Fotografia di Simona Gentile. Moda di Giorgia Andreazza. Fabio indossa top e gonna 11Giorgiandreazza17.

brand da tenere d'occhio: 11giorgiandreazza17

Capi destrutturati e tessuti ricercati, ma anche tanti riferimenti alle subculture anni '90.

di Giorgia Imbrenda
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09 maggio 2019, 1:20pm

Fotografia di Simona Gentile. Moda di Giorgia Andreazza. Fabio indossa top e gonna 11Giorgiandreazza17.

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti in Italia. Oggi è il turno della designer Giorgia Andreazza, che disegna abiti da quando è bambina e subito dopo l'università ha deciso di fondare un suo marchio ispirato alle subculture anni '90 e caratterizzato da un'attenta ricerca su tessuti e decostruzione del capo.

Ad accompagnare l'intervista che abbiamo fatto a Giorgia trovate l'editoriale scattato da Simona Gentile. Intitolato "Materico", è stato realizzato in Sicilia proprio in collaborazione con 11Giorgiandreazza17 e nel quale hanno voluto mixare i capi della designer con quelli di altri brand, a dimostrazione del fatto che l'amore. Come ci ha spiegato Simona: "La scelta del posto non è casuale, bensì legata ad un forte legame affettivo. Si tratta del luogo in cui sono nata e cresciuta, così anche la mia fotografia. Negli anni ho sviluppato un sentimento di amore-odio nei confronti di questa terra, che penso non avrei mai provato se non l’avessi lasciata."

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Reggiseno denim e reggiseno tartan Giorgiandreazza. Pantalone e borsa Thomas Soardi.

Raccontatemi di te, chi sei e da dove vieni?
Mi chiamo Giorgia Andreazza, aka centodiciassette. Ho 23 anni e sono nata a Bassano del Grappa, Veneto. Dopo le burrascose scuole medie, per la poca voglia di concentrarmi sullo studio teorico scelgo di intraprendere la strada del fashion, salvo poi scoprire l’amore per il disegno e la storia dell’arte. In realtà, il primo approccio ai tessuti e alla macchina da cucire l’ho avuto con mia mamma, nel suo laboratorio: mentre lei lavorava, io andavo a romperle le scatole facendo vestitini con gli spilli alle Barbie.

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Reggiseno in denim e reggiseno in tartan Giorgiandreazza.

Quanto c’è di Giorgia nel tuo brand? Voglio dire, in che modo il tuo stile personale influenza il design delle tue collezioni?
C’è molta Giorgia nel mio design. Quando disegno non sto molto a badare a che sesso devo vestire; inizio con dei segni, delle forme, voglio vestire un'entità, portare avanti un'idea. Disegno quello che non ho visto in giro, quello che vorrei indossare ma non trovo da nessuna parte. Io per prima quindi indosso le mie creazioni, mi piace portarle di città in città, farmi avvicinare per i miei look e quindi conoscere personalità affini alla mia, così da poter imparare e catturare il più possibile. La mia estetica è influenzata da me perché i miei capi nascono dalle mie esperienze, da un mix di luoghi, incontri, situazioni e dettagli.

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Top e pantaloni Giorgiandreazza. Maschera Luca Poma.

Quale è stato il primo capo che hai disegnato?
Ho iniziato a disegnare vestiti alle medie nei miei diari. Fatico a ricordarli con precisione, ma sicuramente erano corsetti, gonne di tulle e cose un pò emo... Però posso dirti i tre look più importanti per me! Per la sfilata del terzo superiore mi sono ispirata a David Bowie, ho creato un look composto da una giacca in pvc trasparente con spalline enormi e frange fatte di braccia di Barbie, mentre i bottoni erano le teste mozzate, sempre delle povere bambole. Insieme c'era un leggins glitterato rosa e ai piedi sfoggiavo il mio primo paio di scarpe fatte interamente da me e mio papà, una zeppona/platform bicolore nera e rosa mega scomoda ma di parecchio d'impatto. Il secondo look che ha avuto un impatto determinante sulla mia estetica è quello che ho creato per la sfilata conclusiva delle superiori, in cui ho unito il futurismo di Picabia e la carta dei tarocchi dell’Appeso, creando un abito fatto interamente di scaglie di lastre metalliche e pelle color mogano, un ibrido tra un mutoid e un alieno (all’insegna di Mad Max potremmo dire). Tutto questo però al contrario, ovvero con il corsetto nelle gambe e la gonna indossata nel busto. Infine l’ultimo capo, forse più importante di tutti, è la mia prima felpa in neoprene, targata 2010, perché grazie al suo successo ho iniziato ufficialmente a vendere i miei capi.

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Cappotto Giorgiandreazza. Denim Thomas Soardi. Abito Versace. Copricapo Marios.

