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in pratica: davide monaldi ci racconta cosa vuol dire essere un giovane artista in italia nel 2015

Abbiamo intervistato l'artista classe 1983 che realizza solo autoritratti ma senza farsi fotografie.

di Eloisa Reverie Vezzosi
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16 novembre 2015, 11:40am

L'autoritratto "più immediato" del nostro tempo è il selfie. Risponderemmo tutti così alla domanda "se dovessi registrare il tempo che passa immortalando la tua immagine 365 giorni l'anno che strumento sceglieresti?". In pratica, c'è ancora chi all'uso-abuso dei social network, degli strumenti tecnologici, della video-arte come unica forma d'arte del futuro, ha detto di no. Questo è Davide Monaldi, giovane artista classe 1983, che dal 14 novembre espone i suoi lavori nello studio legale dell'avvocato Giuseppe Iannaccone, che più di un "semplice" legale sembra un mecenate illuminato. IN PRATICA nasce grazie a quest'ultimo e alla sua idea di "unire alla pratica dell'avvocato quella dell'artista-artigiano". Si tratta di un ciclo di mostre a cura di Rishia Paterlini inserito nell'artistica cornice dello Studio Legale di Via Matteotti 11 che, tra le circa 200 opere di arte contemporanea e le circa 100 dell'Italia tra le due Guerre, ospiterà i lavori del giovane artista fino al 30 aprile 2016 e solo su prenotazione. Abbiamo deciso di parlare con Davide Monaldi che tra i suoi "365" autoritratti, la sua ceramica e la sua "carta da parati", i suoi "Elastici", il suo "Moleskin Guy" con le tracce dei momenti importanti della sua vita, ci spiega come diventare artista oggi senza rinunciare alla manualità "pratica" della creatività.

In Pratica, descrivici il tuo lavoro esposto presso la Collezione Giuseppe Iannaccone.
Nel lavoro proposto la mia intenzione era quella di creare una sorta di percorso in grado di dialogare con lo spazio e gli artisti della Collezione. È stata sicuramente una grande sfida per me "contaminare" con le mie opere i lavori dei grandi artisti presenti nello studio dell'Avvocato Iannaccone.

Cosa significa essere un giovane artista oggi in Italia.
Essere oggi un giovane artista in Italia non credo sia poi così diverso dall'esserlo in qualsiasi altra parte del mondo: sarà anche vero che all'estero c'è più attenzione ai giovani e più possibilità, ma si può lavorare anche stando qui. Le occasioni ci sono (come dimostra anche questa mia mostra presso la Collezione Iannaccone) basta solamente farsi trovare pronti al momento giusto.

Da San Benedetto del Tronto a Londra, Milano e poi? Qual è stato il tuo percorso e le prossime mete che sogni di raggiungere?
Pur avendo sempre disegnato, il mio percorso artistico comincia all'istituto d'arte di Ascoli piceno: attraverso il mio professore di pittura ho avuto la possibilità di conoscere l'arte contemporanea. Ho vissuto per un periodo a Milano e poi a Londra, dove ho frequentato la Central Saint Martins. Attualmente sono a Roma dove lavoro nel mio studio con i miei due cani come unici assistenti. Per il futuro si vedrà, io lascio tutte le porte aperte.

Come nasce il tuo stile, il tuo amore per i materiali "classici" interpretati in chiave moderna e personale e la costante rappresentazione di te stesso nelle tue opere?
Ho iniziato con il disegno ma dopo un po' ho sentito la necessità di estendere la mia ricerca alla scultura. La scelta della ceramica è stata piuttosto naturale in quanto fin da subito ho capito che poteva essere la tecnica più adatta alla traduzione scultorea dei miei soggetti di grafica. Io sono un autodidatta e il mio primo approccio alla materia è stato piuttosto traumatico, ci sono voluti anni per acquisire la tecnica necessaria per esprimere quello che avevo in testa. La tematica dell'autoritratto, spesso presente nei miei lavori, nasce semplicemente dal fatto che io sono il soggetto che conosco meglio, è una cosa naturale per me; spero comunque che raccontando di me qualcuno possa sempre riconoscersi. La ceramica mi piace perché mi aiuta a creare immagini che probabilmente con altri materiali non sarei in grado di esprimere, è un materiale caldo, naturale e anche quando racconto storie cupe l'argilla mi permette di sdrammatizzare il concetto che c'è dietro il lavoro.

Se le "Cose" sono "sospese" allora l'arte com'è?
Come sia l'arte non lo so però fare arte, per me, è semplicemente il modo per stare bene ed è l'unica cosa che mi fa sentire davvero vivo.

Parlando delle tue opere, qual è il tuo "più autoritratto" di tutti?
Il mio ritratto più autoritratto in questo momento credo sia il lavoro "365" presente in mostra: ho realizzato 365 autoritratti, uno per ciascun giorno dell'anno, passando dalla mia versione invernale alla versione estiva con abbronzatura e costume da bagno.

I tuoi lavori sono autoritratti di un'umanità in miniatura: quello che rappresenti è lo specchio del mondo reale o incarna un mondo ideale?
Questo è semplicemente il mio mondo, fatto di quotidianità e esperienze che mi capita di vivere.

Che valore e significato ha per te il tempo?
Il tempo è un concetto enorme che può essere declinato in moltissime maniere. Io ho bisogno di vivere il mio tempo con calma, senza fretta, d'altronde anche il materiale che ho scelto di lavorare richiede tempistiche piuttosto lunghe e non c'è tempo migliore di quello che trascorro per la lavorazione di una mia opera (la mia ragazza me la farà sicuramente pagare questa..)

"Impara l'arte" e non metterla da parte. Un consiglio ai giovanissimi che sognano il mondo dell'arte?
L'unico consiglio che mi do e che sento di poter dare agli altri è quello di seguire la propria strada, il proprio istinto. Credo che solo essendo onesti con se stessi, quando si raggiungono degli obbiettivi, si possa davvero sentirsi appagati.

Crediti


Testo Eloisa Reverie Vezzosi

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