L'estetica schizofrenica e sperimentale della moda firmata DROMe

Fondato dalla designer Marianna Rosati, il brand vuole proporsi come hub creativo per talenti emergenti, nuovi immaginari visionari e processi sostenibili.

di Giorgia Imbrenda
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14 gennaio 2022, 10:08am

Rebel Label è la rubrica di i-D che incontra, intervista e qualche volta fotografa i brand emergenti (e non) in Italia. Oggi è il turno di DROMe, il giovane brand nato dalla mente creativa e dalla sensibilità della designer italiana Marianna Rosati.

Laureata al Polimoda di Firenze e cresciuta fin da bambina con la passione per la moda, Marianna intraprende il proprio percorso professionale trasferendosi prima a Londra, poi a Parigi—luogo in cui fonda il proprio brand DROMe—e successivamente a Milano, dove sposta l’epicentro della propria produzione creativa. Ricerca, qualità, artigianalità e know how sartoriale; sono quesi i mezzi attraverso cui la designer dà forma alla sua personale interpretazione dei concetti di fluidità e versatilità, che declina seguendo le proprie ispirazioni—gli anni '80, i film di David Lynch e la musica e figura di David Bowie. Recentemente, ha lanciato la capsule DROMe UPCYCLED, un progetto di soli pezzi unici che comprende capi realizzati a mano in edizione limitata.

Incuriosite dall’immaginario del marchio indipendente e dal recente lancio del suo primo progetto interamente sostenibile, abbiamo intervistato la designer per saperne di più sulla filosofia e gli obiettivi dietro a DROMe.

brand emergente Marianna Rosati DROMe rebel label

Ciao Marianna, fin da piccola hai seguito insieme alla tua famiglia il brand Santacroce, per poi fondare e diventare direttrice creativa di DROMe. Qual è la filosofia e l’ispirazione che c’è dietro il tuo brand?
Ciao! Ho sempre saputo di avere una passione per la moda—quando ero piccola, trascorrevo giornate intere a vestire le mie bambole e creare outfit sempre diversi tra di loro tagliando e assemblando pezzi di stoffa. Così, ho seguito la mia passione laureandomi al Polimoda di Firenze e diventando prima head designer di Santacroce—il brand di Ferrero Rosati, mio papà—tra il 2005 e il 2006 e successivamente spostandomi tra Londra e Parigi—città dove ho fondato il mio brand DROMe—e infine tornando in Italia. DROMe nasce con l'idea di rivolgersi a donne dalla forte personalità e sensualità, vuole essere una cornice di mondi eclettici e intellettuali dove tutte le mie passioni e ispirazioni come il cinema, la musica e la quotidianità si fondono insieme.

Raccontami il significato del nome DROMe.
Non ha un significato preciso, ma nelle lingue scandinave la parola DROMe viene associata al concetto di sogno. Può essere inteso come un contenitore e dentro possiamo trovare ispirazioni che si rifanno alla natura, al teatro e all’elettricità.

brand emergente Marianna Rosati DROMe rebel label

Come hai sviluppato la visual identity del tuo progetto? E quanto le città in cui hai vissuto hanno influenzato la tua visione?
Dalla sua fondazione, ho voluto sviluppare per DROMe una forte identità visuale. Abbiamo iniziato presentando fin da subito a Parigi, città in cui vivevo in quel momento, scegliendo spesso spazi underground e trasformandoli in DROMe-Space con le nostre installazioni, i nostri suoni e i nostri personaggi. Poi siamo stati introdotti al calendario ufficiale della PFW e nel 2018 ci siamo spostati a Milano sfilando per la MFW grazie al grande supporto di Camera della Moda. Contemporaneamente, ho collaborato con fotografi e fotografe come Daniel Sannwald, con cui abbiamo sviluppato tre campagne innovative basate sul connubio tra corpo umano e forma digitale, e poi Brianna Capozzi, Hanna Moon e Danielle Neu. Da anni collaboro con Emma Wyman per quanto riguarda lo styling, creativa con cui ho instaurato un rapporto professionale e amicale duraturo dal 2014.

