Ricordati di non dimenticare l’attimo: intervista a Croatian Amor

Sul disco "Remember Rainbow Bridge", la label Posh Isolation e l’importanza di conservare l’emozione di quei momenti che non ritornano.

di Carlotta Magistris
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11 maggio 2022, 12:21pm

Era il 2016 quando Love Means Taking Action ci avvicinava alle sonorità ambient nordiche della Posh Isolation, label scandinava fondata sul finire degli anni ‘00 a Copenhagen da Loke Rahbek e Christian Stadsgaard.

Da allora, Stadsgaard ha attraversato campi musicali drone e noise, musicato interventi artistici, tornato a dimensioni musicali più melodiche sotto il moniker di Vanity Productions e gestito un profilo Instagram splendidamente casual. Loke, invece, ha fatto crescere disco dopo disco Croatian Amor lavorando su quell’elettronica sentimentale che è diventata una sorta di marchio identificativo del progetto. 

uomo con caschetto davanti ad affresco

Sono passati anni, inevitabili cambiamenti di target, ondate e approcci per Posh Isolation, etichetta che continua a cambiare pur mantenendo lo stesso sguardo essenziale e spontaneo sulla dimensione sonora. Dopo due anni da All In The Same Breath, Croatian Amor torna con Remember Rainbow Bridge, un omaggio sonoro al filtro etereo con cui uno sguardo infantile permette di vedere la realtà circostante.

Lo ha suonato per la prima volta in Italia a Firenze, all’interno della rassegna Disconnect, in sala Vanni, una stanza affrescata che ha condensato il l’approccio denso e minimale di Croatian Amor e lo ha indirizzato dritto al pubblico. Ce ne parla con tutta la sua spontaneità, fotografato da Bianca Peruzzi.

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Ciao Loke, come stai? Com’è tornare a suonare davanti a persone in carne e ossa dopo tutto questo tempo?
Ciao, sto molto bene, grazie! È bellissimo per me avere la possibilità di suonare di nuovo in uno spazio con altri esseri umani. Mi sento molto fortunato. 

Pensi che le persone siano state segnate da questo stop nel loro modo di percepire la musica dal vivo?
Non lo so, personalmente non ho realizzato quanto mi è mancata la cosa fino a quando non ci sono tornato dentro e l’ho fatto. L’ho trovato inebriante. Adesso lo apprezzo anche di più, e cerco di non ricominciare subito a darlo per scontato. È spesso così, no? Per apprezzare qualcosa fino in fondo abbiamo prima bisogno di arrivare molto vicino a perderla.

foto in bianco e nero di uomo in un chiosco

Il concept di Remember Rainbow Bridge è una sorta di inno alla capacità di percepire il mondo con gli occhi di un bambino. C’è stato qualcosa di particolare che ti ha spinto a lavorare su questa riflessione?
Ogni tanto capitano quei particolari momenti in cui il mondo ti permette di vederlo per com’è per davvero, in cui ogni cosa sembra trasparente e magica. Nella mia vita, questo è successo per lo più in periodi di grande gioia o di grande dolore, in cui tutti gli altri rumori spariscono e sei in grado di percepire l’istante in maniera distinta, scivolando oltre i concetti. 

Credo che molte persone abbiano vissuto e vivano momenti del genere, ma questi momenti tendono anche a dissiparsi velocemente. Sono passato attraverso un’esperienza simile quando è nato mio figlio: volevo cristallizzare la cosa in qualche modo, così da sperare di custodire il ricordo di quella sensazione dopo che se ne fosse andata. È una sorta di reminder a me stesso di percepire la magia e il mistero dentro a ogni giorno.

uomo seduto in mezzo a dell sedie blu

Parliamo della tua etichetta, Posh Isolation, che hai co-fondato con Christian Staatsgard dieci anni fa. Qual è la visione musicale che c’è dietro? È cambiata nel corso degli anni?
Posh Isolation continua a cambiare, e allo stesso tempo non è molto diversa da quando doppiavamo cassette nella mia stanza tredici anni fa. Ora non siamo più in quella stanza, il che è positivo. La sua direzione è più che altro il riflesso del roster con cui lavoriamo e di come le nostre vite e le nostre espressioni creative cambiano e si evolvono.

Quali sono i generi musicali che stai esplorando nei tuoi ascolti al momento? Sono gli stessi che di quando produci?
Per lo più sto ascoltando audiolibri, podcast, il canale di musica classica sulla radio svedese e The Durutti Column. Credo che tutte queste cose trovino una loro via dentro alle mie produzioni.

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Credi che ci sia un genere o una corrente all’interno della musica elettronica che potrebbe diventare la “next big thing” dei prossimi anni? 
Bella domanda, non ne ho davvero idea.

Dove ti vedi tra dieci anni?
A vivere il momento.

venue club illuminato di viola
ragazzo davanti a consol dj che guarda verso il basso in un locale illuminato di rosso

Crediti

Testo: Carlotta Magistris
Fotografie: Bianca Peruzzi

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