fotografare e scrivere di sesso oggi: l'esempio di ossì e fabio damotta

Ossì è una fanzine erotica. Fabio DaMotta un fotografo che ha fatto del nudo maschile la sua firma. Hanno collaborato, convincendoci che un'alternativa a PornHub esiste.

di Amanda Margiaria
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08 febbraio 2019, 2:09pm

A Milano non è che le cose da fare nel weekend manchino, anzi. A volte sono fin troppe. Quello che invece vediamo di rado è un’idea forte su cui sviluppare poi il concept di un evento. Emblematico in questo senso è il caso di Sprint, rassegna internazionale di editoria indipendente giunta alla sua sesta edizione. Sprint funziona perché ha un obiettivo preciso: dare uno spazio fisico pubblicazioni off-grid. Da questo punto cardine sono poi nate installazioni artistiche, talk, esibizioni e una serata, ma tutto continua a ruotare attorno alle fanzine che Dafne Boggeri, fondatrice e direttore artistico dell’evento, seleziona nei mesi precedenti.

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La copertina del secondo numero di Ossì, fanzine indipendente presentata durante Sprint.

Tra queste c’è Ossì, del cui debutto ha parlato approfonditamente Elena Viale su VICE. Poi abbiamo visto la copertina del secondo numero tra gli stand di Sprint, e abbiamo capito che valeva la pena approfondire la conversazione con Alice Scornajenghi, mente dietro Ossì, e Fabio DaMotta, fotografo che ha realizzato la copertina che ha catturato la nostra attenzione. Poi abbiamo scoperto che Fabio avrebbe portato a Milano (il 14 febbraio, per l'esattezza) i suoi workshop su fotografia e bondage, così abbiamo deciso di parlarne, e scriverne, nonostante sia passato un po' di tempo dall'uscita di Ossì 2.

Ma partiamo dalle basi: Ossì è una fanzine di narrativa erotica che si auto-descrive così: ““In ogni numero, un racconto zozzo da mondi che speriamo esistano davvero e le foto sexy scattate da qualcuno che vorresti ti conoscesse.” Insomma, un giornaletto porno pensato come risposta curata e colta alla digitalizzazione della sessualità. L’industria della pornografia online ha stravolto completamente l’idea di erotismo nel giro di due decenni, e Ossì prova a impostare un discorso in controtendenza, dando valore al genere letterario dell’erotico, così come alla fotografia sexy e a un’impostazione grafica divertente, mai dozzinale (l’art direction è curata da Francesca Pignataro). Ogni giorno siamo sommersi da un flusso infinito di immagini virtuali, immagini che in alcuni casi se viste su carta stimolano all’osservazione consapevole, all’attenzione al dettaglio, alla riflessione e conoscenza.

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Fotografia di Fabio DaMotta contenuta a pagina 11 del secondo numero di Ossì.

La seconda uscita di Ossì contiene il racconto medio-lungo L’allevamento di Emilia Vittoria—distopia in chiave erotica ambientata in una clinica specializzata nell’uso dello sperma come rimedio di bellezza per donne—e alcuni scatti di Fabio DaMotta, fotografo brasiliano il cui lavoro unisce omoerotismo e Shibari. A differenza del primo numero, in cui tutte le firme erano, il secondo volume riesce a unire, e confondere, femminilità e mascolinità. Caratteristica che non è passata inosservata agli occhi di Fabio, che mi spiega: “Inizialmente, Ossì ha attirato la mia attenzione perché è una zine porno fondata da una donna. Credo sia una cosa fantastica in un mercato tradizionalmente dominato dagli uomini.” Ma stata Alice a trovare Fabio, in realtà: “Mi ha scoperto su Instagram, invitandomi poi a prendere parte al progetto,” ricorda il fotografo. L’intesa è stata immediata, tanto che le immagini presenti in Ossì non sono state commissionate ad hoc per il racconto. “Semplicemente, abbiamo selezionato insieme alcune immagini dal mio profilo instagram, quelle che in qualche modo si relazionavano al tema del racconto.”

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Fotografia di Fabio DaMotta.

La pratica artistica di Fabio verte attorno al corpo maschile, spesso e volentieri fotografato nudo, e rappresenta alla perfezione un nuovo tipo di fotografia che combatte gli stereotipi legati al machismo e la mascolinità tossica, proponendo un’estetica delicata e cruda insieme. Nato come fotografo di moda, nel corso degli anni ha sviluppato una passione per il bondage, e in particolar modo per l’arte giapponese dello Shibari. Quando gli chiedo di raccontarmi come si è avvicinato alla fotografia erotica, la sua mente torna al 2005: “Vivevo a Copan, un edificio in stile modernista disegnato da Oscar Niemeyer. Una mattina, dopo una festa, ho iniziato a fotografare un amico nudo nel bel mezzo del corridoio.”

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Fotografia di Fabio DaMotta.

Tuttavia, a interessarlo non è (solo) la componente sessuale dell’atto, quanto la bellezza intrinseca al processo di legatura. Colori, pattern e posizioni creano atmosfere pop, molto lontane dall’estetica tradizionale delle rappresentazioni fetish. Grazie all’inserimento del kink, Fabio riesce a immortalare la bellezza dell’atto di immobilizzare; i suoi corpi sembrano scolpiti, più che fotografati. Sono cristallizzati nel momento in cui scatta, e il dinamismo viene sostituito da una forte componente di plasticità.

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Ritratto di Fabio DaMotta.

Oltre alle corde, un altro elemento ricorrente nelle sue immagini è la natura. Giocando sul contrasto tra la delicatezza di fiori, foglie, rami e boquet da una parte, e la ruvidezza degli strumenti usati per legare dall’altra, Fabio esalta le forme umane, sospendendole in un limbo a metà tra costrizione ed esaltazione della figura umana. Nascondendo alcune porzioni del corpo può metterne in evidenza altre: un viso coperto esalta la curva del collo; il petto oscurato dall’ombra di un bocciolo porta in primo piano capezzoli e avambracci; un profilo nascosto illumina la forma delle spalle, e così via.

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Fotografia di Fabio DaMotta.

Ora non resta che aspettare il terzo numero di Ossì. Se volete acquistare i precedenti due, o magari proporvi come autori o fotografi, basta scrivere in DM a @ossi.fanzine.

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Crediti


Testo di Amanda Margiaria
Immagini su gentile concessione di Fabio DaMotta e Ossì

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