"Possessor" potrebbe essere l'horror più disturbante di sempre

Il nuovo film di Brandon Cronenberg è una riflessione su quanto la tecnologia potrebbe, di fatto, ucciderci tutti in un mare di disgustosa violenza.

di Beatrice Loayza
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14 ottobre 2020, 8:59am

Tasya Vos (interpretata da Andrea Riseborough) non è Tasya Vos. Nella scena d’apertura di Possessor, il nuovo horror dello scrittore e regista Brandon Cronenberg, è una persona completamente diversa. Assassina d'élite, Tasya si inserisce nei corpi di altre persone tramite una nuova tecnologia e li usa per disfarsi dei nemici dei suoi clienti. In sostanza, fa fare ad altri il lavoro sporco per lei. In questa particolare missione, entra nel corpo di una donna di nome Holly (Gabrielle Graham) e si fa strada attraverso la hall di un hotel e fino a un’evento di gala, dove si confonde tra gli invitati.

L’addestramento di Tasya vorrebbe che lei sparasse un colpo di pistola alla testa della vittima, e poi a quella del surrogato che abita, così che possa tornare al suo corpo originale. Invece, Holly afferra un coltello da bistecca e aggredisce ripetutamente l'uomo, fino a ridurlo a una poltiglia insanguinata. Una tale disgustosa ed eccessiva dimostrazione di violenza non fa altro che dimostrare che la tecnologia può avere effetti concreti e terrificanti; potrebbe persino incoraggiare i nostri lati più oscuri e celati a manifestarsi.

Techno-horror cerebrale che non ha paura suscitare ribrezzo, Possessor potrebbe essere descritto come un mashup di Matrix, Under the Skin e Inception, alimentato dalla vecchia e cara ultra-violenza. Figlio dell'esperto dell'orrore David Cronenberg, Brandon ha sviluppato una passione per il lato oscuro della tecnologia e l’uso abbondante di sangue e melma, dimostrando che la mela non cade troppo lontano dall'albero. Ma il giovane Cronenberg ha altri punti di riferimento: lo stile classico dei gialli di Dario Argento, i macabri drammi polizieschi di Sidney Lumet e i romanzi di fantascienza di Philip K. Ha anche le sue idee sulla natura della coscienza e dell'agire umano, sull'influenza della tecnologia moderna e sulle sinistre macchinazioni delle dinamiche aziendali.

Possessor, il nuovo horror di Brandon Cronenberg: recensione e perché vederlo
Photo courtesy di NEON.

Quando Tasya ritorna nel suo corpo reale, si sveglia in un laboratorio; la sua faccia è pallida e le sue guance sono incavate. L'anno è il 2008, il luogo Toronto, ma questo mondo sembra parte di un inquietante futuro distopico. Sappiamo molto poco di Trematon, il suo datore di lavoro, o dello scopo del suo lavoro, ma questa ambiguità non fa altro che accrescere la posizione nefasta e monolitica dell'azienda. L’agente di Tasya (Jennifer Jason Leigh) le fa da guida in una sorta di caccia al tesoro dei suoi oggetti personali—la pipa di suo nonno, una farfalla incorniciata—, per vedere se riesce a riconosce gli autentici dai falsi. Occupando le menti degli altri di lavoro, corre infatti il rischio di perdere la sua di mente, e di dimenticare dove finisce se stessa e dove inizia l’interiorità dell’altra persona.

"[Possessor] è in parte un'esplorazione di cosa significhi avere un sé unificato,” spiega Cronenberg. "Sotto la superficie, in realtà siamo un coro di voci e impulsi contrastanti. Alcuni provengono dal nostro cervello, ma siamo anche influenzati esternamente e inconsciamente da altre parti del nostro corpo."

Tasya supera il test di autoidentificazione, ma il suo precedente sfogo indica che sta perdendo la presa sulla realtà e che il suo lavoro la sta lentamente avvelenando dall'interno. Quando intuisce tutto questo, decide di vivere separata da suo marito e suo figlio—stare con loro le sembra disagiante e pericoloso. "La genesi del film risale a un periodo della mia vita in cui ero in continuo mutamento," spiega Cronenberg. "Mi sono ritrovato a sentire di vivere effettivamente la vita di qualcun altro, a dovermi forzare di costruire un personaggio che potesse operare in quel contesto. Quando ho iniziato a scrivere il film, ero interessato al modo in cui costruiamo personaggi e narrazioni che funzionino sia per le altre persone, che per noi stessi."

