Courtesy di Commission. 

Commission è un'ode alle working mom dell'Asia degli anni '80

I designer del brand di culto newyorkese reimmaginano le loro silhouette per una capsule collection completamente in denim.

di Zoë Kendall
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10 settembre 2020, 4:00am

Courtesy di Commission. 

“Tutto è partito da una fotografia di mia mamma,” spiega il designer Huy Luong, uno dei tre co-fondatori del brand basato a New York Commission. Sta parlando, nello specifico, dell’ispirazione dietro all’ultima collezione, l’AI20, ma le sue parole sarebbero perfette anche per descrivere il brand in generale. Dopo essersi conosciuti nel 2017, Luong e i co-designer Jin Kay e Dylan Cao hanno iniziato a confrontarsi sul loro heritage comune, quello dell’Asia dell’Est, e della mancanza di una sua rappresentazione autentica all’interno della moda Occidentale—pensate ai classici motivi con draghi e alberi di ciliegio, per esempio.

Un anno dopo, il trio ha fondato Commission, utilizzandolo come mezzo per portare la cultura dell’Asia dell’Est all’interno della fashion industry, nella maniera più autentica e sfaccettata possibile. “Il nostro approccio è quello di assicurarci che tutto sia sempre super personale,” afferma Cao. “È da lì che parte la conversazione riguardo alle nostre mamme. È un’esperienza che ci unisce. Siamo cresciuti con questi ricordi. Ecco, quello è stato l’inizio più autentico della nostra narrazione.”

Cao e Luong sono cresciuti in Vietnam, mentre Kay nella Corea del Sud. Per seguire la loro passione per il design—incluse quella di Kay per l’arte e il disegno e l’infatuazione di Luong per Project Runway— si sono spostati a New York City, dove hanno frequentato la Parsons School of Design, prima di una serie di stage e lavori stabili negli uffici dei brand più prestigiosi basati in città. Sono state queste occupazioni—alcuni da freelance, altri full-time—ad averli ispirati, infuturo, a scegliere il nome del loro brand.

Ora capite perché, quando i tre si sono conosciuti a una festa di compleanno di un amico in comune, hanno trovato un terreno comune, non solo grazie alla loro cultura condivisa, ma anche al desiderio comune di farcela da soli nell’industria, sviluppanto un progetto che fosse nuovo ed originale. “Era il 2017. In quel momento, stavo ancora lavorando per altre aziende. Ho pensato che forse un giorno avrei potuto finalmente realizzare un mio progetto, ma credevo che ci sarei riuscito solo dopo aver scalato le vette della carriera aziendale,” riflette Cao. “In realtà, ero già stufo di lavorare per altre persone.” Un anno dopo, il trio ha deciso che, invece di ricevere commissioni dagli altri, avrebbero dato commissioni a se stessi. E così è nato il loro brand.

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“L’idea della donna in carriera di fine anni ‘80 e ‘90 nell’Asia dell’Est è al centro del nostro brand,” afferma Cao. E può dimostrarlo un tuffo nel curatissimo feed di Instagram del marchio: reference che variano dalle eroine in completo da uomo di Edward Yang, al ritratto di Keizō Kitajima di una donna con indosso una felpa di mohair, fino, ovviamente, alle fotografie vintage dagli archivi di amici e follower e degli stessi designer. “Abbiamo parlato molto della nostra infanzia, e del ricordo delle nostre mamme che si vestivano per andare in ufficio cambiavano look,” spiega Cao, parlando delle influenze che hanno determinato l’estetica del brand. “Sembravano sempre così perfette ed eleganti.”

I tre designer sono cresciuti tra gli anni ‘80 e ‘90, proprio mentre un numero mai visto di donne dell’Asia dell’Est ha iniziato a lavorare negli uffici delle aziende che allora stavano nascendo. “Così, il look aziendale è diventato una parte essenziale delle nostre silhouette,” afferma Kay, descrivendo il look più iconico del brand: completi in lana con pantaloni e gonne in tinta. Ma dietro quella compostezza c’è molto humour—“mixiamo il kitsch con l’eleganza”—, oppure qualche dettaglio sentimentale. Questo è ciò che rende il mondo di Commission così ricco, e così d’impatto.

“I tessuti di quel tempo, se non eri ricco, erano fatti di un tipo di poliestere che non fa pieghe. Non importa quanti movimenti o posizioni prendi, rimarrà sempre liscio, piatto e perfettamente stirato,” spiega Cao. “Amiamo evidenziare questi contrasti nei nostri prodotti.” Per esempio, una cintura in pelle con un piccolo borsello, proprio come quelle che indossava la mamma di Cao per viaggiare in motorino ogni giorno in Vietnam. Un vestito da segretaria stampato con fiori ricavati dalle tovaglie tipiche e dalla carta da regalo che usavano i designer nella loro infanzia. “Prendiamo le stampe da ogni oggetto tipico di quell’epoca, anche i più mondani e quotidiani,” spiega Cao.

