Come cambia la fotografia durante l'isolamento totale? (Parte 2)

Abbiamo chiesto ad altri 26 fotografi di raccontarci in una foto questo periodo di reclusione e pandemia, creando insieme un diario collettivo della quarantena.

di Laura Ghigliazza
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08 maggio 2020, 12:00pm

L'inizio di maggio lo abbiamo aspettato tutti con trepidazione. Vedere un filo di luce alla fine del tunnel ci ha regalato una scarica di adrenalina non indifferente negli ultimi giorni. Ma non è sempre stato così: da fine febbraio a oggi abbiamo vissuto emozioni da montagne russe.

La prima parte di quest’articolo, ad esempio, l'abbiamo pensata ancora avvolte nella preoccupazione dell'inizio della quarantena. In quei giorni, sapere di poter continuare a creare in un momento così poco fertile di idee ha ispirato molto noi di i-D Italy.

Ora appena prima di fare un piccolo passo fuori, abbiamo aperto le ultime porte sui pensieri e sulle case di altri 26 fotografi. Chiusi ognuno nella propria, sono andati incontro a quella luce, sempre più vicina.

Viola Di Sante

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"Durante il primo periodo di lockdown ero disorientata, mi sembrava che i miei occhi non si posassero su nulla che valesse la pena di essere fotografato, né in casa né durante le brevi uscite per la spesa. Poi nel cortile del mio condominio a Roma hanno cominciato a sbocciare i fiori. Così nonostante il confinamento, la primavera è venuta a trovarmi. In questa foto i fiori sono compressi in un guanto da supermercato, oggetto quotidiano generalmente ignorato, che oggi assume un nuovo, cruciale, ruolo nella prevenzione del contagio."

Arianna Todisco

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"I primi giorni di quarantena non sono stati facili, mi sono sentita persa. Successivamente, il desiderio di far sentire la voce di una resistenza ha preso (per fortuna) il sopravvento. Mi sono concentrata in un racconto introspettivo; la musa: mia sorella Ludovica. Ho raccontato una sopravvivenza, uno stato di isolamento e di evasione mentale dalla realtà circostante dell'individuo attraverso l’immaginazione. Ho documentato l’estasi."

Federico Marin

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"All’inizio dell’isolamento prescritto dal DpCM ho deciso che avrei indagato la quarantena dall’interno, dando inizio ad uno studio della creatività in isolamento: dal 9 Marzo ad oggi ho realizzato e fotografato una nuova installazione domestica ogni giorno, utilizzando solo i miei oggetti negli ambienti di casa, come un carcerato misura e sfrutta al massimo tutte le cose e lo spazio a sua disposizione. Tutte le installazioni sono rimaste in equilibrio senza aiuto di supporti nascosti, nastro adesivo o artifici digitali: questo è stato molto importante non tanto per il risultato finale ma per creare il giusto stato d’animo precario da convogliare nell’opera. Un’ultima osservazione: quello che all’inizio era un modo per impegnare la mente e la giornata, alla fine è diventato quasi una supplizio giornaliero. Mano a mano che i giorni passavano, come la quarantena, creare l’immagine quotidiana è stato sempre più difficile."

Luca Grottoli

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"Siamo in un’epoca dove tutti con gli strumenti giusti possono essere fotografi, questa quarantena forzata, mi ha insegnato a fermarmi e a riflettere sul mio “Io” più intimista, sul dove si sta andando e sul perché ho scelto di dedicarmi a questo mondo fatto di piccoli momenti catturati. Perché il vero esteta è chi sa raccontare la realtà fatta di gesti e di persone mai del tutto perfetti, così le limitazioni dovute al lockdown sono diventati nuovi stimoli per guardarmi intorno e fare quello che ho sempre fatto e che so fare meglio: raccontare. È nata così questa foto dalla quotidianità, dai colori che da sempre contraddistinguono e ispirano i miei lavori. Ho cercato di lasciarmi alle spalle la macchina produttiva e il turbinio della contemporaneità per ritrovarmi in un limbo creativo, dove il vero e primo me incontra la fotografia e ne fa sua l’esperienza."

