Vuscichè: il brand based in Abruzzo che sovverte i sistemi della moda contemporanea

"Vuscichè è un progetto di relazioni, una classificazione, una ricerca che ha come output oggetti da indossare, vestiti da abitare."

di Giorgia Imbrenda
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11 marzo 2022, 9:50am

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di Vuscichè, brand di abbigliamento e accessori in cui convivono sostenibilità ed etica, in un connubio di forme e palette inedite che esprimono la filosofia della sua fondatrice. Mente creativa del progetto è infatti Diana Eugeni Le Quesne, designer italiana ma dall’approccio cosmopolita, ha vissuto in diverse città e da tutte ha preso ispirazioni, elementi, racconti. Da queste visioni creative è nato un marchio consapevole, che tutela l’artigianalità, sostenibilità e il rispetto per l’ambiente.

Con il suo brand, Diana riesce a creare uno spazio progettuale in cui tutto è interconnesso e in espansione. La designer utilizza materiali presenti sul territorio abruzzese e scarti dei pellami e dei tessuti delle varie aziende locali, andando a creare pezzi unici come giacche a patchwork, cappotti reversibili e capi in maglia realizzati a mano da artigiane locali.

Incuriosite dall’immaginario del marchio indipendente e in occasione del lancio della collezione A/W 22 nel retail, abbiamo intervistato la designer per saperne di più sulla filosofia e gli obiettivi dietro a Vuscichè.

rebel label intervista Vuscichè DESIGNER EMERGENTI MODA

Ciao Diana! Partiamo dall’inizio. Raccontaci un po’ del tuo background e di come hai deciso di fondare il tuo brand.
Tutto è partito da un colpo di fulmine tra me e una coperta celeste dai disegni rumorosi, macro, esagerati. La coperta era parte del kit di imballaggio di un mercatino Bric-à-brac di un mio amico di infanzia. L’ho vista, l’ho presa. Avrei potuto utilizzarla per creare una giacca, un cappotto. Ho capito solo più tardi che il mio desiderio era quello di allacciare—o riallacciare—un legame con il territorio abruzzese, un luogo dove il tempo scorre a suo modo. Questo brand incarna il mio legame con la terra, ma anche il mio immaginario: è dove un possibile passato incontra un futuro arrivato in anticipo.

Quanto c’è di te in Vuscichè? Dei tuoi viaggi, delle tue esperienze e delle tue passioni personali? 
Ho studiato danza, architettura, cinema—sono una persona curiosa. Ho vissuto a Firenze, Milano e a Londra per 10 anni, mentre lavoravo per e con persone internazionali. Amo l’energia di Londra, la classicità senza tempo di Firenze, la borghesia Milanese, ma anche la ruralità fiera dell’Abruzzo che in alcuni borghi sembra colorarsi di una vibe steam-punk. Qui c’è questa casa, che chiamo la casa di Vuscichè, che è stata ristrutturata solo con materiale di recupero, fatta in tempi dove il recupero era una pratica disdegnata. Finestre, pavimenti,  mobili, tutto era recuperato, un insieme di cose, fatti e persone che hanno creato un’estetica accidentale, basata interamente sulle relazioni. Nella mia testa convivono tanti aspetti differenti, entropici. In definitiva, il brand è nato con l’idea di tenere a bada il mio ego e ascoltare le piccole cose, i dettagli, le persone che amo, i posti dell’infanzia, la materia. Cercare le potenzialità, formali, tattili, raccontare la storia che la materia con il suo DNA vuole esprimere. Quindi Vuscichè è un progetto di relazioni, una classificazione, una ricerca, che ha come output oggetti da indossare, vestiti da abitare. 

rebel label intervista Vuscichè DESIGNER EMERGENTI MODA

Che cosa significa Vuscichè e come definiresti in tre parole il tuo brand?
Vuscica— Vuscichi—Vusciche significa mescolare vigorosamente in dialetto, la declinazione cambia a seconda del paese dove vai in Abruzzo, questo nome rispecchia bene la mission del brand: rimescolare antichi tessuti con la contemporaneità. Tre parole: silenzioso, purificatore, trasformatore.

I tessuti che scegli di utilizzare sono materiali inutilizzati della tradizione abruzzese. Qual è il motivo dietro questa scelta? 
Il cuore del brand è la rigenerazione del doppio jacquard abruzzese in lana a due o tre colori. Tessuti in Abruzzo sin dall’800 in diversi borghi, venivano utilizzati per creare importanti coperte, cuscini e borse. Conservati da alcune famiglie—facevano parte del corredo tramandato di madre in figlia—se ne trovano pochi, e vale la pena di salvarli dalla discarica. L'approccio è fare un passo indietro e apprezzare ciò che è già stato creato e che dovrebbe essere mantenuto, e magari sperare che durino ancora anni—un pò come facciamo con i monumenti antichi. Altri tessuti come canape, lini e damaschi sono anch’essi locali, alcuni probabilmente acquisiti anche da altri paesi, ma è difficile da dire. Oltre a questo, ci sono anche dei tessuti a disegno Vuscichè che vengono prodotti con filati di magazzino da tessiture locali, un’operazione che ci aiuta a sperimentare con una trasformazione contemporanea dei pattern antichi. I tessuti e la ricerca rappresentano l’anima di Vuscichè, l’estensione dell’identità del brand.

