mettiamoci a nudo per tornare alla bellezza reale con reality project

Scopriamo insieme l'iniziativa di Alessandro Viganò e Matteo Scarpellini, nata come risposta al modello estetico fasullo e irraggiungibile con il quale siamo costretti a confrontarci quotidianamente.

di Francesca Lazzarin
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15 luglio 2016, 11:00am

Alessandro Viganò e Matteo Scarpellini sono due fotografi professionisti con base a Milano. Questa premessa è sufficiente per farci immaginare come passino buona parte delle loro giornate a rimuovere brufoli, eliminare ogni traccia di cellulite e livellare senza pietà ogni qualsivoglia forma di inestetismo. Invece no, almeno, non più. Alessandro e Matteo hanno scelto di ribellarsi all'idea preconfezionata di bellezza che ci viene propinata dai media e hanno dato vita a Reality Project, un'iniziativa tutta all'insegna della body positivity. I due immortalano i soggetti nudi nelle proprie abitazioni e le foto vengono poi pubblicate sul sito accompagnate da un breve testo in cui i protagonisti degli scatti parlano un po' di sé. Nell'era dei filtri di Snapchat miracolosi e dei selfie di Instagram che vogliono risultare naturali anche quando presuppongono ore di preparazione, ciò che i due fotografi ci chiedono di fare è molto difficile: no, non spogliarsi, ma accettarsi e persino piacersi. In una società che lucra sulle nostre insicurezze facendoci ambire ad un modello estetico irraggiungibile, il duo di Reality Project ci chiede di metterci a nudo, esibire quelli che ci hanno insegnato a chiamare difetti, imperfezioni. Abbiamo incontrato i due fotografi per farci raccontare di più di questo progetto e di com'è nato.

Com'è nata l'idea del progetto? Sappiamo che l'intenzione è quella di mettere in risalto la bellezza reale contrapponendola all'ideale irraggiungibile perpetuato dai media. Eppure ci deve essere stato un momento preciso in cui avete deciso di concretizzare l'idea, un momento in cui avete pensato "Sì, dobbiamo assolutamente farlo".
Il progetto non è nato per caso. Abbiamo lavorato per tanto tempo nel mondo della fotografia commerciale dove tutto deve essere perfetto e calibrato. Questo concetto forzato di perfezione (anche dove non c'è) ci aveva stancato, avevamo bisogno di riavvicinarci alla realtà, ad una fotografia grezza, pura, che potesse vivere così, come nell'attimo in cui veniva scattata. Per rispondere alle esigenze del mercato eravamo soliti ritoccare e aggiustare ogni piccolo dettaglio o imperfezione, finché non abbiamo scelto di ribellarci e abbiamo iniziato a proporre immagini sempre più vere e reali; da qui il nome del progetto. Il tema è molto delicato, ma da subito abbiamo ricevuto un'ottima risposta anche dalla stampa. Da allora ci dedichiamo al progetto ogni volta che ne abbiamo tempo e si tratta di un'iniziativa che non ha una data di scadenza. Fotografiamo perfetti sconosciuti, di qualsiasi sesso ed età in case mai viste prima, utilizzando solamente la luce naturale. Le immagini sono come le vedete senza nessun tipo di manipolazione. Un concetto di "vero" esteso a tutti i livelli.

Immagino che gran parte delle persone che avete scattato non siano abituate a farsi fotografare professionalmente. Date loro indicazioni su come muoversi o si tratta di pose spontanee? Come riuscite a fare in modo che tutti si sentano a proprio agio?
Tutti coloro che decidono di partecipare al progetto lo fanno in modo volontario, compilando il form che si trova sul sito. In questo modo ci troviamo quasi sempre di fronte a persone perfettamente consapevoli di quello che stanno facendo senza bisogno di ricevere particolari indicazioni da parte nostra, anche se si tratta di soggetti che non sono abituati a farsi fotografare. Quando è possibile però, prima di iniziare a scattare cerchiamo di trovare il tempo per fare una bella chiacchierata in modo da percepire un eventuale imbarazzo e, nel caso, cercare di eliminarlo. Noi facciamo di tutto per essere il più discreti possibile, ma ovviamente, essendo in due e con le fotocamere in mano, non è cosa facile. Nei momenti di difficoltà ci fermiamo per fare una pausa caffè, magari fumare una sigaretta. Si pensa ad altro per qualche minuto e poi si riparte. Una volta è successo che una delle ragazze era talmente a suo agio che dopo la sessione fotografica ci ha invitato a cena, rimanendo nuda per tutta la sera. In casa, ovviamente.

