il blu è un colore caldo: l’iperuranio di priscilla tea in mostra a parigi

In occasione della sua mostra parigina, abbiamo incontrato la pittrice italiana per parlare di Second Life e della dimensione aspaziale e atemporale di Internet.

di i-D Staff
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23 giugno 2016, 1:15pm

Priscilla Tea è un'artista pura, che ha sempre fatto le cose a modo suo. Per dirne una, formandosi in giro per il mondo piuttosto che tra le mura di un'accademia. A partire dai 21 infatti ha vissuto a rotazione tra Londra, New York, Los Angeles, Parigi, Atene, imparando e facendosi ispirare dalle esperienze e limitazioni di questa condizione nomadica contemporanea, oltre che dai compagni di viaggio che la situazione le ha offerto. Inizialmente interessata al campo della fotografia, Priscilla ha finito col sorpassare l'inquadratura intesa in senso canonico per abbracciare la pittura, proiettando i paesaggi eterni di Internet al di fuori dello schermo, e mantenendo però della fotografia la tradizione paesaggistica, oltre che la perfezione della grana ad alta risoluzione, resa nei suoi dipinti da immense campiture di colore ad olio sui toni del blu, azzurro e grigio ceruleo, bianco e nero. 

Ristabilitasi ormai da qualche anno a Milano, Priscilla Tea divide le sue giornate tra un grande studio nascosto in una zona industriale ed il cuore della città. Recentemente, ha partecipato alla collettiva Super Superstudio arte e architettura radicale, tenutasi al PAC tra ottobre 2015 e gennaio di quest'anno. Del resto, il lavoro dell'artista sembra fatto per venire svelato, a discapito delle dimensioni, dando così modo allo spettatore di avventurarsi nell'ignoto di paesaggi che sono tanto alla portata di tutti quanto sconosciuti e misteriosi.

In occasione della sua prima mostra personale PROGRAM HELLO, PRINT* , 'Hello World !' END presso la galleria Éric Hussenot di Parigi, abbiamo incontrato l'artista assieme all'inseparabile cane Blu, in una pausa dall'installazione delle sue tele. Osservando le mille sfumature di un cielo parigino di inizio estate, ci siamo confrontate sulla dimensione aspaziale e atemporale di Internet e abbiamo cercato di capire che cosa, per questa pittrice che coniuga pittura ad olio e concetti di archeologia futurista, ha reso il blu il colore più caldo.

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PROGRAM HELLO, PRINT*, 'Hello World!', END, foto dell'installazione, Galerie Éric Hussenot, Parigi

Da dove nasce il tuo interesse per i paesaggi virtuali, come quelli ad oggi semi-abbandonati e nostalgici di Second Life?
Quando ho iniziato a dipingere, gli artisti che mi circondavano facevano opere online che erano più che altro flash animations e a me interessava quello spazio sullo schermo al di là del quale si creava una nuova prospettiva. Tra loro c'era anche Andreas Angelidakis, che ai tempi costruiva delle architetture online posizionate in questo paesaggio molto semplice, spesso fatto solo da due gradient: uno per il cielo e l'altro per la terra. Mi sembrava uno spazio senza tempo e dilatato.

Da quale immaginario provengono le figure che dipingi in essi?
Spesso sono ricordi veloci appuntati sullo schermo del mio Samsung Note, lo uso come un taccuino e appunto piccoli segni, immagini sintetizzate di tempi e pezzi di ricordi, di natura o spazi.

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Priscilla Tea, Double Sky, 2016

Che significato ha il colore blu per te?
Il blu è un colore immateriale, è il riflesso della luce nell'aria o nell'acqua. Penso di usarlo in continuazione perché mi sembra il colore dello spazio più esteso, forse perché nella natura appartiene agli elementi di cui non si vedono i limiti, come il cielo o il mare.

