Fotografia di Martina Grosso

Le freak c'est chic, o perché i fashion editorial hanno bisogno di reinventarsi per sopravvivere

Un esempio di cosa può e deve essere la moda nel 2020 per non diventare irrilevante.

di Amanda Margiaria
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12 agosto 2020, 4:00am

Fotografia di Martina Grosso

Gli editoriali di moda sono da sempre un medium espressivo dinamico e libero. Non esistono formule precise a governarli, e tradizionalmente nascono per essere la tela bianca su cui artisti, fotografi, modelle e brand hanno la possibilità di sbizzarrirsi senza costrizioni, per creare un immaginario che sia il più efficace e diretto nell’imprimere sulla cultura visuale un’idea, sotto forma di immagine. Dunque, è solo normale che un supporto così mutevole come l’editoriale si adatti alle tendenze e ai bisogni del tempo, esulando dal contesto dello studio, per farsi strada in nuovi contesti all’aperto, instaurando relazioni con elementi architettonici e scultorei, panorami e orizzonti, o tornando alla sfera digitale, contaminandosi delle più svariate influenze artistiche.

Sopratutto con l’avvento del lockdown da coronavirus, abbiamo visto l’ascesa di rinnovate tipologie di fashion editorial, sotto le vesti di shooting via FaceTime, o arte 3D, e abbiamo persino visto azioni meta-editoriali come nel caos della consulenza da remoto di Mert Alas. Dunque, qual è il passo successivo? Una scossa c’è stata, all’interno del mondo degli editoriali di moda, ma certamente non basta. Servono azioni che consolidino questi cambiamenti, che li giustifichino oltre al fatto di essere stata una soluzione ideata per necessità, che rimescolino le carte proiettando la moda verso nuovi confini espressivi.

Ed ecco che, proprio a cavallo tra arte visiva, performance ed editoriale fotografico, troviamo Unicult, progetto visuale poliedrico e multiforme nato dalle menti creative di Terry Lospalluto, art director, pugliese di nascita ma “nomade mentale” per scelta, e Martina Grosso, fotografa siciliana trapiantata a Milano. “Sin da piccola sono sempre stata affascinata da ciò che ritenevo sconnesso dalla mia persona. Più quel soggetto era distante da me e più vi nutrivo una certa ossessione platonica. La moda mi permette di attingere a luoghi a me sconosciuti, i quali nella realtà avrebbero fattezze del tutto utopiche,” afferma Lospalluto, esprimendo la tensione che lega entrambe le creative al contesto della moda, percepito come ribollente di novità e sperimentazioni.

Martina Grosso fotografia moda Unicult Terry Lospalluto 
Fotografia di Martina Grosso

Così, calato nel mondo in cui meglio si registrano i cambiamenti estetici e sociali, prende forma un progetto che diventa il vero e proprio ritratto di una nuova realtà, che fonde le teorie del post-umanesimo con la tipografia sperimentale, la fotografia con le animazioni 3D, e dove i confini tra le arti visuali si fa labile, e le narrazioni sempre più densamente stratificate. “Per me il futuro prossimo vede come protagonista l’uomo, affiancato da un tipo di tecnologia che di certo lo aiuta e che magari rende la vita di tutti i giorni un pò più atipica, più eccitante. Ma, allo stesso tempo, la tecnologia non prevale su di esso,” afferma Grosso, esplicitando una condizione essenziale del progetto, ossia la comunione tra essere umano e tecnologia, tra corpo e assurdità.

Centrale è dunque il corpo, inteso come metamorfosi, come organismo fluido e mutevole, alimentato dalle influenze delle opere magne di figure artistiche come Matthew Barney, Rebecca Horn e Rose English. Il lavoro di dei rinomati artisti, incentrato sull’ibridazione della corporeità con elementi esterni, sia naturali che accessori, ha definito dei nuovi confini in cui esso può muoversi e districarsi, rivelandosi anch’esso come un progetto più complesso che mai, e rendendosi espressione ultima delle teorie del post-umanesimo. “La protagonista prende vita in quanto essere quasi alieno, ibridato a sembianze animali. L’identità mutevole e indefinita del soggetto cavalcano un background anch’esso cangiante e generato dai mezzi tecnologici. Lo stesso culto Unicult non esisterebbe, se non fosse veicolato dal mezzo tecnologico,” ci spiega Lospalluto.

Unicult è dunque un progetto complesso, che guarda al futuro e ne crea una nuova contorta mitologia, la cui protagonista e adepta si trasforma in una sorta di surrogato sociale. “Unicult è un progetto pensato e sviluppato per nuove tipologie di caratteri futuri, le cui fattezze non sono determinanti, piuttosto si manifestano in maniera mutevole,” racconta Lospalluto. A definirsi, dunque, è una nuova tipologia di umanità, più intricata eppure forse più libera, in cui diventa sempre più impossibile porre etichette o inventarne soprannomi. Un mondo popolato di innesti naturali e artificiali, in cui la tecnologia non prevarica sull’uomo, anzi, ne diventa veicolo per la sua massima espressione.

Martina Grosso fotografia moda Unicult Terry Lospalluto 
Fotografia di Martina Grosso
Martina Grosso fotografia moda Unicult Terry Lospalluto 
Fotografia di Martina Grosso
Martina Grosso fotografia moda Unicult Terry Lospalluto 
Fotografia di Martina Grosso

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Crediti
Fotografia Martina Grosso
Direzione creativa e styling Terry Lospalluto 
Animazione 3D Seraneth 
Editing Terry Lospalluto 
Trucco e capelli Camilla Oldani 
Assistente allo styling Kim Buchalet

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