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minacce di sgombero e vendite milionarie—la situazione a macao, spiegata

Uno dei centri sociali più conosciuti di Milano, ma anche uno di quelli la cui sopravvivenza è più a rischio. A che punto sono le cose oggi, prima dell'assemblea del 5 ottobre.

di Amanda Margiaria
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28 settembre 2018, 3:14pm

Immagine via Facebook

Milano sarà anche una metropoli, ma le dinamiche sociali e culturali che la governano sono spesso quelle di una cittadina da poche migliaia di abitanti. Se ti piace un certo tipo di musica, o anche solo un certo tipo di approccio al mondo delle arti, impossibile tu non sia mai stato a Macao, centro sociale che negli anni si è trasformato in una sorta di hub culturale e punto di riferimento per i giovani milanesi (e non solo, come dimostra questo approfondito articolo scritto da Christine Kakaire su Resident Advisor nel febbraio 2017).

Tutto inizia il 5 maggio 2012, quando si apre l'occupazione della Torre Galfa. Durerà 10 giorni e si concluderà con uno sgombero da parte delle forze dell'ordine. Allontanati da Via Galvani, gli occupanti si sposteranno a sud est della città e arriveranno nell'ex mattatoio di Viale Molise che da quel momento in poi tutti conosceremo come Macao.

Come scriveva giusto qualche mese fa il nostro collega Giacomo Stefanini su Noisey, "l'assemblea di Macao riesce in un’impresa vista raramente in altri centri sociali, quella di coniugare orizzontalità ed efficienza." Qui il segreto del suo successo, se così vogliamo chiamarlo: da palazzina occupata, il 68 di Viale Molise si trasforma in una nuova istituzione milanese, incastrando eventi, performance, mostre, attività, serate e chi più ne ha più ne metta.

Questo fervore culturale non esonera Macao dalle minacce di sgombero che riceve costantemente qualunque spazio occupato in qualunque città d'Italia. Però Macao resiste, si batte e fa proposte coraggiose per poter sopravvivere, come comprare l'edificio o proporsi di ristrutturarlo a proprie spese. Intanto gli eventi che ospita al suo interno si fanno sempre più interessanti e importanti, ma gli sforzi non bastano per trovare un punto d'incontro con il Comune di Milano, che continua a più riprese a mettere a repentaglio l'esistenza di Macao.

E arriviamo così al settembre 2018, quando la temuta vendita dello stabile diventa realtà: il Comune di Milano cede l'edificio (o meglio, il complesso di edifici) al fondo di investimento gestito da BNP Paribas. Valore stimato dell'operazione, 22 milioni di euro. Ma il prezzo varia anche in base alle condizioni dell'immobile al momento della vendita. Detto in parole povere: se nel momento dell'effettiva vendita delle palazzine liberty di Viale Molise 68 Macao sarà ancora occupato, il prezzo scenderà. E di molto. Passo logico successivo: per essere venduto a cifre accettabili per l'amministrazione comunale, l'ex Ortomercato va sgomberato, e alla veloce.

Questa la situazione oggi. Come scrive sulla sua pagina Facebook, il timore di Macao "non è perdere un luogo, ma perdere il respiro: il diritto alla città, all’auto-derminazione dei corpi, alla giustizia sociale, al conflitto, alla creazione, alla sessualità che ci pare, a una vita vivibile."

Ecco, per cercare di non perdere il respiro, ci vediamo tutti il 5 ottobre, ma non per far serata. Ci vediamo per trovare il modo di far sopravvivere Macao, e tutto quello che rappresenta.

Crediti


Testo di Amanda Margiaria
Immagine via Facebook

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