Carlo Piro

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"Ho sempre vissuto la fotografia come un mezzo da portare fuori dalle mura domestiche, come qualcosa che mi spingesse fuori, ad uscire, a scoprire. All’inizio della quarantena ho sentito l’urgenza di non fermarmi e di guardare le cose in un modo diverso da prima, mi sono ritagliato un angolo in casa, che è diventato un set, un tavolo sul quale ho iniziato a creare delle composizioni con quello che mi circondava, passando molto tempo a contemplare ed aspettare la luce che si posasse sulle cose esattamente come volevo, riscoprendo un modo di rapportarmi alla fotografia diverso da quello abituale e spesso troppo frenetico."

Federica Iannuzzi

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"A volte le giornate sono talmente tutte uguali, fatte di gesti estremamente molli e lunghi, che quello che prima si risolveva in qualche minuto, ora si proietta per ore in giornate che si esauriscono più velocemente. E così mi sembra sempre di trovare il tempo di non avere tempo. In questo periodo in cui siamo rimasti senza certezze, cerco di mantenere il controllo come posso e di non lasciarmi andare ad una deriva troppo emotiva su qualunque argomento. Sento che è cambiato il metro con cui misuravo me stessa e il mondo, ma non ho ancora capito l’esatta misura di questo cambiamento e so che per questo ci vorrà tempo. Ho un po’ paura di ricominciare a vivere normalmente, ho paura che le cose che sono rimaste sospese due mesi fa siano intanto peggiorate e siano diventate dei vortici enormi in cui non si può stare a galla."

Silvia Camporesi

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"Ho passato questo tempo tentando di guardare le cose di sbieco, non per quello che sono ma per ciò che potrebbero essere. Così è nata una nuova serie, fatta di visioni domestiche, di piccoli tesori scoperti fra le crepe dei muri, fra le curve più inaspettate degli oggetti. Ho guardato i giochi delle mie bambine, i loro movimenti nella casa e anche questi momenti sono diventati parte del progetto."

Dario Miale

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"Sono salito su in terrazza alla ricerca di un soggetto, un’ispirazione. Deluso mi sono detto che non era il momento di cercare fuori. Siamo confinati, è venuto meno il movimento, la vivacità. Il dentro contro il fuori. Ci siamo dovuti abituare, e io che sono un irrequieto di natura, mi sono detto che la mia ricerca non si sarebbe arresa. Poi ho visto la mia ragazza, in un angolo. C'era una bella luce. Cosa sta pensando, cosa la preoccupa? Lo scatto è nato da lì. E poi io, un ritratto, non glielo avevo ancora mai fatto. Voglio ricordarmi per il futuro di quanta materia può nascere da uno sguardo che sa fermarsi sulle cose anche quando il quotidiano le ha rese consuete. Mi si è aperto un mondo, dentro casa mia."

Luca Marianaccio

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"La fotografia per me è innanzitutto un processo mentale, la scintilla generatrice nella maggior parte dei casi è un déjà-vu dove, immaginario e realizzazione, coincidono forzatamente con un processo di sottrazione imposto. Sono ipocondriaco, in questo periodo “unico”, che ha rimesso il giusto peso sul piatto della bilancia della vita, non voglio affacciarmi sul mondo, per nessun motivo, sono troppe le paure e soprattutto il mio stato d’animo non è adeguato e non aiuta, rema contro. La notte mi addormento, sono tante le domande sul futuro, non riesco a prendere pace e quando prendo sonno, finalmente l’inconscio fa la sua parte e comincio a sognare. “I miei sogni non rimangono a casa” è una piccola serie frutto della quarantena. Non posso fotografare, di conseguenza ho disegnato digitalmente quello che vorrei fotografare, unendo le figure in alcuni casi a dei dolci ricordi passati ed archiviati. Sono immagini che fuggono dalle mie interpretazioni, rimarranno lì a testimoniare un periodo della mia vita che spero non ritorni mai più."

Domingo Nardulli

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"Eravamo diventati troppo arroganti, frenetici, incuranti del mondo circostante. Avevamo spinto la vita dentro la presunzione della velocità. Eravamo tanto veloci da non vederci, vivevamo tanto intensamente da usarci senza “sentirci”, ci convincevamo di essere eterni incuranti del senso dell’attimo. Poi è arrivato lo stop. Sorrido nel ricordare la Milano da vivere, la Milano da bere. Tutti così veloci, produttivi ed efficaci. Ho cambiato marcia, ho riscoperto il lusso della semplicità e del tempo dilatato. La serie di immagini che ho scattato sono la rappresentazione in chiave ironica di ciò che ho vissuto in questo periodo. Sono la testimonianza personale di un'esigenza collettiva: tornare alla semplicità e al mondo dei valori."

