Il meglio della London Fashion Week S/S 22: Simone Rocha, Maximilian e Supriya Lele

E altri nomi emergenti (e non) che hanno solcato le passerelle con le loro collezioni mozzafiato. Prendete appunti!

di Mahoro Seward, Carolina Davalli, e Osman Ahmed
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20 settembre 2021, 3:22pm

Esatto, la London Fashion Week è tornata con tutta la sua forza (fisica) per la S/S 22, dopo quasi due anni di eventi digitali e ibridi. Ma questo ritorno in passerella non è l’unica novità di questa stagione; infatti, la LFW è diventata l’occasione per dare inizio a un nuovo approccio anche da parte nostra. Invece che fare una review separata per ogni brand, troverai tutto ciò che ti serve sapere sulla LFW direttamente in questo articolo! E oltre alle immagini di sfilata e le informazioni sulle nostre collezioni preferite, troverai anche i link al nostro nuovo format di review in stile TikTok! Benvenuti nel futuro, fan della moda!

Simone Rocha 

Essendo priva di maison storiche e monolitiche, la London Fashion Week ha assegnato a Simone Rocha il titolo di nome più affermato dell’industria, spingendo la designer a mettere in scena LA sfilata della settimana. E lei non ci ha deluso. La sua ultima collezione era ambientata tra le navate di una chiesa medievale nella City londinese—lo scenario perfetto per un ritorno in grande stile dei suoi abiti voluminosi dai dettagli mozzafiato. Dopotutto, i suoi è come se fossero degli abiti da sposa da indossare ogni giorno, capi decorati e ornati a tal punto che meritano di essere visti IRL, e non solo su Zoom o via fashion film. Per la S/S 22, Simone ha pensato alla maternità e a tutto il dolore, la gioia e le notti insonni che la accompagnano (la designer ha dato alla luce il suo secondo figlio proprio all'inizio di quest'anno). Tra fianchi esagerati da gerle spumeggianti e seni delineati da reggiseni tempestati di gioielli, molti dei look assomigliavano ad abiti da battesimo, camicie da notte e intimo da notte di seta trapuntata—in altre parole, una visione romantica dell’essere madre. Ma c’era anche un lato oscuro nella collezione, ed è esattamente questo il problema con Simone: nonostante tutta la spuma e la purezza, c'è sempre un filo rosso tagliente e affilato. Ed è ciò che l'ha portata a diventare la stilista simbolo delle passerelle londinesi.

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Courtesy di Simone Rocha
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Courtesy di Simone Rocha
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Courtesy di Simone Rocha
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Courtesy di Simone Rocha
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Courtesy di Simone Rocha

Maximilian 

L'anno scorso, Maximilian Davis ha fondato il suo omonimo brand forse nel momento peggiore per entrare nel fashion business. Il lockdown era rigoroso, la vendita al dettaglio era in uno stato di forte cambiamento, i confini tra paesi erano chiusi e il mondo sembrava implodere su se stesso. Eppure, nell'ultimo anno, lo stilista di Manchester ha colpito nel segno con la sua visione iper-sexy e nitida dell'eleganza nera attraverso tessuti preziosi e silhouette drammatiche. E infatti nessuno poteva credere che questa fosse la sua prima sfilata in assoluto, parte della scaletta di Fashion East. Per la S/S 22, ha reso omaggio al Mar dei Caraibi, sia attraversando i ricordi dello stile rilassato della sua famiglia, sia riscoprendo artisti caraibici tra cui il pittore Boscoe Holder e il fotografo Thierry Le Gouès. La sfilata si è aperta con dei look attillati e si è evoluta poi in bodywear, jeans di nylon vellutato, denim dipinto a mano e sartoria ispirata alle divise navali. È stato un vero momento di moda, simile a quelli delle sfilate di Tom Ford per Gucci negli anni '90—anche se questa volta con un'enfasi sulla cultura nera e una sensibilità più giovane e acuta. Come look finale, una modella dipinta interamente di nero è emersa tra i tentacoli di una scultura in gomma disegnata da Nasir Mazhar, come fosse il più bel riccio di mare mai visto. Come diavolo è possibile che questa fosse la sua prima sfilata?

