bisogna davvero andare all'università per lavorare nella moda?

Non diciamolo troppo ad alta voce, ma alcune delle icone delle moda più amate di sempre non sono mai andate all’università.

di Roisin Lanigan; traduzione di Gaia Caccianiga
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02 aprile 2019, 10:05am

Questo articolo è originariamente apparso in versione cartacea sul numero 355 di i-D, The Homegrown Issue, primavera 2019

Non diciamolo troppo ad alta voce, ma alcune delle icone delle moda più amate non sono mai andate all’università.

Coco Chanel ha lasciato la scuola a 18 anni. Prima di lavorare con Pierre Cardin, Jean Paul Gaultier ha iniziato la sua carriera spedendo i suoi bozzetti ai più famosi couturier. Nicolas Ghesquière ha esordito con uno stage da Agnes B., e da adolescente, negli anni ‘90, Edward Enninful ha deciso che la scuola non faceva per lui, ed è diventato Fashion Director di i-D.

Quelli erano altri tempi però. Che tu abbia già fatto l’università o che stia ora decidendo se andarci o no, la maggior parte di noi si ricorda ancora le pressioni e le aspettative di dover finire il liceo per andare avanti con gli studi. Aggiungiamoci il dilemma di quale facoltà frequentare, se una “sicura”, come Legge o Lettere, o se seguire i propri sogni e studiare Moda o Arte con la speranza di trovare facilmente lavoro nel campo, e la situazione diventa ancora più complicata e stressante. Senza parlare del costo di tre o più anni di università. Quindi ne vale davvero la pena? O meglio, è davvero necessario studiare moda per lavorare nel settore?

Il Contributing Features Editor di i-D James Anderson tiene lezioni alla Central Saint Martins e all’UCA, e insegna giornalismo di moda fin dagli anni ‘90. “Alcuni hanno un approccio molto fai da te, non sono mai andati all’università e riescono comunque ad avere successo nell’ambito della moda,” dice. “Ma se consideriamo il quadro generale, la maggior parte ha frequentato facoltà di fashion design o comunque legate al mondo dell'arte.”

“L’università ti permette di studiare, di fare esperienza e sperimentare per un periodo di tempo prolungato,” prosegue James. “È un periodo in cui puoi incrementare la tua conoscenza, le tue capacità e la tua sicurezza, con spazio, tempo e sostegno per capire davvero chi sei, cosa sai e cosa vuoi davvero fare. È anche un’occasione per conoscere molte persone che la pensano come te, o persone completamente diverse, e formare amicizie che durano una vita. Tutto questo è preziosissimo.” Sarà anche prezioso, ma oggi il valore concreto di una laurea è diverso da quello degli anni ‘90. Vent’anni fa, James si è fatto strada grazie all’educazione, master incluso. Ma erano altri tempi, la scuola costava meno. “Negli anni ‘80 e nei ‘90 potevi fare tantissimi corsi perché il governo concedeva più finanziamenti, o potevi ricevere la disoccupazione studiando part-time. Ovviamente il sistema è cambiato, e dal punto di vista economico, è più difficile per i ragazzi potersi permettere di andare all’università.”

"Se stai leggendo e sei preoccupato per il tuo futuro, ti può consolare - e sì, forse è frustrante - che non c’è una risposta esatta a questo dilemma. Tutti hanno opinioni diverse sul successo e su come ottenerlo, ma concordano sul fatto che si dà il meglio sé quando si rimane fedeli a quello che si vuole fare, e a come si vuole farlo."

Negli ultimi 7 anni le rette universitarie sono triplicate, gli adolescenti hanno già migliaia di sterline di debiti, anche prima di decidere se chiedere un prestito bancario per un master. Infatti, una recente ricerca del Learning and Work Institute ha dimostrato che il numero di adulti che studiano è il più basso dal 1996.

Il fatto che il governo Tory ha tagliato i fondi all’educazione artistica, e apportato cambiamenti burocratici che danno priorità allo studio della matematica, della letteratura e della scienza nei licei non ha di certo aiutato. Il numero di studenti di arte è così diminuito. “Dal 2010 il numero di persone che studiano arte al liceo è diminuito del 27% e ci aspettiamo che diminuisca ancora,” ha dichiarato Sarah Mower nel 2018, che ricopre il ruolo di supporto ai giovani talenti per il British Fashion Council. “Insieme alla Brexit, è una minaccia per il futuro del settore creativo britannico.” Tra gli esperti c’è anche molta paura che l’attuale sistema di finanziamento alle università non favorisca le arti, e che i tagli all’educazione colpiscono soprattutto questo settore.

Ma molti giovani creativi non si fanno intimorire da tutto ciò. Sophie Wilson, che ha appena iniziato un master in giornalismo di moda alla Central Saint Martins, crede che studiare sia la cosa giusta per lei. “Mi sono trovata benissimo finora. C’è molto lavoro e poco tempo, ma credo che mi prepari davvero a lavorare nel settore.”

“Desideravo davvero frequentare un posto che mi permettesse di conoscere gente come me,” spiega. “Per la triennale ho fatto Inglese e mi è piaciuto molto, ma credo sia una facoltà che la gente sceglie quando non sa che altro fare. Alla Central Saint Martins tutti sono molto appassionati, quindi è un bell’ambiente dove stare.”

