normcore è una delle parole più googlate del 2014

Nel 2014, la vita vera ha richiesto vestiti veri: Rory Satran riflette sull'anno del normcore.

di VICE Staff
|
18 dicembre 2014, 12:35pm

Cosa c'è di così interessante nel vestirsi normalmente? Torniamo all'autunno 2013, quando K-Hole, azienda di previsione di tendenze di New York, pubblicò il report Youth Mode: A Report on Freedom. Le loro acute osservazioni riguardo al fatto che i millennials si stessero spostando verso una mentalità più mainstream è poi diventato un movimento nella moda e un meme su internet: Normcore. Il trend si è spinto così, tanto da far sviluppare al designer e programmatore Daniel Spagnoli No More #NORMCORE, un'estensione di Google Chrome per bloccare l'hashtag. Improvvisamente quegli onnipresenti ragazzini di Bushwick vestiti come Jerry Seinfeld diretto alla lavanderia a gettoni avevano un'etichetta che identificava il loro stile. Si trattava di rimanere basici con twist in più: Levi's 501s, cappellini da baseball, felpe grigie, New Balance. Ma tanto velocemente quanto ci è voluto per essere coniato, nello stesso tempo il termine è stato definito fasullo. 

Siamo così affamati di novità che la novità è in se stessa alla moda? Cosa ci dobbiamo aspettare? Food blog devoti ai toast al burro o festival musicali con musica da ascensore? E poi, i cool kids non hanno da sempre flirtato con quei look proletari, fatti di camicie da meccanico e pantaloni di velluto a coste anni Settanta? Dal punto di vista della moda, l'area grigia che sta la normalità e la studiata semplicità è, in effetti, molto grigia. Miuccia Prada stessa ha lanciato nel 1985 uno zainetto basico nero realizzato nello stesso nylon usato dall'Esercito Italiano, e molto è stato fatto dai designer per quanto riguarda il footwear suburbano incluse le versioni di Céline e Giambattista Valli delle Birkenstock. Fantasia o no, il trend dell'anno passato ha portato all'adozione mirata di un look più basico.

Piuttosto che farsi coinvolgere troppo nella controversia che infuria online, io credo che sia giusto celebrare questo momento in cui ci si veste normalmente! Chi ha voglia di sprecare il tempo a mettere insieme look complicati e su misura che potrebbero (o anche no) farci finire su qualche imbarazzante blog di moda? Usare gli abiti per l'espressione di sé è scomodo, costoso, impegnativo e complicato. Forse liberarsi dalla moda è il modo migliore per rispondere alle sue minuzie in continua evoluzione. La normalità è chic.

Ultimamente ci sono molte icone della moda vestite con uno stile mainstream. Nonostante come santi patroni del movimento normcore vengano sempre nominati Jerry Seinfeld e Steve Jobs, io ricorderei anche John F. Kennedy Jr. e Carolyn Bessette Kennedy, il re e regina del normal chic. OK, chiaramente CBK indossava un minimalismo dallo standard piuttosto alto come quello di Calvin Klein e Narciso Rodriguez. Ma non vestiva anche Gap? C'è una fotografia eccellente di un paparazzo che la ritrae in metropolitana, con una maglietta nera a girocollo, pantaloni color cachi e una banda elastica in cotone per capelli. In metropolitana, gente! E John John girava con cappellini da baseball anni Novanta, larghe felpe in cotone a costine e zaini. Il loro stile era raffinato e semplice, eppure accessibile: realistico per la vita in una città che comprende il camminare, l'andare in bici e sui pattini. (Hey, erano gli anni Novanta!)

"Chi ha voglia di sprecare il tempo a mettere insieme look complicati e su misura che potrebbero (o anche no) farci finire su qualche imbarazzante blog di moda? Usare gli abiti per l'espressione di sé è scomodo, costoso, impegnativo e complicato. La normalità è chic."

Come Carolyn e John ben sapevano, la vita vera richiede abiti veri. Chiunque abbia provato ad arrancare giù per le scale della metropolitana con un paio di platform di Céline e una gonna a matita può certificare la crudeltà dell'essere alla moda. Il comfort è elegante. Due dei più prolifici e decadenti creatori di immagini di moda, la fotografa Inez Van Lamsweerde e lo stylist Joe McKenna, portano delle New Balance in pelle scamosciata ogni giorno. Inez e Joe sono circondati dalla moda più concettuale e lussuosa sul pianeta, eppure rimangono normali. Quando gli viene chiesto perché optino per il norm-style, Joe risponde semplicemente, "comfort." Ed è lì che sta il grande fascino del movimento normcore. Prendere spunto dalle mamme che lavorano ci permette di concentrarci sulle nostre occupatissime vite invece che sui nostri outfit.

