Da sinistra a destra: Fotografia di Yves LE ROUX/Gamma-Rapho via Getty Images. Fotografia di Barry King/WireImage. Fotografia di JEAN-BAPTISTE LACROIX/AFP via Getty Images. Fotografia di  Larry Busacca/Getty Images

Come il "naked dress" ha conquistato il mondo

Dalla Venere di Milo a Rihanna: analizziamo la complessa storia di questo iconico, criticatissimo abito.

di Zoë Kendall
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05 maggio 2020, 11:29am

Da sinistra a destra: Fotografia di Yves LE ROUX/Gamma-Rapho via Getty Images. Fotografia di Barry King/WireImage. Fotografia di JEAN-BAPTISTE LACROIX/AFP via Getty Images. Fotografia di  Larry Busacca/Getty Images

Nel sesto episodio di Sex and the City, Carrie Bradshaw entra nella cucina del suo appartamento nel West Village per sfoggiare di fronte alle amiche il nuovo vestito che ha comprato per un appuntamento. Si tratta di un sinuoso abito firmato DKNY. Il tessuto le calza come una seconda pelle, scivolando sui fianchi e sul seno senza formare neanche una grinza. La lunghezza è quella di una minigonna, le spalline sottilissime sono invisibili a occhio nudo. È quel tipo di vestito che mostra tutto senza far vedere assolutamente niente. “Oh, tesoro, è favoloso. Brav-oh,” dice Samantha, mentre si versa un bicchiere di Veuve Clicquot. “Stai benissimo, baby,” risponde Miranda. E Charlotte: “Beh, diciamolo e basta -- è il naked dress.”

E così quel fenomeno acquistò un nome.

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Foto di Ke.Mazur/WireImage.

Nella sua forma più semplice, il naked dress -- che sia lucente, color pelle, attillato o altro -- è disegnato per dare l'impressione che chi lo indossa sia totalmente nudo, o almeno, abbastanza nudo. Il naked dress è sempre una contraddizione, lo è fin dal termine in sé, che è letteralmente un ossimoro: essere nudo, ma indossando un vestito. O, per dirlo alla Miranda: “Lei non farà sesso; sarà solamente l'incarnazione del sesso.”

Marilyn Monroe è diventata una sex symbol di Hollywood anche grazie a questa tipologia di abito. Meno di tre mesi prima della sua morte, in occasione del compleanno di John F. Kennedy, l'attrice si è fatta strada sul palco di Madison Square Garden lasciando cadere per terra la sua massiccia stola di ermellino per mostrare un lucente, attillatissimo vestito ricoperto -- rigorosamente dove più ce n'era bisogno -- da oltre 2500 brillantini. L'artista dietro a questo vestito era il designer di costumi francese Jean Louis, che ha dedicato la sua carriera a creare vestiti come questo, iconici e monumentali (pensate alla Gilda di Rita Hayworth mentre lascia cadere i suoi ricci sopra a quell'abito di satin nero senza spalline), impregnati tanto di glamour quanto di shock culturale e di desiderio senza fine. Il vestito Happy Birthday, Mr. President di Marilyn era uno di quelli che Jean Louis chiamava "abiti illusione": trasudavano la magia di Hollywood, creando una parvenza di nudità grazie alla leggerezza del tessuto sottilissimo e al posizionamento strategico dei brillantini.

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Foto di Bettmann / Getty Images

Monroe indossò un naked dress simile a quello anche nel film A qualcuno piace caldo, nella scena che Roger Ebert descriveva come “uno striptease in cui la nudità sarebbe stata superflua.” I designer come Louis e le star come Marilyn sapevano che il desiderio ha sempre bisogno di un po' di magia, di illusione, di ingannare l'immaginazione, d'altronde cosa vogliamo di più di ciò che non possiamo avere (o vedere)? Il vestito di Marilyn firmato Jean Louis fa proprio questo effetto, ed è stato messo all'asta nel 2016: per $4.8 milioni. Il miglior offerente se n'è andato via col simulacro della nudità di Marilyn, detto in altro parole.

