foto di un panorama urbano e amici, la sfida vera è viaggiare e scoprire posti selvaggi. Passo circa tre o quattro mesi all’anno in viaggio. Mi piace visitare posti non troppo frequentati. Sono stato a Vanuatu, un piccolo paese nel Sud del Pacifico, vicino alle Fiji. È davvero molto piccolo. Non ne avevo mai sentito parlare prima di andarci! È un posto davvero selvaggio. Volevo vedere un vulcano in attività. Puoi guidare fino al cratere, ci vuole circa una mezz’ora. È pazzesco.

In realtà, l’Europa non mi fa impazzire, è tutta uguale! Anche se mi piace Berlino, è così underground. Mi piace il Madagascar, perché ci sono tante scimmie. E i camaleonti, sembrano piccoli draghi! Ce ne sono tantissimi per strada. E se si avvicinano alle mie scarpe verdi, diventano verdi anche loro.

Com’è vivere a Pechino? Come definiresti la scena creativa locale?
Prima andavo a un sacco di feste a Pechino, ma ora è molto noioso. È troppo politica, se vuoi fare una festa, devi chiedere il permesso al governo.

No. 223

In passato, le autorità cinesi hanno già censurato il tuo lavoro. Ti sei mai sentito limitato dal punto di vista creativo?
Non me ne preoccupo! Anche solo trovare gallerie che vogliono esporre i miei lavori è un segnale positivo. Comunque dipende, ogni situazione è a sé, dipende molto dalla città in cui avviene la mostra. Quattro mesi fa, ho esposto 27 foto in una galleria di Pechino con dei nudi. È andato tutto bene, non ho avuto problemi. Dopo, la stessa esposizione si è trasferita in una piccola cittadina. Tre foto con immagini di nudo erano state censurate dal governo. Non so i dettagli, questo è quello che mi ha detto il curatore.

Io posto le mie foto su Instagram. Anche Instagram censura le mie foto di nudo. È ridicolo. Questa foto, per esempio, è stata censurata tre volte. La ragazza ha in mano il pene del ragazzo. Prima di postarla, ho pixelato l’organo maschile così non si vedono i dettagli. Infine, ho messo un grosso quadrato nero sopra quella parte [perché continuavano a toglierla]. È davvero divertente. In un’intervista su Unseen Magazine (numero 5), c’è una mia foto di quattro ragazze nude; una di loro mostra anche il capezzolo. È solo una foto per un magazine, e online è stata censurata. Ma va bene, non ci sono problemi. Vivo sui social media; devo seguire le loro regole; Mi ricordo in un negozio di riviste in Cina, le foto di nudo sulle riviste internazionali erano oscurato direttamente con un penna!

No. 223

Tipo oscurate a mano?
Non è divertente? Ma erano anni fa, era un po’ sospetto.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D US.