10 film che parlano di disturbi psicologici

OCD, schizofrenia, disturbi dell'alimentazione, ADHD... Ecco i film che li argomentano in modo attendibile. Quindi no, in questa lista non troverete "Split".

di Enea Venegoni
|
10 febbraio 2022, 11:54am

Pochi luoghi comuni sono veri, ma quello per cui i film non riescono a rappresentare in modo attendibile le questioni sulla salute mentale lo è. Almeno, lo è nella maggioranza dei casi. Di titoli che estremizzano le sintomatologie, mistificano le diagnosi e restituiscono un’immagine falsata ed esagerata dei disturbi psichiatrici ce ne sono moltissimi. Certi disturbi più di altri sono soggetti a questa sistematica distorsione romanzata per via della loro complessità, venendo così percepiti dal pubblico in modo altrettanto deformato, parliamo ad esempio del disturbo dissociativo d’identità e dei disturbi psicotici di varia natura (vedi Split e il tanto magistrale quanto scientificamente inattendibile Psycho).

Complice il fatto che la maggior parte di questi sono film horror, il cui scopo non è quello di restituire una rappresentazione verosimile ma costruire un immaginario, uno spettacolo, anche a costo di snaturare e distorcere la realtà. Ma non si tratta di meccanismi innocui: la rappresentazione è ciò che dà forma alla comprensione e all’idea di una certa realtà, e quest’estremizzazione negativa dei disturbi psicologici costituisce un grande ostacolo alla normalizzazione di una condizione con cui convive il 13% della popolazione mondiale (poco meno di un miliardo di persone), stando a dati precedenti alla pandemia—che quindi potrebbero essere aumentati.

Per questo, abbiamo deciso di creare una lista di film che hanno fornito un’immagine (un po’ più) attendibile dei disturbi psichiatrici, come il disturbo della personalità borderline, i disturbi dell’alimentazione, l’ADHD.

Lista di film che parlano (bene) di salute mentale

Tossicodipendenza: Beautiful Boy, Felix Van Groeningen (Stati Uniti, 2018)

In questo listone non poteva mancare l’attore del momento. Timothée Chalamet interpreta Nic, un brillante ragazzo di buona famiglia che inizia ad abusare di ogni sorta di sostanza—allontanandosi bruscamente dall’immaginario twink di Chiamami col tuo nome. La storia di Beautiful Boy—ispirata a una storia vera—è raccontata dal punto duplice del ragazzo e del padre, il reporter David Sheff (Steve Carrell) che tenta in ogni modo di aiutare il figlio. Come in My Skinny Sister, l’intelligenza del film sta nel concentrarsi sulle conseguenze involontarie dell’abuso sul rapporto tra padre e figlio, piuttosto che sul moralizzare il disturbo o tentare di dare una spiegazione sul perché sia insorto. Brillante anche come viene rappresentata la fallibilità del padre, che arriva a trovarsi completamente disperato e impotente.

“Beautiful Boy” è disponibile su Amazon Prime.

Schizofrenia: La leggenda del re pescatore, Terry Gilliam (USA, 1991)

Film del 1996 con la partecipazione di nientemeno che Jeff Bridges e Robin Williams (in uno dei suoi tanti ruoli in un film sulla salute mentale), racconta la storia di Jack, famoso presentatore radiofonico newyorkese caduto in disgrazia dopo che un suo commento ha spinto un uomo a compiere un omicidio di massa. Depresso e etilista, decide di togliersi la vita. Ma un giorno incontra Parry, senzatetto affetto da schizofrenia che lo convince ad aiutarlo nella missione di trovare il Sacro Graal. Prima di tutto no, non si tratta di una rappresentazione accurata della schizofrenia, dato che ripropone di nuovo il preconcetto che le persone con episodi psicotici abbiano allucinazioni complesse multisensoriali—nella maggior parte dei casi si tratta di percezioni che si restringono a un solo senso. Detto questo, il film offre una sensibile e giocosa riflessione sul concetto di normalità e sull’accettazione del prossimo come metodo per uscire dalla propria bolla di disperazione.

“La leggenda del re pescatore” è disponibile su Youtube.

ADHD: Hyper, Gemma Mancinelli (Regno Unito, 2021)

Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD) è uno dei più autodiagnosticati del XXI secolo. Ed è anche uno dei più fraintesi. Hyper, cortometraggio di 10 minuti di Emma Mancinelli, ci fa entrare nella mente e nella quotidianità di una ragazza affetta da ADHD, mostrandone l’intrusività nei gesti quotidiani—non riuscire a farsi un tè, a concludere il bucato o ad ascoltare fino infondo una storia raccontata dalla propria compagna.

“Hyper” è disponibile su Youtube.

Bullismo: La forma della voce - A Silent Voice, Naoko Yamada (Giappone, 2016)

Uno dei racconti più toccanti su depressione adolescenziale e bullismo—agito e subìto. Anime basato sul manga A Silent Voice di Yoshitoki Ōima, racconta la storia di Shoya, adolescente depresso e socialmente isolato che ai tempi delle elementari aveva bullizzato Shoko, ragazzina affetta da sordità. Quanto si rincontrano anni dopo, tra loro nasce un’amicizia improbabile, che porta i due a imparare a lenire le rispettive ferite. Un racconto delicato su come sia vivere con una disabilità invalidante e con un disturbo psichiatrico nel periodo dello sviluppo, e di come il supporto delle persone giuste possa riuscire a cambiare completamente la propria prospettiva sulla vita. Molto intelligente anche il tatto con cui viene affrontata la tematica del bullismo, affrontata sia dal punto di vista della vittima che da quella di chi la perpetra, in modo assolutamente non scontato.