Barbara Modolo

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"Non c’è stata noia e non ci sono stati tempi dilatati, solo tempi sbagliati per questa quarantena che non mi ha lasciato molti momenti vuoti. Ho deciso di sfruttare le piccole pause di tempo sospeso, ricavate nei ritagli delle attività quotidiane, per fissare i gesti, i percorsi e gli spazi nel fascino della loro ripetizione."

Alessandro Furchino Capria

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"Mi sono ritrovato a decidere di passare il periodo di lockdown qui a Londra con altre persone condividendo la stessa casa e, inevitabilmente, non ho potuto far altro che assecondare la necessità di generare fotografie. I tempi morti non mancano ma a me attraggono ed è in questi momenti che cerco cose, fotografie. Quando la soglia di attenzione potenziale diminuisce e riusciamo a vedere ciò che ci sembra normale con occhi nuovi."

Federica Calzi

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"Nelle prime settimane di confinamento la mia attenzione è confluita verso il paesaggio aldilà della finestra, una sterpaglia arida che sul finire dell’inverno stava riorganizzando silenziosamente le sue radici. Con un moto altrettanto profondo e lento sentivo crescere dentro di me il desiderio di ritornare nei luoghi in cui sono stata negli ultimi anni, così ho scritto una lista poi ho chiesto alle persone che ci vivono di mostrarmi in videochiamata ciò che resta del paesaggio che avevo conosciuto. Del panorama filtrato dal monitor ho scattato delle immagini, qui la fioritura notturna di un albero di ciliegio lungo la Baia di Beppu, Giappone."

Gabriele Giussani

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"Il progetto consiste nel documentare la vita di modelli reclusi in casa in 2 città differenti, Milano e Bologna. Invece di chiamarli e scattare delle foto durante le dirette Facetime o Whatsapp, ho deciso di evitare la tecnologia instantanea a favore di un’approccio reale. Così abbiamo inviato una sorta di kit con un VHS, i vestiti scelti dalla stylist, le istruzioni per il trucco da parte della make-up artist e un pdf che spiegava l'uso delle camere. Li abbiamo brieffati e diretti su tutti gli aspetti di questo shooting, ribadendo loro di divertirsi con gli elementi che gli avevamo fornito. Il video e le foto che ne sono scaturite rappresentano uno spaccato di giorni di isolamento, la loro quotidianità, ma con una missione creativa."
[Moda: Claudio Cerasuolo; Trucco: Camilla Romagnoli; Modelli: Jessica, Martina, Giosuè, Benedetta.]

Luca Caizzi

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"Durante la scorsa primavera, ho iniziato una serie di ricerca sulla memoria ed in particolare sulla poca memoria che abbiamo del passaggio tra l'inverno e l'estate. Ironia della sorte a distanza di un anno esatto sono obbligato a ricordare ma non riesco a viverlo, non posso. Rimango chiuso nel mio spazio ed osservo il tempo passare mentre Milano tutta sola si vive il periodo più bello dell'anno.
Siamo quasi vicini all'estate ed in queste settimane ho ricominciato la ricerca per capire cosa è cambiato: Non riesco a giudicare se è stato meglio viverlo, vederlo o non ricordarlo. Quello di cui sono certo è che è il migliore ricordo dell'anno scorso e di questo periodo di detenzione, fatto di piccole passeggiate, è e sarà il silenzio."

Pietro Fanelli

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"Per quanto sia antipatico rimanere segregati per più di un mese in casa, questa potrebbe rivelarsi un'opportunità irripetibile per rinascere e ripartire da nuove fondamenta. Non ce ne accorgiamo, ma la quotidianità spesso non ci lascia il tempo per pensare, e tutto scorre velocemente. Se c'è una cosa che ho imparato dalla vita è che ogni situazione può essere vista in mille prospettive diverse, ed ogni ostacolo può essere usato a proprio favore. Invece di rimpiangere la vecchia vita frenetica, che tanto ritornerà, consiglierei di iniziare coltivare un buon rapporto con stessi, godersi le piccole cose, e magari imparare qualcosa di nuovo per tornare a guardare la vita con occhi diversi."