Come scrive Angelo Plessas nel testo che accompagna la mostra, il tuo lavoro investiga (anche) il ruolo della pittura in un'era in cui siamo ormai ad uno stadio maturo di domesticazione rispetto ai nostri dintorni elettronici. Perché la pittura ad olio e non, per dire, l'areografo? Come nasce un tuo quadro?
I quadri partono dallo schermo, i segni passano dallo schermo alla tela, mantenendo formalmente l'estetica del brush di Photoshop, ma sulla tela si alterna il segno digitale con quello delle pennellate dei fondi in gradient tirati ad olio. Questa dualità tra tecnica digitale e analogica è un riflesso della dualità di questi paesaggi, tra reale e virtuale.

Qual è il tuo bar preferito a Milano?
Mi piace andare da Cucchi.

Cosa succede oggi in Second Life?
Ormai Second Life è stata semi abbandonata, le persone che ci vanno sono spesso alla ricerca di sesso, o almeno questo avevo letto in un articolo… Per me è stata più che altro, fin dall'inizio, un riferimento concettuale che in realtà ho mai abitato come realtà virtuale. Tuttavia, quello che ogni tanto mi piace far, è teleportarmi in qualche paesaggio vicino al mare, semideserto, e scattare delle foto del mio avatar volto verso l'orizzonte.

L'avatar di Priscilla Tea in una delle sue esplorazioni nei paesaggi sconfinati di Second Life

Per te è importante la solitudine?
Passo così tanto tempo da sola che più che importante credo sia una dimensione fondamentale con la quale devo avere a che fare per lavorare… La solitudine crea spazio, uno spazio mentale e fisico libero.

Meglio i viaggi reali o quelli digitali?
Sono due viaggi diversi, quelli reali penso ti mettano in contatto con te stessa e con le tue sensazioni mentre quelli digitali ti allontanano e ti collegano ai pensieri, sono esperienze aeree.

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PROGRAM HELLO, PRINT*, 'Hello World!', END, foto dell'installazione, Galerie Éric Hussenot, Parigi

Dal vivo le tue tele si stagliano come incredibili lavori ad olio, in fotografia si digitalizzano a tal punto che potrebbero sembrare a loro volta degli schermi. Come guardi a questo aspetto?
Questa è una delle ragioni per cui io non amo la documentazione in generale, faccio molta fatica a riconoscere i quadri nelle foto, ma non solo i miei, questo mi capita anche fotografando i quadri del 500 nei musei.

Quali sono le tre cose di Parigi che preferisci?
Le mie cose preferite sono la Nike di Samotracia e alcuni quadri di Leonardo al Louvre, il cielo e l'atelier Brancusi.

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PROGRAM HELLO, PRINT*, 'Hello World!', END, foto dell'installazione, Galerie Éric Hussenot, Parigi

Che lavori hai scelto di portare alla tua prima personale da Éric Hussenot?
Mi interessava che i quadri funzionassero bene insieme, che fossero varianti o estensioni di uno stesso paesaggio.

Da poco si è tenuto il Virtual Reality Forum in Svizzera: attraverso nuovi strumenti, come Google Tilt Brush, sembra ora possibile varcare le porte di una dimensione che sembrava confinata all'astrazione e alla poetica di Internet. Ti piacerebbe sperimentare nuove tecniche in questa direzione per i tuoi lavori?
La VR è una delle cose più interessanti che stanno accadendo come evoluzione del paesaggio online, è un immersione in qualcosa di simile che già c'era ma era meno accessibile, cioè Second Life. Partendo dall'idea che i luoghi meno accessibili sono quelli che lasciano più spazio alla proiezione mentale, il confine dello schermo penso sia già sufficiente per intravedere l'orizzonte più lontano.

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PROGRAM HELLO, PRINT*, 'Hello World!', END, foto dell'installazione, Galerie Éric Hussenot, Parigi

Crediti


Testo Matilde Cerruti Quara
Foto dell'installazione per gentile concessione di Eric Hussenot, Parigi
Cartolina di Second Life per gentile concessione dell'artista
Ritratto di Priscilla Tea di Anna Viktorovna Faktorovich

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