“Heimat. A Sense of Belonging”: la mostra-omaggio di Giorgio Armani a Peter Lindbergh

La riapertura dei musei è partita col botto: corri a vedere la retrospettiva sulla carriera del fotografo tedesco all’Armani/Silos a Milano.

di Carolina Micella
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21 luglio 2021, 10:41am

Ci sono fotografie che chiunque ha visto almeno una volta nella vita, senza neanche sapere chi le avesse scattate, dove né quando. C'è La Ragazza Afgana di Steve McCurry, c'è V-J Day in Times Square di Alfred Eisenstaedt, c'è la copertina dell'album Abbey Road dei The Beatles fotografata da Iain Macmillan. Tutte immagini che sono entrate a fare parte della cultura visuale di una o più generazioni, spesso elette a simbolo di momenti cardine nella storia contemporanea, travalicando le intenzioni di chi le ha immortalate.

Tra queste ci sono anche le immagini scattate da Peter Lindbergh, definito uno dei fotografi di moda più influenti del XXI secolo. Ma come dimostra l’esposizione Heimat. A Sense of Belonging, riaperta fino all’estate 2021 all’Armani/Silos a Milano, Lindbergh fu molto più di questo: i suoi scatti hanno travalicato i confini della fashion industry, delle copertine glamour e degli editoriali patinati, insinuandosi nella memoria comune della società di massa. A rendere le sue fotografie di impatto sono due fattori cruciali: lo stile marcatamente iperrealistico di Lindbergh—ispirato al cinema tedesco della sua infanzia e ai paesaggi industriali di Duisburg, città dov'è cresciuto—e le sue infinite collaborazioni con riviste del calibro di The New YorkerRolling Stone e Wall Street Journal Magazine, che hanno impiantato le sue fotografie rigorosamente in bianco e nero nell'immaginario collettivo degli anni '80 e '90.

La potenza degli scatti di Peter Lindbergh risiede nella sua capacità di catturare gli istanti più reali di qualunque set, luogo o contesto lui si trovi, ed emerge in modo lampante dal percorso della mostra Heimat. A Sense of Belonging: divisa in tre sezioni (The Naked Truth, Heimat e The Modern Heroine), si sviluppa lungo un percorso che descrive la complessità e l’immediatezza dell’opera di Lindbergh. Giorgio Armani ha subito colto la verità di Peter come necessaria, sentendo un’immediata affinità e comunanza di quei valori che permeano l’estetica di entrambi: ricerca della verità, dell’autenticità e dell’onestà.

Alexandra Carlsson, Beri Smither, Harue Miyamoto Beauduc fotografate da Peter Lindbergh, 1993
Alexandra Carlsson, Beri Smither, Harue Miyamoto Beauduc 1993 Fotografia di Peter Lindbergh, Emporio Armani Magazine 10

“Nelle arti gli uomini esprimono le proprie qualità più alte: fantasia, invenzione, creazione; il duro lavoro che sta dietro alla realizzazione di un’idea. La bellezza ispira, nutre, fa bene. La riapertura di Armani/Silos è un segno di ripartenza e di ottimismo: senza cultura e senza bellezza non ci può essere futuro.” —Giorgio Armani

Per la riapertura della mostra e celebrare il sodalizio tra lo stilista e il fotografo, all’interno dello spazio espositivo di Armani/Silos è visitabile ora anche la collezione permanente di Armani, dedicata all’heritage del marchio.

Lo spazio espositivo Armani/Silos è aperto al pubblico il mercoledì e la domenica dalle ore 11.00 alle 19.00 e da giovedì a sabato. L’accesso sarà possibile con prenotazione obbligatoria nel fine settimana e nei giorni festivi, entro il giorno che precede la visita. La prenotazione è consigliata per tutti gli altri giorni. La mostra “Heimat. A Sense of Belonging” e la collezione permanente dedicata all’archivo Giorgio Armani sono aperte dal 5 maggio 2021. Trovi tutte le informazioni qui.

Berlin, 1996, Peter Lindbergh.jpg
Berlin, 1996, Fotografia di Peter Lindbergh
Jake Gyllenhaal, New York, 2019 И Peter Lindbergh
Jake Gyllenhaal, New York, 2019, Fotografia di Peter Lindbergh

Crediti

Testo Carolina Micella
Immagini su gentile concessione di Armani/Silos e Fondazione Lindbergh

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