Tra Berlino, Sottsass e riferimenti vittoriani, ecco a voi l'eclettico mondo di Melampo

"Le nostre collezioni partono sempre da un’esperienza reale. Un libro, un’opera d’arte, un oggetto di design di cui ci siamo innamorate o anche da fatti di cronaca ed esperienze di vita."

di Giorgia Imbrenda
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09 ottobre 2020, 4:00am

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di Anna e Lulù, la coppia di sorelle e menti creative dietro al progetto Melampo.

Brand emergente nato da influenze berlinesi e un modus operandi prettamente italiano, Melampo è il risultato di anni di esperienze della famiglia di Anna e Lulù all’interno dell’industria della moda. Volumi straboccanti, tocchi industriali e riferimenti che slittano dall’epoca vittoriana alla cultura pop sono i pilastri fondamentali e le forze che alimentano le collezioni delle sorelle.

Fondamentale per la loro filosofia e etica è anche il tema dell’upcycling—essenza stessa del brand—che prende forma nella loro “Melampo Upcycled Collection”, creata utilizzando esclusivamente tessuti delle collezioni passate. Così, abbiamo deciso di incontrarle per farci raccontare la loro storia, e quella del loro brand.

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Raccontatemi di voi: chi siete, quali sono i vostri background?
Siamo sorelle, nate in una famiglia che produce abbigliamento da ben tre generazioni; siamo letteralmente cresciute in fabbrica.
Anna: Ho studiato economia a Pavia, appena finiti gli studi ho iniziato subito a lavorare nell'azienda di famiglia, facendo esperienza in tutti i settori della produzione, dalla sala taglio all'ufficio tecnico e produttivo, che oggi gestisco seguendo personalmente tutto il processo—dal prototipo alla produzione industriale—, sia per i clienti dell'azienda che per il nostro brand Melampo.
Lulú: Ho studiato architettura al Politecnico di Milano e fotografia all'Accademia di Arti e Mestieri del Teatro alla Scala, e queste due discipline rimangono le mie grandi passioni. Ora vivo tra Milano e Berlino, ma ho viaggiato molto prima di cominciare a lavorare nell’azienda di famiglia. Quando ho deciso di tornare a casa, sono stata catapultata nella realtà di una start-up basata in India, dove gestivo tutte le fasi dell'impianto di un’industria tessile.

Come si fondono le vostre esperienze precedenti e parallele all’interno di Melampo?
Nessuna di noi ha studiato moda, e forse è per questo che le nostre collezioni non hanno un approccio glamour ma piuttosto tecnico e progettuale. Ogni nostro modello è un progetto, che assume valore non solo nella logica della collezione, ma anche singolarmente, come manufatto a sé. Questo perché la nostra esperienza passata è avvenuta principalmente nei luoghi di produzione, a contatto con le persone che realizzano i capi, rendendoci consapevoli dell’immenso lavoro tecnico e del valore umano dietro ogni capo. Ogni collezione, inoltre, riprende e rielabora alcuni capi di quella precedente, in una logica progettuale di evoluzione creativa e tecnica.

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In che modo le città dove vivete—Berlino e Milano—instaurano un dialogo all’interno delle vostre creazioni?
Berlino è una città incredibilmente diversa da tutte le altre capitali europee. La sua storia sembra partire da capo dalla ricostruzione del dopoguerra, incurante del passato, come se prima non ci fosse stato nulla. Questo vuoto ha dato spazio a una creatività libera, ingenua e schietta, impensabile altrove. Qui gli anni ‘80 non sono mai finiti, e i negozi vintage e di seconda mano sono molto più interessanti delle vetrine dei grandi brand.

Milano, invece, rappresenta la parte più razionale e intellettuale della moda. Potremmo dire che Berlino influenza il nostro design nell’ideazione di certi volumi e nel mix-and-match delle stesse collezioni. Milano, invece, e il nostro background famigliare, porta con sé un imprinting sartoriale e progettuale.

In che modo prende forma il vostro processo creativo?
Melampo rappresenta il nostro spazio di libertà e creatività. Per le collezioni partiamo sempre da un’esperienza reale, un libro, un’opera d’arte, un oggetto di design di cui ci siamo innamorate, o anche da fatti di cronaca ed esperienze di vita, come nel caso della collezione Camera View. La ricerca e lo sviluppo del concept partono da Berlino, mentre la realizzazione dei capi è completamente Made in Italy, così come i materiali utilizzati.

