Fotografia di Vincenzo D'Ambrosio

il femminiello più famoso di napoli ci racconta la sua vita

Siamo stati nei Quartieri Spagnoli per conoscere Tarantina. Impossibile non innamorarsi di lei, ancora più difficile non appassionarsi alla sua storia di amore, identità, prostituzione, botte e lotte per farsi accettare e rispettare.

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mag 10 2018, 10:23am

Fotografia di Vincenzo D'Ambrosio

Partenope Vive è il progetto fotografico che ritrae creativi e icone del panorama napoletano contemporaneo. Ispirandosi alla leggenda di Partenope—sirena della mitologia greca divenuta nel corso dei secoli figura allegorica della città—il lavoro vuole raccontare i diversi volti di una Napoli aperta, creativa e spregiudicata. Unendo il medium fotografico a interviste singole, Partenope Vive narra le storie dei personaggi partenopei e della città che li ha resi possibili. Trasformando etichette come ‘diverso’ ed ‘eccentrico’ in punti di forza che descrivono le loro personalità, i protagonisti di questo reportage editoriale hanno identità in bilico tra realtà e costruzione, tra persona e personaggio, tra vita e immaginazione. Come Partenope, la città di Napoli vive attraverso le loro esistenze.

Dopo SAGG NAPOLI, il nostro viaggio nella Napoli che ancora non conoscete prosegue con Tarantina, l'ultimo vero femminiello partenopeo.

Tarantina è abituata alle attenzioni di persone che, come noi, vogliono conoscere la sua storia. Si sente totalmente a suo agio nel raccontare le sue avventure. Iniziate in un paesino della Puglia che le stava stretto, sono poi continuate nella Roma neorealista degli anni '50 durante la sua adolescenza e hanno poi culminato tra le strade di Napoli, luogo che Tarantina ha scelto come casa. A narrare la sua rocambolesca vita ci sono migliaia di dipinti, racconti e fotografie che insieme formano il suo personaggio: quello dell'ultimo femminiello napoletano, come viene definito da molti e come lei stessa si identifica.

Consapevole del bagaglio di ricordi che ha accumulato in più di 80 anni di vita, Tarantina ha collezionato centinaia di fotografie che mostra fiera ai suoi ospiti. Ma le immagini raccolte nei decenni non sono solo una testimonianza di vita vissuta, ma un vero e proprio archivio di uno spaccato di storia Italiana. È una raccolta iniziata nei lontani anni ’30 e che continua fino ad oggi, preservata nella sua casa che affaccia sugli stretti vicoli di una Napoli contemporanea, eppure in qualche modo ancora congelata nel passato. Sono fotografie che raccontano le esperienze di un ragazzino, Carmelo (nome di battesimo di Tarantina), scappato da Avetrana ancora minorenne perché ripudiato dalla famiglia, delle sfide affrontate per assicurarsi un’indipendenza economica e identitaria, ripercorrendo le tappe della trasformazione che l’ha portata a diventare un’icona della comunità LGBTQ+ nazionale.

Da osservatrice—oltre che ammirare estasiata iconiche fotografie di feste romane e incontri con personaggi famosi—vorrei sapere cosa si nasconde dietro quei vestiti luccicanti, quei sorrisi rilassati. Così lascio che sia lei a descrivere il vero valore di quell’archivio prezioso: “Ci sono dei ricordi. Ricordi belli, ricordi brutti, dipende dalla situazione di quel momento, da come ti trovi con la mente. Ci sono cose che ti danno gioia e allegria. E ci stanno ricordi che ti danno un po’ di angoscia, tutto qua.”

La verità è che dietro quelle foto si nascondono passioni effimere, amori dolorosi, prostituzione, botte e lotte per essere accettati e rispettati. Perché è stato tutto tranne che facile crescere femminiello in un paese che ancora oggi è restio nel riconoscere i diritti della comunità LBGTQ+ (così come quelli dei sex worker). Dare un volto e un’identità a Tarantina è stata una strada tutta in salita.

Così come le fotografie lasciano sempre qualcosa fuori dalla cornice, anche le persone raramente si rivelano per intero. Tarantina poi, nel suo essere così esuberante, tradisce una sensibilità che solo le persone che sono cadute migliaia di volte hanno. “Sono una persona molto sensibile. Mostro di essere forte, ma in realtà sono debole. Specie nei casi in cui c’è la tenerezza di mezzo, quella m’indebolisce. Sono audace, è ovvio che cerco di affrontare la vita con facilità al giorno d’oggi. Non che io sia cambiata, ma c’era della dolcezza un tempo che oggi non c’è.” Io però stento a credere che quella dolcezza sia scomparsa, soprattutto sapendo che quando si sveglia prepara il caffè per tutti i suoi vicini di casa.

Tarantina, a differenza degli altri personaggi che abbiamo incontrato, è il simbolo di una Napoli più antica, quella dei vicoli e dei Quartieri Spagnoli. Una Napoli che vive per la strada, più che nelle case. Come lei, questa Napoli è dolce e spregiudicata, brulicante di vita e allo stesso tempo immobilizzata in un’epoca passata. I Quartieri Spagnoli sono stati l’ultimo rifugio di Tarantina, quello definitivo. Lascio che siano le sue parole a descrivere l’unicità del luogo che l’ha accolta e che l’ha resa madre, sorella e amica di tutti coloro che come lei, hanno fatto del quartiere la loro famiglia. “Nei Quartieri Spagnoli c’è gente perbene che diventa come una famiglia. Ti danno il calore e l’amore che ti mancano. I Quartieri ti accolgono e ti fanno sentire bene. In bocca al lupo, siate voi stessi e avrete successo. Ciao.”

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Qui trovi il primo episodio di Partenope Vive, in cui abbiamo incontrato Dramna, alter ego in maschera e performer delle notti queer napoletane:

Crediti


Testo di Sofia Gallarate
Fotografia di Vincenzo D'Ambrosio
Direzione Artistica di Simone Furlan
Styling di Riccardo Maria Chiacchio