"Scrivere canzoni è uno sfogo": intervista ad Ariete

Ci ha conquistati con la strofa “Perché da qualche mese / È sempre lunedì”, così abbiamo deciso di intervistarla per farci raccontare meglio il suo EP "18 anni".

di Amanda Margiaria
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18 gennaio 2021, 4:53pm

“Adesso posso comprarmi le sigarette e le birre, ma non è che sia cambiato molto.” Arianna, in arte Ariete, ci tiene subito a dirmi che da quando ha 18 anni si sente sempre la stessa. Eppure ha scelto proprio 18 anni come titolo del suo nuovo EP e di un singolo, indice che forse dietro questa noncuranza si cela qualcosa in più. “Gli altri ti vedono in maniera diversa, non è tanto l’età in sé quanto ciò che questo numero rappresenta agli occhi altrui.”

La intervisto per parlare di come (non) vede il futuro (“vorrei avere 28 anni per un giorno e poterti rispondere,” mi dice quando le chiedo dove si vede tra dieci anni), e perché ha deciso di esprimersi attraverso la musica, ma poi finiamo per dirci che quell’età anagrafica da tutto nasce non ha poi così tanto senso: io che di anni ne ho 27, in fondo, provo le stesse paure che prova Ariete, e mi ritrovo totalmente nelle parole dei suoi testi.

Alla fine di Freddo, uno dei sette brani contenuti nell’EP, Ariete canta: “Perché da qualche mese/È sempre lunedì”—e sono sicura che non siamo le uniche a sentirci così ultimamente.

Intervista ad Ariete: foto davanti a una serranda tirata giù
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Come sta andando questo inizio di 2021? 
Bene! Ho cambiato casa proprio oggi, mi sono spostata da Anzio a Roma, quindi adesso sono ufficialmente in città. Quindi ecco, direi che il 2021 è iniziato bene, non mi lamento.

Ma quindi “nuovo anno, nuovo inizio” secondo te è vero? Oppure i buoni propositi non hanno in realtà molto senso?
Non credo molto nell’idea dei "buoni propositi”, a dire la verità. Le cose ti devono venire così, spontanee, perché se poi ci si impegna troppo il rischio è che si perda il valore, il senso di tutto.

Quando hai iniziato a suonare la chitarra? Ti ricordi perché hai deciso di iniziare?
Ho iniziato, per assurdo, in Chiesa. Facevo catechismo e mi hanno chiesto di scegliere per forza un’attività da fare il pomeriggio. Potevo scegliere tra chitarra, canto e teatro, e io ho deciso di iniziare il corso di chitarra.

In famiglia sostenevano la tua passione per la chitarra, o più in generale per la musica?
Assolutamente! Mi ci sono ritrovata dentro perché mio padre ha da sempre una grande passione per la musica, quindi dopo quel primo corso ho continuato a comporre e studiare chitarra da autodidatta. Poi ho deciso di provarci anche con il pianoforte, sempre da sola, e da una cosa nasce l’altra.

Quindi sei autodidatta?
Diciamo di sì, dai. Ho fatto un anno in Accademia per imparare a suonare meglio il pianoforte, però poi non mi portava da nessuna parte e ho preferito proseguire per conto mio.

Ariete: l'intervista all'artista autodidatta
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E per quanto riguarda la composizione? Quando hai iniziato ad interessarti anche a questa parte?
Io ho sempre composto, ho sempre buttato giù melodie e testi pensandole come brani a tutti gli effetti, ma poi la prima canzone di cui sono davvero fiera l’ho scritta verso i 13 o 14 anni.

Qual è il tuo processo di scrittura? Scrivi appunti random sul telefono oppure ti metti lì e dici: “ok, adesso devo scrivere”?
No, zero: a volte semplicemente mi viene voglia di scrivere una canzone e quindi prendo la chitarra, provo un giro o due e se vedo che dopo 10 minuti non va vuol dire che non è aria e lascio perdere. È una cosa molto istintiva, arriva di getto: non mi piace mettermi lì e dire: “ok, adesso scrivo una canzone triste o una felice, più una hit totale.”

Tendi a scartare molti pezzi, oppure no?
Se scrivo una cosa e la porto a termine tendenzialmente è perché sono convinta che possa funzionare, altrimenti non mi ci sbatto neanche. Per 18 anni, il mio ultimo EP, è successo esattamente così: ero abbastanza ispirata e ho scritto tanto di getto, specialmente durante l’estate.

Perché hai deciso di aprirti completamente nelle tue canzoni ed essere così sincera?
Mah sai, di base io sono così: non mi sono data una spiegazione su questo, perché sono io che mi esprimo così nella mia vita in generale. È un po’ come se chiedessi agli esseri umani perché respirano: non sanno il perché, lo fanno e basta.

Quindi quella di 18 anni è Ariete al 100 per cento, non potresti scrivere diversamente…
No, esatto. Mi sono trovata a volte nella situazione in cui avevo delle scadenze e dovevo assolutamente consegnare entro certi tempi, ma per me è stato un decisamente più difficile muovermi in questo modo.

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Chi sono i riferimenti a livello di storytelling in 18 anni quindi?
A livello di scrittura in realtà mi ispiro molto alla mia vita e alle mie esperienze personali, mentre a livello musicale non c’è stata un’influenza precisa. Certo, nel periodo in cui ci ho lavorato ho iniziato ad ascoltare di più certi artisti e generi, tipo tanti, tantissimi Tame Impala o i Cigarettes After Sex e tutta quella parte lì dell’indie americano.

Tra i temi principali di 18 anni c’è la fine di una storia d’amore. Anche questo arriva dalla tua esperienza personale?
Mi succede spesso di scrivere in momenti in cui il mio mood è completamente diverso rispetto a ciò di cui parlo: magari ripenso a cose successe anni fa, con la mia prima ex a volte, perché devo ancora stemperare quel tipo di dolore, o comunque mi fermo a riflettere per caso su degli avvenimenti specifici e decido di analizzarli attraverso la musica. Ogni relazione finita porta con sé alcuni non-detti e situazioni comunque da risolvere, cosa che poi cerco di fare anche tempo dopo con le mie canzoni.

Ma sei romanticissima!
Mah, proprio romanticissima non saprei, mi considero un po’ una via di mezzo: molte mie canzoni sono più incazzate che d’amore in realtà. Dipende molto da chi mi trovo davanti e dalla situazione singola, però di base sono metà romantica e metà algida.

A parte le relazioni e l’amore quindi, di cosa volevi parlare in 18 anni?
Volevo parlare della mia infanzia e della mia adolescenza, di come sono cresciuta e delle esperienze che ho vissuto. Credo sia solo l’inizio e in futuro voglio lavorare assolutamente su questo. Per me scrivere è uno sfogo.

Ti fa paura o comunque ti fa strano essere così tanto al centro dell’attenzione? In altre parole, sei a tuo agio sapendo di essere molto conosciuta?
Mi viene spontaneo rapportarmi in modo sincero e diretto con i miei fan, ma ne colgo le conseguenze. Mi fa strano a volte pensare che là fuori ci sia così tanta gente che si aspetta da me qualcosa e crede che le mie parole abbiano un significato importante. La vedo un po’ come una responsabilità, ma sono felice di accollarmi tutte le facce di questa medaglia, e mi fa piacere che ci sia anche questa parte inclusa nel prezzo.

Intervista ad Ariete: foto in autobus in bianco e nero
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Crediti

Intervista di Amanda Margiaria
Fotografia di Ilaria Magliocchetti Lombi

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