Fotografia di Gus Van Sant e Styling di Alastair McKimm. Zoe indossa look completo Gucci.

Come Zoe Kravitz è diventata la meno finta (e stronza) di hollywood

Vive in un appartamento low profile a Brooklyn, ha un sagace senso dell’umorismo, il suo Instagram è senza pretese ed esprime pubblicamente l'amore per i suoi genitori, ad esempio.

di Jess Cole; foto di Gus Van Sant
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01 dicembre 2021, 9:50am

Fotografia di Gus Van Sant e Styling di Alastair McKimm. Zoe indossa look completo Gucci.

Questo articolo è apparso originariamente in versione cartacea sul numero di i-D The Post Truth Truth Issue 357, Autunno 2019

Lavoro e cultura sono il tandem dell’esperienza umana: lavoriamo per caricare la nostra vita di senso, e usiamo la cultura per inserire questo carico in un significato identitario. Ma come si fa a tenere un ritmo costante in un mondo che smania per tutto ciò che è nuovo e insolito? “Certe volte dobbiamo fare un passo indietro, ricordarci che dove siamo e che non ci staremo per molto in ogni caso,” esordisce Zoë Kravitz. “Se pensiamo solo al lavoro, ci sfugge il punto di tutto quanto.” Per Zoë, rallentare e riflettere sulla vita è parte integrante di una pratica creativa salutare. Prendersi un momento per vivere (e basta) è di vitale importanza per sviluppare un rapporto maturo con se stessi, gli altri e la società in generale.

Ma Zoë ha una vita piena di impegni: alla sua carriera da attrice si aggiunge l’essere l’ambasciatrice di YSL Beauty, il lavoro come modella, quello come cantante, la passione per la sceneggiatura e quella per la produzione. Ha recitato (fino ad ora) in 28 film. Ma c’è una certa freschezza nell’energia che trasmette Zoë a chi le sta intorno. Vive in un appartamento di basso profilo a Brooklyn, ha un senso dell’umorismo alquanto tagliente, un Instagram semplice ed esprime pubblicamente l'amore per i suoi genitori.

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Zoë indossa look Gucci Resort 2019. Bandana dall'archivio dello stylist. Orecchini (indossati in più scatti) dall'archivio della modella.

Mentre le parlavamo era in pausa sul set della serie tv di successo High Fidelity, adattamento del classico letterario del 1995 scritto da Nick Hornby. Lei aveva stravolto la visione maschile del romanzo in una completamente femminile, vestendo i panni della protagonista del romanzo. Rob era diventata Robin, mantenendo la storia dal punto di vista di una trentenne che lavora in un negozio di dischi, immersa nel suo mondo, persa nella cultura e nella musica pop ed incapace di essere completamente presente alla vita reale.

Buon ritratto della generazione Millenial, la serie aveva dato vita a una riflessione assolutamente necessaria sul rapporto tra cultura e relazioni umane nell’era digitale. In questo periodo viviamo in mezzo agli algoritmi e agli echi che hanno creato; cyber curatele ci indirizzano a quale film dovremmo guardare, alla musica che dovremmo ascoltare e agli amici che dovremmo avere.

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Golf e pantaloni Vetements. T-shirt vintage da What Goes Around Comes Around NY. Collana dall'archivio della modella.

Il personaggio di Rob, nella serie cerca di mettere ordine in un mondo caotico ascoltando ossessivamente solo ciò che arriva nelle top five delle playlist. Anche se il modo in cui consumiamo la cultura è cambiato radicalmente dalla metà degli anni '90, cioè da quando è stato scritto il romanzo, questo è un reminder potente di come usiamo la cultura popolare per razionalizzare il senso dell’essere vivi (e comunque, nella top five di Zoë ci sono: 22nd Century di Nina Simone, Atomic Bomb di William Onyeabor, Workin’ Together di Ike and Tina Turner e It Ain’t Easy di David Bowie). “L’arte e la musica diventano з nostrз migliorз amiciз” mi spiega Zoë, “ma è facile impantanarsi—tipo tutto ciò che ho è questa musica, o questa arte.”

