Sinistra: Foto di PL GOULD/IMAGES/GETTY IMAGES. Destra:  

Foto di LARRY BUSACCA/GETTY IMAGES 

7 lezioni di vita che ci ha insegnato André Leon Talley

Indagare il concetto di estetica e farsi portavoce delle battaglie in cui si crede, questa è l'eredità che ci lascia una delle figure più rilevanti del mondo della moda.

di Mahoro Seward; traduzione di Carolina Davalli
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20 gennaio 2022, 10:20am

Sinistra: Foto di PL GOULD/IMAGES/GETTY IMAGES. Destra:  

Foto di LARRY BUSACCA/GETTY IMAGES 

La notizia della morte di André Leon Talley segna un’immensa perdita non solo per il mondo della moda, ma per il mondo in generale. Gigante della pop culture, critico di moda, scrittore e direttore creativo di Vogue, André ha innescato molti dei cambiamenti che hanno reso l’industria della moda quella che è oggi. E se la sua morte richiede sicuramente un momento di lutto solenne, è giusto anche ricordare la portata dei consigli e delle lezioni che ci ha lasciato in eredità.

Cresciuto nel Sud di Jim Crow, il suo percorso nella moda inizia nel 1974 quando comincia a lavorare come stagista sotto la guida di Diana Vreeland, al tempo redattrice di Vogue e poi direttrice del Costume Institute al Met. Da quel momento è cominciata la sua ascesa, che l'ha visto ricoprire ruoli sempre più importanti per Interview, WWD, W e The New York Times, prima di sbarcare da Vogue nel 1983 come direttore delle fashion news. Successivamente diventa il direttore creativo della testata nel 1988, l’anno in cui Anna Wintour prende le redini del giornale, e lavora come editor-at-large fino al 2013. Era anche uno scrittore prolifico e ha firmato libri come Valentino, A.L.T.: A Memoir, A.L.T. 365+, e più recentemente, la sua raccolta di memorie The Chiffon Trenches, diventata subito un best seller. Nel 2020, è stato nominato Chevalier de l’Ordre des Arts et des Lettres dalla Repubblica di Francia per la sua influenza sulla cultura del paese.

Ma più di tutti i suoi successi, quello che resterà alla storia è il suo spirito formidabile. André amava realmente la moda—era la sua ragion d’essere. La sua passione era supportata da una conoscenza enciclopedica che si manifestava nei suoi scritti, come la sua rubrica per Vogue, “Style Fax”. Era chiaro a tutti—anche solo guardando le sue fotografie o video—che era un uomo dedicato alla vita, una vita vissuta secondo le proprie personali regole, piena di opulenza, eccentricità e priva di qualsiasi vergogna.

E se è stato certamente una figura ispirazionale per molte persone, ha avuto un ruolo fondamentale per le giovani generazioni di creativi POC che aspiravano a entrare nell’industria, aprendo loro la via verso le alte sfere della moda. Per un lungo periodo della sua carriera, il giornalista era l’unica persona nera presente nelle front row delle sfilate, una prova vivente del fatto che le opportunità che si pensava fossero inavvicinabili, in realtà, ora esistono grazie a lui. E come si legge su molte caption che circolano dalla notizia della sua morte: “André walked so that many of us could run.”

Per ricordare questa leggenda della moda, abbiamo raccolto alcune delle lezioni di vita che André Leon Talley ci ha insegnato durante la sua permanenza sulla terra.

Studia

In un mondo dove le informazioni sono a portata di click, André è stato uno dei pochi che conservava tutte le fonti necessarie nel suo cervello. Era “uno degli ultimi editor che sapeva esattamente ciò che gli stava di fronte, che sapeva da dove proveniva e che storia aveva,” afferma Tom Ford nel documentario del 2017 The Gospel According to André, sulla capacità di André di riconoscere qualsiasi reference e riferimento all’istante. Il fatto che fosse un nerd della storia della moda ha senso, soprattutto perché ne avrebbe fatto parte come protagonista.

Se il cielo è il limite, punta alle galassie

Il Sud segregazionista non è sicuramente uno dei luoghi storicamente associati alla moda e al glam, ma è proprio lì, a Durham, in North Carolina, che ha inizio la storia di André Leon Talley. Cresciuto da sua nonna, un’amante della moda, la sua combinazione di genio, sete di conoscenza e tenacia l’hanno portato alla North Carolina Central University della fine degli anni ‘60, dove si è guadagnato una Triennale in Letteratura Francese e una borsa di studio per un MA all’università Ivy League Brown. Da lì, il suo percorso nella moda ha avuto inizio quando Diana Vreeland, riconoscendo il suo genio mentre era uno stagista al Met, ha spinto perché André entrasse nella redazione della rivista di Andy Warhol, Interview. Nel giro di un anno era a Parigi, scalando le vette della redazione francese di WWD e mostrandosi nelle front row della città come primo (e unico, allora) editor nero. Le cinque decadi a venire sono, chiaramente, storia—della moda.

