direttamente dal fashion film festival milano ecco i 10 registi della moda del futuro

La Settimana della Moda di Milano comincia e contemporaneamente termina il Fashion Film Festival Milano. Abbiamo intervistato i 10 registi, stylist e direttori della fotografia da tenere d'occhio.

di Eloisa Reverie Vezzosi
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23 settembre 2015, 12:00pm

Justin Anderson, foto di Tassili Calatroni

La Settimana della Moda milanese comincia al termine della seconda edizione di una delle manifestazioni a livello internazionale più creative, stimolanti, interessanti e coinvolgenti: il Fashion Film Festival Milano. La sera del 23 settembre allo Spazio Cinema Anteo è andata in scena la premiazione del festival, fondato e diretto da Constanza Cavalli Etro e curato dalla nostra editor-at-large Gloria Maria Cappelletti, occasione durante la quale la giuria d'eccellenza ha proclamato i vincitori delle 13 categorie scelti fra gli oltre 600 film ricevuti da 45 paesi.
Abbiamo seguito la manifestazione in tutto il suo processo creativo, ma adesso abbiamo deciso di fermarci un attimo a riflettere. Quand'è che un film diventa un "fashion film"? E quali saranno i registi del futuro?
Abbiamo selezionato i 10 artisti di questa seconda edizione per rivolgere loro cinque domande per poter sentire le loro opinioni, conoscere le realtà e le mille sfaccettature della moda in movimento: Senio Zaprueder, regista di "BAGS" per Dsquared2; GK Reid costume director di "THE LEGEND OF LADY WHITE SNAKE" per MAC COSMETICS; Guillaume Hugon del gruppo Golgotha autore di "THE ONE AND ONLY" per Julian Zigerli; Femke Huurdeman, regista, e Mark Lindenberg, direttore della fotografia, di "PIPPIN AND THE PURSUITS OF LIFE" per Maaike Fransen; Emir Eralp con "GOOD MORNING, PALLAS ATHENA" per Dice Kayek e Oye Swimewar; Andrea Arice, regista, e Mari Paduano, stylist, di "EMBRYO" per Arice; Ged con "DROPDEAD GORGEOUS" per Against Nudity; Jonas Lindstroem con "MEMORY IMAGINATION REASON" per Kostas Murkudis; Marie Vic con "BLOWING RICCARDO" for Riccardo Tisci; Sustin Anderson con JUMPER per Jonathan Sauders.

P.S. qual è il vostro lavoro preferito? Avete tempo fino al 28 settembre per votare.

GED

Descrivi il tuo stile e il fashion film presentato alla manifestazione.

Senio Zapruder: Io credo molto nelle citazioni. Non credo che nell'arte esistano cose nuovo. Diventa necessario prendere i giusti riferimenti e farli propri, interpretarli. Per "BAGS" io e il mio producer abbiamo scelto la figura di Buffalo Bill da "Il silenzio degli innocenti". Il mio stile? Amo mettere quello che c'è di marcio nel mondo in chiave glamour.

GK Reid: Per quanto riguarda gli abiti, abbiamo deciso di ispirarci ad Alexander McQueen e di creare dei pezzi a partire dai suoi lavori. Abbiamo voluto comunicare il sentimento di totale frenesia che proviamo nei confronti del suo genio. Il regista ha scelto come location l'"Angel Orensanz Foundation", il primo spazio dove McQueen tenne la sua prima sfilata.

GK Reid

Guillame Hugon (Golgotha):  Il nostro progetto nasce da tre menti che lavorano insieme. È colorato e non abbiamo paura di giocare con effetti e strumenti tecnici: siamo graphic designer ed è così che esprimiamo noi stessi. 

Femke Huurdeman: Il mio stile è giocoso ma allo stesso tempo composto, ordinato sin nei minimi dettagli. Riguardo al film ho voluto creare una storia con gli abiti seguendo il mio desiderio che questi prendessero vita. 

Emir Eralp: Ho studiato cinema e poi mi sono dedicata alla fashion photography. Ho deciso con questo lavoro di tornare al mio primo amore. Volevo portare la narrativa nei fashion film perché sostengo che alcuni dei lavori di questa categoria siano dei semplici lookbook in movimento. Volevo creare un racconto con tanto di sense of humor che mostrasse i personaggi oltre agli abiti. Come se  fosse un documentario ma senza prendersi troppo sul serio. 

Mari Paduano: il mio stile è camaleontico e non ben definito. Desidero che il lettore si ricordi la foto. Voglio lasciare il segno con i miei editoriali. Cerco sempre di creare non ambiente da favola ma ambiente non reale.
Andrea Arice: Io amo il vintage, sia negli abiti che nella patina dei film come i corti di Andy Warhol. "Embryo" è unione e binomio tra vecchio e nuovo.