“Dobbiamo dare a noi stessз la libertà di prenderci in giro,” continua Zoë. “Dobbiamo passare più tempo osservando la natura ironica dell’essere vivз.” Questo è una parte di quello che voleva traslare nellla stesura della sceneggiatura di High Fidelity, che è stato anche il suo primo film con ruolo da Executive Producer, non solo protagonista. Nella versione del film del 2000, che vedeva John Cusack nel ruolo del protagonista assieme alla mamma di Zoë, Lisa, trasferirono lo scenario della Londra di Nick Hornby a Chicago, cancellando però tutti i riferimenti alla musica della Black Culture americana. E nonostante l’essere stato girato a Chicago, non vennero inclusi nessun tipo di riferimento alla scena house e techno della città. È un promemoria di quanto una nostalgia per la cultura pop dovrebbe essere sempre assecondata da un rimando alle origini e alle storie da cui le attingiamo.

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Giacca Prada Resort 2019.

La serie con Zoë, invece, è ambientata a New York e grazie a uno sforzo collettivo rappresenta una realtà completamente diversa. Il tutto con la regia di una donna. “Collaborazione e compromesso sono una forma d’arte a sé stante,” dice Zoë. “È veramente difficile, ma è tutto incentrato sul trovare quel giusto equilibrio, si tratta di sapere quando ritrarsi e quando combattere per qualcosa per cui credi ne valga davvero la pena.”

La cultura alla fine è ciò attraverso cui ci relazioniamo con il mondo. Un modo di comunicare prospettive differenti, di esplorare presenti alterati e futuri possibili. Solo pochi hanno provato la forza della cultura in un modo così unico come quello di Zoë. Suo padre è il musicista rock Lenny Kravitz, sua mamma l’attrice Lisa Bonet. Meno conosciuto, è il fatto che sua nonna era Roxie Roker, la prima attrice a interpretare un matrimonio interrazziale sulla TV Americana nei panni di Helen Willis nella sitcom anni '70 I Jefferson. “La mia famiglia è davvero amorevole,” dice Zoë. “Quando stavo crescendo mi chiedevano spesso che tipo di persona volessi diventare, quale tipo di arte volessi fare.”

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Camicia e pantaloni Coach 1941 Resort 2019. Cannottiera, collana e cappello Saint Laurent by Anthony Vaccarello Resort 2019. Cintura R13 Resort 2019. Scarpe Prada Resort 2019.

E per gli ultimi dieci anni quell’ “arte” ha assistito Zoë mentre tracciava nuove narrazioni culturali grazie alle quali la donna, e nello specifico la donna di colore, possano essere percepite in un film. Nonostante il suo cognome, è comunque un’impresa difficile.

“È il mio istinto che mi guida,” dice Zoë. “Ma dico di no a storie che non sembrano credibili, come se sentissi di non aver ritratto bene le donne, o le donne di colore in quel modo.” Dal suo debutto nel 2007 con Reservations, questa riflessione rispetto al voler rappresentare una vera prospettiva femminile non ha fatto altro che estendersi in una varietà di ruoli diversi. Dalla sua commuovente interpretazione della teenager bullizzata Sweetness O’Hara nel film indie Yelling to the Sky, all’impersonare Leta Lestrange nel franchise di Harry Potter (per la serie di Animali Fantastici), fino alla performance strabiliante come Bonnie in Big Little Lies.

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Gilet in maglia MM6 Maison Margiela Resort 2019. Cappello e collana Saint Laurent by Anthony Vaccarello Resort 2019.

