juliana huxtable è la star della triennale di new york, ecco perchè

Clubber, poeta, artista e musa: è lei l’attrazione principale al New Museum di New York e noi abbiamo esaminato la sua posizione nell’attuale panorama culturale.

di Rózsa Farkas
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13 aprile 2015, 9:00am

Photography Michael Bailey Gates

Il 31 marzo è stata la Giornata Internazionale della Visibilità Transgender. Nel corso della storia abbiamo avuto la possibilità di riscontrare quanto sia effettivamente fondamentale dare visibilità alle persone che soffrono e se vogliamo vivere in un mondo migliore, la diversità è vitale. Coloro che lavorano con corpi che non sono considerati "normali" - non bianchi, non maschili e non etero - spesso sono oggetto di violenza e non vengono percepiti separati dal corpo che legge il messaggio. Questi sono corpi che sono posseduti, scrutati e abusati da altri.

Alcuni corpi sono visibili - per il modo in cui questi vengono classificati e identificati - ma la loro voce resta ancora inascoltata. È questo il paradosso di cui dobbiamo essere consapevoli. Mark Aguhar, artista transessuale morto suicida nel 2012, ha detto della visibilità: "È quella cosa che ti fa capire che i tuoi tentativi di manipolazione e potere passivo-aggressivo non vinceranno mai contro le strutturali forme di dominio contro il tuo corpo." Svariate comunità online stanno iniziando a cogliere l'importanza del concetto di 'visibilità' diventando muse di altri artisti e portando la loro immagine al di fuori di uno scompartimento, per esistere, al di fuori della semplice carne, come corpi dotati di una voce. Tutto questo è ben visibile nei lavori di Juliana Huxtable. 

L'arte di Juliana Huxtable non sta nelle gallerie, la si trova nei locali notturni, ai reading di poesie, su internet e raramente in spazi commerciali o in fiere d'arte di alto livello. Nonostante ciò, è una delle artiste più giovani esposte alla prestigiosa Triennale Surround Audience del New Museum di New York, e, come ha detto Vogue, "Se Surround Audience fosse un film, Juliana Huxtable ne sarebbe la protagonista." Come ha fatto a eclissare alcuni dei più grandi nomi dell'esposizione come Ed Atkins, Josh Kline e Oliver Laric? Come ha fatto una musa della scena clubbing a diventare una stella?

Probabilmente perché il suo lavoro riassume la premessa curatoriale della terza edizione della Triennale, "esplora gli effetti di un mondo sempre più connesso sia nel senso del nostro essere sia nell'identità, nonché sulle forma d'arte e sul ruolo sociale." E lei lo fa senza distanze ironiche o discutibili risvolti antropologici. L'arte di Juliana non guarda alla società, bensì è parte della società e la influenza. Forse è merito della sua personalità che trapela dalle opere o forse della rara posizione che si è ritagliata culturalmente. 

Juliana Huxtable, Eckhaus Latta, autunno/inverno 15. Foto Mitchell Sams

La parte della società che sta influenzando è quella radicata nel mondo dell'arte. Alla Triennale, la scultura di Juliana, realizzata da Frank Benson, è affiancata ai lavori dell'artista stessa, fornendoci una finestra sull'impatto che l'artista ha avuto come fonte d'ispirazione, spezzando il silenzio che ha spesso avvolto le muse nella storia dell'arte. Una mossa brillante quella dei curatori Ryan Trecartin e Lauren Cornell, capace di donare grazia alla altrimenti potenzialmente appropriativa opera di Benson - un nudo a grandezza naturale dell'artista transessuale intitolato "Juliana", realizzato mediante un anno e mezzo di scansioni 3D di Huxtable e fabbricata in plastica.

Si potrebbe pensare che Juliana sia un po' troppo delicata per avere successo in un mondo dell'arte per nulla gentile con i clubkids/artisti, eppure Juliana (DJ, poetessa, artista, promoter, musa e modella) sembra essersi opposta a questa tendenza, nonostante la sua posizione di transessuale di colore in un mondo di esponenti della società WASP (White Anglo-Saxon Protestant). Huxtable ha anche realizzato colonne sonore per le passerelle di Hood By Air, ha collaborato con Le1f, ha sfilato per Eckhaus Latta e, poco tempo fa, ha posato per DKNY.