Il naked dress è strettamente legato all'idea di sesso, nel senso che l'arte tende a non discernere la nudità della donna dal desiderio dello sguardo che si posa sul suo corpo. “Essere nudi è essere sé stessi. Essere spogliati è essere visti nudi dagli altri," ha scritto John Berger negli annali della storia dell'arte. Come la nudità, il naked dress non può esistere senza uno sguardo, vive per essere visto. Non a caso, una delle opere più guardate al mondo indossa un naked dress: la Venere di Milo, 2 metri in altezza, è vestita con un chitone drappeggiato precariamente. Come fosse un avatar per il sesso, la Venere era infatti l'unica degli dei che poteva essere ritratta nuda. Il seno scoperto e i fianchi marcati rimandavano all'idea di fertilità, oltre a essere un piacere da guardare. Dal suo plinto nel Louvre, la Venere ricambia lo sguardo degli spettatori con un atteggiamento stoico e sicuro di sé: come se sapesse che la stai guardando.

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Still da "The Dreamers", foto di JEAN-BAPTISTE LACROIX/AFP via Getty Images e foto di DEA / G. DAGLI ORTI/De Agostini via Getty Images.

La famosa statua è stata rivista -- sia fisicamente che spiritualmente -- nel film The Dreamers del 2003. La Isabelle di Eva Green appare sulla soglia della porta indossando un lenzuolo attorno alla vita e un paio di guanti neri che si dissolvono nello sfondo scuro da cui viene inghiottita. Dall'altra parte della stanza, il Matthew di Michael Pitt, il suo amante americano naïf, la guarda a testa in giù, sdraiato sul letto: “Ho sempre voluto fare l'amore con te, Venere di Milo,” dice.

L'entrata di Emily Ratajkowski all'after party degli Oscar di Vanity Fair ha creato una nuova rivisitazione della statua greca e della sua silenziosa potenza. Con un top e una gonna a fascia fino ai piedi, Ratajkowski sembrava un'effigie di marmo. La modella-attrice, considerata da alcuni l'Afrodite del XXI secolo, è sicuramente al corrente del fatto che con quel vestito gli occhi di tutti sono puntati su di lei. Ma proprio come i suoi naked selfie che posta ogni giorno su Instagram, anche il suo naked dress stimola qualcosa in più del mero desiderio. In una conversazione con WWD, Ratajkowski ha ripreso la definizione di nudità di Berger, riadattandola al contemporaneo: “Fa parte del mio prendere atto della mia sessualità e celebrarla. È una mia scelta e ci dovrebbe essere spazio per questo nella nostra cultura e nel nostro mondo.”

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Foto di Larry Busacca/Getty Images.
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Foto di Ron Galella/Ron Galella Collection via Getty Images e foto di Darlene Hammond/Getty Images.

Il naked dress è una dimostrazione di potere. La notte degli CFDA Fashion Awards del 2014 tutti gli occhi erano su Rihanna mentre ritirava lo Style Icon Award indossando quello che è diventato uno dei più iconici naked dress di tutti i tempi: un capo in mesh di Adam Selman su cui erano cuciti oltre 200mila cristalli Swarovski, con tanto di du-rag e guanti in tinta. Praticamente era visibile tutto del suo corpo, inclusi i capezzoli e il tanga color carne. Il look ha reso Rihanna l'incarnazione del coraggio e della sicurezza. Presentandola, Anna Wintour ha commentato: “Bisogna essere audaci, anche sconvolgenti, sempre rimanendo sé stessi,” riferendosi a un vestito che in effetti urlava "questa sono io, prendere o lasciare."

Quasi quattro decadi prima, Cher ha indossato un'altra tipologia di naked dress per il Met Gala del 1974. Creato dal costumista Bob Mackie, il rilucente vestito era cosparso di venature di cristalli, con maniche e gonna ricoperte di piume. Cinque mesi dopo, la cantante è apparsa sul Time Magazine con i capezzoli in vista e indossando lo stesso vestito. “A quei tempi, il Time riservava la copertina per i leader del mondo, o comunque qualcuno che aveva inventato qualcosa di importante, come un vaccino," afferma Mackie. “E poi c'è stata Cher in copertina, con quell'incredibile vestito, e il giornale ha fatto sold out praticamente subito.” Dopo la copertina del Time, Cher ha indossato un altro capo di Mackie, questa volta per la 60esima cerimonia degli Academy Award: un bustino nero abbinato a una stola di cristalli. Questo il look con cui Cher ha ritirato il suo premio per Miglior Attrice, come a gridare in faccia a tutti: "Sono qui per vincere."

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Foto di Dave Benett/Getty Images, foto di Yves LE ROUX/Gamma-Rapho via Getty Images, e foto di Richard Bord/Getty Images.