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Ma, che sia chiaro, il trio non sta riproducendo pezzi vintage ispirati dalle fotografie o dalla memoria. “Vogliamo prendere quegli elementi e renderli contemporanei, creando qualcosa che una donna moderna indosserebbe,” spiega Kay. I completi del tessuto anti-piega di decadi fa sono ricreati in lana preziosa e prodotti in alcune delle aziende più importanti dell’industria. Lo stesso vale per le stampe iconiche delle stagioni, che sono sempre disegnate a mano da Luong e stampate nelle aziende che producono anche i famosi foulard di Hermès.

La collezione AI20 di Commission è forse quella che incarna al meglio l’estetica e la poetica del brand, rivelandosi attraverso le giustapposizioni. La collezione è ispirata a una fotografia della madre di Luong, immortalata mentre canta sul palco del suo ristorante di famiglia, un locale che ospitava cene, eventi aziendali e ricevimenti. “Mia mamma ha lavorato duramente in ufficio per un’azienda che organizzava eventi del genere, proprio nei posti come quello della mamma di Huy,” spiega Cao.

“Volevamo esplorare quel contrasto, dove una donna è vestita da lavoro e poi indossa lo stesso look per uscire la sera. È tutto estremamente elegante, e molto glam.” Camicie a righe bianche e blu indossate con stole di pelliccia e guanti in pelle rossa; top in sera e con pantaloni in twill; un set in stampa leopardata disegnata da Luong. “Volevamo ricreare quelle spumose maglie in mohair, che sono incredibilmente fastidiose e danno prurito, con tutti quei peli che perdono. Volevamo elevare quel look. Così, abbiamo sviluppato una tecnica in Giappone 100% cashmere che li rende ultra morbidi,” afferma Kay.

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La capsule in denim del brand è parte del percorso del brand verso la raffinatezza. “Ai tempi, il denim era una parte cruciale del guardaroba,” spiega Kay, ma questo tessuto rientra in modo completamente diverso nell’estetica distintiva del brand. Prima di tutto, ogni paio è totalmente realizzato in Giappone con la qualità più preziosa di denim. E per conferire ai jeans il loro “Commission look”, i designer hanno scavato nel loro archivio per recuperare gli accessori e le silhouette delle collezioni passate, fin nei minimi dettagli. “Sembra molto semplice da lontano, e quella era l’impressione che volevamo dare, ma da vicino si notano l’artigianalità e i dettagli.”

Oltre ai vestiti, la ricchezza e la vita che circondano Commission sono sfociati in due progetti fotografici paralleli, Commission Femmes e, più recentemente, Commission 1986. “La bellezza di Commission Femmes è quella di essere davvero un processo organico,” ricorda Cao raccontando l’inizio del brand, quando invitavano in studio amiche e conoscenti asiatiche per mostrare e raccontare loro le proprie collezioni. Luong scattava fotografie informali delle persone partecipava a quesi eventi, mentre si provavano i vestiti o di fronte a un muro bianco.

“Dopo un po', è diventato un vero e proprio progetto. Quando scatti una foto alla volta, è non te ne accorgi. Ma quando vedi un muro con sopra 50 fotografie di persone vestite Commission, inizi a intravedere la in che modo le nostre vite e la nostra estetica si riattiva in chiave moderna,” afferma Luong. Come spiega Kayel, del progetto, che è tutt’ora in corso, “volevamo celebrare la donna asiatica in una maniera che non fosse artificiale, lavorando con le persone attorno a noi, con i nostri amici, e non solamente vestendo modelle su una passerella.” E per legare il progetto alla filosofia Commission: “Non creiamo abiti per Instagram o per Internet; progettiamo abiti reali, in cui le donne possono vivere.”

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Commission 1986 ha invece avuto inizio molto più recente, durante la pandemia da Coronavirus. “È accaduto per caso,” racconta Cao. “Durante la quarantena, molti dei nostri amici erano a casa con le rispettive famiglie e hanno avuto il tempo di guardare gli album di famiglia. Abbiamo ricevuto molti messaggi dai nostri conoscenti, che ci dicevano: “Mia mamma sembra così Commission qui,” o “Momento Commission!” E sono fotografie davvero belle e personali. Ogni madre è unica e speciale.” Il trio ha deciso di raccogliere tutte le immagini in uno spazio dedicato esclusivamente a loro.

Per i designer, il progetto 1986 ha anche documentato un’altra ramificazione dell’America post-coronavirus: non la quarantena, ma il razzismo anti-Asiatico. “Più o meno nel periodo in cui abbiamo iniziato [Commission 1986], il razzismo contro le persone asiatiche stava crescendo negli Stati Uniti a causa del COVID-19. Siamo tutti asiatici, e siamo tutti di paesi diversi, ma per molte persone veniamo considerati uguali. Attraverso queste fotografie, scoprendo le storie delle famiglie di diversi paesi, città ed ere, volevamo mostrare che non lo siamo,” afferma Kay.

Il lussuoso ed estremamente personale mondo di Commission continua a crescere ed espandersi. I designer non vedono l’ora di mostrare la nuova collezione PE21, per la quale la collezione precedente “ha gettato delle solide basi,” afferma Cao. “Mentre ci evolviamo, vogliamo espandere la narrazione del brand. Vogliamo fare spazio perché le idee crescano, e farci ispirare da tutte queste risorse,” continua. “Comunque, continuerete sempre a vedere le immagini delle nostre mamme.”

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Questo articolo è originariamente apparso su i-D UK

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