12 progetti sostenibili su arte, moda e design da seguire su Instagram

Con le loro produzioni ibride, lente e consapevoli, queste realtà stanno proponendo un modello alternativo a un'industria creativa ormai satura e inquinante.

di Carola Visca
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25 novembre 2021, 11:55am

Immagine di sinistra: Fotografia di @viridianna__, Styling @tenordemesones, Makeup @claudinavc.bridal, Location Tekik de Regil di @catherwoodtravels e @privatehaciendas, Talent @sg.abel, Immagine di destra: courtesy di SUPERDUPER

La parola sostenibilità, che etimologicamente rimanda al concetto di resistenza (“reggere’’, trattenere’’, ma anche “arrestare’’), è diventata la chiave di lettura per comprendere il mondo dell’ultimo secolo, segnato dalla crisi climatica e da radicali cambiamenti economici, politici e sociali.

Quella della sostenibilità è infatti una resistenza che l’umanità deve mettere in atto per mettere in atto un’etica diversa che argini i problemi prodotti dallo sfruttamento delle risorse naturali, l’inquinamento e la sovrapproduzione. Ecco allora che la sostenibilità si traduce oggi in un’urgente chiamata a un ripensamento radicale di ogni aspetto del sistema economico e sociale, anche quando si tratta della produzione di arte, moda e design.

Un ripensamento che, per tornare al discorso etimologico, deve essere abbastanza d’impatto per “reggere, trattenere, arrestare’’ gli effetti disastrosi dello sfruttamento ambientale, tentando di invertire la rotta. Nel panorama artistico e culturale di oggi, ci sono alcuni progetti che rispondono a questo appello, adottando un modello che si oppone alla logica del consumo e favorisce invece un’educazione consapevole all’acquisto e alla produzione. Dalla valorizzazione delle tempistiche al riciclo, dalla ricerca di biomateriali all’attivismo sociale, queste realtà, che si muovo tra arte, moda e design, ci offrono una lente per vedere il mondo da una prospettiva diversa.

I progetti sostenibili su arte, moda e design che dovresti conoscere

SUPERDUPER

superduper cappelli
Immagine courtesy di SUPERDUPER

Realtà fiorentina nata nel 2011, SUPERDUPER nasce dalla curiosità di Matteo Gioli e Ilaria e Veronica Cornacchini verso una tradizione antica, quella della produzione di cappelli. Così, una tecnica che oggi rischia di scomparire viene rivisitata attraverso la lente si una progettazione attenta, che ha come obiettivo quello di creare pezzi unici fatti a mano con fibre naturali. Il cappello viene riportato nel contemporaneo e ripensato per un nuovo target giovane e urbano—come dimostrano le recenti collaborazioni con Roy Roger’s e Bravanariz, capsule collection ideate per coinvolgere altre realtà e delineare l’immaginario di un nuovo accessorio che viene dal passato.

A febbraio 2021 SUPERDUPER inizia una collaborazione vincente con l’azienda agricola rigenerativa Podere Arduino, realtà situata a Bolgheri (FI) che condivide con il brand valori come il rispetto delle materie prime, la produzione locale e la conservazione degli ecosistemi. Una collaborazione che vede come risultato la coltivazione di piante tintoree—la barbabietola e il guado—da parte dell’azienda agricola, che vengono poi utilizzare dal team di SUPERDUPER come agenti per la colorazione dei propri baseball cap in tela.

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Ensamble Artesano

Ensamble Artesano
Fotografia di @viridianna__, Styling @tenordemesones, Makeup @claudinavc.bridal, Location Tekik de Regil di @catherwoodtravels e @privatehaciendas, Talent @sg.abel

Nato per supportare l’artigianato e le realtà indipendenti messicane durante la pandemia, Ensamble Artesano è un’organizzazione no profit creata dalla Fundación Haciendas del Mundo Maya e Taller Maya, sviluppata con la collaborazione e il supporto di México Territorio Creativo, Design Week Mexico, Caralarga, Estafeta, Igeneris e il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite in Messico (UNDP). La piattaforma online conta ad oggi sul proprio store più di 15 mila prodotti realizzati dalla community di creator che aderiscono a un tipo di produzione lenta, sostenibile e locale. A sei mesi dal lancio dell'ecommerce, il progetto ha l’obiettivo di garantire un introito alle famiglie di chi ne fa parte e salvaguardare le tradizioni delle oltre 18 regioni del paese.