Il vestito trasparente indossato da Kate Moss per la festa di Elite Model Management nel 1993 connota un'altra sfaccettatura del naked dress. Senza glamour, dichiarazioni di fondo, né sublimazioni, eppure incredibilmente cool. Certo, "cool" vuol dire tutto e niente, è un termine che ha sempre intrattenuto una complessa relazione con la cultura pop ed è davvero difficile definirlo. Per Alabama Whitman di True Romance è l'esaltazione definitiva, per l'autrice di Gone Girl Gillian Flynn la "ragazza cool" è una deviazione delle aspettative non realistiche degli uomini medi. Per descrivere Kate in questo vestito, il termine "cool" rimanda a una studiata nonchalance -- nessun designer di costumi o cristalli strategicamente posizionati: un look talmente semplice -- un vestito tagliato di sbieco con slip a contrasto -- che ci si chiede come abbia fatto a diventare così canonico, una vera e propria colonna portante degli "Instagram mood", un ideale per le fashion editor e un sogno per qualsiasi stylist di celebrità. Noi italiani definiremmo questa attitudine come "sprezzatura": coniato nel 1528, il termine fa riferimento a “una certa nonchalance, così da nascondere l'artificio retrostante e sollevare qualunque cosa detta o fatta da fatiche e pensieri premeditati.” In termini contemporanei diventerebbe l'atteggiamento tipico da it girl, qualcosa del tipo: “Oh, questo abito? Ho preso la prima cosa che ho trovato nell'armadio.” Nelle fotografie di quella serata Kate non posa neanche e sorride senza filtri. Ha solamente indossato il vestito, e si diverte da morire.

Jane Birkin alla première di Slogan del 1969 -- in un luccicante vestito a maniche lunghe simile a una maglia -- è un altro esempio del tipo di noncuranza (ma dovremmo piuttosto chiederci quand'è che Jane Birkin non è sembrata indifferente?). Il look è un vero e proprio spartiacque nella storia del naked dress, ma è stato in realtà il frutto del caso. Jane è arrivata all'evento in quello che si aspettava fosse un vestito opaco, ma si è poi trasformato in un naked dress solo sotto i flash dei paparazzi. Anche se ci sarebbe molto da dire su quest'immagine, è significativo che in un vis-à-vis con i media avvenuto più di 50 anni dopo la risposta di Birkin ha confermato ancora di più questa nonchalance: “Non sapevo che il vestito fosse così trasparente. Se l'avessi saputo non avrei messo le mutande!"

Simon Porte Jacquemus ha fondato il suo marchio sull'attitude da naked dress. Il giovane brand francese si è fatto un nome proprio con la collezione primavera/estate 2018, chiamata La Bomba. In particolare, con un con un look azzurro drappeggiato. Il velato micro-mini in questione incarnava il passaggio della donna Jacquemus da ragazzina schianto a totale. È l'incarnazione del je ne sais quoi. Un movimento di sopracciglia e un clin d'œil. Così, da quel momento, il designer parigino ha creato molti altri naked dress, facendone un marchio di fabbrica, tanto che la donna Jacquemus, anche quando è totalmente vestita, mantiene o stesso quell'atteggiamento.

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Foto di Tony Barson/FilmMagic. Foto di Kevin Mazur/WireImage.

Per usare il vocabolario di Instagram, il naked dress è l'equivalente sartoriale di un selfie: un'autocelebrazione della propria persona, un momento "felt cute" immortalato nei pixel di un jpeg. Due esempi: Bella Hadid nel suo vestito per Cannes cosparso di cristalli firmato Ralph & Russo e Kendall Jenner nel suo abito del Met Gala del 2017. Emily Ratajkowski -- de facto arbiter del vestiario a effetto nudo -- analizza ogni dettaglio di questa tipologia di vestito: “Il sesso è normale. Il desiderio è normale. L'attenzione è normale, ed è okay.” Come a dire: se ce l'hai, fallo vedere.

È sott'inteso che questo genere di naked dress vive per i red carpet, e, come risultato, per essere consumato (o divorato, dipende da che tipo di periodici leggete). Quando Bella Hadid ha indossato quel vestito con lo spacco vertiginoso di satin rosso al Cannes Film Festival del 2017, i tabloid sono stati molto veloci a riportare quell'outfit così rivelante. Secondo un titolo clickbait, il vestito in questione "l'ha messa ad alto rischio di mostrare involontariamente più di quanto intendesse." Il naked dress, comunque, preclude le malfunzioni di guardaroba. È il "Sì, sto indossando quello. E allora?"

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Foto di Daniele Venturelli/WireImage.

