Photography Antonio Lopez

la top model pat cleveland ci parla di moda e make-up

La prima vera super modella di colore riflette sui cambiamenti a cui ha assistito dagli anni '60 ad oggi nell'industria della moda.

di Pat Cleveland; come raccontato a Tish Weinstock
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21 dicembre 2017, 5:25pm

Photography Antonio Lopez

A 67 anni Pat Cleveland può dire di aver avuto una vita straordinaria. Quando non era che un'adolescente, l'agente Elieen Ford le disse che non sarebbe mai diventata una modella. Non che questo l'abbia fermata. Pat è un tassello fondamentale della storia della moda, prima donna di colore a diventare una top model adorata da tutti quelli che contano, André Leon Talley e Yves Saint Laurent compresi. Tra sfilate per i più grandi stilisti e serate all'epico Studio 54, Pat rimarrà per sempre un'icona indimenticabile. Ma la sua vita non è sempre stata tutta rose e fiori. Delusa dal razzismo sistemico dell'industria della moda statunitense, Pat si trasferì a Parigi e dichiarò che non avrebbe più messo piede nel suo paese finché non ci fosse stata una donna di colore sulla copertina di US Vogue. Proprio in Europa raggiunse l'apice del successo, partecipando nel 1973 alla storica sfilata Battaglia di Versailles, in cui le modelle di colore dominarono la scena e trasformarono il gala in un vero e proprio spettacolo internazionale acclamato da pubblico e critica. Lasciamo che sia lei oggi a raccontarci la sua storia, che è la storia di mezzo secolo di moda e beauty.

Introduzione di Violet Conroy

Pat a Mont Saint-Michel. Fotografia di Paul Van Ravenstein

“When I was very young my mum said to me, "If you don't wear some make-up you're gonna die an old maid. Nobody is ever going to see you." Can you imagine? That's something that women were afraid of -- that they would never be seen or chosen.

"Quando ero molto giovane, mia madre mi ripeteva spesso 'se non ti trucchi almeno un po' nessun ragazzo ti guarderà mai e diventerai una vecchia zitella.' Potete immaginarlo? Le donne avevano davvero paura che nessuno le avrebbe guardate o scelte.

Perché ci trucchiamo? Tanti anni fa odiavo l'idea di mettermi quella roba in faccia, non mi piaceva la sensazione che lasciavano sulla mia pelle. Ma chi bella vuole apparire un poco deve soffrire, no? Così durante gli anni '60—avevo circa 14 anni e stavo muovendo i primi passi nel mondo della moda—ho iniziato a mettermi l'eyeliner e le ciglia finte. Ho imparato come fare da mia zia, che era una ballerina. A volte mi tagliava una piccola ciocca di capelli, perché all'epoca le ciglia finte erano in realtà capelli minuziosamente tagliati e incollati uno a uno sulle palpebre con lo smalto. Incredibile!

“Make-up allows us to show different sides of ourselves. It's not set in stone, it's supposed to evolve and change.”

Truccarmi mi faceva sentire un'adulta. Mi sentivo una vera donna. Ma è normale da adolescenti volersi sentire più grandi, provare ad abbinare il trucco a quello che si indossa. Abito rosso e rossetto rosso. Abito rosa e rossetto rosa. Mai blu però, quello del rossetto blu è un trend arrivato molto più tardi.

Fotografia di Charles Tracy

Alla fine degli anni '60 andava di moda un trucco molto intenso e d'impatto. Indossavamo parrucche e usavamo qualunque cosa per creare acconciature voluminose, persino le lattine di birra! Ricordo il cosiddetto mod look, caratterizzato da sopracciglia disegnate molto sottili e allungate verso le tempie come quelle di Marlene Dietrich. Avevano appena inventato le ciglia finte a cui siamo abituati oggi, e ne usavamo tre paia contemporaneamente su ogni occhio. Era difficile persino sbattere le palpebre a causa di tutto quel peso.

“Quando si tratta di diversità etnica tutto diventa politico, perché tutto ruota attorno alle vendite: la cosa importante è chi fa più soldi.”

Truccarmi così tanto mi faceva sentire elegante e intoccabile. Il make-up ti permette di mettere in risalto diversi lati di te stessa. Non è qualcosa di statico, cambia nel corso del tempo e si evolve. Noi non siamo che tele bianche su cui sperimentare ed esprimerci. Possiamo essere classiche o d'avanguardia. Possiamo essere tribali o borghesi. È tutto nelle nostre mani.

Oggi l'essenza stessa del trucco è cambiata, così come il suo ruolo. Ho ancora alcuni prodotti di make-up di quei tempi e guardandoli mi accorgo delle enormi differenze da quelli che usano le ragazze nel 2017. C'è stata un'epoca in cui tutte volevamo usare solo il profumo Miss Dior, perché era dolce e femminile; oggi invece nessuno si stupisce se una donna usa una fragranza da uomo. Anche il modo in cui si esce la sera è cambiato: lo si fa per divertirsi o è tutta una finzione?

Fotografia di Peter Lindburgh

Lavorare nella moda ha sicuramente influenzato il mio modo di vedere la bellezza. Essere una modella significa sapere di far parte di un processo creativo e collaborare con stilisti che hanno scelto proprio te perché attratti dalla tua specifica bellezza, qualunque essa sia. Non è necessario essere la ragazza più bella del mondo se si ha carisma e quel qualcosa che ispira gli artisti: è esattamente così che si diventa una musa. È la modella a dare ulteriore energia all'idea dello stilista, a esaltarla e sublimarla. Nel corso di questi decenni ho visto così tanti tipi di bellezza diversa. Il problema è che la maggior parte delle persone pensano invece che ne esista una sola, ma non è così.

Quando si tratta di diversità etnica tutto diventa politico, perché tutto ruota attorno alle vendite: la cosa importante è chi fa più soldi. Quella della moda è un'industria come le altre, l'importante è guadagnare, guadagnare e guadagnare. Alcune persone hanno paura—pensano magari di non essere abbastanza bravi per poter lavorare in modo indipendente—e si lasciano guidare da numeri e fatture. Negli Stati Uniti la questione razziale è molto diversa da quella europea. La bellezza è tutta un business. Non so spiegarlo, è qualcosa di così delicato. In una situazione di pericolo, non chiedereste aiuto a una persona di colore? Vogliamo solo qualcuno che ci salvi. Una persona. Non importa il colore della sua pelle. Siamo tutti fatti di viscere, ossa e carne. Il resto non conta.

“Vogliamo solo qualcuno che ci salvi. Una persona. Non importa il colore della sua pelle. Siamo tutti fatti di viscere, ossa e carne. Il resto non conta.”

Bellezza nell'industria della moda significa piacere agli altri, non ha nulla a che fare con la percezione che abbiamo di noi stessi. Ma la mia risorsa di bellezza è semplice: mi accetto per quella che sono. Devi sfidarti e trovare la sicurezza in te per andare avanti a testa alta, senza aver paura di ciò che gli altri diranno o penseranno. L'autocritica non è sempre un esercizio sano, perché dobbiamo mirare alla confidence, non all'esatto opposto.

Pat Cleveland, Clown (2017)
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