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Vuscichè utilizza capi biologicamente sostenibili e metodi di tintura a base botanica, parlaci delle tecniche che utilizzi e che valore attribuisci a questi processi.
Vuscichè nasce nell’era dell'economia circolare, quindi il riutilizzo di materia esistente è il nocciolo della nostra produzione. Si parte da un tessuto esistente o da un filato esistente per trasformarlo e non sprecarlo. In ogni caso, tanta materia deve essere rinobilitata per renderla piacevole, così ho messo a punto due processi per fare ciò che accada. Uno è la nobilitazione naturale con tinture naturali—mallo di noce, indigo, ma anche zafferano e rosmarino uniti a un trattamento di allume di rocca. Il secondo processo vuole invece che i tessuti si ammorbidiscano e dunque collaboro con una lavanderia certificata green e utilizzo un processo all’ozono, dove l’ossigeno interviene direttamente sulle fibre, ravvivandole e ripristinando la morbidezza originale. Poi facciamo tinture in lavanderia per alcuni teli di grandi dimensioni, dove utilizziamo sistemi certificati per contenere il consumo di acqua. Questa parte è importante perché il brand può contribuire alla ricerca di nuovi protocolli del processo di idrolisi del colorante che avviene durante la tintura, riducendo in modo notevole le sostanze chimiche, l’acqua, l’energia e il tempo necessario al processo. La tintura dei tessuti fa parte della nostra storia e credo sia importante oltre a preservare le tecniche antiche anche a contribuire all’evoluzione delle tecniche moderne in una direzione più consapevole.

Parlando di sostenibilità: perché è importante e in che modo si può ridurre l'impatto ambientale di un brand? 
Questa è la vera sfida! In passato ho pensato che il sistema moda era fallato alla base e ho avuto sempre un senso di rigetto per la fast fashion. Dal 2007 al 2009 ho pensato che il Metaverso fosse il futuro della moda ed ho aperto un brand—Bianca Foulon—per vendere vestiti ad avatar. Poi però ho sentito la mancanza di coinvolgere altri sensi come l’odore, il tatto, le relazioni corpo-voce. Così, ho sentito il bisogno di seguire delle regole fondamentali che cerco di rispettare con il mio brand IRL. La prima è il coinvolgimento delle persone con tempi e pagamenti umani, per salvaguardare la manualità, le persone non sono numeri. Poi c’è il rispetto dell’ambiente: ho una parte di casa (con pannelli solari, acqua riciclata etc.) che uso come studio, le persone che lavorano con me si spostano solo se strettamente necessario, opto per una forma aziendale satellitare, fornitori più possibile locali e attenti a loro volta allo ‘spreco’. E infine evitare la moda usa e getta, perché è proprio questa che ha creato lo spreco di risorse in cui viviamo e anche la mancanza di attenzione e ascolto.

rebel label intervista Vuscichè DESIGNER EMERGENTI MODA

Come hai sviluppato la comunicazione del brand? 
È un work in progress. Il brand parla in prima persona, con frasi sincopate che rivelano parti di cosa fa e chi è. La sua rappresentazione è quella di due lupi rampanti—il lupo è simbolo dell’Abruzzo ma anche è un animale sensibile ed intelligente, che può essere insieme individuo e animale sociale. Un animale che si prende cura dei più deboli, protegge la famiglia e ha bisogno di essere parte di qualcosa che sia più grande di lui: il branco. L'accento sulla U è una luna, simbolo di trasformazione del lupo ma anche importantissimo elemento dei culti pagani, dove la terra era un luogo da venerare e non su cui speculare. La decisione è di comunicare il brand in modo silenzioso, di farlo crescere nei suoi tempi naturali.

C'è un personaggio, realmente esistente o inventato poco importa, che credi rappresenti i codici estetici del tuo brand? 
Pina Bausch. Il corpo, come la voce, mette in relazione, in dialogo: il corpo è ‘lo strumento-voce’ di Pina Bausch. L’interesse che ho è quello di creare un dialogo tra il corpo e l’ascolto della materia è alla base del lavoro che sto facendo, nelle limitazioni/opportunità progettuali, dovute all’esaurimento delle risorse.

rebel label intervista Vuscichè DESIGNER EMERGENTI MODA
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Crediti

Testo Giorgia Imbrenda
Fotografie: Pier Costantini
Creative direction: Vuscichè
Styling: Veronica Ruggeri
Make up: Mila Zalevskaya
Postproduction: Anyi Le Quesne

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