riviviamo l'età d'oro dell'hip hop con la fotografa lisa leone

Lisa Leone c'era quando Nas ha registrato Illmatic, durante l'ascesa dei Fugees e ha vissuto in prima persona l'età dell'oro dell'hip hop.

di i-D Staff
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19 febbraio 2016, 2:02pm

Chi è cresciuto negli anni '90 non poteva immaginare quanto quel periodo avrebbe influenzato le generazioni a venire, conservando un posto nei cuori di coloro che avrebbero raggiunto la maggiore età 20 anni dopo. Nessuno prevedeva l'ondata di nostalgia che avrebbe suscitato una camicetta a quadri in flanella stile Nirvana, una t-shirt con impressa una foto delle TLC o un poster delle Spice Girls.

Lo stesso vale per la fotografa Lisa Leone. Lei c'era in quei momenti che poi sarebbero passati alla storia, immortalando quelle che sarebbero poi diventate le icone del decennio come Nas, The Fugees, House of Pain, Snoop Dogg, ma non avrebbe mai immaginato l'importanza che avrebbero avuto quegli scatti due decadi più tardi. Il suo libro fotografico Here I Am ci mostra una selezione di queste fotografie, i cui soggetti sono diventati il simbolo dell'età dell'oro dell'hip hop. Lisa Leone ci ha parlato di com'è stato assistere di persona al genio di Nas e dell'energia di New York City degli anni '90, e ci ha raccontato perché è passata al cinema dopo aver lavorato con il leggendario Stanley Kubrick in Eyes Wide Shut.

All'inizio degli anni '90 fotografavi artisti come Nas e Snoop Dogg. C'era qualcosa di particolare in loro che volevi immortalare con i tuoi scatti?
Penso che quando ti trovi in un determinato momento storico tu non sia in grado di realizzare quanto importante sia o sarà in futuro. Sei tipo, 'oh, hey, che figata!' Mentre Nas stava registrando Illmatic c'era un'energia in studio che lasciava intendere che c'era qualcosa di speciale nell'aria. Lo si percepiva chiaramente mentre Nas rappava: non potevi fare a meno di pensare 'wow, qui si sta compiendo qualcosa di davvero speciale.' Aveva circa 19 anni.

Eri una fan di Nas all'epoca?
Beh, nessuno sapeva chi fosse Nas sino a quel momento. Era il suo primo album, non potevo essere ancora una sua fan. Sono cresciuta da B-girl, con la Rock Steady Crew e Fabel, quindi si può dire che fossi coinvolta nell'hip hop prima che venisse riconosciuto a livello mondiale, credo. Al tempo si trattava più di una comunità: tutti si conoscevano, non era un gruppo così chiuso, era aperto al flusso creativo. Non era raro sentire 'hey, che fai? C'è uno studio, c'è il set per un video musicale, potresti fare questo? E quello?' Tutti erano esaltati per ciò che stava accadendo.

Eri in studio mentre Nas stava registrando Illmatic. Com'è stato?
Potevi percepire la magia. Era la classica studio session in cui tutti cercano di capire cosa fare, come procedere. Nei momenti in cui era da solo di fronte al microfono, però, improvvisamente tutti si zittivano, della serie 'woah, è una figata.' Qualcosa di speciale stava accadendo e tutti l'avevano capito.

Avete parlato molto?
Sono rimasta lì tutto il giorno e ricordo che abbiamo avuto una conversazione in merito all'etichetta discografica o qualcosa del genere. Nas era molto giovane e ricordo di avergli detto qualcosa della serie, 'fai ciò che vuoi fare, non lasciare che nessuno ti dica…' non che avrebbe mai lasciato che qualcuno gli ordinasse cosa fare, ma mi sono sentita di dire così perché ero più grande di lui. Vedevo questo artista e volevo che si esprimesse senza essere limitato. Nello studio scattavo e ogni tanto scambiavamo due parole, ma stavano lavorando e prendevano tutto molto seriamente.

Bisogna ricordare che ai tempi non esistevano cellulari, non esisteva il digitale, era tutto analogico e tutto si riduceva a un'unica persona con la sua piccola Leica. Ora ci sarebbero dieci persone, iPhone e flash costanti, si sa. Era molto diverso all'epoca.