Prima di tornare a casa della sua famiglia, Tasya entra nel personaggio che interpreta—la parte di una madre e di una moglie premurosa—ed è iper-consapevole che si tratta di una performance, non diversamente dalle altre identità che abita come ladra di corpi professionista. Questo breve tuffo nella vita domestica le ricorda chi vuole essere davvero. Eppure, il senso di colpa per aver abbandonato la sua famiglia la divora. Diventare un'altra persona e occupare un altro corpo è forse l’unico modo reprimere le ansie che la attanagliano, derivanti dalla scelta di rifiutare il proprio ruolo di madre.

I suoi problemi personali si manifestano in modo preponderante nella sua prossima missione. Incaricata di abbattere John Parse (Sean Bean), un viscido CEO, assume l'identità di Colin (Christopher Abbott), il fidanzato della figlia del bersaglio. Ogni missione ha una "narrazione": questa sarà impostata in modo da sembrare un crimine d’amore.

Questo mondo di cervelli violati e uccisioni impersonali non è molto diverso dal mondo in cui viviamo oggi, osserva Cronenberg: "Nell'attuale panorama dei social media, esistono modi abbastanza allarmanti attraverso cui le persone vengono influenzate da forze esterne. In un certo senso, siamo tutti hackerabili e le persone si rivoltano l'una contro l'altra, ma in realtà vengono messe l'una contro l'altra apposta, da esterni."

Possessor, il nuovo horror di Brandon Cronenberg: recensione e perché vederlo
Photo courtesy di NEON.

Nei giorni che precedono l'omicidio di Parse, Tasya ha difficoltà ad adattarsi alla vita come Colin e a tenere sotto controllo le proprie emozioni. Svegliarsi in uno strano appartamento accanto a qualcuno che non conosci, comportarsi come se tutto fosse normale e fare sesso con quella persona, quando l’altra non ha idea di chi la stia abbracciando. In queste condizioni, è facile perdere di vista la persona reale dietro alls maschera. La mente dell'ospite inizia a invadere quella di Tasya e si innesca una battaglia surreale per il controllo del corpo di Colin. In una sequenza sperimentale e disorientante, il cervello di Tasya sembra implodere, mentre la coscienza di Colin torna in superficie. Di conseguenza, il numero dei morti aumenta ben oltre le intenzioni della missione e ogni omicidio è più depravato e spettacolare del precedente.

"Per me, è più inquietante guardare un film PG-13 in cui 100 persone vengono uccise e nessuno sanguina," dice Cronenberg a proposito del suo debole per il sangue. "Sento in un certo senso che sia un modo per disinfettare la violenza, e trovo che sia una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Possessor parla della relazione [di Tasya] con la violenza e delle esperienze estenuanti che si trova a vivere. Volevo che la violenza fosse viscerale, in modo che il pubblico potesse connettersi alle sue esperienze a livello emotivo e fisico.”

Alla fine, le cose si fanno ancora più cupe quando Colin si reca a casa della famiglia di Tasya per darle una punizione. Una resa dei conti infernale è la ciliegina sulla torta della parata di cadaveri mutilati di Cronenberg. Alla fine, comunque, Tasya torna al quartier generale di Trematon, pronta cominciare tutto di nuovo. Lo spettacolo violento e la reazione lobotomizzata di Tasya funge anche da accusa dell'impatto della tecnologia su tutti noi e di come finisce per deformare il nostro cervello e corpo in modo terrificante. Pensare al futuro alla luce degli sviluppi tecnologici tiene Cronenberg sulle spine: "Non sono tecnofobico in alcun modo, ma allo stesso tempo sono cosciente che stia davvero cambiando chi siamo e come interagiamo gli uni con gli altri. Qualunque cosa l'umanità stia per diventare, ora ne abbiamo solo un assaggio."

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Photo courtesy di NEON.

Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK

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