sono uno stagista, non un idiota

Tutti ci siamo passati, ma questo non vuol dire che le cose non possano cambiare.

di Tish Weinstock
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01 giugno 2017, 10:00am

Foto di Walter Pfeiffer

Il mondo della moda è sempre in fermento: storie di sesso (non proprio), bugie (potenzialmente), traffico di stagisti (decisamente), interventi del governo e tumultuose cause legali vengono sussurrate alle feste e hashtaggate su Twitter.

"C'è qualche ragione per cui non ho il mio caffè? È morta o cosa?" dice Miranda Priestly ne Il diavolo veste Prada, il film che ricorda a tutti gli stagisti perché devono temere l'ufficio il lunedì mattina. Infiniti caffè, consegne senza fine, pulire il vomito del gatto, pulire il vomito del tuo capo, lavorare nel weekend, lavorare ogni weekend e avere il sentore-quasi-certezza di essere sfruttati. Se questi racconti sono veri, la vita di uno stagista non pagato è piuttosto sconfortante, ma qualcosa sta cambiando.

Segni di incoraggiamento arrivano dalla GranBretagna, dove l'associazione HM Revenue and Customs sta mettendo un freno ai datori di lavoro, facendo sì che tutti gli stagisti siano pagati con un salario minimo giornaliero— sei sterline per chi ha più di 21 anni e cinque per chi ha appena raggiunto la maggiore età. Mostrando il suo sostegno alla causa, la BFC ha affermato: "stiamo lavorando con HMRC per chiarire e comunicare la situazione legale a proposito degli stagisti e delle esperienze di lavoro." Quindi, buone notizie per gli stagisti ovunque: il giorno di paga potrebbe essere dietro l'angolo. Tutti voi che abitate fuori dalle zone 1 e 2 di Londra, gioite!

A parte l'intervento del governo, all'orizzonte c'è un altro cambiamento: (ricordate Aretha Franklin e gli Eurythmics) gli stagisti ora lo "fanno per loro stessi". Da Intern Aware, la campagna nazionale per gli stage giusti e pagati, fino a Intern Magazine, una nuova pubblicazione indipendente dedicata agli stagisti e alla cultura degli stagisti, i giovani di tutto il mondo stanno iniziando a parlare, lottare , e dire YOLO. Provando che sì, potranno anche essere stagisti, ma no, non sono idioti.

Inoltre, come nel racconto di Davide e Golia, l'anno scorso abbiamo visto due piccoli stagisti schiaffeggiare il gigante dell'editoria Condé Nast con una grossa causa legale. Stanchi di essere pagati meno del salario minimo, Lauren Ballinger e Matthew Leib hanno seguito le orme alla moda di Diana Wang (che ha deciso di perseguire Hearst Magazines nel 2012) e di alzare la propria voce. Comunque, alla luce di questo, Condé Nast ha minacciato di tagliare il suo programma di stage, e con quello i sogni di moda degli stagisti di tutto il mondo.

Non ci sono dubbi al riguardo: gli stage devono cambiare. Gli stagisti dovrebbero essere pagati con il salario minimo (o almeno ricevere un rimborso per le spese che copra il viaggio) e una qualche persona intelligente dovrebbe inventare un servizio professionale di consegne di ritorno, così gli stagisti non dovrebbero trascinare enormi valige per tutta la città (perché cosa impari esattamente facendo questo, a leggere una mappa?).

Comunque, mentre la profezia di Karl Marx secondo la quale tutto il solido che si scioglie in aria diventa più di una realtà, con tutto quello che sta succedendo online ci sono sempre meno soldi disponibili per la stampa, e certamente non per pagare gli stagisti. E, mentre la bellezza di avere iEverything signifca che le persone hanno libero accesso a un più ampio range di materiali, di contro c'è che le pubblicazioni online non hanno soldi. Quindi, in teoria, pagare gli stagisti sarebbe fantastico, ma come Jerry Maguire disse una volta, "show me the money!", perché per ora non ce ne sono.

Ma questo non significa nemmeno che gli stage dovrebbero essere tutti aboliti. Esattamente come i make-up selfie, i video di YouTube dei cuccioli carini e le foto instagrammate di formaggio di capra e tartine, lamentarsi degli stage è diventata l'ultima moda. Quindi è sempre più facile essere risucchiati in discorsi che parlano di stagisti trattati come schiavi e magazine/case di moda essere il peggio da quando Marc Jacobs ha lasciato Louis Vuitton. Nel mio caso, non è vero.

Senza stage, si può dire addio al guadagnare un'esperienza critica; dire addio ai crediti scolastici; alle nuove amicizie, quelle con le future star della moda; e dimenticatevi di avere il vostro nome in stampa. Tutti iniziano come stagisti; gran parte del team di i-D team ha in effetti iniziato come stagista qui. Gli stage sono un rito di passaggio, e, anche se può sembrare un cliché, il più a lungo riesci a rimanere in un posto più alte saranno le possibilità di ottenere un lavoro li.

In aggiunta a tutto ciò, oltre a essere essenziali per dare avvio alla tua carriera, gli stage sono cruciali per capire anche quali carriere davvero non ti si addicano. Quindi, se il tuo stage di moda non è quello che ti aspettavi, forse è perché tu non sei fatto per la moda. O, come disse una volta un amico molto saggio, "ragazza se non riesci a sopportare il caldo, esci dalla cucina."

@tishweinstock

Crediti


Testo Tish Weinstock
Foto Walter Pfeiffer
Styling Erika Kurihara

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