Vivi per la bellezza

“È la fame di bellezza, tesoro! I miei occhi muoiono di fame!” è l’affermazione immortale pronunciata da André in The Gospel According to André ed è chiaro che esistessero poche persone così affamate di moda, opulenza e chicness come lui. Decadente ed eccentrico, André era un esteta a 360° e viveva la sua vita all’insegna di una bellezza trascendente, non importa che forma avesse. Che fosse la sua ossessione per i mantelli o la sua profonda amicizia con Diane von Furstenberg, Karl Lagerfeld e Manolo Blahnik, ha vissuto la sua fita come se fosse una favola—e l’ha descritta così molte volte. Se cerchi una prova, abbiamo messo in rassegna i suoi look più iconici.

Sii gentile, anche quando il mondo non lo è con te

Chiunque abbia conosciuto o parlato con André ti racconterà della sua sensibilità, gentilezza e generosità di spirito. E anche se ha scelto di mostrarsi al mondo così, spesso non è stato ripagato della stessa moneta. Come documentato nella sua raccolta di memorie pubblicata nel 2020 The Chiffon Trenches—che ha descritto come una cronaca di com’è stato “vivere nelle trincee” dell’industria della moda—la sua carriera è stata costellata di micro-agressioni, istanze di razzismo e commenti crudeli sulla sua forma fisica. Nonostante tutto questo, André ha deciso di restare la persona gentile e pura che sapeva di essere, spingendo per quei cambiamenti cruciali in cui credeva fermamente.

Supporta le nuove generazioni

In un omaggio postato su Instagram, Pierre M’Pelé, Head of Editorial Content di GQ France, scrive: “ALT una volta ha detto: ‘Mi piacerebbe essere ricordato come una persona che ha fatto una differenza per le vite dei giovani, per averli supportati e insegnato loro a perseguire i propri sogni e carriere, a lasciare una propria eredità.’” E questo è esattamente ciò per cui verrà ricordato, per aver supportato talenti emergenti che sarebbero poi diventati successivamente loro stessi delle icone. Un esempio è John Galliano, la cui sfilata S/S 94, come raccontato dalla TikToker @pierrahh, era stata supportata e finanziata da André, che l’ha spinto verso il podio della moda.

Se puoi cambiarlo, fallo

Se da un lato le conversazioni che vedono André come un promotore dei talenti Black sono state amplificate dalla recente presa di coscienza della moda, lui è stato un paladino della diversità e inclusività fin dall’inizio della sua carriera. Gli anni ‘90, così ci ha raccontato, sono stati un momento cruciale per André: “Mi sono reso conto di avere una voce e che era mia responsabilità usarla,” ha affermato. “Ho provato a contribuire in qualsiasi modo possibile, ma sempre in silenzio—non lo facevo per ricevere attenzione.” Forse uno degli esempi più tenaci di questa dedizione all’inclusività è il suo shooting del maggio 1996 per Vanity Fair, un tributo a Via col vento interpretato da Naomi Campbell nei panni di Scarlett O’Hara—una decisione epocale, specialmente per un periodo della moda in cui era difficile vedere talenti Black rivestire un ruolo da protagonista.

Divertiti

Su tutto, una cosa che traspariva da André era l’aura di qualcuno che si stava effettivamente divertendo—una persona che era consapevole del privilegio di poter dedicare la sua vita alla sua passione, ed era così grato di poterlo fare. Che fosse qualcosa da indossare, su cui scrivere o semplicemente da osservare, si approcciava alla moda con un’emozione quasi infantile, ignorando qualsiasi conversazione su come dovesse vestirsi o cosa fosse alla moda. Intervistando Rihanna sul red carpet al Met Gala del 2015—l’anno in cui ha indossato quell’iper-memizzato abito Guo Pei—l’ha invitata a “bere il momento.” E quando si trattava della sua stessa vita, André era una delle poche persone che realmente metteva in pratica i consigli che dava alle altre perosne.

Questo articolo è apparso originariamente su i-D UK

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