i-Q: dennison bertram

#VodafoneNewWave: abbiamo chiesto a Dennison Bertram, fotografo e fondatore di una start-up con l'obiettivo di integrare le nuove tecnologie alla comunicazione in campo fashion, di raccontarci il suo percorso di vita per capire come si sta evolvendo la...

di i-D Staff
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26 febbraio 2017, 12:35pm

Italia è sinonimo di creatività, un paese che continua ad evolversi e registrare i cambiamenti della nuova generazione. Nasce così il progetto #VodafoneNewWave: una vetrina per diffondere quanto la connessione tra tecnica, estro e qualità possa creare realtà uniche e innovative.

Incontriamo Dennison Bertram, nato negli Stati Uniti, trapiantato in Europa in giovane età e ora figura che spunta tutte le caselle di un'immaginaria lista del creativo contemporaneo: viaggiatore e sperimentatore. Impegnato principalmente come fotografo ha inoltre fondato CLOY, una start-up il cui scopo è applicare tecnologie avveniristiche come la realtà virtuale e i video a 360° al mondo della moda

Mi puoi raccontare la tua carriera finora?
Ho iniziato da ragazzo e sono un autodidatta, non ho mai studiato fotografia. Ho passato anni come assistente di colleghi più anziani per imparare le regole del business, dato che la fotografia ha questa qualità economica che la "stacca" dall'arte. "Sei un fotografo solo per un centoventicinquesimo di secondo", mi disse uno dei miei mentori. Sono nato a nord dello stato di New York, ma me ne sono andato quando ero piuttosto giovane e ho iniziato a viaggiare. Ho cominciato davvero a lavorare a vent'anni: ero a Praga, scattai qualche foto a un mio amico e le mostrai all'editor di una rivista, che le pubblicò. Da allora ho iniziato a trovare contatti e lavorare nella moda.

Vieni da una famiglia creativa?
Sì! Tutti i membri della mia famiglia lavorano in università tranne me. Sia mia mamma che mia sorella sono autrici pubblicate. Mia sorella fa la poetessa full-time. Ho perso il conto di tutte le cose che ha pubblicato mia madre. Mio padre è un pittore e ora che è in pensione lavora in uno studio ricavato da una vecchia fabbrica di aerei in attività durante la Seconda Guerra Mondiale. Come sono state le tue prime esperienze con una macchina fotografica in mano?Da qualche parte ho una foto della mia prima macchina. Avevo otto anni, credo, e i miei mi regalarono una Kodak 110 per il compleanno. Nella foto ce l'ho in mano e la guardo. Ovviamente all'epoca mi sarò sentito impressionato, ma mi rendo conto solo ora di quanto quel momento è stato importante per me.

Sei sempre stato interessato alla moda o è un campo a cui ti sei avvicinato con gli anni?
Mi ha sempre affascinato, sì. Essendo cresciuto a Buffalo, una cittadina post-industriale lontana da qualsiasi metropoli, ai miei inizi la moda esisteva solo nelle riviste, nei libri e nelle mostre. I miei amici mi hanno sempre preso in giro per come guardavo sempre all'estetica di ogni cosa. Mi ricordo, in particolare, un momento in cui la mia ragazza dell'epoca sognava a occhi aperti di scappare in Europa con me, dove avremmo lavorato lei come modella e io come fotografo. E c'è qualcosa di speciale e nostalgico, in una cosa simile. Questi ragazzini innamorati, in questa cittadina operaia e trasandata, a sognare il mondo.

Che cosa ti ha affascinato dei video a 360°, inizialmente? Quale pensi sia il loro potenziale nel mondo creativo contemporaneo?
Per me, i video a 360° sono un ponte tra passato e futuro. Dai fratelli Lumière in poi, il cinema non ha fatto altro che sviluppare un suo linguaggio con il quale gli autori potessero raccontare storie all'interno del limite del medium: il fotogramma. Ovviamente pensiamo ai fotogrammi, alle cornici, come il grande trionfo artistico del cinema. Ed è così, ma ironicamente è anche il suo più grande limite. Con i video a 360° stiamo costruendo una nuova lingua. Una in cui possiamo raccontare storie usando per intero il mondo che ci circonda.

E invece che dici della realtà virtuale? Personalmente, mi ci sono approcciato solo da un punto di vista legato ai videogiochi, ma mi chiedevo quali fossero secondo te le sue future applicazioni.
Credo sia un'evoluzione naturale della tecnologia, e rappresenta un'ibridazione tra diverse discipline con lo scopo di creare un'esperienza che le nostre menti considerino "reale". Ovviamente i videogiochi sono il primo livello di implementazione della cosa, ma le sue applicazioni sono potenzialmente senza limiti. Viene usata per scopi terapeutici, ad esempio. Ci sono così tante storie, sogni se vogliamo, che gli artisti saranno in grado di esprimere in modi che non avrebbero mai potuto immaginare prima. Non sarà un medium che troverà applicazioni solo in campo creativo, ma diventerà un campo creativo di per sé.

Come mai ti sei trasferito in Italia e a Milano? In che modo il paese ha toccato il tuo lavoro?
Mia moglie vive e lavora qua, mentre io divido il mio tempo tra Praga, Milano e altri viaggi. Sono impressionato da quanto la città sia cambiata nei sette anni in cui ci ho vissuto. L'Italia non è il paese più tecnologicamente all'avanguardia, ma con l'esplosione di nuove startup e spazi di co-working è facile rendersi conto di quanto il paese abbia talento e potenziale in attesa di un'opportunità.

Che rapporto hai con la comunicazione via social network?
Ho un rapporto difficile con i social. All'inizio, l'idea dietro ai social era nobile ed elevata: permetterci di restare tutti in contatto. E per un po' è stato davvero bello, ma ora è tutto finito. I Social e i "follower" hanno cambiato il concetto di individuo. Ormai siamo tutti brand, sempre. Qualsiasi cosa dici sui social è una frase curata, l'espressione del tuo marchio. Ho incontrato un rappresentante di Facebook, l'anno scorso, e mi ha detto che a quanto risulta dalle loro statistiche si sono resi conto che la gente passa più tempo sul loro sito che a fare qualsiasi altra cosa. A quanto pare, hanno una battuta che continuano a fare: "La vita è quello che succede quando non sei su Facebook."

Che consigli daresti ad aspiranti videomaker e fotografi?
Credo che la gente debba essere molto attenta e realistica quando pensa alla propria carriera. Oggi restare al passo con le mode, la tecnologia e il business è importante tanto quanto, se non di più, delle immagini stesse. Il consiglio che darei è di stare attenti. Se anche un bambino può scattare una foto bellissima, e ci sono bambini con Instagram splendidi, dobbiamo davvero chiederci per quanto tempo ancora quella di "fotografo" sarà una professione a tutti gli effetti.

@dennisonbertram
dennisonbertram.com

In collaborazione con Vodafone Unlimited.

@vodafone_unlimited

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