paul smith ci racconta come si trasforma una casa di moda

50 anni dopo aver fondato il suo brand, la linea uomo di Paul Smith è stata sottoposta alla più grande trasformazione di tutti i tempi.

di i-D Staff
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09 settembre 2015, 11:29am

James wears all clothing Paul Smith. Shoes Model's Own.

Per un'industria ossessionata dal nuovo, il più grande paradosso dell'industria della moda è la paura del cambiamento. Esaminando le ultime quattro stagioni, la linea uomo di Paul Smith è stata sottoposta alla più grande trasformazione di tutti i tempi. Le sue collezioni romantiche con cappotti che toccano a terra, epiche pellicce di pecora, e le sue confezioni incomprensibili hanno dato al brand di 45 anni opulenza e poesia, superando le righe sgargianti e le delicate stampe floreali che lo definivano un tempo. Ma è una presa di posizione che inizialmente non è stata molto considerata dall'industria, anche se vende di brutto. Giorni dopo la sfilata primavera/estate 16 a Parigi, Sir Paul si trova sdraiato in un angolo del The Delaunay con un sacco di cose per la testa. "Non importa in che parte di mondo mi trovi, la gente mi dice 'mi sono sposato con uno dei tuoi completi' La seconda cosa che dicono è 'Tu sei famoso per quelle righe giusto?' Questo è un preconcetto. Ho realizzato scarpe fatte a mano, abiti, cose kitsch e altre cose meravigliose," dice prendendosi un attimo di pausa. "Perché c'è un solo elemento della collezione che è ben noto al pubblico ed è tutto quello di cui parla: le righe. Questo è il motivo per cui ne ho preso le distanze." 

Si sta riferendo alla sua decisione spericolata di quattro anni fa di cominciare a ritirare tutti i prodotti riconosciuti come i suoi due pezzi più venduti, le righe e la stampa fotografica, a cui si deve l'invenzione negli anni '80. "In una notte, ho tolto un sacco di quattrini all'azienda. Tutti credevano che fossi diventato pazzo, ma sono certo che stavamo seguendo la strada sbagliata. Continuiamo a fare un sacco di righe adorabili, semplicemente non le facciamo più con colori primari, cosa che, secondo la mia opinione, era diventata una cosa troppo popolare. Ci etichettava." Era il primo capitolo della costante crescita del brand Paul Smith, che - indipendentemente da vendite e continua espansione - aveva perso lo sprint da adolescenti anni '70-'80.  Per Sir Paul - irrimediabilmente insaziabile di novità - quella è stata un'azione che l'ha portato a riflettere e che doveva essere rettificata, a cominciare da quello che lui chiama la punta dell'iceberg: le sue sfilate. "Ho deciso di dargli molta importanza, perché avevo bisogno di avere una conversazione come quella che sto avendo con te adesso, e prima non potevo." 

Con un'attenta squadra di designer e nuovi stylist, ha spiegato le vele verso una nuova interpretazione dei canoni classici di Paul Smith. I suoi tagli immacolati si sono fatti più marcati, le lavorazioni più ardite e quello stile bohémien e lo spirito rock 'n' roll di cui si sono innamorati i suoi amici decenni fa - parliamo di David Bowie, Led Zeppelin, Patti Smith - è presente sotto forma di motivi grafici e tantissima pelle. Il cambiamento è stato forte e chiaro, eppure molti partecipanti alle sfilate non hanno prestato attenzione. Per questa industry così dannatamente innovativa, Sir Paul è sempre stato il buon Sir Paul - anche se il suo prodotto è totalmente rivoluzionato. La frustrazione era palpabile, sicuramente per chi di noi che si è innamorati delle nuove collezioni sin dal primo giorno, ma specialmente per un designer che ha sempre saputo come farsi notare.  "Spesso divento molto triste quando molti dei nuovi arrivati - sopratutto provenienti dai nuovi media - ti giudicano prima del previsto" ha affermato. "Penso che la cosa più difficile sia dare giudizi a posteriori, e oggigiorno viene fatto con molta noncuranza." Potrebbe tirar fuori il fatto dell'età - Sir Paul compierà 70 anni il prossimo anno - ma non lo fa. "Non penso che stia capitando a me. Dovresti chiederlo alle persone che mi circondano, sono sempre vivace e talmente interessato a conoscere qualsiasi cosa. Ho compagni della stessa età che sono persone vecchie. Sono mentalmente fiacche perché non hanno una mente pronta ad esplorare. Io lo faccio, perché l'ho sempre fatto." Allo stesso modo, dice, la sua residenza a Holland Park e la sua strabiliante fortuna - £290 milioni - non sono mai state un problema. "Se non fai attenzione, resti nella tua torre d'avorio col tuo autista personale che guida la tua macchina mentre sei circondato da servi, e prima che tu te ne accorga ti sei già perso, ne paghi così le conseguenze. Io continuo ad andare al negozio - io lavoro in negozio - quasi ogni settimana, e vado sempre alle fiere di tessuti." Guida una Mini, legge ogni giornale ovunque si trovi (tranne, forse, il Sun), e tutte le mattine risponde alle lettere che riceve dagli ammiratori di tutto il mondo. 

James indossa tutti abiti Paul Smith. 

Se la rivoluzione di Paul Smith è cominciata con l'abbigliamento maschile, Sir Paul si sta concentrando su quello che chiama "la sfida più grande":  dare vita alle sue nuove collezioni donna, che non avranno nulla da invidiare alle collezioni innovative degli altri brand. Perché, stando a come vanno le cose nel mondo di Paul Smith, perché no? È il primo ad ammettere che non si è mai destreggiato molto con i capi femminili, anche se lo sta facendo dal 1993. "La prima collezione da donna era semplicemente composta da abiti maschili per donne. Poi sono iniziate le pressioni: 'Abbiamo bisogno di un abito, abbiamo bisogno di una gonna.' Per alcuni anni ho cercato di analizzare la mia mancanza, non credevo di poter fare abiti da donna, forse perché non ho un forte lato femminile. Semplicemente non fa parte di me. Ma adesso ho questa squadra grandiosa," ha detto, aggiungendo che non ha mai realizzato una collezione femminile che abbia venduto bene.

Accompagnato dalla moglie, l'intellettuale chic Lady Pauline Denyer - sua spalla dal '69 - la nuova direzione si focalizzerà sugli insegnamenti sulla couture che lei ha ricevuto durante la sua giovinezza al Royal College of Art. "A 21 anni, Pauline ed io siamo stati a delle sfilate, e vedemmo Saint Laurent, Chanel e Balenciaga in saloni con dodici persone come pubblico. Quindi conosciamo molto della storia della moda," ha spiegato, accennando forse a un Paul Smith più artigianale in futuro. Con il suo cinquantesimo anniversario in arrivo nel 2020, sarà perdonato per aver riproposto per tanto tempo i suoi capi vincenti, ma soprattutto, la tenacia di Sir Paul è una dimostrazione del fatto che, che tu sia vecchio o giovane, povero o ricco, il coraggio è la forza di qualsiasi stilista. Poi, ovviamente, è importante restare fedeli al proprio brand. "Sto per far sentire la mia voce in un modo che mi appartiene molto", ha detto. "Davvero molto."

Crediti


Testo Anders Christian Madsen
Foto Jason Evans
Moda Max Clark
Assistente moda Bojana Kozarevic, Marta Tagliabue
Modelli James McDonald, James Gale

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