Molto più spesso di quanto ci si aspetti -- specialmente nel caso dei media -- il naked dress rivela molto di più di chi guarda, rispetto a chi lo indossa. Mette in luce il fatto che il corpo della donna è sempre tenuto sotto stretta sorveglianza. La modella vietnamita Ngoc Trinh ha indossato un vestito simile a quelli della Hadid e Jenner ai 72esimi Cannes Awards, ed è stata giudicata negativamente malamente nel suo paese per questo. Il Ministro della Cultura, dello Sport e del Turismo del Vietnam ha condannato pubblicamente il vestito definendolo “improprio e offensivo." È stato riportato che Trinh -- e il vestito in questione -- si siano scontrati con le leggi del paese e che la modella potrebbe essere soggetta a delle tasse federali. La sua risposta: “Mi sentivo bella in quel vestito... Non posso soddisfare il mondo intero.”

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Foto di Barry King/WireImage.

E quando il peso del mondo si pone sulle tue spalle (N.B.: la condizione esistenziale di qualsiasi donna), perché non indossare un vestito leggero come una piuma? Due decadi prima del movimento #MeToo, Rose McGowan indossò un vestito di perline con un perizoma al red carpet del VMA come dichiarazione politica personale. “Era la mia prima apparizione pubblica dopo lo stupro. E ho pensato, era un pò come quando Russell Crowe nel Gladiatore entra nel ring e dice: 'Non ti stai divertendo?'" ha dichiarato a Jameela Jamil durante un'intervista per la serie I Weigh. Nella sua memoria, Brave, McGowan ha dichiarato che il vestito era una “rivendicazione del mio corpo dopo l'assalto subito."

A volte il naked dress non parte per essere considerato tale, ma lo diventa grazie alle circostanze. Penso alla scena sulla spiaggia di And God Created Woman. Brigitte Bardot come Juliette si sciacqua sulla spiaggia, mentre la gonna del suo vestito è intrisa fino ad essere trasparente, sbottonata fino all'inguine. In piedi di fronte al suo amante come la Venere di Eva Green. Ma il potere del suo personaggio -- la sua attitudine di camminare a piedi nudi, di ballare il cha-cha nel bar del paese-- è contrastata dalla vulnerabilità di questo vestito.

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Foto di Marka/Universal Images Group via Getty Images.

La designer di Atene Dimitria Petsa di Di Petsa ripropone l'aspetto trasformativo del naked dress. I suoi vestiti effetto bagnato sono creati intingendo i tessuti nell'acqua e drappeggiandoli su un corpo, in quel momento vengono poi cucite tutte le pieghe. Per Vogue, la designer afferma che l'essere asciutta è una questione patriarcale: a una donna non è permesso sudare, o allattare in pubblico. Ad i-D: “Voglio che il mio lavoro mostri il corpo della donna in senso politico." È anche il contrario della mentalità della 'maglietta bagnata' vista in And God Created Woman. I vestiti di Petsa sono quasi trasparenti, le sue donne -- Kylie Jenner e FKA Twigs, per nominarne alcune -- sono bagnate fradice, ma nel loro unico modo.

Anche se il naked dress potrebbe essere inteso come fragile o precario, può funzionare anche come un'armatura -- il corpino, che rivela la forma del corpo nudo, diventa di moda negli anni '60 -- o, per alcune decadi decade, come un'arma. Sensuale-non-sessuale difinisce l'estetica di Charlotte Knowles, conosciuta per la sua lingerie-ready-to-wear. Per la collezione P/E20 -- la prima sfilata del brand per la LFW -- il duo dietro al brand ha affermato ad i-D, “Ci sentivamo un pò vulnerabili facendoci strada nell'industria. Amavamo l'idea che, in qualche modo, la nostra donna potesse sentirsi una creatura intimidatoria, pericolosa e velenosa.” Allo stesso modo, le confezioni di Nensi Dojaka, strane ed angolari, sembrano osservare chiunque le stia guardando, come una Medusa. “Voglio che la mia donna sia seducente, forte e intoccabile,” dice la designer.

Ma tra tutti i designer che creano naked dress oggi, nessuno può competere con Sinéad O’Dwyer. Incarnando la lotta tra i vestiti e il corpo che li indossa, i bustini di silicone e gli abiti sezionati di O’Dwyer ridanno potere a chi li indossa. “Il mio lavoro è una specie di vaffanc**o, è una dichiarazione di orgoglio del proprio corpo. Credo che esprima il potere che deriva dalle donne quando decidono che non vogliono accettare lo status quo,” spiega. “Non dovresti sentirti obbligato a vivere secondo uno standard. Dovresti avere pieno controllo di te.”

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK

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