100 immagini che ti spiegano perfettamente cos'è la fluidità di genere

Abbiamo parlato con l'artista Veronique Charlotte del suo "Gender Project", in mostra al Ride Milano dal 7 all'11 ottobre.

di Jak Hutchcraft; traduzione di Benedetta Pini
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19 giugno 2020, 2:34pm

Fotografia di Caroline Azambourg

Oggi il termine gender ha assunto un significato molto diverso rispetto a quello che aveva 10 anni fa, e lo sappiamo tutti. Basta dare un'occhiata su internet per rendersene conto immediatamente.

Ma insieme al progresso arrivano anche le sfide: TERFs (trans-exclusionary radical feminists) che ripetono ossessivamente alle donne trans che non gli è permesso di "essere" donne, discriminazioni da parte di giornali, presentatori televisivi e i soliti luoghi comuni, che hanno portato a terribili insurrezioni di odio contro persone trans e non binarie.

L'aumento della visibilità ha comportate una maggiore accettazione e, lentamente, sempre più speranza verso un futuro in cui le persone si possano definire come vogliono, senza la paura di subire abusi da parte d sconosciuti.

A documentare il lato più positivo e speranzoso della situazione è una mente creativa multidisciplinare di origini italiane, Veronique Charlotte, ovvero l'artista dietro a Gender Project, un'opera fotografica che è iniziata come una collezione di 100 ritratti a persone appartenenti a tutto lo spettro dell'identità di genere e poi si è evoluto fino a diventare un progetto multimediale itinerante. Dopo la prima tappa a Londra nel 2019, ora è il turno di Milano.

Dal 7 all’11 ottobre 2020, cinque giorni di mostra fotografica, con un fitto programma di installazioni visive e sonore, incontri con attivisti della comunità LGBTQAI+, ballroom, spettacoli drag e di artisti emergenti. Tutto questo al Ride Milano, ex scalo di Porta Genova, con ospiti del calibro di Jo Squillo, Toilet Club, Milano Pride, Antonia Monopoli, Settimio Benedusi che si troveranno a dialogare tra loro.

Per saperne di più, ho contattato Veronique per farmi spiegare meglio il progetto direttamente da lei.

fluidità di genere Veronique Charlotte gender project

VICE: Ciao, Veronique. Che cosa ha ispirato il Gender Project?
Veronique Charlotte: Le persone. Sono la mia risorsa fondamentale. London è come un parco giochi fantastico, pieno di esperienze diverse. Ci sono spazi dove le persone possono esprimere per davvero loro stesse, anche se persistono ancora molti taboo e problemi intorno al gender e all'identità di genere. Il mio obiettivo è quello di fornire uno strumento educativo per aiutare le persone che non sanno cosa significhi la fluidità di genere e che cosa sia l'identità di genere. C'è ancora molta confusione e alcune persone potrebbero non sapere di che cosa stiamo parlando.

Com'è stato fotografare 100 persone?
Ha richiesto un momento catartico e di incontro con il soggetto. Ho lanciato una call aperta a tutti. C'era molta sintonia tra gli esseri umani, che si chiedevano come mai fossero tutti insieme in quella stanza. È un progetto di attivismo, quindi non si limita a essere solo un'opera d'arte, ma esplora anche altri temi. Voglio creare uno spazio aperto che permetta alle persone di sentirsi libere e di parlare di cose di cui non potrebbero discutere da altre parti.

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Che cosa hai catturato?
La mia call era specifica: ho chiesto alle persone di venire e posare mezze nude per me. Per alcune persone si trattava di una situazione di vulnerabilità. Abbiamo parlato di gender, sessualità, connessioni... c'era parecchia emotività; è stato un percorso complesso. Avevo di fronte 100 vite diverse, 100 esperienze diverse, 100 energie diverse. Per me è stata una ricerca davvero affascinante.

Si tratta di un progetto collaborativo?
L'ho fatto da sola finché non ho finito i ritratti, poi ho curato la mostra insieme a Michelle Cook. Il mio team mi ha aiutato a strutturarla e ho collaborato con alcuni musicisti, come CC Honeymoon, Lucia from Glasgow, che sono venuti per suonare, insieme ad altri artisti visuali e performer.

Sono anche parte di un collettivo di danza. Abbiamo fatto performance art al V&A per un altro progetto chiamato Frontleft, che riflette sulla gentrificazione e altri problemi che affliggono ora Londra. Uno dei ragazzi con cui ho collaborato in quell'occasione è un grande artista, Riccardo Suazo, che ha contribuito anche per il Gender Project. Ho scelto di lavorare con queste persone perché hanno i propri progetti personali e ho sentito una vera connessione con loro. Per esempio, Minerva Amis e Ranny Cooper hanno fatto una performance di body painting di nudo alla mia mostra per sensibilizzare sulle disabilità invisibili, che è qualcosa di cui le persone parlano ancora davvero poco.

fluidità di genere Veronique Charlotte gender project

Qual è stata la reazione del pubblico?
La risposta è stata incredibile. Mi sono divertit* in ogni singolo momento. Ho ricevuto feedback davvero bellissimi. Abbiamo fatto sold out per due giorni e poi organizzato una conferenza. Il dibattito ha coinvolto molte persone diverse, alcune provenienti da scuole e università. Più di 100 persone sono venute ad assistere al talk; tra drag queen, artisti... persone diverse provenienti da esperienze diverse; il che ha reso più facile per tutti fare domande. È stata una sorpresa fantastica.

Benissimo! E adesso?
Voglio creare una catena di esposizioni multimediali. Il mio intento è quello di portare questo progetto in 9 continenti diversi, e vedere che cosa succede. Mi piace scoprire diverse possibilità e vedere come gli altri paesi rispondono a una call come questa. Sono curiosa di farlo in un paese musulmano. Non credo scatterò ancora foto, così se qualcuno dovesse avere delle foto per il progetto saremo sullo stesso livello.

fluidità di genere Veronique Charlotte gender project

Quindi, cos'hai imparato da tutto questo progetto?
Davvero molto, e non c'è una ricerca migliore che quella con le persone. Un libro o Google possono dirti alcune cose, ma le persone ti mostrano certi aspetti che lì non troverai mai. Ti possono dare emozione. Ho imparato tante cose di me e dei miei limiti, perché è una ricerca costante. Voglio scavare nel profondo e creare strumenti educativi per le persone che vivono in un'ottica giudicante, per chi non sa ancora chi è, e per rendere tutti più rispettosi. Molte persone non sanno quale sia il loro genere perché nessuno li hai mai spinti a cercare loro stessi. Potrebbero anche essere spaventati all'idea di uscire allo scoperto per via dell'omofobia o altre cose. È un mondo duro quello là fuori.

Gender Project è il progetto artistico presentato a Londra nel 2019 da Veronique Charlotte, che nel 2020 è arrivato anche in Italia, presso il Ride Milano. Qui trovi tutte le informazioni.

Questo articolo è originariamente apparso su VICE Australia l'11 novembre 2019. Trovi qui l'articolo.

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Crediti

Fotografie di Veronique Charlotte

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