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Courtesy di Maximilian
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Courtesy di Maximilian
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Courtesy di Maximilian
 
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Courtesy di Maximilian
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Courtesy di Maximilian
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Courtesy di Maximilian
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Courtesy di Maximilian

Stefan Cooke

La sfilata di Stefan Cooke ha toccato un argomento un po' fuori moda: la britannicità. Per il designer, l’essere inglesi sottintende un qualcosa di sottoculturale, di cool, ma è anche un modo di essere pacchiano, superficiale e mainstream. Un maglione con la Union Jack—simbolo dell'estrema destra che ha ancora la capacità di scioccare, di confondere—, era giustapposto a figure come Geri Halliwell; un progetto di moda che aveva al suo centro una forte critica alla tabloid-ifcation della moda. La collezione tracciava collegamenti paradossali tra Topshop e la cultura Buffalo, passando da una visione idealizzata, sessualizzata e ambiziosa della moda dei centri commerciali suburbani degli anni 2000, a una totale assenza di ironia. Tutto questo al servizio di un’esplorazione della moda britannica vista come innovativa e vuota, come sovversiva e mainstream, come concettuale e radicalmente superficiale.

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Courtesy di Stefan Cooke
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Courtesy di Stefan Cooke
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Courtesy di Stefan Cooke
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Courtesy di Stefan Cooke
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Courtesy di Stefan Cooke
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Courtesy di Stefan Cooke

Supriya Lele

Durante l'estate, Supriya Lele è rimasta bloccata a Ibiza e ha dovuto disegnare la sua nuova collezione da lì, senza alcun accesso al suo studio londinese o ai suoi soliti fornitori—una cosa molto da Yves Saint Laurent a Marrakech, a dire il vero. L'esperienza l'ha spinta a pensare quali look avrebbe voluto indossare in quel preciso momento, ma anche a riflettere su quello che le sue donne—tra cui Rihanna e Dua Lipa, per fare alcuni nomi—vogliono da lei e sulla sua identità come brand. Oltre al suo progetto di moda, infatti, la designer si è fatta un nome anche all’interno di altri ambienti progettuali, collaborando con nomi del calibro di SWATCH nella creazione di capsule che rispecchino la sua estetica versatile e sensuale oltre ai tessuti e ai cartamodelli. La leggerezza dei suoi capi si è traslata dunque in Swatch X Supriya Lele SKIN CLASSIC, la capsule che fonde la filosofia del brand di orologi all’estro creativo della designer in una serie di modelli sostenibili e senza tempo, esattamente in linea alla sua S/S 22, composta da abiti sensuali, strappy, trasparenti, leggeri come piume, modulari e multifunzionali. C'erano abiti in macramè con punti luce di paillettes indiane, minigonne in organza con rifiniture in marabù, abiti attillati in chiffon elasticizzato con aperture a goccia e corpetti in jersey arricciato che potrebbero star bene sia a bordo piscina che al bancone di un bar. La collezione cattura perfettamente l'atmosfera della stagione S/S 22, in parte già annunciata da designer come KNWLS e Nensi Dojaka. Sono tutte designer che progettano per le loro coetanee, o forse per le donne che vorrebbero diventare. È interessante notare come tutte vogliano a tutti i costi incorniciare con orgoglio il corpo femminile, piuttosto che coprirlo. Scopri di più sulla collezione nel nostro video esclusivo con la designer!

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S.S. Daley

Se c'è una cosa che ci è mancata delle sfilate di moda, è la loro teatralità. Un designer che sembra essere d'accordo con noi su questo aspetto è l'ultimo astro nascente del menswear londinese, Steven Stokey Daley. Vincitore dell'iniziativa NEWGEN del BFC e del programma Matches Fashion's Innovator, e uno dei designer preferiti di Harry Styles e Josh O'Connor. Laureato all'Università di Westminster, il suo debutto in passerella è stato uno dei momenti topici della settimana. Piuttosto che presentare una sfilata tradizionale, il designer di Liverpool si è dedicato alla teatralità della moda del formato di presentazione, arruolando gli attuali membri del National Youth Theatre—di cui Steven stesso faceva parte—per mettere in scena un'opera teatrale a tutti gli effetti. Una struggente trilogia di riflessioni sulla cultura della scuola pubblica britannica, la collezione ha presentato i caratteristici pantaloni di lana a pieghe e cappelli da barca, canottiere sportive e pantaloncini da rugby, sartoria jacquard e redingote riciclate da fasce di raso nero. Hai mai visto uno stile da cortile della scuola così chic?

