La paradossale utopia del corpo negli scatti di Giulia Agostini

Per la fotografa italiana il corpo umano diventa il punto zero della propria pratica, attorno a cui si snoda una realtà fuori posto e surreale.

di Carolina Davalli
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27 aprile 2021, 1:43pm

Michel Foucault, nella conferenza via radio del 1966 diventata poi libro, Utopie Eterotopie, avanza una riflessione sulla condizione essenzialmente paradossale del corpo umano, tessendone un’ode forse tra le più potenti e commuoventi della letteratura Occidentale. Il filosofo, infatti, indaga la materialità e la finitezza del corpo fisico in relazione al legame che intrattiene con la realtà più cruda; un legame fatto di limiti e censure, e dunque per questo—almeno teoricamente—quanto di più lontano dalla dimensione eterea dell’utopia. Eppure, continua il folosofo, se osservato attentamente, il corpo umano nasconde lati fantastici, approda in “luoghi senza luogo” a cui ha accesso attraverso l’immaginazione, l’arte, le maschere e gli ambienti con cui interagisce. Insomma, il corpo si fa incarnazione dell’utopia più ideale, essendo “sempre altrove, legato a tutti gli altrove del mondo, […] altrove rispetto al mondo.”

Ma non è necessario aver letto Foucault per percepire, forte e chiara, la natura e la portata utopica del corpo umano. Certe volte, basta avere la sensibilità giusta e una macchina fotografica qualsiasi, per accorgersi che ogni volta che un corpo si trova all’interno di un ambiente accade qualcosa di sensazionale. Per la fotografa Giulia Agostini, questa percezione ha iniziato a farsi strada nella sua pratica durante gli anni del liceo, dove si trovava a consumare ore su ore ritraendo dal vivo modelle in posa—un’azione a cui guarda ancora oggi con totale meraviglia. “In quelle lunghissime ore di disegno dal vivo ho iniziato a percepire il nudo come un reale sintomo di libertà. Per me, non è provocatorio mostrare, disegnare o fotografare un corpo nudo, lo è più la libertà che ti prendi nel farlo,” ci racconta.

La paradossale utopia del corpo negli scatti di Giulia Agostini
Dal libro Luminous phenomena, NFC Edizioni, 2021. © Giulia Agostini

Così, naturalmente attratta dalle forme e dalla presenza dei questi soggetti, Giulia ha iniziato spontaneamente e forse inconsapevolmente a sperimentare con la fotografia, scattando autoritratti con una “piccola Canon rosa, che avrà avuto al massimo 8 pixel,” ci confessa, entrando deliberatamente in contatto con una nuova percezione della propria fisicità. “Avrò avuto 21 o 22 anni, ed ero in un periodo della mia vita in cui mi sentivo particolarmente in confidenza con me stessa. Mi sentivo libera, e mi osservavo costantemente senza un reale giudizio estetico. Ho sempre amato gli specchi e così ho iniziato a guardarmi, osservarmi e scoprirmi come quando si è bambine—una gestualità che credo non mi abbia mai lasciata,” racconta.

Il corpo così è diventato un vero e proprio oggetto di studio per la fotografa autodidatta, ma anche la prima reale cifra della propria pratica–un soggetto che non ha mai smesso di far parte del proprio immaginario come persona, artista e creativa. Partendo dagli autoritratti, Giulia ha poi iniziato a scattare altri soggetti, situazioni e ambientazioni, incentrando il proprio processo su quella stessa attrazione e spontaneità che la legava al disegno, contraddistinta però da un’immediatezza capace di rubare istanti, momenti e dettagli. “Fotografare è un impulso che provo per descrivere qualcosa che non riesco a comunicare a parole o attraverso la scrittura. Sono dipendente dalle immagini e scattare, per me, è un veicolo per riuscire ad esprimere ciò che non potrei dire altrimenti,” afferma l’artista. Ossessione tramutata in professione, la fotografia ha dunque acquistato un ruolo vitale ed essenziale nella vita della fotografa che da allora non ha mai più smesso di scattare.