Sul sito è evidente come la maggioranza delle persone scattate siano donne. Secondo voi perché?
È vero, ne siamo consapevoli. È anche una delle critiche che più spesso ci viene fatta. Credo che sia una questione di rapporto con il proprio corpo. Gli uomini sono più timidi o semplicemente più disinteressati. Le donne invece, hanno dimostrato molta più sensibilità sull'argomento ed è per questo, crediamo, che hanno partecipato molto più numerose.

Avete avuto modo di vedere le reazioni dei soggetti quando vedevano le foto per la prima volta? C'è stato anche chi si è tirato indietro in un secondo momento?
In genere selezioniamo noi le foto e inviamo al soggetto solamente quelle che ci sembrano migliori. Fino ad oggi le reazioni sono state più che positive e nessuno si è tirato indietro in un secondo momento. Ecco, questa è una cosa che vorremmo evitare che succedesse, anche perché per noi si tratta di un lavoro e un dispendio di tempo ed energie. Se la gente si tirasse indietro dopo aver fatto le foto, il progetto non sarebbe sostenibile. Un paio di anni fa, presentammo il progetto al Festival della Fotografia Europea di Reggio Emilia installando un box dove la gente si poteva autoritrarre (nuda, ovviamente) e diventare parte integrante della mostra in tempo reale. Sono le polaroid con lo sfondo nero che potete vedere sul sito. Ecco, quella fu l'unica volta in cui una ragazza, vedendo la sua foto, si mise a piangere. Fu un momento molto intenso.

Scattate chiunque si proponga o applicate un criterio di selezione?
Il progetto è assolutamente aperto a tutti (sopra i 18 anni, ovviamente) e di norma accettiamo chiunque si candidi.  L'unica selezione (per il momento) è quella geografica. Essendo autofinanziati, fino a che non troveremo un partner o uno sponsor che possa aiutarci nella produzione del progetto ci vediamo costretti a lavorare nella zona intorno a Milano in modo da limitare le spese. Al momento abbiamo una lista di circa 150 persone che vorrebbero farsi fotografare, ma molte vivono lontane. Questo è uno dei motivi che ci hanno spinto a lanciare una raccolta fondi, nella speranza che presto il progetto possa trasformarsi anche un bel libro. Vi assicuriamo che ogni euro raccolto verrà convertito in chilometri per raggiungere nuovi soggetti.

In tempi recenti si è affermata la tendenza secondo la quale anche le celebrità si oppongono al fotoritocco. Pensate sia un'onesta volontà di cambiare le cose o una forma di perbenismo per rendersi gradevoli agli occhi del pubblico?
Forse entrambe le cose. In alcuni casi - vedi il celebre esempio di Kate Winslet - credo si tratti di sincera volontà di cambiamento. Lei si è esposta in prima persona in questa battaglia, esigendo che le sue foto non venissero ritoccate in alcun modo! Stessa cosa per Brad Pitt. Tanto di cappello per entrambi. Poi sicuramente ci saranno tanti altri che invece sfruttano questa tendenza esclusivamente per far parlare di sé. Non mi stupirei se poi le foto se le facessero ritoccare ugualmente.

In una precedente intervista avete detto di apprezzare molto le opere di Luigi Ghirri. In che misura ha influenzato la vostra arte?
Luigi Ghirri è stato e continua ad essere un nostro punto di riferimento, forse non tanto dal punto di vista compositivo, ma piuttosto per la poetica del ritorno alle cose semplici e senza tanti fronzoli. La pulizia e la semplicità estetica sono il fil rouge che ci accompagna ormai da tanti anni, anche fuori da questo progetto.

Immagino che miriate ad avere il maggior grado di varietà possibile per quanto riguarda i soggetti. C'è una categoria di persone in particolare che vi manca e che vorreste scattare?
Il progetto è nato su Tumblr, una piattaforma che è molto seguita soprattutto negli Stati Uniti ed è frequentata da un'utenza piuttosto giovane. La diretta conseguenza di questo è che la maggior parte della gente che partecipa al nostro progetto abbia tra i 20 e i 40 anni. Ci piacerebbe molto avere più varietà a livello di età, etnia e tipologia di fisico. Quindi fatevi avanti, gente, e spargete la voce!

Se volete sostenere il progetto o partecipare come modelli qui trovate tutte le informazioni necessarie.

Crediti


Testo Francesca Lazzarin
Foto Alessandro Viganò e Matteo Scarpellini

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