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Courtesy di Steven Stokey Daley
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Courtesy di Steven Stokey Daley
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Courtesy di Steven Stokey Daley
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Courtesy di Steven Stokey Daley
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Courtesy di Steven Stokey Daley
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Courtesy di Steven Stokey Daley

KNWLS

Se ti sei mai chiesto quale fosse l'equivalente della Harley Davidson nella moda, allora dovresti guardare a KNWLS. Intitolata giustamente Adrenaline, questa stagione ha visto Charlotte Knowles e Alex Arsenault adottare un approccio grintoso e sfacciato, presentando una collezione ricca di pelle manipolata, drappeggi con frange e un tasso di pelle nuda molto elevato. L'atmosfera biker-chic del Midwest della collezione è stata accentuata dalle baguette in pelle, dagli stivali a punta e dalle cinture, con jeans a effetto impolverato o unto e pantaloni in pelle a vita bassa che completavano il tutto con una vibe da cavallerizza del deserto. Favoloso, no? Dai un'occhiata al nostro video esclusivo qui!

KNWLS S/S 22
Courtesy di KNWLS
KNWLS S/S 22
Courtesy di KNWLS
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Courtesy di KNWLS
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Courtesy di KNWLS
KNWLS S/S 22
Courtesy di KNWLS
KNWLS S/S 22
Courtesy di KNWLS
KNWLS S/S 22
Courtesy di KNWLS

Molly Goddard

È stata una stagione di successi inaspettati per Molly Goddard—attualmente in maternità, avendo di recente avuto un bambino. Il comunicato stampa preannunciava una collezione ispirata a “abiti da bebè” ingranditi, ricreando i pattern 10 o 20 volte più grandi di quei completini che tutti abbiamo indossato nella nostra infanzia. C'è sempre stata una profondità nei look di Molly lontano dagli abiti da gala in tulle—e lo si percepisce quando vengono indossati nella vita reale, abbinati a sneaker o sovrapposti a un paio di jeans. È questo senso di realtà tangibile che sembrava essere al centro della collezione di questa stagione. Il look di apertura, ad esempio, ha abbinato un grembiule color pesca a un paio di jeans, unendo l'eleganza della sartoria allo stile baggy delle skater adolescenti. Molly ha anche introdotto look maschili nelle sue ultime collezioni, e questa collezione ha dimostrato la sicurezza con cui la designer ha iniziato ad approcciarsi a questa categoria. Gli uomini indossavano ballerine stringate, pantaloncini corti e abiti ampi abbinati a pantaloni gessati. C'era un'armonia tra l'abbigliamento maschile e quello femminile, ed entrambi riecheggiavano e si esaltavano a vicenda.

Feben

Nell'ultimo anno e mezzo, ti è mai capitato di indossare i tuoi abiti più belli per andare a fare la spesa? O ti sei abituato a indossare 24/7 i pantaloni della tuta? Per noi, e per la designer Feben, valgono entrambe le opzioni. La recente vincitrice di NEWGEN ha presentato la sua prima collezione completa da quando si è laureata al Master della Central Saint Martins nel 2020. Contemplando i caotici paesaggi emotivi che abbiamo esplorato nell'ultimo anno e mezzo, X-Pression è forse meglio descritto come uno studio dei cambiamenti che i nostri vestiti hanno attraversato in questi ultimi tempi. Camicie di raso, arricciature, abiti sartoriali, trasparenze e materiali manipolati incarnavano il desiderio collettivo di vestirsi bene, anche se non c’era nessun posto dove andare, mentre i pantaloni in jersey fuso e le gonne pareo esprimevano l'approccio comfort-first che molti di noi hanno adottato quando il mondo è stato messo in pausa. Più che un'ode al vestimentario pandemico, questa era la prova che la moda è uno degli elementi che sanno curare perfettamente l’anima.