Oltre il suo stato di 'cool kid', il suo lavoro si presenta come unico, emozionante e assolutamente necessario: prendendo spesso la forma di ritratti e poesia, spinge la conversazione verso la liberazione dei trans dalla tradizionale concezione del solo diritto di passare da un sesso socialmente accettato a un altro.

Il suo autoritratto per la Triennale rappresenta una donna, ma non una già determinata. Juliana, nata ermafrodita e cresciuta in Texas come individuo di sesso maschile, una delle poche persone di colore in una scuola principalmente bianca, dice di voler "incarnare un'alternativa alle convinzioni restrittive e ai pregiudizi." I suoi autoritratti invocano un immaginario cibernetico, spesso a causa dei paesaggi digitali che occupa: cieli dipinti di fucsia e blocchi di acqua turchese. La donna-cyborg non è comunque mai presentata come qualcosa di separato dal mondo, ma come un organismo olistico. 

Frank Benson, Juliana

Juliana stessa sostiene: "L'idea della 'maggior parte delle persone' sulla natura e sulla normalità è completamente e indiscutibilmente distorta;" e la transfobia e l'odio evidente in alcuni elementi dei movimenti femministi (che sia Julie Burchill, Germaine Gree oppure la famigerata conferenza RadFem2012) è soltanto una delle situazioni in cui è palese questa perversa e distorta prospettiva. Quando la conferenza RadFem ha discriminato le donne transessuali, ha ristretto anche le potenzialità del femminismo stesso: come possiamo liberarci di una concezione patriarcale sul genere, se rifiutiamo di capire il genere al di là della patriarcale concezione che ci è stata imposta?

Ecco perché il lavoro di Huxtable è fondamentale per le persone di colore, le persone trans, le femministe e molti altri: i suoi lavori ci offrono immagini di potenzialità. La serie per la Triennale, Universal Crop Tops for All the Self Canonized Saints of Becoming, ci ricorda che il divenire ('Becoming') è un costante cambiamento dello stato dell'essere, uno stato che rifiuta di accettare che il mondo intorno a noi sia statico, e che sfida lo status quo. Dove artisti come Wu Tsang e Sharon Hayes lavorano con comunità trans e gay, puntando un riflettore su lotte e storie passate e future, Huxtable ci proietta in un futuro migliore.

Ci troviamo di fronte a una sfida su ciò che costituisce il genere ma, molto più di questo, ci viene data una rinfrescante presentazione di internet e della sua relazione con gli artisti. oltre la già obsoleta retorica del cambiamento nella produzione e distribuzione, rinnovando le metodologie di appropriazione, che pallidamente indicano il capitalismo.
Ciò che ci viene mostrato nelle opere di Huxtable è un articolazione del sé costruita attraverso e oltre il mondo di internet, esistente in un universo che lascia spazio alle comunità che non sono protette né propriamente rappresentate.

Perché Juliana Huxtable è la star della Triennale? Dove l'arte post-internt ci inonda di immagini di consumismo come critica al sistema capitalista - spesso attraverso la mancanza di distanza -, Huxtable crea una distanza critica, rifiutandosi di emulare ciò che è considerato normale. 

Il lavoro di Juliana Huxtable non riguarda una critica specifica a una singola cosa, piuttosto alla visione che noi, società, diamo a ciò che viene criticato nel momento in cui incontriamo immagini non rientranti nel nostro concetto di 'normalità'. Juliana Huxtable chiede a gran voce un cambiamento, celebra se stessa e una comunità che online è creatrice di immagini e offline sfida le impressioni, trasformando le immagini in essere- al di là del muro di una galleria o di una pagina tumblr. 

Crediti


Testo Rózsa Farkas

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Juliana Huxtable