John Coplans, Self-Portrait (Frieze No. 2, Quattro Pannelli), 1994 © The John Coplans Trust, Tate: Presentata da American Fund per la Tate Gallery 2001

Fotografie del corpo maschile al di là di ideali stereotipati, machisti e scultorei

In un momento storico in cui cresce sempre più l’ansia rispetto il corpo maschile, cosa significa quando questo ideale di corpo resta così difficile da ottenere?

di James Greig
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10 aprile 2020, 4:00am

John Coplans, Self-Portrait (Frieze No. 2, Quattro Pannelli), 1994 © The John Coplans Trust, Tate: Presentata da American Fund per la Tate Gallery 2001

Alcuni mesi fa, a inizio febbraio 2020, ha aperto al Barbican di Londra Masculinities: Liberation Through Photography, una mostra che esplora la mascolinità in tutte le sue forme, dagli anni Sessanta a oggi. Sarebbe dovuta rimanere aperta fino al 17 maggio, ma il lockdown dovuto alla pandemia da Covid-19 ha fatto slittare tutto dal 17 maggio al 23 agosto. In questo momento, viaggiare all’estero è altamente sconsigliato, se non per motivi di necessità, ma sarà la mostra a viaggiare, lasciando Londra per arrivare a Berlino. In occasione dell’EMOP Berlin - European Month of Photography 2020, iniziato proprio in questo giorni, il Gropius BAU ospita la mostra, visitabile dal 16 ottobre al 1 gennaio 2021.

Se vi troverete a Berlino nei prossimi mesi, non potete perdervela, perché è stupenda; una collezione eterogenea di fotografie allo stesso tempo giocose, puntigliose, tragiche ed erotiche. È diversificata al massimo, presentando una selezione di artisti da tutto il mondo, con sezioni dedicate alle etnie, soggetti transmascolini e a corpi affetti da disabilità, vecchiaia e dipendenze.

Non sarebbe accurato dire che la mostra è una mera esposizione di corpi scolpiti -- tratta infatti molto più di questo -- anche se l’elemento dei muscoli gioca un ruolo importante in come la mascolinità viene disegnata e percepita, il che fa scaturire delle domande interessanti riguardo come queste due narrazioni siano legate intrinsecamente tra loro. In un momento storico in cui un ansia verso il corpo maschile è in netta crescita, cosa significa quando l’ideale di corpo maschile è ancora così perfettamente scolpito, e difficile da ottenere?

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Catherine Opie, Rusty, 2008

“Volevamo esaminare e analizzare l’atto performativo della mascolinità, attraverso il corpo,” afferma Alona Pardo, la curatrice della mostra. “Non è l’unico elemento, ma il corpo virile lo è in maniera assolutamente critica.” Il corpo muscoloso è infatti presente in molte delle opere esposte. La serie Deep Springs di Sam Contis raffigura cowboy e lavoratori estremamente virili in paesaggi brulli e aridi, il che sembra quasi come se una canzone di Lana del Rey abbia preso vita. La serie di Catherine Opie, High School Football invece si concentra un altro stereotipo tipicamente americano -- lo sportivo. In entrambi i lavori, la forza associata alla mascolinità diventa una tradizione senza tempo americana.

Una sezione della mostra dedicata alla mascolinità queer presenta le due fotografie di Robert Mapplethorpe che ritraggono Arnold Schwarzenegger e la campionessa di body-building femminile Lisa Lyon, una affianco all’altra. Nel mostrare una donna forte, che è raffigurata quasi fosse più intimidatoria, affianco a quella di Schwarzenegger, questa giustapposizione trionfa nel dividere l’idea di mascolinità dai concetti di genere e sesso. Ma allo stesso tempo continua a dimostrare quanto i muscoli siano spesso ancora una grande parte della mascolinità femminile o trans, una relazione profondamente analizzata anche dal lavoro dell’artista performativo e bodybuilder transessuale Cassils. Time Lapse, la loro serie di ritratti, mostra il loro corpo in uno stato di flusso, come qualcosa in continuo mutamente ma che continua a presentare alcuni standard di mascolinità normativa legata alla presenza di muscoli.

Rotimi Fani Kayode
Rotimi Fani-Kayode, Untitled, 1985

I bodybuilder sono un soggetto ricorrente nella mostra, come la serie fotografica di Akram Zaatari di bodybuilders libanesi. Queste fotografie sono state prodotte da negativi danneggiati ritrovati in un archivio, e per questo sfigurati e ricoperti di macchie -- una qualità dell’immagine che infonde una tristezza profonda ed intrinseca tipica delle vecchie fotografie. “La superficie delle foto ha una fragilità che sembra esaltare la fragilità stessa dei bodybuilder e la precarietà del corpo,” afferma Alona.

La fotografia di strada di Sunil Gupta cattura invece Christopher Street negli anni ‘70 -- che allora era l’epicentro della comunità gay di New York -- e osserva il cosiddetto look da “clone”, un’estetica iper-mascolina che presenta muscoli, stivali, jeans e giacche di pelle. Rotimi Fani-Kayode, invece, esplora la mascolinità nera attraverso una serie di fotografie in bianco e nero di uomini fisicamente forti. Notiamo che, attraverso diversi contesti, i muscoli sono ancora spesso associati alla rappresentazione della mascolinità.