Nicolò Panzeri

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“Giorno sette. Quanto riesci a stare solo? Dove finisce la solitudine? Da quanti giorni non metti il piede oltre la soglia di casa? Apro gli occhi e vedo viola.” Annotavo questi pensieri a una settimana esatta dall'inizio della quarantena. Consapevole che avrei dovuto inventarmi qualcosa per tenere la mente attiva, ho scoperchiato la mia personale wunderkammer di oggetti recuperati per strada, o semplicemente collezionati, nel corso degli anni, sapendo che prima o poi sarebbe arrivato il loro momento. È stato sorprendente notare come l'ingegno e la fantasia siano stati amplificati dalla volontà e dall'esigenza di creare qualcosa nonostante la scarsità di materiali che avevo a disposizione. Il tentativo è stato quello di rivisitare visivamente grafici e flussi legati all'andamento della pandemia, ma di soffermarmi anche sulle conseguenze individuali e sociali che la prima fase del lockdown ha provocato.

Irene Guastella

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"Il giorno in cui hanno comunicato l’inizio della quarantena mi sono sentita terribilmente in colpa nell’essere uscita la sera prima, rendendomi conto di avere una responsabilità verso gli altri, la mia famiglia, il bene comune. Prima che iniziasse stavo attraversando un momento di cambiamento, uno “slancio” che aspettavo da tempo e che parallelamente mi terrorizzava. Quell’opportunità è quasi diventata un miraggio adesso. Ma al contempo fermarsi mi ha stranamente sollevato, mi sentivo al riparo dal mondo esterno. Tutto ciò ovviamente non poteva durare a lungo: la consapevolezza della gravità della situazione ha portato ad una incertezza disabilitante e ho capito come sia facile farsi sopraffare dalla paura, ora come non mai. La paura di fallire, della morte, dell’ignoto, di ammalarsi e di far ammalare le persone che ti sono care. Un modo che mi aiuta a comprendere a fondo quello che mi circonda è l’uso del linguaggio fotografico. Ho iniziato così, dopo una settimana dall’inizio di tutto, a postare una foto al giorno della mia quarantena nella serie MYQ su Instagram. Avevo bisogno di fare chiarezza sui miei stati d’animo e sulla mia quotidianità. Questo progetto si evolve e prende forma ogni giorno, ogni giorno scatto e pubblico: seguo completamente l’istinto."

Pietro Bucciarelli

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"Quando si rimane senza persone e luoghi da conoscere non ti resta che fotografare cose. Questo vuole essere un paesaggio inventato, che in questo periodo non c’è. Essendo molto legato alla natura e al paesaggio devo ammettere che in questo periodo la cosa che più mi è mancata, a tratti anche più delle persone, è proprio quella libertà che mi permetteva di fuggire, di isolarmi e ritrovarmi in stretto contatto con essa. Ho quindi provato a ricreare un finto legame utilizzando delle pietre che raccolgo durante le mie uscite e degli altri materiali sintetici, plastici, vitrei che mi riportano con la mente e con il tatto in quei luoghi che tanto mi mancavano."

Giorgia Di Tria

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Fino ad oggi il mio approccio alla fotografia è stato una conseguenza ad una serie di stimoli esterni provenienti al di fuori delle mura domestiche, di uno studio o di un ambiente conosciuto. Durante le prime settimane di quarantena non sapevo in che modo relazionarmi a questo nuovo stato di cose e come poter conciliare la necessità di continuare a scattare con l'impossibilità di uscire di casa, fino a che, quasi per gioco, non ho iniziato a sperimentare uno stile fotografico fino ad ora inesplorato, quello dello still life. Ho cominciato ad auto-innescare nuovi input in questa immobilità forzata, utilizzando oggetti che potevo reperire in casa ed ho cercato di metterli in relazione fra di loro, creando delle immagini a volte buffe, a volte metaforiche, a volte frutto della noia. Questo processo creativo è stato un forte incentivo a continuare un esercizio che ho deciso di documentare all'interno di un profilo Instagram.Da un punto di vista fotografico questa quarantena mi ha fatto riscoprire il “mistero della semplicità delle cose” come affermava Giorgio Morandi; dello stesso, Ungaretti afferma: 'Quando ci siamo assuefatti a un soggetto, dimentichiamo il sapere che ce l’ha fatto conoscere sin nel suo segreto, ed è a questo punto del nostro oblio che esso si rigenera per noi, si fa ingenuo e poetico.'"