GED: Questo è un lavoro dei miei esordi ed è molto diverso da quello che faccio oggi. Questo lavoro unisce narrazione e pubblicità e così tutto il film prende senso. 

Jonas Lindstroem: Quando lavoro per un film cerco di trattare la moda in modo narrativo. Paradossalmente non è il lato fashion ad avere il ruolo più importante. La moda serve come mezzo per raccontare un'idea. Il mio film è composto da frammenti, pensieri e memorie. Potrebbero essere di un'unica persona o forse di più soggetti di età ed esperienze diverse. È un gioco tra passato e presente, un sogno.

Marie Vic: In questo mio film volevo mostrare la luminosità di un abito danzante. In generale però il mio lavoro è molto eclettico e solitamente non mi occupo di moda. Questa è infatti la prima volta. Amo giocare con i contrasti e mi piace quello che faccio esprimano l'assurdo. Gli ossimori mi rendono felice. 

Marie Vic

Justin Anderson: Il mio fashion film è un family movie. Mentre una famiglia è intenta a cenare arriva uno straniero alla finestra che cambia il modo in cui i protagonisti vedono e percepiscono qualsiasi cosa.

Qual è la tua definizione di fashion film? 

Senio Zapruder: Ancora i fashion film non hanno una definizione ben precisa, come un grande mare in cui stiamo tutti vagando in esplorazione. Non voglio essere critico ma mi rendo conto come la situazione adesso sta un po' sfuggendo di mano. Il fashion film è un diamante grezzo e non ha una forma canonica chiara per tutti, così ognuno di noi sta facendo di questo mezzo di comunicazione quello che vuole. Questo è un problema ma allo stesso tempo il fatto che ancora debba formarsi è molto bello e interessante. Per me, un film per essere definito tale deve pubblicizzare una collezione. Dobbiamo riuscire a comunicare un prodotto attraverso una storia.

GK Reid: Un fashion film è tale quando ispira le persone, il loro stile, i loro desideri e i loro sentimenti. Crea sensazioni forti con lo spettatore, dare reazioni forti e far provare loro realmente le cose.

Guillame Hugon (Golgotha): È un luogo di espressione. È una realtà diversa da un video musicale che ha l'obbiettivo di promuovere nuova musica. Per quanto riguarda un fashion film si è liberi di esprimere se stessi, di dare spazio allo spirito di un brand o anche di rappresentare un abito senza necessariamente avere l'obbiettivo di venderlo. È un modo di sperimentare. 

Guillame Hugon

Femke Huurdeman: Amo il fatto di poter raccontare una storia come se fosse un servizio di moda. Sono felice di poter finalmente parlare di "fashion" film e che la moda si presti all'elaborazione di storie e non solo di belle immagini.  

Emir Eralp: Nella fotografia di moda, la moda viene prima e la fotografia viene dopo. Nei fashion film, paradossalmente la fotografia viene prima e la moda viene dopo. Deve esserci una storia, deve esserci qualcosa di interessante: un filo rosso che ti cattura.

Andrea Arice: Un film si definisce fashion quando mette insieme musica, video e abiti unendo così il senso dell'udito e della vista a quello del (buon) gusto. È una fotografia di tutto quello che c'è in giro e rappresenta infatti la società e la gente di oggi. 

GED: È un film creativo con voci diverse: un lavoro che ti permette di esprimerti liberamente senza barriere. Noi lo abbiamo vissuto così, come un libro aperto che ti consente di sfidare tutto quello che hai fatto prima e aprire porte su nuovi mondi. Puoi sperimentare a differenza della pura e semplice pubblicità. Un fashion film è "etichettare un'etichetta".

Jonas Lindstroem: Un fashion film può essere molte cose e non solo specchio della collezione di un determinato designer. Ogni fashion film è un'analisi del nostro tempo.

Marie Vic: Sinceramente non lo so. È un film che parla di moda, che riflette stili e che, per quanto riguarda il mio lavoro, non è commissionato ma assolutamente indipendente. 

Justin Anderson: Quando un film usa abiti e colori con intento narrativo.

Il sottotitolo del Festival è "The bright side of fashion". Se secondo te esiste, dove si "nasconde" questo lato luminoso della moda?

Senio Zapruder: Per prima vengono le storie, poi la fotografia e poi il lato fashion. The bright side of fashion è per me il mezzo di cominciare attraverso il glamour qualcosa di marcio. E sono consapevole del fatto che senza il lato fashion il mio personaggio non sarebbe stato lo stesso.

GK Reid: C'è sempre la possibilità di giocare con la moda. E come in una fotografia, puoi controllare quanta luce usare. 

