Immagine via Pinterest

Ode a Raffaella Carrà, icona intramontabile che ha cambiato l'Italia una volta per sempre

La morte di Raffaella ci ha preso alla sprovvista, lasciandoci senza un’icona che ha segnato trasversalmente la cultura italiana e internazionale. Noi la celebriamo così.

Immagine via Pinterest

Sono passati due giorni dalla morte di Raffaella Carrà, due giorni che si sono già distesi sulla linea del tempo per occupare lo spazio di anni, decenni, epoche intere. Perché è questo che faceva Raffaella, occupava lo spazio, sia materiale che immateriale, con la propria presenza e talento, guidando lo sguardo del pubblico e le orecchie di interi paesi verso un viaggio rivoluzionario, una parabola che ha portato intere generazioni alla scoperta di cosa l’arte, in senso lato e in mano alle persone giuste, è capace di fare.

Dalle tavole dei fotoromanzi alle copertine dei giornali, dagli schermi televisivi alle radio internazionali, Carrà ha utilizzato ogni mezzo possibile per delineare i contorni del proprio immaginario, un universo creativo a 360° in cui performance, televisione, fotografia, musica, moda e cabaret si facevano veicoli privilegiati per diffondere i suoi messaggi rivoluzionari, sovversivi e potenti, senza mai mancare all’intelligenza audace e gentile che da sempre l’ha contraddistinta.

Così, Raffaella ha preso il proprio spazio con grazia e decisione, facendo rumore, scuotendo lo status quo di un’Italia radicata in dinamiche sociali e politiche conservatrici, sollevando con ironia ma consapevolezza tematiche cruciali ancora oggi e ricavando e costruendosi su misura dei luoghi che permettessero a questi temi di diventare parte integrante della conversazione collettiva. Dalla liberazione sessuale alla posizione delle donne all’interno dell’industria creativa e dello spettacolo, passando per la proposizione di nuovi canoni estetici, c’è davvero poco che questa figura leggendaria non abbia toccato con mano e fatto suo, ribaltandolo su se stesso e riconfigurandolo nelle sue cifre.

Carrà è stata simbolo di gioia di vivere e accettazione trasversale. Un po’ per il proprio vissuto personale, un po’ per la sua indole naturalmente accogliente e libera, Raffaella infatti non si è mai tirata indietro dal difendere le minoranze. La sua vicinanza alla comunità LGBTQ+, in particolare, era iniziata nel 1970, quando, lavorando per il variety Canzonissima, aveva iniziato a ricevere lettere dai ragazzi che le confessavano le fatiche e ingiustizie che incontravano nella propria quotidianità. Complice il rapporto problematico con il padre, ha sempre empatizzato con l’abbandono della collettività nei confronti della comunità LGBTQ+, che veniva spinta alla solitudine e all’emarginazione.

Nel 1978, poi, arriva con l’iconica Luca, dove inseriva lyrics che davano a intendere l’omosessualità del personaggio principale della canzone. Uno dei ruoli essenziali di questa star della cultura italiana è stato quello di portare al dialogo quelli che erano due mondi all’epoca completamente separati: quello cis-het e quello LGBTQ+, tanto che nel 2017 al World Pride a Madrid viene insignita del premio di Icona Gay Mondiale. Raffaella è riuscita a mediare dove molte altre realtà anche fuori dal mondo artistico avevano fallito, usando la propria verve leggera, il proprio spirito e quell’immancabile acume nei confronti della natura umana e delle sue fragilità.

Se la cultura visuale italiana, oggi, è quella che è (o che ci auguriamo che sia)—uno spazio di espressione e sperimentazione, dove perde ogni significato o ragione scindere cultura “alta” da quella “bassa” e dove tutti i dispositivi possibili fungono da megafoni per universi immaginifici sperimentali e ribelli—lo dobbiamo anche e soprattutto a lei. Spianando la strada per talenti emergenti, dando voce a figure e ambienti estranei alla televisione nazionale e insegnando a suon di hit solo apparentemente leggere agli italiani (e esteri) cosa significhi osare per davvero, Carrà ha saputo seguire la propria visione senza mai scendere a compromessi.

Sarebbe impossibile condensare più di mezzo secolo di carriera all’interno di uno spazio così stretto, ma sarebbe sbagliato non celebrare Raffaella ripercorrendo alcuni dei momenti che hanno definito la sua storia, quella dell’Italia e quella di molte altre persone in tutto il mondo. Con in mente l’uso consapevole della moda come espressione personale e veicolo per la diffusione di messaggi politici, sociali e personali, qui celebriamo Raffaella con una selezione dei look che hanno definito e segnato per sempre la sua portata, energia e influenza.

A “Canzonissima”, 1970

Il varietà Canzonissima è stata forse la prima palestra in cui Raffaella Carrà ha saputo sperimentare e mettere in atto realmente la propria visione da presentatrice e conduttrice, inserendosi all’interno del palinsesto televisivo con audacia e spregiudicatezza—è proprio qui che avrà luogo l’iconico balletto di Tuca Tuca con Alberto Sordi. Al fianco di Corrado, nell’autunno del 1970, lo stesso anno in cui l’Italia si trova immersa in tumulti politici che avrebbero poi devastato l’ecosistema sociale del Paese, Raffaella Carrà si mostra con l’ombelico scoperto durante la sigla d’apertura del programma Ma che musica maestro!, una hit che avrebbe scalato e dominato le vette per molto tempo. Un ombelico, una rivoluzione. Forse è proprio da questo momento che Carrà prende la netta consapevolezza che la moda, intesa come atto politico, poteva essere uno dei mezzi più efficaci per mostrarsi al mondo.