Bonnie ha tatuaggi, trecce fino ai fianchi ed è l’unica giovane mamma di colore nel mucchio delle mamme della ricca e bianca area di Monterery, California. È anche sposata con Nathan (James Tupper), il ricco e bianco ex marito della reginetta della zona, Madeline, interpretata da Reese Witherspoon. Nonostante questa situazione, il fatto che Bonnie sia nera non è mai riconosciuto, né dai personaggi bianchi, e nemmeno da lei stessa. Bonnie vive come solitamente vivono le donne di colore in ambienti prevalentemente bianchi; sprigiona tranquillità (fa la tranquillona) per placare la paura dei bianchi, ed è eroticizzata dagli altri mariti della zona. Forse influenzata dalla sua esperienza personale, Zoë apporta una profondità emotiva e una forte credibilità al personaggio di Bonnie. Il talento di Zoë è proprio questo: la sua abilità nel mostrare la potenza delle performance femminili, di creare personaggi che si spingono fuori dai confini degli stereotipi per entrare in nuovi, stimolanti spazi. Il problema è che, nonostante ora ci siano più persone nere nella cultura popolare, le connessioni fatte dagli spettatori subiscono cortocircuiti innescati proprio da quei copioni che ostacolano narrazioni complesse e intuitive. “Per alcune persone l’essere diversi è un trend,” dice Zoë. “Ma per altri è una realtà quotidiana.”

Parte del dare voce a questa realtà è incarnata dalla fatica che ha fatto ad accettare i suoi capelli ricci. “Ho sempre pensato di dover cambiare i miei capelli per essere accettata, o per trovare lavoro,” dice. Negli ultimi anni il movimento per la valorizzazione dei capelli naturali ha iniziato a combattere contro secoli di stigmi. Il più grande successo di questo movimento è stato ottenere una legislazione per cui ora è illegale discriminare il tipo di capelli o capigliatura sul luogo di lavoro. “E’ stato stupendo imparare ad amare i miei capelli,” dice Zoë. “Senza dover metterci mano con agenti chimici e capire finalmente che posso apparire come voglio.”

Anche se si sono fatti passi avanti, dobbiamo ancora affrontare il fatto che certe capigliature delle persone di colore sono considerate “inaccettabili” in certe occasioni sociali. Negli ultimi anni, Zoë si è fatta vedere sul red carpet con una varietà di stili diversi—da un alveare di trecce alto quindici centimetri, a blocchi di grosse trecce sciolte a flessuosi dreadlocks. Ogni volta che Zoë sfoggia un nuovo stile, è un nuovo passo verso la normalizzazione della presenza delle capigliature tipiche della cultura nera. Questo non succede in spazi dove predomina il white privilege, ma è un tema sentito sopratutto dalle persone di colore, i cui capelli sono sempre stati definiti anormali. “Penso solo di avere una responsabilità verso me stessa,” dice Zoë. “Dico sempre che non è per ispirare le persone a essere più come me, ma essere più loro stesse.”

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T-shirt vintage da What Goes Around Comes Around NY. Pantaloni Gucci Resort 2019. Occhiali Valentino. Scarpe Prada Resort 2019.
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Look completo Gucci

Crediti

Fotografie: Gus Van Sant
Styling: Alastair McKimm
Capelli Nikki Nelms per Impaq Beauty con prodotti Maui Moisture e ghd
Trucco Nina Park per Forward Artists con prodotti YSL Beauté
Unghie Casey Herman per The Wall Group con prodotti Germanikure
Assistenti alla Fotografia Roy Beeson, Ian Rutter e Alex Hopkins
Tecnico digitale Andrew Katzowitz
Assistenti Styling Madison Matusich e Milton Dixon III
Sarto Martin Keehn
Assistente Trucco Naoko Kitano
Produzione Iconoclast Image
Produttore Una Simone Harris
Assistenti alla Produzione Devon Davey e Ben Dobson
Ritocco 4C Imaging
Scattate a Red Hook Labs con l'aiuto di Digital Capture Solutions
Direttore Casting Samuel Ellis Scheinman per DMCASTING.

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