FEBEN S/S 22
Courtesy di Feben
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Courtesy di Feben
Feben S/S 22
Courtesy di Feben
Feben S/S 22
Courtesy di Feben
Feben S/S 22
Courtesy di Feben
Feben S/S 22
Courtesy di Feben
Feben S/S 22
Courtesy di Feben

Margaret Howell

Come designer, Margaret Howell ha sempre puntato a una propria evoluzione piuttosto che a una completa rivoluzione, definendo l'abbigliamento come qualcosa da amare, indossare e far evolvere, piuttosto che da gettare in mezzo al clamore e allo spettacolo delle settimane della moda. Per questa stagione, la stilista ha scelto di svelare la collezione nel laboratorio dietro al suo negozio in Wigmore Street, una presentazione che ha permesso al pubblico di toccare con mano gli abiti di Margaret, che si rivela al suo meglio nella forma tridimensionale piuttosto che nelle immagini di passerella. I capi in sé davano luogo a un gioco di contrasti: a metà tra serietà e giocosità, praticità e frivolezza. Immersi in una tavolozza di profondi blu, grigi e verdi, ecco alcuni punti di luce e abiti multicolori. C'erano esperimenti di proporzioni e scontri di texture—cotone morbido contro denim giapponese. Pantaloni arrotolati o svasati e alcuni bagliori luminosi delle calze bianche dominavano la silhouette. I capispalla pratici erano intrisi di un pizzico di eccentricità, e quella di Howell è stata, nel complesso, una collezione più giovane e libera, capace di godersi finalmente un mondo (quasi) post-pandemia.

Nensi Dojaka 

La stilista di origine albanese ha messo in scena la sua prima sfilata indipendente, reduce dalla vittoria del LVMH Prize la scorsa settimana. Considerando che tutti gli occhi erano puntati su di lei, non ci sarebbe potuto essere un momento migliore per riaffermare la sua pratica e visione, ovvero abiti intricati ispirati alla lingerie realizzati con una miriade di tessuti e messi insieme a dare l’effetto di ragnatele sottili. Per la S/S 22, la designer ha reimmaginato questi abiti con senso del colore rinnovato (le sue prime collezioni erano interamente nere). Viola bruciati, terracotta e ocra prendono spunto direttamente dalle opere iper-maschili di Francis Bacon, intervallate da chiffon rosa bubblegum e scollature a forma di cuore. Il lavoro di Nensi parla di giustapposizioni. Certo, i suoi vestiti sembreranno pure delicati e fragili, ma c'è anche una forza (e un sacco di sessualità) nella maniera sfacciata con cui mette in mostra la forma femminile. Striminzito non significa sottomesso. Eppure, la designer ha introdotto anche silhouette più coperte, come pantaloni a sigaretta, gonne più lunghe e blazer affilati come rasoi. Un manifesto femminista sartoriale: il power dressing non deve essere pudico.

Nensi Dojaka S/S 22
Courtesy di Nensi Dojaka
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Courtesy di Nensi Dojaka
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Courtesy di Nensi Dojaka
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Courtesy di Nensi Dojaka
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Courtesy di Nensi Dojaka
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Courtesy di Nensi Dojaka
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Courtesy di Nensi Dojaka

Dreaming by Eli

Neolaureata del MA alla Central Saint Martins, la designer siciliana ha debuttato in occasione della London Fashion Week con una presentazione digitale; un fashion film che rivela i codici estetici e concettuali che dominano sul suo immaginario progettuale. Corpini e strutture in tessuto conferiscono alla collezione delle line guida a cui si aggrappano filamenti di tessuti a costruire patine di texture apparentemente delicate e fragili. Agli antipodi di questi termini, la filosofia del brand sembra attingere all’universo del decoro tipicamente vittoriano per ridurlo in brandelli, e rivelare una nuova presa di posizione rispetto al corpo femminile, e alle strutture di potere che spesso di trovano a costringerlo e a sottometterlo. Interpretata da performance che mettono al centro il corpo e i suoi movimenti e dalla modella meglio conosciuta come @khleopatre, la collezione dalle palette contenute rivela una portata estetica e concettuale totalizzante. E noi non vediamo l’ora di vederne nuove evoluzioni.

