libertà alle gambe: abbiamo intervistato emilio cavallini

“Se non ci fossero le calze, le gambe delle donne sarebbero soltanto mezzi di locomozione.”

di Megan K. Stoianova
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23 febbraio 2016, 12:00pm

"Se non ci fossero le calze, le gambe delle donne sarebbero soltanto mezzi di locomozione." - Jean Cocteau

Ci ha pensato Emilio Cavallini fin dagli anni Settanta a vestire le gambe di tutte le donne italiane e non. Originario di San Miniato e figlio di una generazione ispirata dalla voglia d'innovazione, è considerato il padre della calza contemporanea, colui che è riuscito a rivoluzionare e ad emancipare un accessorio strettamente legato al mondo dell'intimo rendendolo un vero e proprio abito della gamba. Un accessorio che curiosamente è nato nel Medioevo come indumento maschile in seta, e si è oggi trasformato in un sorprendente emblema di femminilità e sensualità.

Emilio Cavallini, un'istituzione tutta italiana nel settore della calzetteria, grazie alla sua creatività ha saputo trasformare le classiche calze velate in un capo giocoso, colorato e di tendenza. Proprio quando le gonne iniziarono a rimpicciolire e le gambe venivano finalmente scoperte: ha cambiato il modo di indossarle, ha ammaliato le donne offrendo una vasta quantità in termini di materiali e consistenze, creando motivi sempre contemporanei, vivaci e retrò allo stesso tempo, giocando con reti e spessori, adatte a tutte le gambe femminili. Tantissime le collaborazioni, fin dalla prima con Mary Quant, madre della minigonna che ha subito visto in lui un perfetto alleato, grazie anche alle meravigliose modelle dalle gambe chilometriche di quegli anni come Twiggy, Jean Shrimpton e Veruska che hanno dato forza a questo nuovo capo rendendolo iconico. Le calze sono diventate così un elemento dominante del look femminile che ha reso celebre e richiestissimo Emilio, ammirato da famosi designer tra cui Dior, Celine, Balenciaga e Gucci. Prendiamo un caffè insieme e ripercorriamo il modernissimo universo del designer.

Qual è stata la prima grande soddisfazione nel tuo lavoro?
Nel 1980 quando oltre ad essere ormai conosciuto per le calze ho iniziato a disegnare i total look che mi hanno permesso di sfilare a Milano e Parigi.

Come si diventa un'azienda che esporta 4 milioni di calze all'anno in tutto il mondo?
Non ho mai voluto intermediari, sono sempre riuscito a lavorare in prima persona senza aver bisogno di agenti, credo questo abbia aiutato molto la mia azienda.

Firenze è la tua città, come sei riuscito a legarla alle grandi capitali della moda come Londra e New York?
Firenze è la città dove l'artigianato ha fatto la sua storia e l'estero non ha potuto che servirsene. Ho iniziato collaborando con Mary Quant nel '65, '66 a Londra, e NY è venuta poi in seguito. Firenze rappresenta la mia casa, la mia terra ed il posto in cui amo tornare e passare il mio tempo anche se avrebbe bisogno di più "libertà".

A quale libertà ti riferisci?
Una libertà legata all'età, quando esco la sera e sono in fila per un club mi trovo gli occhi puntati, questo a NY o Londra non succede, c'è molta più disinvoltura e rispetto. Non esistono ghettizzazioni di questo tipo.

Ci siamo conosciuti nei club e tu stesso hai più volte dichiarato che "ami vivere la notte", è forse proprio lei la tua grande fonte di ispirazione?
La notte è sempre stata una mia grande fonte d'ispirazione. Ho continuato ad andare in discoteca ogni venerdì e sabato fino al 2010. Prendendo spunto dai capi indossati dalle persone che mi circondavano. Adesso la moda in discoteca non esiste più.

Cosa credi sia cambiato nel modo di vivere e vestire la notte?
Non c'è più spazio per gli stilisti, non ci si veste più seguendo i look delle sfilate, questa ricerca si è un po' annullata e quindi gli abiti non sono più così interessanti né di ispirazione.

Hai un'idea molto visionaria nel tuo lavoro, uno sguardo nel futuro. Come nascono i temi delle tue collezioni?
Nascono dalla situazione culturale in cui viviamo, i periodi storici non possono che influenzare il nostro lavoro, la politica nel mondo ed ovviamente il cinema e l'arte sono alla base delle mie collezioni.

Molto spesso si parla di te come imprenditore ma sei anche un artista.
Sono nato come imprenditore/artista. Il mio lavoro e la mia arte sono sempre stati a stretto contatto l'uno con l'altro. L'arte è sempre stata la mia passione e sono riuscito a ritagliarmi il tempo necessario per dedicarmi a questa inclinazione quando la mia attività ovviamente era già stata avviata.

Sono intrecci, giochi optical e multi-layers.
Le calze sono la materia con cui realizzo le mie installazioni, le lavoro e le trasformo, in alcune opere ci sono anche materiali più inusuali come i fili di nylon, tessuti stampati e bobine. Conservo le mie opere in un museo personale a San Miniato ma ho esposto alla Triennale di Milano nel 2011 e il Victoria&Albert Museum mi ha chiesto di realizzare una mostra per i 40 anni della mia attività.

Quindi una vera passione per l'arte, sei anche un collezionista?
Sì, però ho smesso nei primi anni 2000 per dedicarmi solo ed esclusivamente alla mia arte.

Ricordo che il tuo libro "Emilio Cavallini" era avvolto in una calza a rete, quasi una provocazione del suo multiuso e della sua resistenza. Come hai avuto questa idea?
Ho visto la prima rete su Marilyn Monroe ed ho cercato di riprodurla su macchine tubolari senza cuciture. Da lì e partita una collezione di solo reti, poi in seguito è nata la calza del libro. Per me quella calza è il nostro marchio.

Quali sono le gambe che hanno vestito al meglio Cavallini?
Da Madonna a Lady Gaga.

La tua nuova linea racchiude qualche curiosità?
Ho ripreso tre calze dalla mia collezione del 1976 e le ho rimesse nella nuova collezione. La moda come l'arte guarda al futuro ma è qualcosa che rimane, basta saperla rinnovare.

Crediti


Testo Megan Stoianova
Foto su gentile concessione di Emilio Cavallini

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