Chi è il tuo designer preferito, è perché?
Da sempre cito Martin Margiela! Molti designer emergenti che seguo ultimamente credo partano proprio dagli studi e dalle formazioni di questo grande maestro della moda. Ne apprezzo in particolare la capacità e genialità di osservare la materia: per lui il corpo era solamente un mezzo, una forma vulnerabile che interagisce con o scompare totalmente tra i tessuti. Contemplava forme dinamiche, allo stesso tempo sfacciate, con forti messaggi di ribellione. Sezionare forme, distruggere per poi ricostruire... Associava forme di sperimentazione ai dettagli più sartoriali dell'alta moda.

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Com’è che è nata la tua passione per la moda? E come sei poi riuscita a trasformare una passione in un brand a tutti gli effetti?
Prima della passione per la moda è nata la passione per l'osservare tutto quello che non è immediato. Ho imparato a guardare le cose da punti di vista diversi, ad analizzare. È stato tutto molto spontaneo comunque. Per tre anni ho venduto le mie creazioni all’ East Market Milano ed ero io per prima a indossare i miei capi. Con il tempo l'interesse è cresciuto anche dall’estero, e così ho cominciato con le prime richieste di capi su misura. Dopo la laurea poi ho deciso di fare sul serio e pensare a numeri più consistenti: metri di tessuti, ordini di etichette, un sito web funzionante, pop-up store con certo un target. Intanto lavoravo in diversi ambiti, facevo la modella, stavo negli show-room e nei negozi per poter poi rinvestire tutto sul mio brand.

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Top e pantalone Giorgiandreazza.

La scelta dei tessuti utilizzati nella tua collezione è motivata dal tuo interesse per i rave anni ’90 o è puramente un fattore estetico?
A 16 anni sono stata per la prima volta a un rave e mi sono innamorata di quella scena musicale, delle grafiche che l'accompagnano e delle persone autentiche che la vivono, ma soprattutto di quello SPORCO e quell’ODORE che rendono tutto più magico e affascinante. La scelta dei tessuti nasce da tante situazioni, così come la scelta di determinati tagli, stili e dettagli. Per me è fondamentale che ogni elemento dei miei capi custodisca al suo interno la mia filosofia.

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Cappotto e pantalone Giorgiandreazza.

Nella tua collezione ci sono molti corsetti, sovrapposizioni e pezzi che sembrano a tratti sadomaso. A cosa ti sei ispirata in questo?
Parto con il dire che il mondo del sesso per me non è mai stato un taboo, amo la sensualità e la sessualità in tutte le loro sfumature. Anche in questo caso, il mio vissuto è l'ispirazione più grande: non ho idea di quanti sex toys, accessori e maschere varie io abbia in casa... Mi piace molto anche che tu abbia utilizzato il termine sovrapposizioni, perché mi piace accumulare, amo il disordine, le texture che si ripetono. Lo faccio con lo styling, con gli oggetti che ammasso in casa e soprattutto quando ascolto musica.

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Bomber-scultura Giorgiandreazza in collaborazione con Ekor_Ca

Se non fossi stata una fashion designer, cosa saresti diventata?
Fashion designer? Io non sono una fashion designer! Comunque, credo che se non potessi riuscire in questo mio obiettivo, continuerei comunque a perseverare nel mondo delle immagini e dell'arte. Sono una persona curiosa, puoi togliermi il denaro ma non puoi togliermi la voglia di osservare situazioni, esplorare e conoscere mondi nascosti, come quello della notte e delle subculture. Ma sono dell'idea che se una cosa la vuoi, con la giusta energia la puoi sempre portare a termine.

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Reggiseno denim e reggiseno tartan Giorgiandreazza. Pantalone e borsa Thomas Soardi.

Chi è il tuo cliente ideale?
Il mio cliente ideale è una persona curiosa, osservatrice. Sicuramente qualcuno che sia alla ricerca di innovazione, a prescindere dalle tendenze del momento. Vorrei condividere il mio stile con persone dinamiche, che riescano a interpretare le mie forme. Creo capi scomponibili, e quindi vorrei che le persone ci giocassero, interpretandoli e adattandoli a mille situazioni.

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Cosa c’è nel futuro del tuo brand?
Adoro avere delle incertezze che mmi spingono a voler continuare, il mio perenne "fuoco al culo" mi stimola e faccio tutto da sola.Tra qualche anno vorrei tanto che tutto quello che sto costruendo diventasse più concreto, vorrei svegliarmi la mattina e dire ce l'abbiamo fatta. Vorrei poter sfilare alla Berlin Fashion week, continuare a viaggiare e far conoscere sempre più la mia parola.

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Fabio indossa top e gonna 11Giorgiandreazza17.

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Crediti


Testo di Giorgia Imbrenda
Fotografia di Simona Gentile
Moda di Giorgia Andreazza