Photography by Rüdiger Trautsch

ad amburgo, negli anni '80 la scena queer era più selvaggia che mai

Libertà, edonismo e comunità queer in Germania ti fanno venire in mente solo Berlino? Beh, anche Amburgo si difendeva alla grande.

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14 dicembre 2018, 6:00am

Photography by Rüdiger Trautsch

Corpi sudati, pantaloni in pelle, canottiere di rete. Libertà, edonismo e zero giudizi. Vi state immaginando un party a Berlino? Probabilmente sì, ma tutto questo negli anni '80 succedeva ad Amburgo, città nel Nord della Germania dove un gay club ha dato vita a una fiorente comunità queer. Parliamo del Front.

"Era un club spartano messo su in un seminterrato. Era stretto, caldo, sudato e rumoroso," dice Klaus Stockhausen, che insieme Boris Dlugosch è stato uno dei DJ fissi del club fino al 1992. "Lì potevi sentirti parte di una grande famiglia, perdere il controllo di te stesso, lasciarti andare a ritmo di musica, fare quello che ti pareva insomma, ma sempre senza essere giudicato da nessuno."

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Il Front fu fondato da Willi Prange e dal suo compagno Philip Clarke, ed è tutt'oggi ricordato come uno dei primi locali tedeschi ad aver proposto al suo pubblico la musica house, con una particolare attenzione per l'acid; anche la leggenda di questo genere per eccellenza, Frankie Knuckles, ha messo i dischi qui. Ma fu un altro DJ a trasformare questo club in uno spazio sicuro per la comunità gay. Si trattava di Klaus.

"La cosa migliore di questo posto era il modo in cui potevamo davvero sensibilizzare le persone in un contesto musicale," ci spiega Klaus, che recentemente ha unito le forze con Dlugosch per pubblicare un mix che riassume il sound di un'intera epoca. Eppure, Klaus non vuole lasciarsi trasportare da sentimenti nostalgici. "La storia del 'si stava meglio quando si stava peggio' ti fa solo sentire più vecchio," dice. "Il fatto che ai ragazzi di oggi house e techno sembrino una novità è normale: la maggior parte di loro ha sentito solo remix, pensando che fossero gli originali." E come dargli torto? Probabilmente è successo a chiunque di ascoltare la stessa traccia per settimane, salvo poi scoprire che esisteva una versione originale fatta vent'anni prima. Ops.

"È importante ascoltare l'intuito," dice quando mi conferma di essersi sempre affidato al suo istinto, senza pensare troppo a cosa avrebbe suonato dietro la console. "Una scaletta predefinita non funziona quasi mai. Devi capire qual è il mood delle persone in pista e reagire velocemente al modo in cui si evolve la serata. A casa magari prepari un set ti sembra una figata, e poi va a finire che quando lo suoni in un club fa schifo."

La maggior parte di noi solitamente dimentica che i resident DJ negli anni '80 suonavano per tutta la notte. Un lavoro non indifferente, se lo associamo al fatto che in quel periodo non era così facile avere accesso a dischi, brani e via dicendo. "Era tutto nuovo, la musica era nuova e non era quella che passavano in radio," ricorda Klaus. "Le cose hanno iniziato a cambiare con l'arrivo di MTV e i primi video musicali. Oggi poi è completamente diverso: tutti possono accedere a tutto in tempo zero."

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Ma l'accesso facilitato a materiali e informazioni non è di certo l'unica novità del nuovo millennio. Oggi la rave culture è un fenomeno globale, con risvolti in tutti i settori. Brand come Vetements ed Heliot Emil disegnano abiti specificatamente pensati per i club, facendo sì che chi li indossa si senta davvero libero. Si tratta di un trend che Klaus, che si occupa di musica per sfilate sin dagli anni '80 e oggi è Contributing Fashion Director della testata ZEITmagazin, comprende perfettamente.

Oggi esistono centinaia di club, eventi e affini, rendendo sempre più facile dimenticarsi che l'elemento fondamentale di ogni serata è la musica. E il Front l'aveva capito alla perfezione.

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The Front Mastermix di Klaus Stockhausen e Boris Dlugosch è uscito con la Back Records ed è disponibile qui.

Questo articolo è originariamente apparso su i-D Germany.

This article originally appeared on i-D UK.