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Ray's a Laugh di Richard Billingham presso Masculinities Liberation through Photography, Fotografia dell'installazione, ©Tristan Fewings, Getty Images

Ma questo non vuol dire che la mostra non si interroghi su questa problematica; innanzitutto attraverso i quattro enormi pannelli che accolgono il pubblico all’entrata. “Partiamo proprio dal corpo presente nei lavori di John Coplans, che mostra l’esatto opposto del corpo muscoloso. Vogliamo iniziare con il ribaltare completamente l’immagine di figure muscolose, e mostrare una rappresentazione di qualcosa di morbido e imperfetto, cadente e vecchio,” dice Alona.

Un momento topico è l’opera Ray’s a Laugh di Richard Billingham, una serie fotografica autobiografica il cui soggetto narrativo è il padre alcolista di Billingham. In queste immagini, una delle quali presenta l’autore Ray in uno stato di nudità, l’assenza di muscoli rappresenta un senso di vulnerabilità, di fragilità e simboleggia la devastazione della dipendenza (forse senza intenzione, visto che molti sessantenni probabilmente avrebbero una costituzione simile). In una maniera completamente diversa, le fotografie di persone amputate o portatrici di disabilità di George Dureau fanno fronte alle visioni convenzionali della bellezza maschile; raccontate da un punto di vista erotico e attraverso uno sguardo né compassionevole né lussurioso.

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A sinistra: Cassils' Time Lapse presso Masculinities Liberation through Photography, Fotografia dell'installazione, ©Tristan Fewings, Getty Image

Se esiste un’area della mascolinità dove la bellezza è quasi assente, o totalmente irrilevante, è il suo potere politico -- un altro tema cruciale della mostra. Come nell’ambito atletico, la mascolinità è allo stesso modo intrinsecamente legata al potere politico ed economico, molto evidente nella sezione della mostra chiamata Male Order. Qui, gli uomini ritratti non sono muscolosi, virili, o convenzionalmente attraenti, perché non devono esserlo. Essere ricchi significa che puoi esercitare il tuo potere senza essere virile, bello o fisicamente forte, come ogni ricco uomo di mezza età che esce con una bellissima ragazza di vent’anni potrebbe spiegarti. La serie The Family di Richard Avedon (una serie fotografica di politici americani di rilievo, militari e capitani dell’industria degli anni ‘70) è posta affianco alla serie The Nazis di Piotr Uklański -- una serie di ritratti croppati di attori che interpretano il ruolo di nazisti nei film di Hollywood. Il potere, in entrambe queste selezioni di immagini, non deriva dalla prestanza fisica, ma dal potere istituzionale, dalla ricchezza e dalla autorità.

Akram Zaatari, Bodybuilders, Printed From A Damaged Negative Showing Mahmoud El Dimassy In Saida, 1948, 2011 From the archive of Studio Shehrazade / Hashem el Madani © Akram Zaatari. Courtesy the artist, Thomas Dane Gallery and Sfeir Semler Gallery.
Akram Zaatari, Bodybuilders, Stampa di un Negativo Danneggiato che Ritrae Mahmoud El Dimassy In Saida, 1948, 2011 Dall'Archivio di Studio Shehrazade / Hashem el Madani © Akram Zaatari. Courtesy dell'artista, Thomas Dane Gallery e Sfeir Semler Gallery.

Alla fine dei conti c’è certamente abbastanza materiale in questa mostra che infanghi la connessione tra prestanza fisica e mascolinità. Ma in che modo questa relazione si è raccontata attraverso la storia? Il corpo maschile idealizzato è sempre stato muscoloso?

Sì e no. Nell’antichità e successivamente durante il Rinascimento, gli standard di come veniva percepito il corpo maschile ideale erano più o meno gli stessi di oggigiorno. Ma c’è un altro lato della medaglia: mentre i muscoli hanno sempre espresso una certa forma di virilità, sono sempre stati associati anche al lavoro manuale, e, come per l’abbronzatura, percepiti dalla classe agiata come qualità del volgo. Molti ritratti artistici di uomini aristocratici, in particolare nel 17esimo e 19esimo secolo, sono dipinti come snelli e pallidi, qualità che significano potere. Avere questo aspetto significava che non eri mai soggetto a lavori manuali, e che azioni come arare i campi o sollevare alcunché più pesante di un fazzoletto di seta, non ti competevano. L’essere magri è stato associato ad un tipo di bellezza e mascolinità anche in tempi più moderni: si pensi al glam rock degli anni ‘70 e ‘80, l’heroin chic degli anni ‘90 e l’indie, per non parlare degli skinny jeans alla Hedi Slimane degli anni 2000.

Hal Fischer, Archetypal Media Image: Classical from the series Gay Semiotics, 1977, Courtesy of the artist and Project Native Informant London
Hal Fischer, Archetypal Media Image: Classical dalla serie Gay Semiotics, 1977, Courtesy dell'artista e di Project Native Informant London

Forse una domanda valida che questa mostra solleva è proprio il fatto che queste immagini idealizzate di corpi perfetti siano sempre molto pericolose. Il ritorno esponenziale di corpi muscolosi nelle nostre vite attraverso i social media, ha contribuito all’ascesa per molti uomini di problemi legati al cibo e alla dipendenza dallo sport. Possiamo dunque oggi separare una rappresentazione idealizzata degli uomini da degli standard normativi? Essere così muscolosi presuppone una dedicazione quasi monacale alla palestra, e il che fa pensare sul fatto se ciò sia effettivamente salutare oppure meno. Ma, come molti dei lavori in mostra suggeriscono, questi corpi così curati sono ancora percepiti come belli.

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Sunil Gupta, Untitled 22 dalla serie Christopher Street, 1976

Masculinities: Liberation through Photography è in corso al Gropius Bau di Berlino fino al 1 gennaio 2021.

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Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK

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