Fotografia di Daniele Fummo

Un giorno nella vita di Adelaide, artista di burlesque e pin-up italiana

È un'arte dal sapore vintage, ma il burlesque può essere (anche) uno strumento di empowerment femminile.

di Amanda Margiaria
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25 luglio 2019, 11:06am

Fotografia di Daniele Fummo

Non viene spontaneo pensare al burlesque come a un'arte empowering, eppure lo è. Lo capisco solo alla fine della mia chiacchierata con Adelaide, performer italiana di burlesque che nell'ultimo anno si sta facendo conoscere per il suo talento in questo campo e ha vinto diverse competizioni.

È lei a spiegarmi che il punto fondamentale del burlesque è il controllo. Controllo del proprio corpo, dei propri gesti e della mimica facciale. Ma anche controllo assoluto del modo in cui scegliamo di presentarci al pubblico, studiando ogni minuzia e dettagli al fine di sentirsi la versione migliore di sé quando si sale sul palco e si decide, metaforicamente e non, di spogliarsi di fronte a perfetti sconosciuti.

Inutile provare a raccontarvi ciò che significa fare burlesque in Italia nel 2019, io che il burlesque non l'ho mai fatto. Meglio lasciare la parola ad Adelaide, che ci spiega qui perché ha scelto questa strada e in che modo il burlesque può aiutare chi lo fa a sentirsi più sicuro di sé. In una manciata di parole, perché il burlesque è anch'esso uno strumento di empowerment femminile.

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Come ti descriveresti? E come descriveresti ciò che fai?
Se dovessi paragonare la mia vita a quella di un personaggio cinematografico, probabilmente sarebbe un ibrido tra la Malena di Tornatore e Bridget Jones. Uso il travestitismo come maschera, perché nascosta dietro i miei abiti e trucchi mi sento libera di esprimermi.

Non ti nascondo però che in me c’è anche una componente narcisista: amo essere guardata e ammirata dal pubblico, perché trasmettere emozioni e regalare la mia energia mi fa sentire viva. Nonostante questo, quando svesto i panni di performer sono una ragazza molto timida e riservata.

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Come ti sei avvicinata in prima battuta al mondo del burlesque?
Sono una vintage addicted sin da piccola, amo lo stile retrò praticamente da sempre. Poi ho iniziato a esprimermi artisticamente come Bio Queen circa quattro anni fa, ma anche prima avevo uno stile quotidiano in qualche modo vicino al burlesque, solo non sapevo come entrare a far parte di questo mondo.

La vera svolta, però, è arrivata l’anno scorso, quando ho scoperto l’esistenza di un concorso di burlesque, ci sono andata e non solo ho passato le selezioni, ma sono arrivata terza! È stato il mio primo show in assoluto e mi ha fatto innamorare definitivamente del burlesque.

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C'è una scena italiana di burlesque? Se sì, ce ne parleresti?
Sì, c’è eccome! Nel nostro paese abbiamo molte artiste di burlesque che si esibiscono in tutto il mondo, la community è molto forte. Poi ci sono i cosiddetti “festival” in cui una serie di performer si sfida su un tema specifico.

In Italia ce ne sono diversi, a cui partecipo anche io con piacere, perché sono un’ottima occasione per conoscere altre persone interessate al burlesque, scambiare idee, vedere nuovi spettacoli e, ovviamente, imparare tanto!

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Perché nel 2019 abbiamo ancora bisogno del burlesque e delle donne che si esercitano in questa arte dal sapore così vintage?
Come tante altre arti performative di nicchia, anche il burlesque sta diventando una moda, si sta diramando a macchia d’olio, ovunque. Credo che questa diffusione sia legata alla progressiva perdita di significato dell’eros nella nostra società, che oggi viene spesso scambiato per banalità senza pudore.

Fare burlesque significa ritrovare la sensualità partendo dalle proprie radici, portando poi alla luce la padronanza del corpo con eleganza, consapevoli di ciò che esso possa esprimere nei massimi termini.

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Che rapporto hai con il tuo corpo? Ti sei sempre accettata, difetti compresi?
No, affatto. Sono sempre stata molto insicura; come la maggior parte delle donne, mi sono sempre sentita troppo poco magra, troppo poco alta, troppo poco così e cosà secondo gli standard di bellezza attuali. Trovo ancora difetti in me, sarebbe una bugia dire il contrario.

Qual è il ruolo che ha avuto il burlesque nell'accettazione del tuo corpo appunto?
Grazie al burlesque ho capito che il mio corpo è un vettore di bellezza, ho imparato a valorizzare i miei punti forti e nascondere (o fregarmene) invece dei miei difetti. Alle persone non importa realmente quanto sei magra o alta, l’importante è che i tuoi movimenti esprimano sicurezza, perché a livello inconscio gli altri percepiscono immediatamente se siamo sicuri di noi dal nostro linguaggio non verbale, cioè dal modo in cui ci muoviamo. E poi, come si dice, sicurezza è mezza bellezza!

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Chi sono i modelli a cui ti ispiri?
Prendo ispirazione da tutto quello che mi incuriosisce: opere d’arte, film del passato e grandi dive dello scorso secolo, soprattutto. Amo la sensualità ingenua dell'intramontabile Marylin Monroe, ma anche Carmen Miranda con la sua eccezionale mimica. Poi c’è Lucille Ball con la sua teatralità, e il talento di Sofia Loren.

Per portare alla luce qualcosa di nuovo c’è sempre bisogno di scavare nel passato. Come mi ha detto una grande performer, Janet Fischietto, la curiosità premia sempre.

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Dove hai imparato a truccarti in modo così impeccabile e scenografico? E qual è il ruolo del beauty nella tua vita oggi?
Lavoro da tempo dietro le quinte di spettacoli e show teatrali, inoltre ho sempre dipinto, quindi la creatività sul corpo umano è qualcosa che mi affascina e in cui mi cimento da sempre. Il mio viso è un po’ una tela bianca su cui iniziare un’opera nuova ogni volte, perché il trucco è essenziale quando buona parte della tua performance è incentrata sulla mimica.

Oggi realizzo da sola i miei costumi, così come sono io a occuparmi di trucco e parrucco. Credo che nessuno sappia valorizzarci come sappiamo fare noi stessi, perché dobbiamo essere consapevoli di come vogliamo apparire per sentirci sicuri.

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Credi che il burlesque sia un'arte che ti permette di riappropriarti del tuo corpo e della tua sensualità, nonostante sia nato come danza d’intrattenimento?
Assolutamente! Il burlesque mi ha salvato la vita, grazie a esso ho capito davvero quanto io possa essere sensuale con piccoli movimenti e gesti. Grazie a questa forma d’arte ho riscoperto il contatto con il mio corpo, capendo finalmente come esprimermi attraverso di esso. Sentivo da tempo il bisogno di comunicare quello che avevo dentro, e finalmente ho trovato il modo di farlo che mi rappresenta al meglio.

Dacci tre motivi per cui tutte (e tutti) dovremmo fare burlesque.
In primis, per acquisire autostima e padronanza del proprio corpo, essere body confident. Secondo, ritrovare il piacere di una sensualità velata, quella del “vedo non vedo” per intenderci. È il fulcro dell’eros stesso, dal mio punto di vista. E infine, perchè vivere di applausi è favoloso!

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Crediti

Talent Adelaide Vasaturo
Intervista di Amanda Margiaria
Fotografia di Daniele Fummo
Trucco, capelli e co-styling di Adelaide Vasaturo
Art direction e co-styling di Simone Furlan
Assistente allo styling Valeria Mediani

Parte dei costumi sono stati realizzati da Adelaide Vasaturo

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