Iacopo Pasqui

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Io comunque voglio lo stesso l’estate / e noi felici che ci fotografiamo sulla spiaggia / come il giorno del tuo compleanno.

Eleonora Agostini

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"Quando è stato annunciato il lockdown in Italia io ero a Londra, città in cui vivo e lavoro. Dopo circa dieci giorni sono tornata in Italia e nelle prime settimane ho iniziato a fotografare per scandire il tempo e ad annottare varie idee di fotografie che vorrei realizzare, non necessariamente legate alla quarantena. Ho iniziato a seguire delle istruzioni auto-imposte e ad inventare giochi e sistemi per continuare ad essere produttiva. Alcuni di questi sono ambientati in giardino e includono interventi che possono esistere solo in uno spazio temporaneo e limitato. La quarantena è lo spazio dei sentimenti contrastanti. In queste settimane ho riscoperto il piacere del silenzio, del tempo perduto e del non far niente. Fermarmi completamente è stato terapeutico, una liberazione dalla fear of missing out, l'inevitabile conseguenza del vivere in una metropoli. Oggi che è l’ultimo giorno di quarantena vera, penso che mi mancherà l’idea di questi giorni un po’ vuoti e delle piccole scoperte."

Antonio Ragni

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"Ciò che cerco di raccontare in questi giorni è uno spaccato di provincia in pieno lockdown con gli occhi del mio vicinato, scavalcando recinti e muretti riesco a immortalare momenti unici, che forse dureranno il tempo della pandemia. Per la prima volta e con forme inconsuete fino ad ora, interagiamo con i nostri vicini, dirimpettai e condomini. Giardini incolti, cortili e balconate si riappropriano del loro diritto di fruizione mostrandoci un pullulare di relazioni sociali, di voci, in netto contrasto con il silenzio proveniente dalle strade. Se c’è un merito di questo maledetto virus è di averci omaggiati di un’Italia Neorealista, di legami nati sul pianerottolo di casa, di un ritorno all’interazione come necessità primaria, senza filtri."

Camilla Glorioso


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"L'emergenza attuale ci impone di mantenerci a debita distanza dalle persone che amiamo. Improvvisamente affamati di contatto umano, cerchiamo lo stesso calore in cuscini, coperte e peluche. Come questi oggetti mantengono una memoria tattile dei nostri abbracci, così anche noi manteniamo in noi stessi il ricordo del contatto, un senso presente di vicinanza ai famigliari ed amici che non possiamo abbracciare e stringere."

Francesco Folletti

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"Ho imparato presto a stare da solo e, col tempo, ad apprezzarne il valore intrinseco, ma questo tipo di solitudine, dettata da un fattore esterno ha fatto sì che la convivenza coi miei pensieri mi portasse a cercare rifugio nei ricordi. Ci sono state giornate intere scandite da esperienze passate, da volti che mi hanno ricordato la più grossa invenzione umana per sfuggire al dolore: la distrazione. Non so se ho imparato qualcosa di nuovo su me stesso, è presto per dirlo. Ho letto molto, soprattutto poesia: Amelia Rosselli in particolare."

Simone D’Angelo

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"Dal primo giorno di quarantena mi sono dato due regole: non pensare troppo al “dopo” e non accettare videochiamate. All'inizio ero scosso dall'adrenalina della novità, ma col passare dei giorni lentamente ci si abitua. In campagna, dove vivo, gli effetti visivi del Coronavirus sono meno tangibili, e questa decentralità rispetto agli eventi per un fotografo può essere frustrante, ma le stradine vicine sono state una buona valvola di sfogo per non soffrire troppo il senso di claustrofobia. Ho iniziato a fotografare ciò che si trova all’interno del perimetro di casa, o poco al di fuori, senza l’idea di voler raccontare qualcosa. È stata piuttosto una forma diversa di ginnastica per occupare il presente. E comunque, alla fine, un paio di videochiamate le ho accettate."

Crediti

Coordinamento Amanda Margiaria
Photo Editing Laura Ghigliazza

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