Come molti altri universitari al verde della Generazione Z, Sophie dà molta importanza alla possibilità di trovare lavoro tanto quanto alla passione per quello che studia. “Dopo la triennale mi sono messa a cercare lavoro, ma poi ho deciso che preferivo passare un anno a scuola piuttosto che a fare qualcosa che non piace e che non mi offre nessuna prospettiva di carriera,” ci racconta. “Molti dei miei compagni di corso avevano già avuto esperienze nel settore ma si sentivano bloccati nella loro posizione. Poi ci sono le connessioni. E’ molto più facile trovare uno stage quando hai la Central Saint Martins sul tuo CV.”

Non tutti quelli che hanno speso un sacco di soldi per una laurea nelle migliori università di Londra sono così ottimisti. Connor Downey, che si è diplomato alla Central Saint Martins con una laurea in design di abbigliamento maschile nel 2016, dice di provare sentimenti contrastanti riguardo la sua esperienza. “Ad essere sincero, con l’arrivo dei social media mi sembra che fare l’università sia inutile,” dice a i-D. “Non mi sembra di aver guadagnato nulla con una laurea alla Central Saint Martins. Sono grato per l’opportunità, ma di questi tempi non è così importante che ateneo hai frequentato quanto cosa hai da offrire come persona e come designer.”

“I social media hanno insegnato alle giovani promesse del settore a curare la comunicazione visiva, perfezionando la loro estetica e il loro statement come designer, in modo da permettere al pubblico di capirli e di creare una connessione con loro, ma anche di capire se stessi e il messaggio che vogliono dare come creatori.”

Curiosamente, mentre le rette si sono impennate, i social media sono diventati una sempre più sostanziale alternativa all’educazione tradizionale - forse battendola per l’accesso al pubblico e ai contatti nel settore che offrono.

“Queste piattaforme digitali danno maggiori opportunità agli studenti per diffondere il loro lavoro nel mondo,” spiega Rob Phillips, direttore creativo della School of Design and Technology al London College of Fashion. “Questi ragazzi hanno senso pratico. Sanno che quello che pubblicano online li rappresenta come persone; il loro stile, le loro menti, chi sono e i loro valori. Alcuni usano i social solo per far vedere le proprie creazioni, altri per mostrare anche le loro vite, altri le loro ricerche, fonti di ispirazione o stile.”

Rob spiega che i social media sono legati ai mezzi visivi già usati dagli studenti di moda e design, ma in chiave moderna. “I social media hanno insegnato alle giovani promesse del settore a curare la comunicazione visiva, perfezionando la loro estetica e il loro statement come designers, in modo da permettere al pubblico di capirli e di creare una connessione con loro, ma anche di capire se stessi e il messaggio che vogliono dare come creatori.” Quindi, se queste piattaforme sono accessibili gratuitamente e offrono un pubblico agli studenti, la laurea in moda sta diventando obsoleta? Alla fine i designer e gli stylist di successo che non hanno fatto l’università non sono una storia così vecchia.

La Senior Fashion Editor at Large di i-D, Julia Sarr Jamois, non ha frequentato l’università. Jonathan Anderson ha mollato prima della laurea. Mentre lo stylist Max Pearmain, che è diplomato in scultura, è uno dei tanti che ha scelto di studiare qualcosa di diverso dalla moda. Come possono testimoniare gli studenti che si pentono del tempo, dello sforzo e del denaro speso, la strada per il successo non è fatta di crediti universitari. L’educazione tradizionale va di pari passo con quella online, non contro, come spiega James.

“I social media possono sicuramente essere una scorciatoia verso la fama - e in alcuni casi - verso tanti soldi. Possono essere un modo intelligente per mostrare il proprio talento,” dice. “Possono aiutarti a farti notare, anche se a volte l’interesse iniziale della gente può essere effimero, essendo già pronta a mettere “like” a qualcosa di più nuovo. Ci sono un sacco di persone di talento che fanno cose interessanti che promuovono con i social media, e forse pensano che l’educazione tradizionale non faccia per loro, ma va bene così. Ognuno ha un proprio approccio. Ma credo comunque che studiare moda possa fornire i mezzi adeguati per lasciare il segno. Essere “sul pezzo” non è abbastanza. Devi offrire qualcosa di autentico, sorprendente ed emozionante. Devi avere energia, etica professionale, opinioni e punti di vista seri, e devi essere innovativo e guardare avanti.”

Alla fine il quesito si riduce a questo. Il successo nel mondo della moda dipende molto dall’individualismo, da come raffini e presenti le tue idee al mondo. Ha senso che, mentre alcuni trovano la propria strada tramite un’educazione tradizionale, altri usino i social media, le conoscenze o la fortuna. Il successo non si può prevedere, non importa se hai una laurea o se sai usare l’hashtag giusto su Instagram. Quindi se stai leggendo e sei preoccupato per il tuo futuro, ti può consolare - e sì, forse è frustrante - che non c’è una risposta esatta a questo dilemma. Tutti hanno opinioni diverse sul successo e su come ottenerlo, ma concordano sul fatto che si dà il meglio sé quando si rimane fedeli a quello che si vuole fare, e a come si vuole farlo. James riassume benissimo il concetto: “Devi solo attirare attenzione. Scegli tu come.”

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