Gli artisti avevano già idea di come avrebbero voluto essere immortalati?
No. Le persone avevano molta meno consapevolezza della loro immagine pubblica al tempo, perché non esistevano tutti questi social media, era tutto molto più naturale, più vero. Scattando in analogico non potevi nemmeno vedere un'anteprima. Non esisteva la necessità immediata di vedere subito l'immagine. Non era ancora nato questo bisogno. Certo, Grandmaster Flash e Furious 5 avevano le idee chiare per quanto riguarda il look e l'immagine che volevano dare di sé, ma è una cosa diversa.

Parlami dello shooting con The Fugees sul tetto.
Beh, ci trovavamo tutti su questo tetto e dietro di me c'erano 25 persone che saltellavano in lungo e in largo. Eravamo lì per girare il video di Vocab e c'è stato un momento in cui tutto si è improvvisamente fermato, un istante in cui tutto era tranquillo. Ho catturato quel momento. Questa è un'altra differenza tra fotografia digitale e analogica: con l'analogica, non si tratta di scattare ogni singolo secondo e guardare ciò che hai raccolto in un secondo momento. Con l'analogico devi essere lì, vivere il momento, sentire ciò che sta accadendo, tentare di farne parte per poi immortalarlo.

A quell'epoca i video musicali e i film influenzavano il tuo lavoro?
In quei tempi i miei lavori subivano molto l'influenza di fotografi come Arnold Newman, Cartier-Bresson. Mi interessavano molto i reportage e la street photography. Adoravo il modo in cui Arnold Newman fotografava gli artisti. I video musicali erano ancora una novità, quindi non posso dire che mi abbiano influenzata direttamente. Alla fine eravamo noi a crearli, quindi si può dire che siamo stati noi ad influenzare chi è venuto dopo. Poi, in un secondo momento, però, ho trovato l'ispirazione nel cinema.

Nel tuo libro Here I Am hai messo insieme tutte queste immagini. Come è stato riscoprirle?
È incredibile. Ignoravo l'esistenza di moltissime foto che ho scattato, me ne ero completamente dimenticata. Avevo persino dimenticato di essere stata presente durante la registrazione di Illmatic!

È pazzesco.
Un mio amico, più giovane di me, è un fissato dell'hip hop. Quando mi sono messa a riguardare queste vecchie foto lui era lì con me, incredulo: 'Mi stai prendendo per il culo?! Cos'è questo? COSA!?' Io rispondevo semplicemente, 'non mi ricordavo nemmeno di averla fatta.' È una figata. Rivedere tutte quelle foto fa rivivere un sacco di cose: i ricordi, l'energia di New York City… Anche un po' di nostalgia perché questa energia ora non esiste più.

Ti occupi anche di cinema?
Ho iniziato a girare video musicali e poi ho smesso perché ho lavorato quattro anni con Stanley Kubrick per Eyes Wide Shut. Quando quella parentesi si è chiusa i video musicali erano completamente diversi. All'improvviso i budget erano di 2 milioni di dollari. (Quando me ne occupavo io avevo a disposizione 250.000 dollari per un video delle TLC e ti assicuro che già quello era un ottimo budget.) Così, dopo aver lavorato con Kubrick ho iniziato con la regia e da quel momento mi sono occupata di progetti indipendenti, documentari e così via…

Com'era Kubrick?
Fantastico. Ho iniziato facendo ricerca per lui e poi sono passata alla decorazione dei set, ero io ad occuparmi di tutte le prove luci dei provini cinematografici a NY. Se mettevi il cuore in ciò che stavi facendo, se davvero avevi una grande passione per ciò che stava accadendo, era molto aperto e condivideva tutto. Siamo diventati molto amici. Quando si lavora a un film di Kubrick è come lavorare a un film amatoriale, di studenti: ci lavorano sei persone! Si tratta di un ambiente molto intimo, quindi. Lui era fantastico, molto generoso. Potete immaginare quanto io abbia imparato da questa esperienza. 

Crediti


Testo Oliver Lunn
Foto Lisa Leone

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