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R3B

R3B biennale venezia
Immagine courtesy di R3B

R3B è una falegnameria artigianale con base a Marghera (VE) che si propone di riciclare i materiali di scarto della Biennale di Venezia, di cui cura anche l’allestimento. Dalla piattaforma Rebiennale—rete cittadina nata nel 2008—eredita la missione di inserirsi nel contesto sociale di Venezia, facendo del proprio lavoro una questione di condivisione di competenze e metodi legati all’autocostruzione.

Così i padiglioni di uno dei più grandi eventi della laguna veneta offrono la materia prima che dà vita a nuovi oggetti d’arredamento, pezzi unici progettati su misura per la clientela. Un progetto consapevole del fatto che la questione ambientale passa necessariamente attraverso una più ampia visione politica e sociale. Dal sistema non gerarchizzato su cui poggia il progetto fino alla valorizzazione dei processi di autosussistenza, R3B rappresenta un’idea di sostenibilità finalizzata a garantire prodotti di qualità.

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IIWII

IIWII
Immagine courtesy di IIWII

IIWII è un collettivo emergente di artisti milanesi provenienti da molteplici realtà, dalla street culture alla musica, dal videomaking all’arte digitale, qui unite in un progetto di ricerca artistica che si esprime attraverso capi d’abbigliamento totalmente upcycled. Dall’esigenza di esprimere la propria visione collettiva, l’abito emerge come medium comunicativo, qualcosa che unisce capacità artistiche e le visioni dei singoli.

Il capo diventa così un oggetto che punta a un valore affettivo, un prodotto duraturo nel tempo e liberato dalla logica del consumo. Facendo propria la prassi della slow fashion, dalla ricerca del materiale all’assemblaggio creativo, ogni pezzo assume una valenza simbolica e artistica e accoglie le istanze del presente, tanto a livello multidisciplinare quanto sul piano etico di coscienza della crisi ambientale.

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Fragmentario

Nato nel 2016 a Brooklyn dalle visioni progettuali di Maria Elena Pombo, Fragmentario è un progetto di ricerca che si muove tra moda, architettura, performance artistica e laboratori di sperimentazione tessile. Il background in Fashion Design e Ingegneria Industriale della fondatrice le hanno permesso di sviluppare una tecnica di tintura naturale che utilizza semi di avocado, seta morta, buccia di cipolla, alghe e altri vegetali.

Anche in questo caso la sostenibilità si concretizza non soltanto nell’utilizzo di materia vegetale, ma anche nella lentezza del processo: questo infatti ha bisogno di tempo per depositare il colore, un tempo che deve essere rispettato, conosciuto e tutelato grazie a un lungo processo di ricerca e sperimentazione.

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Soapbottle

SOAPBOTTLE
Immagine courtesy di Soapbottle

Molti prodotti per la cura personale rappresentano un grave problema per l’ambiente, a causa dei loro packaging in plastica monouso che impiegano centinaia di anni per decomporsi e che danneggiano i nostri ecosistemi. Così la berlinese Jonna Breitenhuber ha pensato di ovviare al problema progettando, durante i suoi studi di Design del Prodotto, un packaging sostenibile fatto di sapone.

Ecco che nasce Soapbottle, una linea di prodotti per la cura personale che utilizza bottiglie realizzate in sapone biodegradabile e a base di materie prime biologiche, che possono essere utilizzate una volta terminato il prodotto liquido al loro interno. Semplice, efficace e con un impatto importante nella diminuzione del consumo di plastica, Soapbottle ha alzato l’asticella per quanto riguarda una produzione sostenibile nel mondo del beauty.

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Malai

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Fotografia di @_its_me_caroline

Fondata nel 2018 dalla designer slovacca Zuzana Gombosva e dal product designer e ingegnere meccanico indiano Susmith Suseelan, l’azienda Malai utilizza l’acqua di cocco per creare un tessuto simile alla pelle. Flessibile, resistente, impermeabile e biodegradabile, il loro materiale diventa un’alternativa alla produzione conciaria e alla manifattura della pelle, tra le più impattanti per quanto riguarda il consumo e lo spreco di acqua.

Un processo di fermentazione della cellulosa batterica danno così vita a un tessuto che i fondatori hanno chiamato Malai, blueprint per una produzione sostenibile anche nel campo dell’accessorio—infatti questo materiale viene adottato per la creazione di borse, zaini, portafogli e altri accessori legati al mondo della pelletteria—e che, volendo, potresti persino mangiare.