Al di là dell'innegibile piacere di sprofondare nella comodità, c'è un piccolo piacere colpevole che viene con l'adattarcisi. Come K-Hole ha scritto nel suo trend report: "Nel Normcore, uno non finge di essere al di sopra dell'umiliazione dell'appartenenza." Quando le Nike Free Run nere sono di fatto diventate le scarpe per ogni giorno da Kanye West fino a tua mamma, tu avresti potuto prendere l'altra direzione. Ma invece te ne sei comprato un paio. E oltre ad essere comode, con un ottimo design e facili da abbinare al tuo guardaroba, c'era qualcosa di carino nell'avere le stesse scarpe di tutti i tuoi amici. È stato un viaggio nel passato fino alle medie, prima che ci si preoccupasse dell'essere speciali.

Una nuova generazione di designer sta lavorando con più limiti, forse in risposta alla crisi economica e un disgusto per gli eccessi dell'esuberanza dello streetstyle. Dayton Rinks, lo stilista venticinquenne della linea iper-semplice Smith & Smith, ha basato la sua collezione su felpe essenziali e pantaloni della tuta. Come lui stesso dice, "La moda negli ultimi cinque anni è stata un po' come una sparatoria di bazooka, in particolare nel menswear. Sono spuntati tutti questi brand e tutto è estremamente decorativo e ornamentale. La nostra è una reazione culturale contro tutti i Givenchy del mondo."

Rinks ci ha parlato anche dei suoi abiti in relazione alla filosofia orientale. Con un accenno al buddismo zen, i limiti del guardaroba possono aiutare, secondo le sue parole, "a liberare la mente dal pensare ai vestiti." Sono sicura che Steve Jobs sarebbe stato d'accordo. La sua attrazione per le uniformi derivava da una visita alla fabbrica della Sony negli anni Ottanta, quando i lavoratori portavano uniformi disegnate da Issey Miyake fornite dalla compagnia. Jobs provò a convincere Miyake a creare gilet di nylon per gli impiegati della Apple. Quando l'idea venne rifiutata dai lavoratori della Apple, Jobs fece realizzare al designer giapponese cento dei girocolli che divennero la sua personale uniforme.

Chi ama la moda prova sempre un certo brivido nell'indossare, o ammirare, i pezzi più unici e artistici dei grandi designer. Un dolcevita nero non potrà mai eclissare l'ispirazione che c'è dietro a un abito da sera di piume di Alexander McQueen. Ma la proporzione della popolozione che potrebbe anche solo sognare di possedere un tale pezzo è infinitesimale. L'elitarismo degli abiti a cinque cifre è molto più chiaro per quelli che non sono accecati dalla passione per la moda. Ho comprato un Alaïa che non mi posso permettere con la vaga giustificazione che "durerà molto tempo."

Ma anche per quelli che si possono facilmente permettere di comprare abiti di stilisti l'investimento è comunque discutibile. Con grandi marchi di street che strappano i nostri stilisti più creativi a destra e a sinistra, l'originalità è diventata meno realizzabile. La gara per portare il design alle masse ha privato l'alta moda della sua natura di innovazione, e attenuato la sua singolarità. Se puoi correre da Zara e comprare i capi più sperimentali direttamente dalle passerelle, perché allora preoccupartene?

Si può apprezzare la moda e non seguire la sua corrente. Le persone di stile si sono distinte vestendosi in maniera anonima da quando Tonne Goodman ha comprato il suo primo paio di jeans bianchi. Come dice il NY Fashion Director di i-D, Alastair McKimm, "Cos'è normale? Credo che la stampa stia sbagliando: stanno mettendo sullo stesso piano abiti pratici e ben curati con persone alle quali non importa come sono vestite. Io sono pro-normal." Fondamentalmente, vestirsi normalmente è una questione di risparmiare energie in maniera saggia. Quest'anno, il punto sarà passare più tempo a fare cose e meno tempo a comprarle.

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta sul The New Issue di i-D, estate 2014.

Crediti


Testo Rory Satran

Tagged:
Normcore
rory sartran