Le nomination ai Golden Globe 2021 sono... uno scherzo?

Dovrebbe essere una celebrazione delle eccellenze cinematografiche, ma è difficile prendere i Golden Globes sul serio quando anche "Emily in Paris" riceve una nomination.

di Douglas Greenwood; traduzione di Benedetta Pini
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04 febbraio 2021, 1:41pm

Dopo che sono state rimandate più e più volte, come praticamente qualsiasi cosa da un anno a questa parte per via della pandemia, le nomination ai Golden Globe sono state finalmente annunciate, con ben due mesi di ritardo.

Ma ne è valsa la pena? Forse è meglio passare alla domanda successiva.

Prima di tutto, anche gli addetti ai lavori parlano dei Golden Globe con sufficienza, un po’ come se fossero degli Oscar di serie B: piacevoli e interessanti, ma decisamente meno d’impatto. Se infatti entrambe le premiazioni vogliono celebrare i migliori film dell’anno appena trascorso, è agli Oscar che vanno i pesi massimi, le produzioni veramente maestose; mentre la Hollywood Foreign Press Association, la giuria che vota per i Globe, è molto più aperta anche ai player più piccoli e modesti. Inoltre, ai Golden Globe vengono premiati anche i prodotti televisivi e le serie tv.

Tutto questo ci porta a parlare dell’indistinto calderone che sono le nomination ai Golden Globe 2021: da un lato un segnale di progresso, dall’altro uno specchio di quanto il corpo votante sia soggetto ai trend del momento. Ma partiamo dalle buone notizie.

Per la prima volta nella storia, le registe premiate nelle categorie “film” sono prevalentemente donne, di cui due della comunità POC. Tra le nomination alla migliore regia di quest'anno, che includono i registi David Fincher (per Mank) e Aaron Sorkin (per Il processo ai Chicago 7), spiccano tre dei film più discussi dell'anno: il revenge movie di Emerald Fennell Una donna promettente, il debutto alla regia di Regina King One Night in Miami e il capolavoro americano moderno di Chloe Zhao Nomadland. La buttiamo lì: scommettiamo che sarà quest’ultima a portarsi a casa la statuetta.

E parecchio spazio è dedicato ai talenti più giovani: Emma Corrin e Josh O'Connor, che hanno interpretato Diana e il principe Carlo in The Crown, hanno ottenuto una nomination a testa. Shira Haas di Unorthodox ne ha intascata una per il suo ruolo nella hit di Netflix sulla comunità ebraica ortodossa di New York, John Boyega è stato acclamato per la miniserie Small Axe e anche Normal People s’è portata a casa due nomination, inclusa una per Daisy Edgar-Jones nei panni di Marianne. Chadwick Boseman, il protagonista di Black Panther, ha ricevuto una nomination postuma per il suo ruolo in Ma Rainey’s Black Bottom, e speriamo davvero che lo vincerà.

Ora che queste buone notizie ci hanno un po’ scaldato il cuore, passiamo alle cattive. Preparatevi a cose che vi faranno solo dire “Ma che ca**o?!”, e partiamo dalla più grossa. In un anno in cui ogni conversazione sull’argomento cinema e serie andava sempre, immancabilmente a finire su I May Destroy You di Michaela Coel, le nomination per quello che è considerato il prodotto televisivo più forte del 2020 sono state ben: una. Sì, una. singola. nomination. Mentre il mondo intero ha parlato della potenza di questa serie per un’estate intera cosa diavolo stavano guardando i membri della giuria dei Golden Globe?

Mentre Daisy si prende le lodi per Normal People, il nostro re Paul Mescal non ha ottenuto neanche una nomination come miglior attore, e questo è un vero e proprio crimine. Che sia stato nei primi mesi di isolamento o nella seconda ondata, i diversi lockdown di quasi tutto il mondo sono stati praticamente dominati da quell'uomo, dalla sua catena sexy e dalla sua performance tagliente e brillante.

Nel frattempo, Emily in Paris, uno show che abbiamo deciso di guardare in massa come una forma di intrattenimento leggera per sopravvivere all’ennesimo lockdown (ampiamente stroncato dalla critica), ha ottenuto una nomination per la migliore serie comica, E ANCHE una per la migliore attrice a Lily Collins.

Ma non è tutto, gente. Manca ancora la sorpresa più grande, che poi non è stata una sorpresa per nessuno: l’accoglienza che i Globe hanno riservato a musical parecchio diffamati, ponendosi decisamente in contrasto con la critica. The Prom (quello accusato di queerbaiting) di James Corden ha ottenuto tre nomination, inclusa una per l'uomo che molti hanno citato come il punto problematico del film. Allo stesso modo, il debutto alla regia di Sia, Music, che è stato criticato per non aver scelto un interprete autistico per il protagonista, si è preso due nomination, nonostante l’accoglienza mediocre della critica australiana (l'unico paese ad averlo effettivamente visto, al di là della stampa di settore).

Minari, una hit del Sundance 2020 che ha spezzato e poi rammendato i cuori di tutta l'America raccontando le storie di una famiglia coreana in una piccola città americana, è stato relegato nella categoria miglior film in lingua straniera. E questo nonostante il fatto che molta critica lo abbia definito uno dei migliori film americani dell'anno.

Tutto sommato, dopo aver celebrato la mediocrità maschile nel 2020, sembra che l'anno più caotico nella storia del cinema si rifletta pari pari nelle cerimonie di premiazione di fine anno, proprio quelle che avrebbero il potere di sostenere i film e i prodotti televisivi più modesti, facendo sì che vengano visti da un pubblico più vasto.

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