Londra e Parigi, ma soprattutto Londra, sono state per me fondamentali per quanto riguarda la mia crescita culturale e personale. Amo Londra, mi rispecchio nella sua cultura, nelle sue radici musicali, nel suo essere un melting pot di influenze, e nell'estetica sia architettonica che artistica. All'Italia ovviamente devo le mie radici, il mio know how e la mia parte più emotiva. Sono nata in un piccolissimo paese in Toscana, Massarella, e quando riesco a ritagliarmi del tempo libero cerco di dedicarlo anche ad attività che possano valorizzare la mia terra—lavoro all'organizzazione di un festival estivo dedicato alla musica indie emergente italiana che si chiama Reality Bites Festival, organizzato in collaborazione con La Limonaia Club. Credo molto nell'investire energie sulle realtà più piccole e più " locali" perché è proprio da questi fulcri di energia che nascono le sinergie più interessanti. Soltanto costruendo una consapevolezza intellettuale possiamo davvero crescere ed evolverci.

Quanto contano oggi il Made in Italy e l’aspetto artigianale di un prodotto?
Oggi il Made in Italy è molto importante e cerco di esprimerlo appieno con la mia azienda, lavorando a stretto contatto con artigiani, fornitori e instaurando con loro un rapporto diretto. Controllo personalmente e costantemente il prodotto e trovo nelle persone con cui collaboro una spinta decisiva verso la qualità e la consapevolezza.

brand emergente Marianna Rosati DROMe rebel label

Ti va di raccontarci cosa c’è dietro a DROMe UPCYCLED?
DROMe UPCYCLED è una piccola capsule che, come dice il nome stesso, tratta di upcycling. Tutti i capi sono esclusivi e in edizione limitata e vengono realizzati da patch di tessuti di scarto o capi vintage che vengono poi ricostruiti per creare delle nuove forme. Tutta la collezione è cucita a mano da sarte toscane. All’interno del cartellino possiamo trovare un QR code, attraverso cui chi compra il capo può intraprendere un viaggio negli archivi attraverso la storia di DROMe. È il mio impegno verso un futuro della moda più sostenibile. 

Chi è il personaggio, ideale o reale, che sogni di vestire. È perché?
La mia icona indiscussa è e sarà per sempre David Bowie. Da lui e dalla sua storia traggo le ispirazioni più grandi. Le sue interviste, il suo universo, la sua musica sono elementi essenziali nel mio immaginario. Intendo DROMe come un contenitore e credo che ognuno di noi sia o possa essere ciò che definisco, un "collector of personalities". Dentro di noi abbiamo molte personalità e indoli e il mio obiettivo è quello di spingere il pubblico a esprimerle senza timore, dando voce alle fantasie più nascoste e ai lati di sé più impensabili. Come faceva David. La borsa che abbiamo lanciato la scorsa stagione è dedicata proprio a Bowie e si chiamo infatti Borsa David. Mi è piaciuto giocare sul fatto che una borsa potesse chiamarsi con un nome maschile. Voglio che sempre più design del brand diventino genderless e oltrepassino le barriere di genere.

brand emergente Marianna Rosati DROMe rebel label

Cosa pensi delle collaborazioni con giovani creativi? E secondo te quanto è importante oggi sapersi rinnovare, specialmente in un mondo che va così veloce?
È importante, anzi fondamentale, dare voce alle nuove generazioni e a chi ha coraggio e personalità da mettere in gioco. Lo scorso febbraio ho collaborato con un gruppo di studenti e studentesse del Polimoda di Firenze per creare il fashion film che è stato poi proiettato sulla piattaforma di Camera Moda durante la Digital Fashion Week. Avere nel team giovani emergenti dà una carica molto forte e il loro approccio fresco, sia a livello di design che di comunicazione, è linfa vitale per i brand di moda.

Cosa c’è nel futuro di DROMe?
Come prima cosa c’è quella di superare al meglio questo periodo di insicurezze e instabilità. Sicuramente il mio obiettivo è quello di ampliare la community di DROMe investendo sempre di più sulla comunicazione digitale e creando nuovi modi per farci conoscere, magari esulando dai classici format di sfilate ed ADV. Forse è arrivato il momento di allontanarsi nuovamente dalle presentazioni più istituzionali e approcciarsi a una comunicazione diversa e sperimentale.

brand emergente Marianna Rosati DROMe rebel label
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Crediti

Testo Giorgia Imbrenda
Fotografia: Gabriele Rosati

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