Stefan Cooke per Estelle Hanania e Gary David Moore

dobbiamo smettere di sfruttare i giovani stilisti

Glorifichiamo la 'Youth Culture' ma non la sosteniamo in alcun modo. È il momento di iniziare a trattare i talenti emergenti in modo diverso, molto diverso.

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nov 27 2017, 5:17pm

Stefan Cooke per Estelle Hanania e Gary David Moore

"Cinque anni fa abbiamo aperto 1 Granary, un blog che presentava i lavori più interessanti degli studenti di moda a Londra. Lentamente, la nostra piattaforma si è allargata fino a comprendere una rivista cartacea e uno showroom dedicati alla promozione dei talenti in cui crediamo. Ma, in questi ultimi anni, non siamo gli unici a essere cresciuti: anche la sete dell'industria per i giovani creativi ha raggiunto proporzioni enormi. I premi per stilisti emergenti non sono mai stati così tanti, e le sfilate di laurea vengono ormai seguite a livello mediatico anche dagli organi di stampa mainstream. Nonostante l'indiscutibile successo di 1 Granary abbiamo però iniziato a chiederci se sia stato un errore attirare l'attenzione su stilisti ai primi passi della loro carriera.

Charlotte Knowles per Danielle Neu e Emma Wyman

Non ci sono mai state così tante possibilità per chiunque voglia fondare un proprio brand. I social media e le nuove tecnologie offrono strumenti di promozione impensabili fino a qualche anno fa. Non dovendo più dipendere da buyer e giornalisti, gli stilisti di oggi possono vendere in piena autonomia le loro creazioni in tutto il mondo. Inoltre, anche il numero di chi desidera collaborare proprio con i brand emergenti è aumentato a dismisura. Dalle consulenze alla pubbliche relazioni, tutti possono trarre vantaggio dalla vicinanza con una star in ascesa. E come negare che fornire servizi ai marchi più giovani sia un business redditizio? La domanda che dobbiamo porci qui è però un'altra: quanto spesso, e in quale misura, è lo stilista stesso a beneficiarne? In qualche modo, essere un designer significa oggi essere una merce in mano altrui.

Richard Quinn per Marie Déhé e Camille Bidault-Waddington

In questo senso, i media che si occupano di moda hanno un ruolo fondamentale. Sempre desiderosa di scoprire the next big thing, la prossima roba grossa, la stampa tende oggi a lasciare spazio agli stilisti emergenti prima che questi siano davvero pronti per il grande pubblico. "Il migliore, il più figo, il più cool." Lo spazio per analisi e sfumature è sempre più ridotto nell'iperbole che internet esige. Nello stesso modo in cui le creme antirughe promettono giovinezza in barattolo, gli editor promuovono spesso quella next big thing tra le pagine delle loro riviste per far sì che il lettore si senta a sua volta più giovane e cool. Desiderosi di far pate dell'ingranaggio, questi stilisti neolaureati vengono pompati al massimo, spinti a fondare un loro brand ancor prima di aver ricevuto il famoso pezzo di carta da far appendere a mamma in salotto.

Chopova Lowena per Chris Rhodes e Lyson Marchessault

Ma una maggiore attenzione per chi muove oggi i primi passi nell'industria non è di per sé un problema. Lo diventa quando creativi senza esperienza non hanno piena coscienza delle loro capacità e vengono spinti da più fronti a entrare nel mondo della moda. Una presenza sempre più consistente di giovani stilisti farebbe pensare a un'industria sempre più diversa, ma non è questo quello che accade: la maggior parte dei nuovi arrivati non fanno altro che copiare l'establishment, troppo impauriti per avventurarsi nell'ignoto. Lo spazio fornito a chi vuole produrre, presentare e vendere capi in modo alternativo è del resto troppo ridotto. Tutti vogliamo scoprire ed essere associati ai nuovi talenti dell'industria, ma allo stesso tempo vogliamo che si comportino come richiesto da un sistema dominato dai grandi nomi storici dai quali in partenza volevamo allontanarci.

Eftychia Karamolegkou per Pascal Gambarte e Anna Pesonen

Il problema si esemplifica nel modo in cui le sfilate sono oggi percepite come unica e definitiva soluzione per presentare le proprie collezioni. Certo, sono un ottimo modo per i brand di comunicare le loro idee a industria e consumatori contemporaneamente. Tuttavia chiedere a ogni stilista emergente di creare capi pronti per la passerella e mandarli magari a sfilare Parigi prima ancora che siano laureati non è solo limitante, ma potenzialmente distruttivo. Solo perché sai qual è il tuo obiettivo, questo non significa che il tuo percorso per raggiungerlo deve essere identico a quelli che l'hanno raggiunto prima di te.

Dobbiamo sostenere i talenti più giovani in modo che sia sperimentazione che fallimento siano opzioni accettabili per loro, perché agli stilisti dovrebbe essere data l'opportunità di sviluppare una sensibilità artistica anche dopo essersi laureati. Forse la questione non è tanto "sostenere i giovani", quanto piuttosto dargli la possibilità di esplorare la loro creatività. Come possono diventare artisti se tutto quello che devono fare è seguire un pacchetto preconfezionato di passi per il successo?

Gabriele Skucas by Tom Ordoyno and Ellie Grace Cumming

Il problema non riguarda solo chi vuole fondare un nuovo marchio: anche gli stilisti che scelgono di lavorare per brand già noti dovrebbero essere inclusi in questo discorso. L'apporto di lavora per altri, magari sperando di diventare un giorno direttore creativo, è altrettanto essenziale al benessere dell'industria, perché la moda non è mai il prodotto di un singolo, ma di un team. Sappiamo tutti che i migliori risultati creativi arrivano dall'unione di menti diverse.

Una delle tante possibili risposte a questa nuova esigenza è rappresentata da VOID, nuovo progetto di 1 Granary che vuole facilitare l'ingresso nel mondo della moda per i talenti più giovani. Si tratta di una piattaforma per incontrare altri creativi, per commettere errori e imparare il più possibile sviluppando sistemi alternativi. Il nostro primo passo è stato connettere sette stilisti emergenti a sette stylist e fotografi. Unirne le forze è un modo per creare relazioni professionali e definire il loro lavoro attraverso un medium alternativo, offrendogli più tempo di creare prima di lasciarsi travolgere dall'agenda della Fashion Week.

Laura Newton by Hiu Zhi Wei and Katie Burnett

Non vogliamo essere l'ennesima rete di supporto finanziario, perché quelle oggi esistenti hanno già raggiunto traguardi incredibili nella promozione dei nuovi talenti. Quello che speriamo di fare noi è creare un nuovo tipo di discussione circa la figura degli stilisti emergenti. Insieme a loro possiamo esplorare modi alternativi di produrre, promuovere e consumare moda nel 2017."

Crediti


Stilisti: Chopova Lowena, Charlotte Knowles, Richard Quinn, Stefan Cooke, Eftychia Karamolegkou, Laura Newton e Gabriele Skucas
Fotografi: Chris Rhodes, Tom Ordoyno, Danielle Neu, Marie Déhé, Hiu Zhi Wei, Estelle Hanania e Pascal Gambarte
Stylist: Lyson Marchessault, Ellie Grace Cumming, Emma Wyman, Camille Bidault-Waddington, Katie Burnett, Gary David Moore e Anna Pesonen.

Un ringraziamento speciale a Jimmy Mof at, Sara Hemming, Jef erson Hack, Catherine Russel, Jo-Ann Furniss, Red Hook Labs, Spectrum Photographic, Chelsea Framers e London Framing.