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Ad Hoc Atelier

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Chité Milano, Immagine courtesy di Ad Hoc Atelier

Ad Hoc Atelier è un nuovo marketplace dedicato alla moda indipendente Made in Italy. Il concept dietro al progetto nasce nella primavera del 2021 dalla mente creativa di quattro fondatori, tutti under venticinque. L’obiettivo è quello di dare un sostegno concreto all’artigianato locale, innescando collaborazioni con progettistз, aziende e brand da tutta Italia attraverso un unico canale di vendita on-line.

Puntando tutto sui valori cardine di qualità e sostenibilità, Ad Hoc Atelier seleziona progetti che hanno a cuore questi stessi concetti, e che li implementano nei propri sistemi di produzione e manifattura. Le realtà che aderiscono al progetto contribuiscono infatti alla valorizzazione di produzioni artigianali di qualità destinate a durare nel tempo, facendo propria la filosofia del “meno è meglio”.

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Malefatte

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Fotografia di Clelia Cadamuro

Laboratorio di riciclo di PVC nato dalla cooperativa sociale Rio Terà dei Pensieri, che si occupa di reinserimento dei detenuti attraverso attività lavorative nella città di Venezia, Malefatte è un progetto che vuole mettere al centro non solo la sostenibilità, ma anche la reintegrazione al mondo del lavoro delle persone carcerate.

Il percorso di formazione offerto da Malefatte ai detenuti del carcere maschile di Santa Maria Maggiore consiste infatti nella realizzazione di borse, zaini e accessori in PVC riciclato, pezzi unici, irripetibili e fatti a mano, che hanno come obiettivo non solo di offrire un’alternativa a una produzione di accessori satura e inquinante, ma anche quello di diventare un asset creativo e culturale per la crescita personale di chi li produce.

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Revibe Upcycling

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Immagine courtesy di Revibe

Primo marketplace dedicato alla moda upcycled, Revibe è una community che riunisce fashion designer indipendenti da tutta Europa per combattere contro gli sprechi della moda. L’industria della moda e la fast fashion sono la seconda causa di inquinamento del pianeta, dopo l’industria petrolifera.

Progetti come questo accolgono le sfide poste dalla transizione ecologica con un impegno volto a dare nuova vita a quello che altrimenti sarebbe uno scarto. Revibe offre inoltre la possibilità di ridurre la sovrapproduzione realizzando i capi su ordinazione: il prodotto viene così realizzato solamente dopo che l’ordine è stato effettuato, in modo da ridurre ulteriormente eventuali scarti, resi o sovrapproduzione.

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MAEKO Tessuti

MAEKO tessuti
Fotografia di @trevor_stuurman, abiti @moshions, talent Jean de Dieu, Munyengango

Azienda tessile milanese, MAEKO produce tessuti, filati e tinture naturali, seguendo la produzione dalle proprie piantagioni—situate in tutto il Nord Italia—fino al prodotto finito. In questo modo, l’azienda detiene il pieno controllo sulla qualità, eticità e sostenibilità dell’intero progetto, puntando a inserirsi come progetto parallelo a una produzione frettolosa, inquinante e massiva.

Dal 1998 l’azienda offre diversi servizi mettendo al centro della propria etica la cura e attenzione alle specifiche esigenze dei brand, maison e privati con cui lavora, garantendo qualità senza rinunciare alla sperimentazione estetica e alla tutela dell’ambiente. Nel 2014 avviano il progetto RIFLOC, un percorso che ha come obiettivo quello di ricostruire la filiera della canapa e dell’ortica a uso tessile in Italia.

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Palingen

palingen pozzuoli
Fotografia di Gesualdo Lanza

Laboratorio di sartoria etica e sostenibile, Palingen nasce con l'obiettivo di dare una seconda possibilità a donne detenute nel carcere di Pozzuoli (NA), insegnando loro tecniche e pratiche sartoriali, utilizzando solamente tessuti altrimenti destinati allo scarto. Fashion hub a tutti gli effetti, questa realtà si dedica completamente al reinserimento dei detenuti nel mondo del lavoro, concretizzandosi in un progetto consapevole anche in relazione alla questione ambientale.

Recentemente ha collaborato con la realtà di moda sostenibile Handle With Freedom nella realizzazione di Ritratte Libere, un progetto che ha visto sette detenute scrivere cosa significa per loro il senso di libertà e integrare queste frasi in prodotti sartoriali, realizzati 100% handmade da loro. Perché per Palingen e Handle With Freedom non esistono scarti, ma solo opportunità da trovare.

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Crediti

Testo: Carola Visca

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