Nicholas Daley

Nicholas Daley è sempre stato un designer appassionato di quelle pratiche artigianali trascurate nel mainstream della moda. E la sua collezione S/S 22, Blue Quilt, non ha fatto eccezione, rappresentando un’ode alla pratica del quilting nel profondo Sud. Analizzando la tecnica ben oltre le sue associazioni più dirette, il designer ha collaborato con artisti del quilt con base nel Regno Unito, riciclando il tessuto delle stagioni passate per dare forma a pantaloni a gamba larga, ampi pullover con maniche a kimono e gilet squadrati. Come sempre, anche questa stagione era dominata da un forte sottofondo musicale, con le silhouette semplici e i tie-dye saturi che strizzavano l’occhio alla spavalderia disinvolta di artisti folk come Richie Havens, Davey Graham e la leggenda del blues nigeriano-irlandese Caleb Kunle.

Nicholas Daley S/S 22
Courtesy di Nicholas Daley
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Courtesy di Nicholas Daley
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Courtesy di Nicholas Daley
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Courtesy di Nicholas Daley
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Courtesy di Nicholas Daley
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Courtesy di Nicholas Daley
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Courtesy di Nicholas Daley

Matty Bovan 

Il designer con sede a York realizza gran parte delle sue collezioni a mano, riciclando oggetti trovati sul posto e materiali di scarto per creare abiti fantastici, dai colori quasi psichedelici e simili a sculture. Intitolata Hypercraft, la sua nuova collezione ha portato il suo immaginario al livello successivo e ha debuttato niente meno che con un cortometraggio diretto da Ruth Hogben. La S/S 22 segna così un'esplorazione interiore della vita domestica, un mondo fatto di carta da parati, fotografie di famiglia, televisori, stoviglie, coperte, tappeti arruffati e ornamenti per la casa. Forse la sua collezione più personale fino ad oggi, Hypercraft ha spinto il designer ad “portare le proprie abilità e competenze sartoriali ai loro estremi,” ci ha confessato Matty.

Saul Nash 

Il nylon è per Saul Nash ciò che il jersey era per Halston, il tweed per Chanel, la pelliccia per Fendi. Il tessuto è l’emblema di quell’abbigliamento street, fatto di tute e sneaker Nike, con cui è cresciuto ad Hackney. Per la S/S 22, la sua prima sfilata indipendente da quando ha presentato per Fashion East, ha immaginato le fermate degli autobus londinesi della sua adolescenza, mettendo in scena un'ode all'abbigliamento da centro città. JD Sports, ma d’autore. La sfilata raccontava la vita dei ragazzi dopo scuola, infondendo le divise scolastiche con i codici dell'abbigliamento sportivo o con adesivi marchiati Saul Nash. Ma queste non sono le solite tute da ginnastica. I magneti consentono di indossare questi capi in una miriade di modi, mentre giacche e pantaloni dotati di zip e prese d'aria consentono movimenti espressivi (Saul è un coreografo esperto, dopotutto). Sarà nylon, sì, ma con un sacco di storia alle sue spalle.

Saul Nash S/S 22
Courtesy di Saul Nash
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Courtesy di Saul Nash
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Kiko Kostadinov

Dando il via alla London Fashion Week prima ancora che fosse ufficialmente iniziata, Laura e Deanna Fanning si sono recate in un intimo ufficio di Shoreditch per presentare la loro collezione di abbigliamento femminile S/S 22 per Kiko Kostadinov. Attingendo ai ricordi delle vacanze costiere nella loro Australia e ai romanzi di formazione che leggevano da adolescenti, la loro collezione era sbarazzina, ricca di maglie deformate, modelli di puzzle tagliati, trame oblique sull'archetipo del beachwear, e una serie di nuove colorazioni estive per la nuova borsa preferita di Bella Hadid, la Trivia. Vai qui per un resoconto completo, e qui per un esclusivo dietro le quinte con le gemelle!

Kiko Kostadinov S/S 22
Courtesy di Kiko Kostadinov
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Courtesy di Kiko Kostadinov
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Courtesy di Kiko Kostadinov
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Courtesy di Kiko Kostadinov
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