Immagini di Fabio Reitano

i-D Premiere: guarda il nuovo video di Mai Mai Mai, il "Secondo Coro delle Lavandaie"

La Psichedelia Occulta è il tuo nuovo genere preferito, solo che ancora non lo sai.

di Giacomo Stefanini
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18 febbraio 2020, 4:21pm

Immagini di Fabio Reitano

Intorno al 2012 nel sottobosco musicale italiano è nata una corrente chiamata Psichedelia Occulta. A unire i musicisti che animavano questa scena era più di un suono: certo, band come Heroin In Tahiti, Cannibal Movie, Piramide di Sangue e Father Murphy potevano rientrare sotto l'ombrello della, appunto, psichedelia, ma le sfumature erano troppo varie per poter essere ricondotte a un solo genere. Il vero denominatore comune degli artisti che si rivedono nell'espressione Psichedelia Occulta era simbolico: ogni disco si presentava avvolto in una nebbia di magia e superstizione, la stessa che si ritrova nelle pieghe del folklore italiano.

La parola chiave da associare a questa scena è hauntology: un termine coniato dal filosofo Jacques Derrida che, nella critica musicale, è stato riferito all’arte dell’era postmoderna, in cui passato, presente e futuro, grazie a internet, si mescolano in una indefinita “nostalgia” dalle caratteristiche ossessive ed esoteriche. Ok, questa definizione non l’ho capita neanch’io, ma per fortuna niente spiega meglio questo concetto della produzione musicale di Mai Mai Mai, al secolo Toni Cutrone, musicista di origine calabrese ma di stanza a Roma, che oggi presenta qui il suo nuovo singolo Secondo Coro delle Lavandaie.

I primi tre album di Mai Mai Mai sono raggruppati in una “Trilogia del Mediterraneo” in cui mescola drone meditativi, percussioni techno-industrial e un richiamo simbolico alla Magna Grecia. Ma è con il quarto album, Nel Sud, uscito nel 2019 per La Tempesta, che il recupero hauntologico delle tradizioni mistiche ed esoteriche del Meridione si è fatto davvero concreto. Nel Sud è concepito come colonna sonora di un collage video di vecchi documentari sulle tradizioni e usanze del Mezzogiorno (la pesca del pesce spada nello Stretto di Sicilia, la Taranta salentina, i rituali funebri della Calabria) di cui incorpora i suoni come in uno sfasciacarrozze, restituendo carcasse metalliche a base di noise, drone, techno-industrial e kosmische musik dalle quali si alza come vapore lo spettro di quello spirito mistico del Meridione che è stato similmente soffocato dalla modernità, dalla corruzione e dal cemento.

Secondo Coro delle Lavandaie è un brano scritto da Roberto De Simone con la Nuova Compagnia di Canto Popolare e uscito nel 1976. A differenza dello spirito hauntologico di cui parlavamo poco sopra, quello che animava operazioni come quella della Compagnia era puramente storico: i 10 album pubblicati tra il 1967 e il 1981 funzionano da veri e propri studi etnomusicologici sul folklore nazionale. La canzone, con il suo ritmo martellante, ti trasporta davvero sulla riva di un canale, mentre il coro di voci femminili racconta una oscura fiaba a base di sogni, maledizioni e morte.

Nella versione di Mai Mai Mai, cantata da un’altra “sacerdotessa oscura” della scena di Roma Est, Maria Violenza, la componente più cupa, ipnotica e gotica della canzone emerge come un mostro dalle acque del Golfo di Napoli: i colpi di tamburello si trasformano in tonanti percussioni sintetiche che colano detriti noise, mentre Maria Violenza da lavandaia si trasforma nella protagonista di una tragedia greca salmodiante maledizioni.

Il singolo è accompagnato da un video girato da Giacomo Laser, anche conosciuto come Gioacchino Turù, che aumenta il contrasto rispetto al folklore del pezzo comunicando una violenza insensata ed estremamente contemporanea. Sorta di drugo di periferia 2020, con una cifra estetica molto stratificata tra l’hooligan e il guappo di quartiere, il protagonista si aggira per un lungomare deturpato lanciando pugni, calci e coltellate al nulla che lo circonda, finché la sua furia non si sfoga prima sulle foto di donne nude su una rivista e poi culmina in due omicidi all’ombra degli ecomostri sul mare.

Da qui, quello che era iniziato come un video senza effetti speciali prende le connotazioni di un corto musicale molto più complesso. Una piega estetica che rimanda ai visual del mondo dei videogame (es. il POV delle mani insanguinate) e che crea dei rimandi alla pratica artistica di Jon Rafman, che si sviluppa tra footage originali, realtà aumentate ed effetti speciali ovvi e distaccati, dove uno sdoppiamento sezionato, quasi clinico, è obbligatorio e dove la violenza è talmente esagerata da apparire come una caricatura di sé stessa.

Secondo Coro delle Lavandaie passa così dal più asettico monocromo a un turbinio di colori alienanti, dall’azzurro celeste delle lenti ottiche del protagonista, alle sue mani insanguinate, da un orizzonte naturale a un CGI per nulla credibile. La crudezza è l’unica certezza, e la sola via per poter provare qualcosa. È una sensibilità che trova il suo mondo ideale nella narrazione di un Meridione “coatto” e disperato, e che viene resa ancora più inquietante dalla componente esoterica e occulta della musica.

Ma abbiamo parlato abbastanza. Qua trovate il video in anteprima e alcuni scatti dal backstage gentilmente donati da Mai Mai Mai e La Tempesta. Buon viaggio in un Sud allucinato che vi si appiccicherà addosso come un malocchio.

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Crediti

Testo di Giacomo Stefanini
Immagini di Fabio Reitano su gentile concessione di Mai Mai Mai

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