Fotografia di Mitchell Sams

Balenciaga ci lascia affogare nell'apocalisse per la A/W 20

Una visione distopica e disturbante, quella portata in passerella da Demna Gvasalia.

di Felix Petty
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02 marzo 2020, 3:05pm

Fotografia di Mitchell Sams

La sfilata Balenciaga di questa stagione si è tenuta all'interno di Cité du Cinéma, l'equivalente francese di Cinecittà. Una volta entrati, gli spettatori sono dovuti passare attraverso una serie di tunnel completamente al buio, al fondo dei quali c'era l'auditorium in cui ha sfilato la A/W 20 di Balenciaga. A livello spaziale la location era disorientante: una superficie riflettente copriva il pavimento, era impossibile capire dove fosse il sopra e dove il sotto, l'oscurità era quasi totale. Era come essere stati catapultati in un pozzo senza fondo.

Balenciaga Demna Gvasalia recensione sfilata A/W 20

Il soffitto era illuminato da riproduzioni digitali di nuvoloni su schermi a LED, mentre dalle casse usciva musica industriale. Sotto la luce accecante, una fossa che sembrava non avere fondo si è rivelata poi essere un abisso d'acqua. Era difficile non vedere il set design voluto da Demna Gvasalia come una metafora della crisi climatica, l'ambientazione così post-apocalittica, aggressiva e cupa. Sembrava di essere in un luogo in cui il mondo era stato rivoltato come un calzino.

Balenciaga Demna Gvasalia recensione sfilata A/W 20

E quando i vestiti sono apparsi in scena, non hanno fatto altro che rincarare la dose: erano aggressivi e cupi esattamente quanto la location in cui sono stati presentati. Il look che hanno aperto questa epica sfilata erano tutti ispirati all'abbigliamento degli ordinamenti religiosi. Tutto nero, tanto velluto, abiti ampi, mantelli svolazzanti, lunghi cappucci sui capispalla, silhouette affusolate e affilate.

Balenciaga Demna Gvasalia recensione sfilata A/W 20

L'abbigliamento clericale e il guardaroba cortigiano sono stati reimmaginati da Demna come abiti casual, si legge nella nota introduttiva allo show, unendo business e tempo libero, estetica hardcore e tradizioni. C'erano quindi spalline enormi, cappotti con enormi spuntoni e scollature drammatiche. C'era il neoprene, il nylon e le tute da motocross, ma disegnate per essere parte del vestiario quotidiano di questo nuovo, apocalittico mondo. "Un nuovo vestire gotico," così lo definivano le note. Indossando stivali da pioggia e Vibram Five Fingers, sfoggiando come accessori caricatori per gli iPhone e occhiali da sole neri come la pece, le Sorelle della Misericordia ci hanno accompagnato, zoppicando, in un universo sommerso.

Balenciaga Demna Gvasalia recensione sfilata A/W 20

Il colore nero, ha spiegato Demna Gvasalia, era un tributo a Cristobal Balenciaga, couturier tra i più importanti del Novecento e fondatore dell'omonima maison. Era questo, infatti, il suo colore preferito. Riportando nel presente le silhouette di Monsieur Balenciaga, Demna le ha però trasformate in oggetti di lusso casual, riducendoli a pure forme o idee per poi dar loro nuova vita. È stato, nelle sue parole, un ritorno alle origini, all'amore per la creazione dei vestiti, alla poesia dell'espressione creativa.

Balenciaga Demna Gvasalia recensione sfilata A/W 20

E in contrasto con la semplicità della collezione, il set continuava incessantemente a infuriare, dando le vertigini agli spettatori. È stato uno show di luci contro fulmini contro nuvole contro sciami di uccelli impazziti. È stato epico. Appena le nuvole si sono diradate, i fulmini fatti meno minacciosi e le fiamme hanno smesso di divampare, lo spazio è tornato nel buio primordiale in cui era iniziato. Nessun finale, ma un momento di moda vera.

Balenciaga Demna Gvasalia recensione sfilata A/W 20
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