Immagini via Maison ART

tilila: la modella marocchina che alle vostre regole proprio non vuole stare

Se pensi che il Marocco sia un paese poco interessante, Tilila e la sua crew di creativi sono qui per farti cambiare idea.

di Chaima El Haddaoui
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24 aprile 2019, 5:00am

Immagini via Maison ART

Erano passati un bel po' di anni dall'ultima volta in cui ero stata in Marocco, il paese d'origine dei miei genitori, e mi ha stupito vedere come la scena creativa marocchina si sia evoluta nel frattempo. Miglior esempio a tal proposito: i denti d'oro, i grill. Nella tradizione marocchina venivano indossati dalle donne più anziane della comunità, ma adesso le nuove generazioni li sfoggiano con orgoglio. Tra loro c'è la 22enne Meryem Tilila, originaria di Marrakech. Dopo essere stata scoperta dal duo Maison ART, specializzato in fotografia e direzione artistica, Tilila ha iniziato a far parlare parecchio di sé. Da allora ha collaborato con numerosi fotografi, musicisti e designer marocchini che si sono innamorati del suo look. Lei, intanto, si sente una versione moderna delle donne berbere.

Oltre alla passione per l'hip hop, Talila è riconoscibile grazie alle sue lentiggini, causate da un cambiamento di pelle tre anni fa. Ma ci è voluto molto tempo prima che Talila riuscisse ad accettare questa nuova caratteristica. Alla fine ce l'ha fatta e oggi si impegna per trasmettere un messaggio tanto semplice quanto essenziale: amatevi così come siete.

Così abbiamo deciso di fare quattro chiacchiere con lei per parlare del modo della moda, dei pregiudizi che l'Occidente ha sul suo paese e di come la scena creativa locale si sta sviluppando, anche se a suo parere riceve troppa poca attenzione.

Ho letto su Instagram che per colpa di una malattia all'epidermide la tua pelle tre anni fa è improvvisamente cambiata. Di che malattia si tratta? E come l'hai gestita?
Soffro di iperpigmentazione e questo significa che sono estremamente sensibile alla luce solare. All'inizio è stato difficile accettare questa "nuova" pelle, non uscivo più di casa senza essermi rima messa su strati e strati di trucco. Poi, circa due anni fa, le cose sono cambiate: ho iniziato a vedere molta più gente con problemi simili ai miei, e questo mi ha fatto sentire meno sola. È stato un processo lungo e tortuoso, che ha richiesto tanto coraggio e il totale sostegno della mia famiglia. Le prime volte in cui mi facevo vedere in giro senza trucco avevo l'impressione che tutti mi fissassero. Alcune persone mi hanno toccato il viso senza neanche chiedermi il permesso. C'era continuamente gente che mi chiedeva: "Ma cos'è questo?" e facevano commenti come: "Dio che brutte queste lentiggini!" Nonostante questo, ce l'ho messa davvero tutta e sono riuscita a trasformare queste esperienze negative in coraggio e accettazione di sé.

Come è iniziata la tua carriera di modella?
Io e le mie amiche volevamo visitare lo showroom di Maison ARTC e vedere i loro lavori. Per caso, quando siamo passate c'erano anche i proprietari e mi hanno chiesto se potevano farmi delle foto. Nel giro di qualche minuto ero nel bel mezzo del mio primo shooting. Lì è iniziata la mia carriera come modella.

Come descriveresti la tua condizione di modella in Marocco?
Finora ne è assolutamente valsa la pena. Avevo la sensazione che avrei potuto offrire al mondo esterno un'immagine più contemporanea del Marocco rispetto a quella proposta dai media tradizionali. Studio Linguistica all'Università Cadi Ayyad di Marrakesch, quindi non ho una formazione specifica nel settore moda. Al momento in realtà mi sono presa un anno sabbatico, così da potermi concentrare sulla mia carriera come modella. La mia famiglia era piuttosto dubbiosa quando l'ha saputo, perché pensano che le professioni creative non siano "lavori veri." Sinceramente, me ne sbatto della loro opinione, perché devo rimanere focalizzata su ciò che conta davvero: la trasformazione del settore creativo in Marocco.

Qual è la sfida maggiore che hai dovuto affrontare negli ultimi anni?
Sicuramente un bel problema è rappresentato dagli stereotipi con cui i giovani si devono confrontare qui in Marocco. Molti pensano ad esempio che sia un paese estremamente conservativo e tradizionale, oppure che la nostra cultura sia fatta solo da tappeti per interni. Spesso ad avere questa idea di noi sono proprio le persone che in Marocco non ci sono mai state. È per questo che lavoro a stretto contatto con designer e fotografi locali; insieme cerchiamo di estirpare questi cliché e dare una visione più veritiera del mio paese.

Quali sono gli stereotipi che più ti fanno incazzare?
Quelli con cui si deve scontrare ogni ragazza marocchina: orientalismo e feticizzazione. È da qui che nascono commenti come: "Oh, ma dove hai imparato così bene l'inglese?" oppure "Il Marocco è un paese musulmano, perché non porti l'Hijab?" e anche "Ma com'è che sei una modella e non fai la casalinga?". Nella maggior parte dei casi queste espressioni arrivano da persone che non conoscono le complessità della nostra cultura.

Per quanto riguarda la feticizzazione, invece, ho notato che il modo in cui mi presento influenza moltissimo il tipo di reazioni da parte del pubblico. Poco tempo fa un completo sconosciuto mi ha chiamata "la sua piccola principessina bruna." Questo tipo di frasi sono la dimostrazione di come le donne giovani e determinate in Marocco vengano sessualizzate e ammutolite.

Cosa speri per il tuo futuro?
Sto cercando di ampliare la mia istruzione, conoscere cose nuove ed entrare in contatto con realtà creative interessanti. Intanto sto portando avanti anche le mie ricerche universitarie, una ad esempio verte sul modo in cui determinati trend vengono inculcati nella società marocchina. Spero che il mio lavoro possa essere d'esempio per altre persone.

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D Olanda

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