L’archivio Slam Jam è un tuffo nella storia dell’underground

Frutto di una ricerca di oltre trent’anni, riflette sulla storia del costume come depositario culturale del contemporaneo. Spoiler: non ha niente a che vedere con il concetto tradizionale di archivio.

di Benedetta Pini
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25 febbraio 2021, 2:02pm

Archivio è oggi diventato un termine ombrello e proteiforme, che include tutte le molteplici declinazioni della sua versione più tradizionale da topi da biblioteca. La progressiva digitalizzazione degli archivi—che in Italia procede decisamente a rilento—propone infatti a chi si trova a consultarli la possibilità di costruire infiniti iter di lettura diversi, esplorandolo secondo linee trasversali, sfaccettate e ramificate. La direzione è quella di una sempre maggiore sperimentazione nelle modalità con cui un archivio può essere fruito, ed è in questo percorso che si inserisce anche l’archivio di Slam Jam.

Curato dallo studio multidisciplinare Nationhood, fondato Achille Filipponi e Matteo Milaneschi, il nuovo Archivio Slam Jam è l’esito della creazione di un linguaggio e di un codice del tutto nuovi nel campo della comunicazione culturale, volto a destrutturare il concetto di archivio. Il discorso che si vuole costruire è incentrato sulla storia del costume e di come costituisca un depositario culturale del contemporaneo.

Nel concreto, si tratta di un atlante iperfotografico mescolato alle atmosfere sonore di contenuti audio provenienti dai circa 10.000 vinili parte della collezione. L’esito è un archivio sperimentale, una stripe a scroll infinito, un flusso digitale che unisce contenuti diversi in una sequela di immagini fanno crashare cinema Lo-Fi e brutalismo visivo da estetica ebay. Dedicato al patrimonio culturale del brand, l’archivio Slam Jam propone una fruizione affine a quella di uno stream visuale, creando un’ibridazione tra lirico e caotico e sperimentando con le possibilità del cyberspazio come simbolo di un nuovo romanticismo digitale.

Oltre alla struttura, è il timing di questo archivio determinarne la rilevanza: Slam Jam, brand iconico di street culture, apre le porte di questo suo scrigno dopo più di trent’anni dalla sua fondazione, ed è la prima volta che succede. I materiali provengono da una massiccia sistematizzazione dell'archivio situato negli headquarter di Slam Jam a Ferrara, ovvero la collezione privata del fondatore del brand Luca Benini, che si staglia come un raffinatissimo pastiche underground dagli anni Ottanta fino a oggi, restituendo un’antropologia del look e delle subculture di ieri e di oggi—clubbing della riviera romagnola e di Londra, la NY dei primi anni ‘90, la scena hip-hop internazionale e le neoavanguardie fashion del Giappone anni Zero.

L’archivio Slam Jam sarà d’ora in poi una nuova risorsa culturale imprescindibile: una piattaforma digitale con una coda lunga di produzioni editoriali, diversi side-project e attività offline incentrate su arte e cultura visiva. Puoi iniziare a esplorarlo qui.

Crediti

Testo di Benedetta Pini
Immagini su gentile concessione di Slam Jam

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