Nel video di “A far l’amore comincia tu”, 1976

Nel 2020, il giornale londinese The Guardian ha definito Raffaella Carrà “la pop star italiana che ha insegnato all'Europa la gioia del sesso.” E uno dei modi con cui è riuscita in questo intento, è stato utilizzare il mezzo della musica, della performatività e della parola per realizzare il suo singolo più venduto, A far l’amore comincia tu. Inno al piacere come rivendicazione di un’identità libera e consapevole si se stessa, questo singolo e il video che lo incarna ha fatto alzare le temperature delle radio, degli schermi e delle guance del mondo, scandendo lettera per lettera il diritto delle donne a una pura, naturale e sensuale espressione della propria identità sessuale.

Nel video di “Fiesta”, 1977

Raffaella è un mito nazionale e un pezzo di storia della canzone italiana, ma non bisogna dimenticare che il suo carisma ha attraverso gli oceani, rendendola una star in tutto il mondo e in particolare in Spagna e America Latina, dove oggi viene rimpianta e celebrata quanto da noi. Il suo charme e la sua sensualità incarnano perfettamente quel twist neolatino, in bilico tra tradizione e rivoluzione, costantemente scrutato dallo sguardo vigile del cattolicesimo, a volte addirittura condannato. In Fiesta, la Carrà danza al ritmo di sound spagnoleggianti dimenandosi in una tutina nera con gamba svasata, decorata di strass. L’ombelico è fuori, le anche si muovono, e tutti sono a bocca aperta davanti a tanta bellezza. Hips don’t lie, in particolare quelle della Carrà.

A “Ma che sera”, 1978

Dopo tre anni di assenza dalla televisione italiana, Raffaella segna il proprio ritorno sugli schermi italiani con Ma che sera, un programma che riusciva a incollare il pubblico italiano alla “mamma TV” in diretta ogni sabato sera, e successivamente quello estero dopo pochi mesi di differita. Durante una delle puntate della trasmissione, Carrà si mostra in un look da suora, completo di headpiece e mantella, che però lasciava scoperte le sue gambe nude munite solamente di una giarrettiera nera. Era il 1978, un anno di transizione, paure e rivolte per l’Italia, e Raffaella decide di utilizzare l’occasione di un tributo ai Beatles per scalfire pezzo per pezzo i fili di congiunzione che legavano il Paese a una mentalità perbenista, ultracattolica e conservatrice. Prima di Madonna e Lady Gaga, è stata Carrà a utilizzare il proprio corpo e la moda che lo vestiva come atto politico di ribellione, un’azione iconoclasta che ancora oggi ispira e alimenta le fila più sovversive e rivoluzionarie della moda.

Nel video di “Fatalità”, 1983

Raffaella Carrà è sinonimo di uno stile sopra le righe che continuerà a ispirare designer, art director, stylist alla ricerca di un’estetica camp immacolata e divinamente galmour. L’artista di origine romagnola non ha solamente incarnato gli anni esuberanti della disco music italiana, ma anche il kitsch anni ‘80, l'epoca delle spalline, dei colori fluo, e del motto “more is more”. Nel 1983 apre il programma Pronto… Raffaella? cantando il suo ultimo successo, Fatalità, volteggiando in un vestito multicolore, che non può non ricordare il legame di Carrà con il mondo queer e il suo status di icona gay internazionale.

Al “David Letterman Show”, 1986

Il 10 marzo del 1986 il seguitissimo late night show condotto dal mito controverso della televisione americana David Letterman, ospitava una sicurissima ed elegantissima Carrà. Reduce da un tour de force di 15 puntate del programma Buonasera Raffaella, la star della televisione italiana fa un’incursione nelle case degli americani, mostrando la sua verve e la sua tempra (nonché un ottimo inglese), rispondendo alle domande talvolta ingombranti dello spiritoso ma alquanto fuori luogo presentatore: «Fai molti soldi in Italia, soldi grossi?», le chiede. «Si li faccio, pago le mie tasse. È una conquista per le donne, perché in altri tempi gli uomini facevano molti soldi, e adesso le donne iniziano a fare lo stesso». La Carrà rimane impassibile, acuta e veloce, e lo fa indossando un completo in tartan rosso e nero con un papillon altrettanto irriverente, simbolo di un’emancipazione non solo economica ma di genere, e di una donna che non aveva paura dei pezzi grossi dello show business. Per citare Cher: “Mom, She was the rich man”.

A “Carramba! Che Sorpresa”, 1995

Raffaella ha percorso le generazioni con le sue canzoni e i suoi programmi, passando dal dancefloor degli anni ‘70, al palcoscenico di Sanremo. Tutti l’hanno incontrata ad un certo punto della loro vita e noi millennial ce la ricordiamo in veste di cupido, messagera, confidente e conduttrice nel programma Carramba! Che sorpresa, iconico show della televisione italiana anni ‘90. La prima puntata va in onda il 21 dicembre 1995 dall’Auditorium del Foro Italico di Roma, e presto diventa uno dei varietà più seguiti di sempre. Carrà apre le danze indossando un look minimal (per i suoi standard) bianco latte, una tuta che richiama i suoi celebri outfit anni ‘70 e strizza l’occhio alla moda del tempo. Questa volta Carrà decide di non shoccare, proprio per lasciar posto a un talento che si commenta da solo e a numero apripista che ripercorre i successi di una carriera insuperabile e indimenticabile.

Crediti

Testo di Carolina Davalli, Alexandre Zamboni e Gloria Venegoni

Tagged:
LGBTQ
Música
Politică
raffaella carrà
icona