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Come avete affrontato il lockdown a livello creativo? E quanto ha influenzato la creazione di Camera View Collection?
Il distanziamento sociale ha cambiato il modo in cui interagiamo, lavoriamo e comunichiamo, filtrandolo attraverso uno schermo 2D e limitandolo a un’inquadratura della webcam che ci riprende dalla vita in su. Tutto questo, però, ha svelato al mondo un’immagine più autentica di noi stessi, dimostrando l'importanza data agli abiti che indossiamo anche all’interno delle mura domestiche.

Abbiamo visto i nostri amici, colleghi e personaggi pubblici vestirsi in maniere improbabili, oppure in déshabillé, non come in circostanze normali—tipo il video del reporter Will Reeve di Good Morning America, che era andato in onda sulla ABC senza pantaloni, ignaro del fatto che la sua gamba fosse in piena vista.

Questo nuovo paradigma ci ha fatto riflettere sul modo in cui ci vestiamo dentro e fuori casa, ridefinendo il significato di utilità e decostruendo lo stereotipo legato alla camicia da uomo e alla camicia da notte. Sono nati capi ibridi, accessoriati con colli e pettorine scambiabili che permettano di passare da una situazione divano/letto a una da scrivania/vicino di casa che bussa alla porta.

Parlando di sostenibilità: perché è importante e in che modo si può ridurre l'impatto ambientale di un brand?
Il ciclo che si innesca dalla piantagione di cotone e fino all’esposizione in vetrina di un capo è molto complesso, non tutti ne conoscono gli infiniti passaggi, e l’etica viene spesso messa a repentaglio dal sistema economico attuale. Ovviamente i brand e i produttori rivestono un grande ruolo in questo cambiamento, ma la grande differenza la fanno i consumatori, diventando più responsabili ed esigenti. Consumare meno e meglio deve valere in tutti gli aspetti delle nostre scelte, nella moda come per il cibo.

Melampo è un brand indipendente che non risponde alle regole dell’economia globalizzata. Abbiamo sempre realizzato due collezioni all’anno con materiali italiani o al massimo europei, e realizzati completamente in Italia. Tendiamo sempre di più a rendere disponibili le collezioni in modalità pre-order, così da diminuire gli sprechi. Melampo Upcycled Collection vuole essere un altro passo in questa direzione: una selezione di modelli realizzati con tessuti provenienti dal nostro deadstock aziendale. Fare upcycling di tessuti permette di ridurre gli sprechi e utilizzare materiali in giacenza, creando nuovi prodotti di alta qualità in edizione limitata e a un prezzo accessibile. Sono capi con un valore aggiunto, destinati a rimanere nel tempo e a passare di generazione in generazione.

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Se doveste scegliere tre designer con cui andare a cena stasera, chi sarebbero? E in quale ristorante li portereste?
Se esistesse una macchina del tempo, cercheremmo di farci invitare a casa di Sottsass nel 1980, quando stava fondando Memphis insieme ai più grandi architetti, designer e creativi della sua generazione. Il momento dell’incontro come possibilità di scambio e ideazione per nuovi progetti, la convinzione che da una cena si possa veramente cominciare a cambiare il mondo è per noi un’idea potentissima. Forse purtroppo non succede più, ma noi ci crediamo ancora!

Come avete sviluppato la comunicazione del vostro brand? Credete che i social media, soprattutto Instagram, siano indispensabili per permettere a un brand emergente di farsi conoscere?
Certamente, i social sono uno strumento molto potente per raggiungere un pubblico internazionale. Instagram per noi non è solo una vetrina, ma anche un modo per raccontare delle storie e creare un legame con la nostra community. Durante il lockdown abbiamo realizzato due progetti tramite Instagram. Con il primo, Through the Window, abbiamo chiesto alle donne che ammiriamo di condividere la loro vita e i loro stati d’animo durante la quarantena; il risultato è un moodboard pubblicato su IG che unisce immagini, riferimenti artistici e citazioni, insieme alle nostre riflessioni sul valore della finestra nei lunghi giorni di quarantena.

Il secondo era dedicato al Digital Press Day. A causa dell'isolamento, non è stato possibile presentare la nuova collezione dal vivo, ma abbiamo sfruttato la situazione come un’opportunità per sperimentare. Così il team di Melampo ha trascorso il lockdown a rielaborare le fotografie della collezione FW20 e i modelli carry over. Il risultato è un collage fatto di dettagli preziosi che esprimono un piccolo pezzo del nostro mondo creativo. Attualmente, stiamo presentando un altro nuovo progetto social tutto berlinese: Melampo Diaries, che racconta la storia delle donne che rappresentano l’estetica di Melampo nel loro contesto più privato e intimo.

Cosa c'è nel futuro del vostro brand?
Speriamo di unire la passione per l’interior con la nostra attività nella moda. Magari una collezione Home.

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Crediti

Testo di Giorgia Imbrenda
Immagini su gentile concessione di Melampo

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