perché dobbiamo decisamente parlare dei filtri snapchat "gender-swap"

Nella vita reale c’è chi transgender o non-binario lo è 24/7, non solo davanti a un filtro Snapchat.

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20 maggio 2019, 6:49am

Immagine via “The Gender Spectrum Collection: Stock Photos Beyond the Binary”

“Questi maledetti filtri,” mi fa un’amica in DM, in risposta all’ennesima foto di una celebrità con il filtro gender-swap di Snapchat, “farebbero meglio a battersi per i diritti delle persone trans, altro che.” Nell’ultima settimana sui social sono straripati selfie di persone famose, amici, amiche, parenti, contatti random di Instagram, in “versione” genere opposto, condivise in grande ilarità. La versione donna del filtro permette di visualizzarsi con dei tratti presumibilmente femminili, che comprendono lunghi capelli lisci, grandi occhi luminosi e lineamenti del viso addolciti. Quella uomo, al contrario, risalta un’ipotetica mascolinità, attraverso una mascella ingigantita, barba e capelli corti.

Inutile specificare il perché del successo: tempo di un selfie ed è possibile generare e condividere la versione di sé dal sesso opposto, nel migliore dei casi a scopo ricreativo, nel peggiore in cerca di clout. Molte conversazioni si sono già sviluppate a riguardo, e se da una parte c’è chi sostiene sia un buon modo per sensibilizzare alla fluidità di genere, dall’altra c’è chi transgender o non-binario lo è 24/7, e non solo davanti a un filtro Snapchat. Il quesito è: tu, persona cisgender che posti la tua versione di sesso opposto e la trovi divertente, in che modo ti rapporti con le persone transessuali/transgender/non-binarie che ti sono più vicine, e cosa fai per combattere la transfobia che mina quotidianamente la loro sicurezza?

Twitter in particolare si è incendiato di thread in denuncia della potenziale problematicità di questa nuova funzione di Snapchat, per questi e molti altri motivi. Oltre a rischiare di facilitare caption e commenti transfobici, infatti, i filtri rafforzano il binarismo di genere verso cui sono in lotta quotidiana intere comunità queer/transgender in tutto il mondo. Le fattezze mascoline, come quelle femminili, sono customizzate in base a stereotipi di genere e razza per cui gli uomini hanno barba ispida, capelli corti e mascella squadrata, mentre le donne capelli castani, lisci e occhi grandi. Si può fare davvero di meglio, nel 2019.

Venerdì scorso si è tenuta la Giornata Internazionale contro l’omotransfobia, ma è importante ricordare che quest’ultima si manifesta ogni giorno dell’anno, sotto le forme più svariate. Nel caso di donne cis con filtro uomo, commenti come “Per fortuna non sono nato uomo,” ne sono un esempio.

È chiaro che i filtri sono funzioni social pensate dalle aziende per essere rese virali, quindi vivono letteralmente della loro appetibilità. Non è la prima volta che Snapchat è stato criticato per aver proposto filtri considerati irrispettosi nei confronti di categorie appartenenti a minoranze e/o diversità. Nel 2016 hanno scatenato una legittima polemica i filtri-caricature di volti asiatici e neri (filtro “Bob Marley”), con accuse di razzismo e digital black e yellowface da parte delle rispettive comunità.

Fenomeni social come quello dei filtri, non sono mai stati dei semplici e innocui diversivi: a pagare le conseguenze della leggerezza del loro utilizzo sono sempre categorie di persone le cui esperienze di vita stanno all'intersezione di più marginalizzazioni. Il supporto alla lotta dei corpi trans/non-binari, queer, non-bianchi, disabili etc, passa anche da questa presa di coscienza.

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Crediti


Testo di Sonia Garcia
Immagine via “The Gender Spectrum Collection: Stock Photos Beyond the Binary”