Guillame Hugon (Golgotha): Il lato luminoso della moda sta nella capacità dei designer di cambiare il nostro modo di guardare le cose. Riescono a rendere interessante ciò che potrebbe spaventarci e a farci conoscere ciò che, poiché troppo lontano da noi, non saremmo in grado di vedere. E poi anche la creatività è una cosa meravigliosa.

Femke Huurdeman: La moda permette di dare sfogo alla tua creatività.

Femke Huurdeman

Emir Eralp: Penso che si trovi nella ricchezza e nella varietà delle cose. Questo è il lato che l'avvicina all'arte.

Mari Paduano: Il lato luminoso della moda sta nel messaggio che accompagna tutti i lavori, progetti e fashion film. Dietro ogni cosa c'è necessariamente un'idea, altrimenti ogni opera si rivela piatta e senza senso.

GED: È la libertà di fare tutto quello che vuoi. Anzi la fottuta libertà di fare quello che vuoi. Il lato luminoso della moda sta nell'avere la possibilità di pensare fuori dagli schemi e di non avere paura. 

Jonas Lindstroem: Penso che la moda sia soprattuto luminosa. È interessante il fatto che ogni sei mese promuova qualcosa di nuovo e ogni volta è necessario trovare nuove definizioni. Penso che il suo aspetto più entusiasmante sia proprio quello della sua costante evoluzione.

Marie Vic: Certo che c'è! Sono una persona positiva e ottimista. Ogni aspetto della vita ha un lato luminoso e questo vale anche per la moda.

Justin Anderson: Sì, assolutamente. L'aspetto migliore del mondo della moda è il fatto di poter scendere in profondità oltre la "pelle" degli abiti e delle cose.

Cosa ne pensi del ruolo del video nel mondo di oggi dominato dai social network?

Senio Zapruder: Al momento viviamo in un caos e in un gran marasma, quel mare a cui mi riferivo nella seconda domanda. Infatti c'è tanta confusione soprattutto nei social media: purtroppo tutti abbiamo accesso alla tecnologia. Sicuramente comunque resta un mezzo efficace.

GK Reid: I video servono alla società per comunicare energie e nuove idee. Per quanto riguarda i fashion film, questi servono a far capire ed amare la moda. 

Guillame Hugon (Golgotha): I video sono sempre più importanti. Basta osservare il loro ruolo già rispetto all'anno scorso o prendere in considerazione anche solo i teaser di Instagram di 15 secondi. Sono evoluti molto e penso che siano diventanti il supporto più importante oggi. 

Femke Huurdeman: Rappresentano oggi la limitata attenzione che le persone vogliono mettere nelle cose. Il tempo è poco e si preferiscono degli short movie. Ecco perché i fashion film sono dei nuovi e fondamentali media per la rete.

Emir Eralp: Penso che che social media hanno frammentato la nostra capacità di concepire le immagini. È importante però riuscire nei video a allungare nuovamente la nozione di tempo dando così alle persone una maggiore possibilità di fruire e digerire le cose. 

Emir Eralp

Andrea Arice: Il loro ruolo è importantissimo. Ormai hai solo 15 secondi di tempo per esprimere te stesso. I social media sono uno specchio di quello che succede oggi. Tutti vogliono tutto in modo sempre più veloce. 

GED: Ormai tutti hanno accesso ai video e tutti possono realizzarne uno. Non si parla più di TV, ma i video restano uno strumento importante. Bisogna trovare un nuovo modo di usarli. È venuto il momento di una rinascita

Jonas Lindstroem: Il film perfetto ormai dura 15 secondi ma io non sono d'accordo. Internet sta andando sempre più veloce ma bisogna fermarci e avere la possibilità di scegliere cosa guardare. 

Marie Vic: L'importanza dei video è fondamentale perché rappresentano immagini contenenti una nozione di tempo. Sono assolutamente cruciali nel mondo in cui viviamo.

Justin Anderson: La tecnologia è cambiata ma non il ruolo dei video. 

Senio Zapruder

Riferendoci al nostro "The Coming of Age Issue", l'età è...?

Senio Zapruder: L'età non è però è. Penso che manterrò questa posizione per tutto il resto della mia vita_ l'età ha un peso.

GK Reid: Una categoria, che mi piace infrangere.

Guillame Hugon (Golgotha): Il futuro.

Femke Huurdeman: Non ho mai voluto diventare grande.

Emir Eralp: Uno strumento per capire chi sei.

Andrea Arice: Una fotografia di quello che eravamo, siamo e saremo. 

GED: Relativa. Dipende da come vivi la vita e da quanto sei interessato al nuovo. Se sei curioso allora l'età non è importante. 

Jonas Lindstroem: Una sensazione.

Marie Vic: una costante che non ti lascia mai.

Justin Anderson: Sopravvalutata!

Andrea Arice e Mari Paduano

Crediti


Testo Eloisa Reverie Vezzosi
Foto Tassili Calatroni

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