Fotografia di Viktoria Guyvik 

La resistenza queer della Russia verrà esposta in un museo

"Russian Queer Revolution" celebra la comunità queer della Russia di oggi, documentandone la lotta contro un governo apertamente omofobo e transfobico.

di Mahoro Seward
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03 settembre 2020, 11:03am

Fotografia di Viktoria Guyvik 

Non c’è modo di indorare la pillola: gli ultimi anni sono stati molto duri per la comunità LGBTQ+ della Russia. E gli ultimi mesi lo sono stati ancor più, a causa di una serie di atti esplicitamente omofobi e transfobici da parte delle autorità russe. L’artista di 27enne Yulia Tsvetkova, per esempio, è in attesa di processo per la presunta “distribuzione di materiali pornografici”, e una nuova legge proposta con l’intenzione di “rafforzare l’istituzione della famiglia’” sta mettendo a repentaglio i diritti dei cittadini transgender del paese. Nonostante gli inquietanti fatti di cronaca riportati da notiziari e tabloid, la comunità LGBTQ+ del paese continua a lottare per affermare la propria identità.

La scrittrice e curatrice basata a Londra Anastasiia Fedorova ha deciso di documentare la resistenza della comunità LGBTQ+ russa prima attraverso una pagina Instagram, e ora in una mostra presso The Outsiders Gallery, a Dalston: Russian Queer Revolution.

Prodotta in collaborazione con artisti del calibro di Joshua Fay, Anya Gorkova e Filip Lelitzki, Russian Queer Revolution unisce più di 70 ritratti dei membri della comunità di creativi LGBTQ+ in Russia, e in ognuno di essi i protagonisti hanno espresso il significato e l’importanza della propria identità queer.

L’intenzione dietro a questi scatti è ricordarci dietro ai titoli in prima pagina sui giornali ci sono persone in carne ed ossa. “Per completare quello che solitamente vediamo sui notiziari e nei documentari [rispetto a quello che accade alla comunità queer nel paese], è importante raccontare l’altra faccia della medaglia” afferma Anastasiia. “Anche se la comunità di creativi queer non viene riconosciuta dalla società mainstream, è molto consistente.” Lo dimostra la quantità di partecipanti al rave queer di Mosca Popoff Kitchen, ma anche il seguito del blog di Sasha Kazantseva, incentrato sul sesso gay. “È bello poter rappresentare queste persone fuori dal paese e dalla loro comunità” continua.

Roman Kyandjaliev. Fotografia di Arseniy Neskhodimov
Roman Kyandjaliev. Fotografia di Arseniy Neskhodimov

Come descriveresti la mostra?
In sostanza ho raccolto i ritratti di più o meno 75 persone. In realtà avevo in mente di fare questa mostra molto prima di creare l’account Instagram. Mi ha sempre affascinato come le persone presentino se stesse sui social media, di come si sentano a proprio agio a raccontare la propria esperienza di persone queer, e di come possano apparire nella maniera che li rappresenta di più. Ovviamente in Russia non esistono molti spazi sicuri, se fai parte della comunità LGBTQ+ — che sia per strada, o a casa, oppure al lavoro, è molto probabile incontrare un qualche tipo di discriminazione. Costruire e ideare dei propri ritratti era l’occasione giusta per celebrare se stessi e le proprie identità, ed essere completamente liberi.

Come hai approcciato e selezionato i partecipanti alla mostra?
Ovviamente è stato molto difficile — credo che avrei potuto riempire uno spazio dieci volte più grande se ne avessi avuta l’occasione. Ma credo di aver scelto persone che in qualche modo contribuiscono al linguaggio visuale della comunità LGBTQ+ russa. E sicuramente anche per la loro portata creativa, molti di solo sono infatti artisti visuali o fotografi che parlano della propria identità molto apertamente. Non sono necessariamente attivisti politici, ma sono attivisti culturali — parlando di se stessi e delle loro identità così apertamente, contribuiscono alla visibilità della comunità. È solamente un punto di partenza, una minuscola sezione di tutto quello che c’è la fuori. Questa è una rappresentazione artistica della vita LGBTQI+ in Russia, è come appare all’interno dell’immaginazione delle persone documentate.

SADO OPERA. Fotografia di Levi T
SADO OPERA. Fotografia di Levi T

Pensi che mostrare questo lato della comunità LGBTQ+ russa abbia preso un nuovo significato, alla luce degli eventi degli ultimi mesi?
Quando ho iniziato questo progetto ho pensato di creare uno spazio digitale sicuro, e che le autorità non si sarebbero interessate di Instagram e degli output creativi al suo interno. Ma poi c’è stato il caso di Yulia Tsvetkova, che è assolutamente disturbante. In queste situazioni, però, è importante non fermarsi. Prendendo in considerazione il contesto della Russia, ma anche del mondo intero. Quello che sta succedendo in Polonia, per esempio, o quello che accade con i diritti trans nel Regno Unito; credo che stiamo davvero sperimentando un’ascesa degli ideali più conservatori, che sempre hanno ostacolato le persone LGBTQ+ , ma ancora più le parti più marginalizzate di noi, come le persone trans, le persone di colore e quelle economicamente vulnerabili.

In Polonia, le fotografie delle bandiere arcobaleno drappeggiate sulle statue erano un esempio di quanto le immagini sono importanti per il movimento. Danno speranza alle persone, e le fanno pensare, acquistando un valore simbolico associato al contesto locale. Credo che molte persone dell’Est Europa cerchino di rendersi conto delle difficoltà che la comunità LGBTQI+ sopporta attraverso esempi Occidentali, ma non sono necessariamente del tutto rilevanti quando calati nel proprio contesto culturale. È importante creare le immagini proprie, e raccontare con le proprie parole le esperienze vissute.

Ritratto. Fotografia di  miliyollie
Ritratto. Fotografia di miliyollie

Che significato ha per te, allora, mostrare queste immagini al VFD?
È un posto così speciale. Le persone conoscono il VFD perché è un’istituzione molto aperta, intersezionale, che accoglie tutte le identità più diverse in tutte le forme espressive. Ed è fantastico che abbiano riconosciuto che tutto ciò esiste anche in Russia, e che ci sono così tante e diverse identità queer e di genere, e che le persone ci tengano ad essere parte di questa celebrazione, proprio come lo siamo qui a Londra.

Cosa speri che le persone portino via con se dalla visita di questa mostra?
Credo davvero nell’importanza della visibilità e della rappresentazione — rende le persone coscienti di esistere. Ho accesso a tutte queste bellissime immagini perché ho contatti in Russia, e voglio che le persone vedano quello c’è lì, proprio come vorrei le che persone capiscano cosa significa essere queer in Brasile, Corea o in qualsiasi altro posto. C’è così tanta cultura queer non Occidentale o bianca, che non ha abbastanza visibilità. Esistono così tanti modi per essere queer e più li conosciamo, meglio è. Questo è solo un reminder che se fai parte della comunità LGBTQ+ di un luogo, dovresti interessanti di quelli che fanno parte della comunità LGBTQI+ in altri posti.

Fotografia courtesy di Natalia Kukina
Fotografia courtesy di Natalia Kukina

Russian Queer Revolution è visitabile presso The Outsider Gallery del VFD Dalston fino al 25 settembre. In parallelo, puoi partecipare qui alla raccolta di beneficenza per T-Action, un’ente di San Pietroburgo che supporta i membri della comunità trans russa.

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK

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