La paradossale utopia del corpo negli scatti di Giulia Agostini
Dal libro Luminous phenomena, NFC Edizioni, 2021. © Giulia Agostini

Influenzata dal cinema di Paul Thomas Anderson e Kubrick, dalla fotografia di Tom Sandberg, Daidō Moriyama, Wolfgang Tillmans e Tina Modotti, Giulia ha così acquistato una conoscenza più profonda della propria pratica, prendendo decisioni coscienti come quella di scattare impulsivamente, senza mai forzare o programmare gli scatti, o quella di non imbarcarsi in progetti seriali o corpus autonomi. “Vedo la mia fotografia come un viaggio sentimentale, senza periodi, successioni o criteri cronologici. Mi piace mischiare scatti del 2012 a quelli del 2020, mi concedo la libertà di rimescolare e creare cortocircuiti tra immagini di natura radicalmente diversa. Ho sempre cercato di mantenere questa libertà, perché riconosco che mi mette in difficoltà l’idea di vincolarmi ad una serie specifica,” ci spiega.

Una metodologia che ha fatto breccia anche nel libro monografico parte della collana legata alla fotografia internazionale Luminous Phenomena, in cui scatti d’archivio e contemporanei sono giustapposti e messi in diretta collisione, creando un susseguirsi di immagini panoramico e ampio. Gli scatti di Giulia sembrano infatti scandire lo scorrere di frame di un lungometraggio, un film la cui storia che si spezza nel momento di imprimersi sulla pellicola.

La paradossale utopia del corpo negli scatti di Giulia Agostini
Dal libro Luminous phenomena, NFC Edizioni, 2021. © Giulia Agostini

Così prende forma una fotografia eterogenea, pervasiva e forse apparentemente piena di paradossi, contrasti e contraddizioni. Sperimentando con qualsiasi supporto abbia a portata di mano, Giulia produce scatti in analogico in bianco e nero e a colori, tracciando la propria personale costellazione di immaginari definiti da scatti impulsivi. istintivi e in netta tensione e opposizione fra loro.

Immaginari di cui il protagonista indiscusso rimane sempre il corpo umano, spesso di donne e sempre parzialmente nudo, anch’esso indagato in tutte le proprie incostanze, incongruenze, vulnerabilità e contraddizioni. Il corpo è il punto zero, per Giulia, attorno a cui tutto ciò che si dispiega acquista una valenza magica, surreale, off; dove gli oggetti prendono il posto di simboli, diventano assurdi, e dove gli ambienti dove quel corpo manca risultano spogli, incompleti e lontani dalla realtà. Le nature morte, gli ambienti che Giulia scatta sono infatti sinistri, inquietanti e irrequieti, ma nel momento in cui entra in scena un corpo, spesso nudo, la realtà sembra ristabilirsi in una condizione fantastica, eterea, essenzialmente utopica.

La paradossale utopia del corpo negli scatti di Giulia Agostini

Alla domanda “Se dovessi dare un’età alla tua fotografia, quanti anni avrebbe?” Giulia ci risponde dicendo che “Potrebbe avere 12, 13 anni e allo stesso tempo anche 80, 85. Che poi è come mi sento io,” sottolineando nuovamente l’ampiezza del proprio sguardo, che sconfina trascendendo età, strutture sociali, ideali e tradizioni.

Gli scatti di Giulia sono dunque il poema epico del corpo che stavamo aspettando, gli scatti che riportano il punto di vista sulla nostra fisicità, il corpo ripreso in tutta la sua straordinaria e contraddittoria dimensione fantastica. Nelle parole di Foucault: “È, infatti, intorno a lui che le cose si dispongono, è rispetto a lui […] che ci sono un sopra, un sotto, una destra, una sinistra, un avanti, un indietro, un vicino, un lontano. Il corpo è il punto zero del mondo; laddove le vie e gli spazi si incrociano, il corpo non è da nessuna parte: è al centro del mondo questo piccolo nucleo utopico a partire dal quale sogno, parlo, procedo, immagino, percepisco le cose al loro posto e anche le nego attraverso il potere infinito delle utopie che immagino.”

Puoi acquistare il libro di Giulia Agostini sul sito di NFC Edizioni, qui.

La paradossale utopia del corpo negli scatti di Giulia Agostini
La paradossale utopia del corpo negli scatti di Giulia Agostini
La paradossale utopia del corpo negli scatti di Giulia Agostini
La paradossale utopia del corpo negli scatti di Giulia Agostini
La paradossale utopia del corpo negli scatti di Giulia Agostini
La paradossale utopia del corpo negli scatti di Giulia Agostini
Fotografia di Giulia Agostini i-D Italy giulia_ago6.jpg
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Dal libro Luminous phenomena, NFC Edizioni, 2021. © Giulia Agostini
La paradossale utopia del corpo negli scatti di Giulia Agostini
La paradossale utopia del corpo negli scatti di Giulia Agostini

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Crediti

Testo di Carolina Davalli
Fotografie di Giulia Agostini

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