“La forma della voce” è disponibile in streaming su Netflix.

Disturbi dell’alimentazione: My Skinny Sister, Sanna Lenken (Svezia, 2015)

Stella è una ragazza di dodici anni apparentemente incurante della propria immagine. Sua sorella, Katja, è un’adolescente che tutt3 considerano bellissima, con una brillante carriera da pattinatrice su ghiaccio. A poco a poco, Stella inizia a notare i problemi alimentari della sorella, rendendosi conto di essere l’unica persona che le presta abbastanza attenzione da accorgersene. Il colpo di genio del film è quello di proporre un’analisi di questo disturbo tramite lo sguardo della sorella minore, mostrandone le conseguenze sulla relazione tra le due ragazze, piuttosto che mostrarne il decorso in modo didascalico. Non è una produzione statunitense, quindi non aspettatevi l’happy ending cheesy con la spiegazione confezionata.

“My skinny sister” è disponibile su CHILI.

Schizofrenia: Shine, Scott Hicks (Australia, 1996)

La quota drammone che non poteva mancare in una lista di film sulla salute mentale. Geoffrey Rush interpreta un brillante pianista abusato emotivamente dal padre sin da giovane, nel tentativo di impedirgli di intraprendere la carriera musicale. A complicare ulteriormente il quadro si aggiunge l’insorgenza della schizofrenia, che ostacola la sua carriera carriera e i suoi rapporti inteprersonali. Il valore del film è quello di restituire un quadro toccante delle conseguenze catastrofiche che la schizofrenia può avere sulla vita di un individuo e di come queste possano essere affrontate.

“Shine” è disponibile in streaming su AppleTV.

OCD: The Aviator, Martin Scorsese (Stati Uniti, 2004)

Prima di rifilarci 138 minuti di fantascienza spacciata per rappresentazione psicologica con Shutter Island (disponibile in streaming su Amazon Prime Video e Infinity), Martin Scorsese era riuscito a restituirci una rappresentazione toccante e attendibile del disturbo ossessivo compulsivo con The Aviator—anche grazie alla performance di un Leo Di Caprio in uno dei suoi ruoli migliori. Nel film ci viene raccontata la storia di Howard Hughes, regista e aviatore affetto da OCD, e seguiamo l’ingravescenza del suo disturbo, assistendo a come i sintomi emergano in risposta a certi eventi e a specifiche dinamiche relazionali.

“The Aviator” è disponibile in streaming su Tim Vision.

Disturbo borderline di personalità: Welcome To Me, Shira Piven (Stati Uniti, 2014)

Cosa fareste se vinceste il primo premio alla lotteria? Alice, protagonista di Welcome to Me affetta da un disturbo borderline di personalità, decide di comprare uno talk show televisivo alla Oprah, in cui parlerà esclusivamente di se stessa. In preda all’euforia del nuovo progetto, decide di abbandonare il proprio terapeuta e di interrompere l’assunzione di farmaci. Ma con l’intensificarsi dei sintomi i comportamenti della protagonista si fanno via via più estremi, allontanando anche le persone che le sono state vicino fino a quel momento. Una rappresentazione onesta di un disturbo estremamente invalidante e spesso rappresentato in modo distorto, che propone una riflessione in chiave comica su come i sintomi di disturbi psicologici possano spesso fagocitare la vita di una persona.

“Welcome to Me” è disponibile all’acquisto qui.

Disturbo dissociativo dell’identità: Alter, Francieli Schwantes (Canada, 2018)

Sono pochissime le opere d’arte in generale che sono riuscite a rappresentare il disturbo dissociativo dell’identità (no, non si dice “disturbo della personalità multipla”) in modo accurato e senza scadere nell’horror (Sì, stiamo criticando Split). Alter è dunque un’apprezzabile eccezione. Cortometraggio di 11 minuti di Francieli Schwantes a tratti un po’ didascalico, mostra come possa essere invalidante convivere con una frammentazione della propria identità—ad esempio quando l’amnesia impedisce di trovare il computer con un’importante presentazione di lavoro. Il corto mostra però anche i potenziali aspetti positivi del disturbo e i metodi efficaci per contrastarlo. P.S. Le personalità malvagie non esistono.

“Alter” è disponibile su Youtube.

La Sindrome da Stanchezza Cronica - Una malattia sottovalutata, Daniela Schmidt-Langels (Germania, 2021)

Immaginatevi di essere una persona attiva, che ama il proprio lavoro e lo fa bene, che svolge attività fisica quattro volte a settimana, ha una cerchia sociale ampia e un’agenda fittissima di eventi. Una mattina aprite gli occhi e non riuscite più a svolgere alcuna di queste azioni perché non ne avete le forze, e nemmeno il riposo vi permette di recuperarle. Siete cronicamente stanchз, al punto che vi affatica anche lavarvi i denti. In più, avete dolori alle ossa e ai muscoli continui, e nessun medicз sa né da dove derivi questo problema, né quale cura possa aiutarvi. Suona come la trama di un film horror ma si tratta dei sintomi di una patologia psicosomatica tra il neurologico e lo psichiatrico che compare all’improvviso, di cui pochissime persone sono a conoscenza e di cui non si sa perché insorga.

“La Sindrome da Stanchezza Cronica - Una malattia sottovalutata” è disponibile su Arte.tv.

Segui i-D su Instagram e Facebook

Crediti

Testo: Enea Venegoni
In copertina: still dal film Welcome to Me

Leggi anche:

Tagged:
Film
Psicología
salute mentale